Sintesi
Misure urgenti di sicurezza o possibili chiusure nei tratti critici di A18 e A20. La nuova comunicazione ministeriale descritta nella cronaca indica al Cas la scadenza del 21 ottobre. Il Consorzio contesta l’applicazione generalizzata di 60 km/h e 200 metri di distanza, temendo code e incidenti. Non risulta una chiusura generale già disposta.

Sulla Riviera ionica messinese resta irrisolto il passaggio dei camion dei cantieri ferroviari nei centri abitati. I sindaci denunciano pericoli e danni, mentre le rampe provvisorie dell’A18 rimangono incerte. Ad Alì Terme viene proposto l’utilizzo della nuova galleria ferroviaria. La soluzione deve ancora essere verificata.

Per il 21 ottobre la Cgil ha annunciato una manifestazione sulla Messina-Catania, con carovane da Messina e Catania dirette verso Calatabiano. La richiesta è intervenire sulla sicurezza prima che ulteriori restrizioni aggravino i collegamenti. Pendolari, lavoratori e imprese attendono risposte concrete.

Articolo
Autostrade sotto pressione, paesi già attraversati dai camion
Se alcuni tratti di A18 e A20 venissero chiusi o fortemente limitati, una parte delle auto e dei camion potrebbe riversarsi sulle strade che attraversano i paesi. Sulla Riviera ionica messinese queste strade sono già percorse ogni giorno dai mezzi pesanti impegnati nella costruzione della nuova linea ferroviaria a doppio binario.

Il Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti) chiede al Cas (Consorzio per le autostrade siciliane, gestore delle due autostrade) misure per rendere più sicuri i tratti pericolosi della A18 Messina-Catania e della A20 Messina-Palermo, soprattutto dove le vecchie barriere laterali non offrono protezioni adeguate. Il confronto riguarda quali limiti e interventi adottare per consentire il transito senza esporre gli automobilisti a rischi.
Intanto, mancano ancora i collegamenti diretti che dovrebbero permettere ai camion dei cantieri ferroviari di raggiungere l’A18 evitando i centri abitati. Sono le cosiddette rampe provvisorie di cantiere: ingressi e uscite autostradali riservati a questi mezzi. Finché non saranno disponibili, i camion continueranno a utilizzare i percorsi esterni all’autostrada, comprese le strade dei paesi.
Il rischio è quindi che sulle stesse strade si aggiunga altro traffico a quello dei cantieri. Per questo la sicurezza dell’autostrada e quella dei centri abitati devono essere affrontate insieme: occorre proteggere chi percorre l’A18 senza aggravare i pericoli per chi vive e si sposta nei Comuni ionici.
La scadenza ministeriale e le misure richieste
Secondo quanto riportato dalla stampa, il Ministero ha chiesto al Cas di adottare entro il 21 ottobre le misure necessarie per ridurre i pericoli nei tratti critici di A18 e A20. La comunicazione, datata 18 ottobre, prospetta la chiusura delle corsie o dei tratti nei quali non sia possibile garantire condizioni adeguate di sicurezza. Non significa che entrambe le autostrade chiuderanno automaticamente il 21 ottobre. Il documento integrale non è stato consultato direttamente: questi contenuti sono riferiti sulla base delle ricostruzioni giornalistiche.
Il problema riguarda soprattutto le vecchie barriere ai bordi dell’autostrada, che potrebbero non riuscire a trattenere un veicolo che sbanda, in particolare un camion. Placido Migliorino (dirigente ispettore del Mit) ha verificato queste criticità. Per ridurre il rischio nell’attesa dei lavori, sono stati prospettati un limite di 60 km/h e una distanza di 200 metri tra i veicoli nei tratti interessati. Secondo la cronaca, la nuova nota prevederebbe anche barriere aggiuntive tipo new jersey (protezioni sagomate poste lungo la strada), da collocare davanti ai guardrail insufficienti.
Già nella comunicazione del 9 ottobre il Ministero aveva chiesto ulteriori protezioni, indicando anche la possibilità di chiudere i tratti dove fosse necessario. La questione è quindi capire quali misure siano state effettivamente adottate e se consentano di mantenere aperta la strada in sicurezza.
Il Cas teme code e nuovi pericoli
Il Cas teme che imporre contemporaneamente una velocità massima di 60 km/h e almeno 200 metri di distanza tra i veicoli possa creare lunghe code. Calogero Franco Fazio (direttore generale del Consorzio) sostiene che occorra valutare anche questi rischi: le code possono rendere più difficile entrare in autostrada dagli svincoli e provocare frenate improvvise e tamponamenti.
Per spiegare la propria posizione, il Cas ha calcolato che cosa potrebbe accadere sulla A18 tra Giarre e Fiumefreddo di Sicilia, in direzione Messina (Comuni del versante ionico della Città metropolitana di Catania). Nella fascia tra le 17 e le 20 vengono indicati 2.903 passaggi di veicoli. Secondo il Consorzio, facendo procedere i mezzi a non più di 60 km/h e mantenendoli così distanti su entrambe le corsie, non si riuscirebbe a smaltire tutto quel traffico: i veicoli in arrivo si accumulerebbero, formando code.
È una previsione del Cas, non la dimostrazione che abbassare la velocità sia sempre pericoloso. Il calcolo deve essere verificato e confrontato con le valutazioni degli altri enti competenti. Occorre stabilire, per ogni tratto, come ridurre il pericolo rappresentato dalle vecchie barriere senza creare altri rischi nella circolazione.
Il Consorzio chiede quindi un incontro tecnico urgente con Ministero e Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali), insieme a Prefetture e Polizia stradale, per decidere quali misure applicare. Nel frattempo dichiara che continueranno i lavori già iniziati, le procedure per incaricare le imprese degli altri interventi e quelli da eseguire immediatamente per affrontare i pericoli più urgenti.
Ad Alì Terme la proposta di utilizzare la galleria ferroviaria
Ad Alì Terme (Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina), Alessandro Triolo (sindaco) propone di far passare i camion dei cantieri dentro la nuova galleria ferroviaria, evitando così l’attraversamento del paese. Prima di utilizzare questo percorso, però, bisogna verificare quali mezzi possano entrarvi e stabilire le regole necessarie per farli circolare in sicurezza. La proposta non risulta ancora autorizzata.
A Sant’Alessio Siculo (Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina), Domenico Aliberti (sindaco) denuncia che il passaggio dei camion provoca danni all’asfalto e alle automobili parcheggiate. Secondo la ricostruzione giornalistica, alla riapertura del ponte Agrò i mezzi dei cantieri dovrebbero percorrere anche i tratti della Statale 114 alle estremità di Sant’Alessio e Santa Teresa di Riva (Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina), aumentando il traffico pesante e le sollecitazioni sulla pavimentazione. Sul lato santateresino transiterebbero vicino alle abitazioni e alle attività commerciali di via Stradella Catania. Sul lato di Sant’Alessio, invece, dovrebbero svoltare in corrispondenza di una curva per imboccare la strada provinciale 12, con possibili rischi per gli altri veicoli.
I sindaci vorrebbero mantenere alcuni attraversamenti provvisori dei torrenti e riservarli ai camion, per tenerli lontani dalle strade dei paesi. Queste passerelle, però, possono ostacolare il deflusso dell’acqua durante le piene: per questo la loro permanenza incontra problemi di sicurezza idraulica e richieste di demolizione. Sono dunque alternative ancora da verificare e autorizzare, sulle quali non si può già contare.
Rampe provvisorie, autorizzazioni e condizioni dei viadotti
Le rampe provvisorie, anche detti mini svincoli autostradali, servirebbero a far entrare e uscire dall’A18 i camion dei cantieri ferroviari, evitando il passaggio nei paesi. Per costruirle, però, non basta ottenere il via libera ambientale, che riguarda gli effetti dell’opera sull’ambiente. Bisogna verificare anche che le rampe e i ponti autostradali ai quali si collegano possano sopportare in sicurezza il traffico previsto. Mediterranea24 ha già affrontato questi ostacoli alla realizzazione dei collegamenti di cantiere.
Una delle difficoltà riguarda i viadotti Fiumedinisi e d’Agrò, cioè i ponti sui quali passa l’autostrada in corrispondenza dei due torrenti. Secondo la ricostruzione già pubblicata, la soluzione progettata prevede di ricavare 3 corsie per ciascun senso di marcia, ma sono state segnalate condizioni strutturali dei viadotti incompatibili con questa sistemazione. Questo non significa che ogni possibile rampa sia irrealizzabile: significa che bisogna chiarire se occorra modificare il progetto o intervenire prima sui ponti, quali controlli servano e chi debba eseguirli.
La questione è stata inserita anche tra gli argomenti della commissione Ambiente, territorio e mobilità dell’Ars (Assemblea regionale siciliana), come risulta dalla convocazione del 14 ottobre. La convocazione dimostra che il problema è stato portato all’attenzione della commissione, ma non prova che siano stati concessi i permessi mancanti o che le rampe siano pronte per essere utilizzate.
I fondi stanziati devono diventare protezioni operative
L’8 ottobre il Governo regionale siciliano ha approvato 13,3 milioni di euro per 14 interventi su A18 e A20. Il finanziamento annunciato dalla Regione riguarda pavimentazione, segnaletica, giunti dei viadotti, barriere, attenuatori d’urto e gallerie, attraverso risorse riprogrammate del Poc Sicilia 2014-2020 (Programma operativo complementare).
La disponibilità economica permette di finanziare gli interventi, ma non coincide con la loro conclusione. Per valutare la sicurezza servono lo stato dei lavori, le protezioni effettivamente installate e le verifiche successive. Il quadro dei 19 interventi richiamato dal Cas e il finanziamento regionale per 14 opere riguardano documenti diversi e non vanno sommati automaticamente.
Il 21 ottobre la protesta per il diritto alla mobilità
Oggi, 20 ottobre, è stata confermata per domani, mercoledì 21 ottobre, la mobilitazione sulle condizioni delle autostrade. La Cgil Sicilia (Confederazione generale italiana del lavoro), insieme a Fillea (Federazione italiana lavoratori legno edili e affini) e Filt (Federazione italiana lavoratori trasporti) e Spi CGIL (Sindacato Pensionati Italiani), promuove due carovane da Messina e Catania verso l’area di servizio di Calatabiano (Comune del versante ionico della Città metropolitana di Catania), in direzione Messina.
La richiesta sindacale è accelerare gli interventi di sicurezza ed evitare che ulteriori limitazioni aggravino la mobilità. La protesta riguarda anche le conseguenze sul lavoro e sull’economia: una rete meno efficiente pesa sui tempi degli spostamenti, sui trasporti e sull’accesso ai servizi.
Le responsabilità e le risposte che mancano
Chi gestisce una strada deve mantenerla, controllarne l’efficienza e garantire la segnaletica necessaria. Lo prevede l’articolo 14 del Codice della strada, che attribuisce normalmente questi compiti al concessionario sulle strade in concessione. Per la viabilità esterna occorre individuare il proprietario o gestore di ogni tratto: il Comune non è automaticamente responsabile di tutte le strade che attraversano il suo territorio.
La domanda pubblica riguarda risultati verificabili. Quali protezioni sono già operative? Quali rampe possono essere realizzate e con quali modifiche? Quali percorsi alternativi possono essere autorizzati? Chi controlla i passaggi dei camion e chi deve riparare i danni accertati? Sono questioni che richiedono risposte coordinate fra gestori, imprese, amministrazioni e organismi di vigilanza.
Mediterranea24 aveva già affrontato il confronto sulle restrizioni e sui primi interventi urgenti e ricostruito come il rischio dei camion nei centri abitati fosse stato segnalato prima degli attuali cantieri. Il criterio per valutare le risposte resta la riduzione concreta dei pericoli, in autostrada e nelle strade dove vivono i cittadini.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









