Sicilia verso il 2027, candidature regionali in movimento e Messina attende il Tar

Centrodestra e campo largo cercano la guida, La Vardera corre e De Luca costruisce 3 liste. A Messina resta aperto il caso delle firme

Sintesi

La campagna per le elezioni regionali siciliane del 2027 è già cominciata, anche se gli schieramenti restano fluidi. Nel centrodestra Giorgio Mulè sollecita una scelta rapida del candidato e invita a superare il continuo interrogativo sullo “Schifani bis”. Lo stesso Mulè, però, ha precisato di non essere personalmente interessato alla corsa per Palazzo d’Orléans, pur mettendosi a disposizione di Forza Italia. Il centrodestra ha aperto la scelta, ma non l’ha ancora chiusa.

Nel fronte progressista Ismaele La Vardera continua invece a muoversi da candidato già dichiarato. Gli Stati generali di Controcorrente ad Agrigento hanno rafforzato il tentativo di collocare il movimento dentro una coalizione più ampia, mentre il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo ha annunciato che il Pd proporrà un proprio nome e, in mancanza di un accordo, si potrà arrivare alle primarie. La Vardera è già in corsa, ma il campo largo non ha ancora scelto chi lo guiderà.

Cateno De Luca procede con una strategia diversa. A Catania sono stati presentati altri 8 candidati del progetto “Governo di liberazione” e l’obiettivo dichiarato è costruire 3 liste competitive, ciascuna oltre il 5%, mantenendo aperte le interlocuzioni con altri soggetti politici. De Luca ha ribadito che Sud chiama Nord non intende correre da solo, ma non ha ancora deciso con quale schieramento concludere un accordo. Prima costruisce la propria forza, poi sceglierà con chi utilizzarla.

A Messina, intanto, il confronto politico si intreccia con i ricorsi sulle firme delle liste che hanno sostenuto Federico Basile. La legge siciliana riconosce l’esenzione dalle sottoscrizioni ai partiti rappresentati all’Assemblea regionale siciliana, anche con il contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli, ma il contenzioso riguarda l’estensione concreta di questa possibilità a numerose liste differenti. Il Tar dovrà ancora pronunciarsi nel merito e un eventuale ritorno alle urne non è oggi automatico né prevedibile. La domanda politica è enorme, ma la risposta spetta adeso ai Giudici.

Articolo

Il centrodestra deve scegliere, ma Mulè non si candida

La lunga marcia verso le Regionali siciliane del 2027 è entrata ormai nella fase politica, anche se manca ancora molto alla scadenza naturale della legislatura. Giorgio Mulè (vicepresidente della Camera dei Deputati ed esponente di Forza Italia eletto in Sicilia) ha chiesto al centrodestra di decidere subito chi dovrà guidare la coalizione, sostenendo che un candidato alla presidenza della Regione non possa essere scelto a pochi mesi dal voto perché deve avere il tempo di costruire programma, squadra e rapporto con gli elettori. Lo stesso ragionamento, secondo Mulè, dovrebbe essere applicato alle grandi città chiamate alle urne nel 2027.

Su un punto, però, il quadro va precisato rispetto alle interpretazioni circolate in queste ore. Mulè non ha formalizzato una propria candidatura. Il 5 settembre, intervenendo agli Stati generali di Controcorrente ad Agrigento, ha dichiarato espressamente di non essere interessato a correre per la presidenza della Regione e di avere semplicemente offerto la propria disponibilità al partito. Due giorni dopo ha ribadito che, da parlamentare eletto nell’Isola, è naturale mettersi a disposizione di Forza Italia e della coalizione. Non è quindi una discesa in campo, almeno per ora, ma un modo per lasciare aperta la partita e soprattutto per chiedere che venga chiusa rapidamente.

Il messaggio riguarda inevitabilmente Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia), che punta al secondo mandato ma non ha ancora ottenuto l’investitura definitiva dell’intera coalizione. Mulè ha riconosciuto i risultati positivi del Governo regionale, ma ha invitato a uscire dal continuo “Schifani bis sì, Schifani bis no” per discutere prima di tutto che cosa il centrodestra voglia fare nei prossimi 5 anni. La partita, dunque, non è una bocciatura del governatore uscente, ma neppure una sua automatica riconferma. Mediterranea24 aveva già ricostruito la corsa di Schifani verso il bis e gli equilibri ancora aperti.

La Vardera vuole trasformare la candidatura in quella del Campo largo

Sul versante opposto Ismaele La Vardera (deputato regionale e fondatore di Controcorrente) si trova in una posizione diversa: la sua candidatura alla presidenza della Regione è stata annunciata da tempo e adesso l’obiettivo è farla diventare competitiva all’interno dell’intero fronte progressista. Mediterranea24 ne aveva seguito la candidatura ufficiale e le prime linee programmatiche già nei mesi scorsi.

Gli Stati generali svoltisi ad Agrigento il 5 e 6 settembre hanno rappresentato un ulteriore passaggio. La presenza di esponenti delle forze del campo largo ha dato alla manifestazione un significato che è andato oltre la convention interna del movimento. Alessandro De Leo (deputato regionale eletto nel collegio di Messina) ha indicato La Vardera come punto di partenza per un’alternativa progressista. L’Assemblea regionale siciliana (ARS) registra oggi nel gruppo “Controcorrente – Ismaele La Vardera Presidente” José Marano, Alessandro De Leo, Carlo Gilistro e lo stesso La Vardera.

Il Partito Democratico non intende tuttavia arrivare all’eventuale confronto senza una propria proposta. Anthony Barbagallo (segretario regionale del Pd) ha annunciato che i democratici individueranno un nome da sottoporre agli alleati e che, se non maturerà una candidatura condivisa, il passaggio potrà essere quello delle primarie. Nelle ultime ore è comparsa anche l’ipotesi di Peppe Provenzano (deputato nazionale ed ex ministro per il Sud), ma allo stato si tratta di un’indiscrezione giornalistica e non di una candidatura ufficialmente deliberata dal Pd.

La conseguenza è che il campo largo dispone già di un candidato in movimento, La Vardera, ma non ancora di un candidato comune. Il percorso resta quindi quello già analizzato da Mediterranea24 nel : stabilire chi sta insieme, su quale programma e soltanto dopo, se necessario attraverso una consultazione, chi debba guidare la squadra.

De Luca costruisce prima i voti e poi l’alleanza

Cateno De Luca (deputato regionale, leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina) segue un percorso ancora differente. Non sta aspettando che le coalizioni decidano: sta costruendo direttamente liste, candidati e forza contrattuale. Il 7 settembre, nella sede distaccata dell’ARS di Palazzo Minoriti a Catania, il progetto “Governo di liberazione” ha presentato altri 8 candidati per il collegio etneo: Davide Gullotta, Giovanni Marchese, Vincenzo Neri, Riccardo Pellegrino, Pietro Pignataro, Sebastiano Raciti, Annalisa Sapienza e Angela Sciacca.

Con questi ingressi De Luca ha indicato in 17 i candidati già individuati in questa fase, 11 uomini e 6 donne, annunciando per il 28 settembre la presentazione degli ultimi 11. Le 2 sigle attorno alle quali si sta lavorando sono Sud chiama Nord e De Luca Sindaco di Sicilia, alle quali si affiancherà “Liberi e Forti”. Per quest’ultima formazione sono già state dichiarate interlocuzioni con altre realtà politiche e potranno trovare posto anche deputati uscenti, esclusi invece dalle prime 2 liste. L’ambizione dichiarata è portare tutte e 3 le formazioni oltre il 5% e superare complessivamente il 20%. Si tratta naturalmente di un obiettivo politico, non di una previsione elettorale certificata.

Il passaggio più significativo riguarda però le alleanze. De Luca ha ribadito che il suo movimento non intende correre isolato, ma continua a non indicare se l’accordo finale sarà con il centrodestra, con una parte del campo largo o con un’altra aggregazione. Il suo schema appare quindi abbastanza definito: arrivare al tavolo decisivo con liste già organizzate e un proprio peso elettorale, per trattare successivamente collocazione e condizioni dell’intesa.

Questo rende poco sovrapponibili le strategie di De Luca e La Vardera. Il primo mantiene una posizione autonoma e trasversale rispetto ai 2 blocchi. Il secondo cerca invece di accreditare la propria candidatura dentro il campo progressista, anche se proprio dagli Stati generali di Agrigento sono arrivate chiusure politiche nei confronti di De Luca. La campagna regionale, dunque, non è ancora riducibile a 2 coalizioni compatte: al loro interno e ai loro margini continuano a muoversi soggetti che vogliono arrivare alla scelta finale con un proprio patrimonio di candidati, consenso e capacità negoziale.

Messina, i 100 giorni di Basile e l’incognita che domina tutto

A Messina il secondo mandato di Federico Basile (sindaco della città, sostenuto dall’area politica di Sud chiama Nord) ha superato i primi 100 giorni. Il primo cittadino ha presentato questa fase come la prosecuzione dell’esperienza amministrativa precedente e ha richiamato opere, riqualificazioni, impianti sportivi, servizi e interventi ancora da completare. Sul futuro politico della città, tuttavia, continua a pesare soprattutto il contenzioso elettorale sulle firme delle liste.

Mediterranea24 aveva già ricostruito in modo approfondito . Basile è stato rieletto con il 58,42% dei voti e con il sostegno di 15 liste. La questione non riguarda il suo consenso personale, ma la legittimità dell’esenzione dalla raccolta delle sottoscrizioni utilizzata per una parte molto ampia delle liste collegate alla sua candidatura. Un problema analogo investe Barcellona Pozzo di Gotto (comune della città metropolitana di Messina, in Sicilia), dove però lo scarto elettorale è stato di appena 148 voti. Le udienze attualmente note sono fissate al 1° ottobre per Barcellona e al 20 ottobre per uno dei ricorsi riguardanti Messina.

Non appare corretto, allo stato, affermare, come si legge in commenti, che Messina dovrà necessariamente tornare al voto. L’8 maggio il Tar sezione di Catania, aveva già affrontato alcuni ricorsi precedenti alle elezioni, ma li aveva dichiarati inammissibili per mancanza di interesse. Non aveva quindi deciso nel merito se l’esenzione dalle firme fosse stata correttamente estesa alle diverse liste. I ricorsi presentati dopo la proclamazione degli eletti pongono adesso la questione in una fase processuale diversa.

Non dimeno, esperti sostengonono, che nell’ipotesi in cui il Tar ravvisasse un’irregolarità, dovrebbe essere stabilito quali conseguenze questa abbia prodotto sulla consultazione. Non esisterebbe infatti un automatismo che consenta oggi di scrivere “ricorso accolto uguale nuove elezioni”. Inoltre, contro una sentenza del Tar è possibile il ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana (CGA, giudice amministrativo di secondo grado nell’Isola). Il rischio politico e amministrativo esiste, ma non può ancora essere trasformato in una previsione certa.

Che cosa dice realmente la legge sulle firme

Il punto di partenza è l’articolo 7, comma 3, della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7, nel testo sostituito dalla legge regionale 15 settembre 1997, n. 35. La norma stabilisce che non occorrono sottoscrizioni per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare all’ARS oppure che abbiano ottenuto almeno un seggio nell’ultima elezione regionale, anche quando presentino liste con il contrassegno tradizionale affiancato da altri simboli. È lo stesso Dipartimento regionale delle Autonomie locali ad averlo ribadito, tra l’altro, in una propria nota ufficiale dell’8 aprile 2025.

Sud chiama Nord possiede il requisito della rappresentanza parlamentare. Il problema sottoposto ai Giudici è un altro: stabilire fino a che punto quel diritto possa propagarsi a molte liste diverse che affiancano al proprio contrassegno quello del movimento rappresentato all’ARS. La legge consente espressamente l’affiancamento di simboli, ma non stabilisce in termini altrettanto espliciti quante liste differenti possano utilizzare contemporaneamente l’esenzione. È su questa zona interpretativa che si è costruito il contenzioso.

Dall’11 marzo al parere del 28 aprile

Armando Hyerace (segretario provinciale del Partito Democratico di Messina) ha chiesto adesso spiegazioni al Governo regionale sulla sequenza degli atti. L’11 marzo Cateno De Luca ha sottoposto il quesito all’Ufficio elettorale regionale, acquisito al protocollo il 13 marzo. Il 16 marzo è arrivato il primo orientamento, secondo il quale la disposizione non conteneva un limite numerico espresso al collegamento con più liste. Hyerace contesta soprattutto il fatto che una risposta sia stata resa su una materia così delicata prima dell’intervento dell’Ufficio legislativo e legale della Presidenza.

Giuseppe Lombardo (deputato regionale di Sud chiama Nord) ha replicato l’8 settembre con una ricostruzione più ampia. Tra il 13 marzo e il 23 aprile, secondo i protocolli da lui richiamati, sono intervenute anche le Prefetture di Messina, Enna e Palermo e la segreteria generale del Comune di Messina, ricevendo dall’Ufficio elettorale indicazioni sostanzialmente coerenti con quella del 16 marzo. Soltanto il 24 aprile il Dipartimento ha investito formalmente della questione l’Ufficio legislativo e legale, che ha risposto il 28 aprile. Lombardo ha inoltre ricordato che Sud chiama Nord ha successivamente chiesto l’accesso alla documentazione e presentato una propria interrogazione.

Proprio sul documento del 28 aprile occorre mantenere una distinzione netta. Il testo integrale non risulta pubblicamente disponibile e il suo contenuto più restrittivo è stato reso noto attraverso ricostruzioni giornalistiche. Anche il termine “secretato”, entrato nel linguaggio politico, non è tecnicamente il più preciso: il parere è stato dichiarato non ostensibile, cioè sottratto all’accesso, non classificato come un segreto di Stato. Mediterranea24 aveva già evidenziato questa differenza.

La “deroga” al gruppo ScN: gli atti dell’Ars chiariscono la polemica

C’è infine un punto sul quale gli atti ufficiali consentono di correggere sia le semplificazioni politiche sia alcune ricostruzioni giornalistiche. L’articolo 23 del Regolamento interno dell’ARS stabilisce ordinariamente che un gruppo parlamentare debba essere formato da almeno 4 deputati, ma consente all’Ufficio di Presidenza di autorizzare un gruppo con un numero inferiore quando ricorrano determinati requisiti di rappresentatività territoriale e politica.

Dopo l’uscita di La Vardera, Sud chiama Nord era rimasto con 3 deputati. Il resoconto stenografico ufficiale dell’ARS del 5 novembre 2024 stabilisce senza margini di interpretazione che, nella seduta del 29 e 30 ottobre, il Consiglio di Presidenza ha autorizzato il mantenimento del gruppo Sud chiama Nord, con il voto contrario del presidente dell’Assemblea. Il gruppo era composto da Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto.

Ne deriva una precisazione importante. Non appare sostenibile, come si apprende da commenti, che la deroga sia stata “concessa dal presidente dell’Ars”, in quanto Gaetano Galvagno risulta votò addirittura contro. Allo stesso tempo, dire semplicemente che “non vi fu alcuna deroga” rischia di essere altrettanto impreciso: la consistenza ordinaria minima era di 4 deputati e il mantenimento con 3 è stato possibile attraverso l’autorizzazione prevista dal comma 3 dell’articolo 23. Non si è trattato, dunque, di un favore personale del presidente, ma dell’applicazione di una possibilità derogatoria prevista dal Regolamento e deliberata collegialmente dal Consiglio di Presidenza.

Una campagna che si gioca già su 2 tavoli

Il quadro che emerge è quindi più articolato di una semplice sfida tra 2 candidati. Nel centrodestra Schifani punta alla continuità mentre Mulè chiede di sciogliere rapidamente il nodo della candidatura. Nel centrosinistra La Vardera ha già iniziato la corsa, ma il Pd vuole portare un proprio nome al tavolo degli alleati. De Luca costruisce liste e consenso prima di decidere con chi concludere l’accordo, aumentando così il proprio potere negoziale. A Messina, contemporaneamente, il pronunciamento del Tar potrebbe incidere non soltanto sulla vita di Palazzo Zanca ma anche sui rapporti di forza politici di Sud chiama Nord in una fase cruciale della preparazione delle Regionali.

Mediterranea24 ha già seguito nel corso dell’anno la candidatura alla presidenza della Regione di Ismaele La Vardera, la corsa di Renato Schifani verso il secondo mandato e le contemporanee mosse di Cateno De Luca, il confronto nel campo progressista sul programma, sulle alleanze e sul ricorso alle primarie e, più recentemente, il nodo delle firme delle liste di Sud chiama Nord e dei ricorsi davanti al Tar per le elezioni di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto. Le vicende delle ultime ore non chiudono nessuno di questi percorsi: confermano, piuttosto, che la campagna per le Regionali del 2027 è già cominciata e che candidature, coalizioni e possibili accordi restano ancora in pieno movimento.

Nell’immagine di copertina, Ismaele La Vardera e Michele Sodano sindaco di Agrigento, nella seconda Federico Basile sindaco di Messina e della rispettiva città metropolitana e o Zanca durante l’annuncio della ricandidatura di Federico Basile.