Femminicidio Lorena Isceri, l’autopsia scioglie il dubbio più atroce: era viva quando fu gettata dal viadotto

I primi riscontri dell’autopsia chiariscono la causa della morte. Accertamenti tossicologici sull’ex e analisi dei telefoni mentre il padre rinnova l’appello a denunciare. L'opinione

Sintesi

Lorena Isceri era ancora viva quando Federico Vella l’ha gettata dal viadotto Lora dell’A1, a Barberino del Mugello. I primi riscontri dell’autopsia indicano che la morte è stata provocata dai traumi della caduta e dall’impatto al suolo. La relazione definitiva del medico legale sarà depositata entro 90 giorni. È stato così chiarito uno dei principali interrogativi rimasti aperti dopo il femminicidio del 3 settembre.

L’autopsia dovrà inoltre distinguere le lesioni prodotte dalla caduta da quelle eventualmente subite prima, quando Lorena è stata aggredita, immobilizzata e rinchiusa nel bagagliaio dell’auto. Su Federico Vella sono stati invece disposti esami tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di stupefacenti, psicofarmaci o altre sostanze. Gli accertamenti serviranno a completare la ricostruzione delle condizioni nelle quali ha agito.

La Procura di Firenze procede nell’ambito di un fascicolo per sequestro di persona finalizzato all’omicidio e femminicidio aggravato dalla premeditazione. Saranno analizzati anche i cellulari sequestrati per ricostruire telefonate, messaggi e comportamenti delle settimane precedenti. L’indagine si concentra ormai soprattutto sulla preparazione del delitto e su ciò che è accaduto prima dell’agguato.

Da Squinzano Franco Isceri ha rivolto alle donne un nuovo appello: davanti ai segnali di violenza bisogna denunciare senza aspettare. Ha poi chiesto ancora una volta alla politica di agire unitariamente. Un punto merita tuttavia di essere ricordato: sul piano penale il Parlamento ha già approvato all’unanimità nel 2025 la legge che ha introdotto il reato autonomo di femminicidio. La questione indicata dal padre riguarda quindi soprattutto la capacità di prevenire il delitto prima che avvenga.

Mediterranea24 si è già occupata direttamente della vicenda nell’approfondimento sulla violenza di genere e sulla necessità di intervenire prima che sia troppo tardi, ricostruendo la richiesta d’aiuto di Lorena, l’appello del padre, gli strumenti di prevenzione e il nuovo reato di femminicidio.

Articolo

L’autopsia scioglie il dubbio più tragico

Lorena Isceri (45enne originaria di Squinzano, in provincia di Lecce, residente e professionalmente attiva a Firenze) era ancora viva quando Federico Vella l’ha scaraventata dal viadotto Lora dell’Autostrada A1, nel territorio di Barberino del Mugello (Comune della Città metropolitana di Firenze, Toscana), nel pomeriggio del 3 settembre. È il primo elemento sostanziale emerso dall’esame autoptico eseguito all’Istituto di medicina legale di Firenze.

Il sostituto procuratore Antonio Natale (magistrato della Procura della Repubblica di Firenze) aveva affidato gli accertamenti medico-legali anche per stabilire se Lorena fosse già morta quando era stata gettata dal viadotto oppure se fosse stata proprio la caduta a ucciderla. L’esame esterno e la Tac (tomografia computerizzata, esame radiologico che consente di osservare in dettaglio lesioni interne) indicano che i traumi mortali sono compatibili con la precipitazione da circa 25 metri e con il successivo impatto al suolo. Le conclusioni saranno formalizzate nella relazione definitiva, prevista entro 90 giorni.

Il nuovo dato completa il punto che Mediterranea24 aveva lasciato ancora aperto nell’approfondimento pubblicato il 6 settembre: allora le autopsie dovevano ancora stabilire se Lorena fosse viva nel momento della caduta. Oggi quella domanda ha una prima risposta.

I lividi e ciò che accadde prima del viadotto

Restano però altri accertamenti. L’autopsia dovrà verificare quali lesioni siano state provocate dall’impatto e quali possano invece risalire alle fasi precedenti, quando Lorena sarebbe stata aggredita nel garage della sua abitazione di via Panciatichi, a Firenze, immobilizzata con fascette e rinchiusa nel bagagliaio dell’auto.

Gli investigatori stanno approfondendo anche gli elementi che fanno ipotizzare una preparazione dell’aggressione. Secondo le ricostruzioni emerse finora, Vella era stato visto nei giorni precedenti nei pressi dell’abitazione della donna e la mattina del delitto avrebbe acquistato materiale poi ritrovato nell’automobile, tra cui fascette, forbici, un martello, nastro adesivo e un lenzuolo. Sono circostanze ancora oggetto dell’attività investigativa, ma che hanno assunto rilievo nell’ipotesi della premeditazione.

Gli esami tossicologici su Federico Vella

L’esame autoptico interessa anche Federico Vella, 36 anni, che dopo aver ucciso Lorena si è tolto la vita gettandosi dallo stesso viadotto nonostante il tentativo delle Forze dell’ordine di convincerlo a desistere. La Procura ha disposto prelievi di tessuti ed esami tossicologici per verificare l’eventuale presenza di sostanze stupefacenti, psicofarmaci, anabolizzanti o altre sostanze che possano contribuire a ricostruirne le condizioni al momento dei fatti.

Il risultato non modifica naturalmente la responsabilità materiale già ricostruita dagli investigatori, ma può fornire ulteriori informazioni sulla sequenza degli avvenimenti e sullo stato dell’uomo. Proprio perché Vella è morto, gli accertamenti tecnici rappresentano uno degli strumenti rimasti a disposizione della Procura per ricostruire con precisione ciò che è avvenuto.

Il fascicolo e i telefoni sequestrati

Il procedimento è stato aperto per sequestro di persona finalizzato all’omicidio e femminicidio aggravato dalla premeditazione. La nuova fattispecie autonoma di femminicidio è prevista dall’articolo 577-bis del Codice penale, introdotto dalla legge n. 181 del 2 dicembre 2025 ed entrato in vigore il 17 dicembre successivo. La norma punisce con l’ergastolo, nelle condizioni indicate dal legislatore, l’uccisione di una donna determinata anche da controllo, possesso, dominio o dal suo rifiuto di instaurare o mantenere una relazione affettiva.

Un altro filone decisivo riguarda i dispositivi elettronici. Il pubblico ministero ha disposto la copia forense dei telefoni sequestrati, cioè una riproduzione tecnicamente integra dei dati utilizzabile negli accertamenti giudiziari, per esaminare chiamate, messaggi e altri elementi relativi alle settimane che hanno preceduto il delitto. Le fonti iniziali riferivano di 3 cellulari; ulteriori ricostruzioni pubblicate dopo l’autopsia indicano 4 dispositivi complessivamente sottoposti ad analisi.

Serviranno soprattutto a capire quanto fosse stato programmato, quali contatti fossero intercorsi fra i 2 e quali segnali fossero emersi dopo la fine della relazione.

Dal bagagliaio la richiesta di aiuto

Prima di essere uccisa, Lorena era riuscita a utilizzare un telefono mentre si trovava nel bagagliaio e a contattare il 112 (Numero unico europeo di emergenza). La chiamata ha consentito alle Forze dell’ordine di localizzare progressivamente la vettura e raggiungere l’area del viadotto, ma non abbastanza presto da impedire il femminicidio.

La ricostruzione rende ancora più significativo il risultato dell’autopsia: Lorena non soltanto era viva durante il trasporto, ma lo era ancora nell’istante in cui è stata gettata nel vuoto. È quindi la caduta ad avere prodotto le lesioni mortali accertate nelle prime verifiche medico-legali.

Il nuovo appello di Franco Isceri

Nelle stesse ore Franco Isceri (padre di Lorena), intervenendo a “Dentro la notizia” su Canale 5, ha rivolto questa volta il proprio messaggio direttamente alle donne. “Mi auguro che mia figlia sia l’ultima vittima”, ha detto, invitando chi vive situazioni di paura o violenza a non aspettare e a denunciare. Ha ricordato che Lorena non voleva danneggiare l’ex compagno e che lui stesso le aveva ripetutamente proposto di rivolgersi alle Forze dell’ordine.

Il padre ha rinnovato anche la richiesta alla politica di agire senza divisioni. Ha auspicato una legge sostenuta unanimemente per difendere le donne. Su questo punto esiste già un precedente rilevante: il 25 novembre 2025 la Camera ha approvato definitivamente e all’unanimità, con 237 voti favorevoli e nessun contrario, la legge sul femminicidio, dopo il voto unanime espresso dal Senato il 23 luglio.

L’appello di Franco Isceri conserva tuttavia intatto il proprio significato sul terreno indicato anche nel precedente approfondimento di Mediterranea24: una pena, per quanto severa, agisce quando la vittima è già stata uccisa. Il problema più difficile resta riconoscere la violenza, proteggere chi è in pericolo e intervenire prima.

Squinzano attende Lorena

Terminati gli accertamenti medico-legali, la salma sarà restituita alla famiglia e trasferita a Squinzano (Comune della provincia di Lecce, Puglia), dove si svolgeranno i funerali nella chiesa di Maria Regina. Alla mattina dell’8 settembre la data definitiva non risultava ancora formalizzata: le indicazioni raccolte parlano del 9 o del 10 settembre. Il sindaco Mario Pede ha già annunciato il lutto cittadino nel giorno delle esequie.

Il 7 settembre amici, familiari e cittadini si sono intanto riuniti nel Salento con candele e rose rosse per ricordare Lorena. Franco Isceri ha ripetuto anche in quella occasione la richiesta che la lotta alla violenza sulle donne superi gli schieramenti politici.

Mediterranea24 aveva già ricostruito la vicenda soffermandosi soprattutto sulla necessità di intervenire prima che la violenza arrivi al punto di non ritorno, dalla richiesta d’aiuto di Lorena all’appello del padre, fino agli eventuali strumenti di prevenzione e al nuovo reato di femminicidio e della violenza in genere.

L’opinione

Ieri mi si diceva che si va nelle scuole, si organizzano dibattiti, si presentano libri. Tutto vero. Quello che però non si dice è che spesso per questi progetti si ricevono anche contributi, e che di tutta evidenza e notorietà, troppo facilmente ci si ferma all’iniziativa in sé, alla sua visibilità, alla sua rappresentazione pubblica.

Nella Politica, nelle Istituzioni, nelle professioni e nella cosiddetta società intellettuale e civile, si continua come a non voler comprendere. Forse in quanto manca un interesse interiore che vada oltre quello autoreferenziale, remunerativo, spettacolare o consensuale, mentre media e social inseguono soprattutto audience, visibilità e click.

La mente umana può annuire senza recepire davvero. Per questo il cambiamento non nasce solo da un convegno, dalla presentazione di un libro, da una visita occasionale nelle scuole, da un talk show o da qualche post sui social, ma richiede un lavoro culturale, educativo, formativo e modernizzante continuo, persistente e persino martellante.

Bisogna partire dalla consapevolezza che cambiare mentalità richiede tempi lunghi: spesso non basta quasi una vita per trasformare profondamente un individuo e, a maggior ragione, non bastano iniziative episodiche per far evolvere una collettività. Eppure si continua talvolta a ragionare come quando si credeva che fosse il Sole a girare intorno alla Terra, ignorando che nel XXI secolo psicologia, neuroscienze, mi diceva un medico: l’endocrinologia; nonché lo studio generale del complesso e straordinario primate-umano, hanno compiuto, soprattutto dal Novecento in poi, progressi paragonabili a millenni rispetto al passato.

Il mondo politico e istituzionale, che dovrebbe indicare forzose direzioni e orientamenti, appare invece ancora troppo spesso abbarbicato a concetti, ideologie e nostalgie secolari, ormai in modo pressoché anacronistiche, visioni carenti di una moderna base scientifica, oppure, ipotesi ancora più grave, conserva interessi cinici e venali a non aggiornarsi davvero.