Sintesi
L’ex deputato europeo ed ex dirigente della sanità siciliana Salvatore Iacolino, che di recente era stato indagato per concorso esterno e corruzione aggravata, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti ai Magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. L’indagine ruota attorno ai presunti rapporti con l’imprenditore di Favara, Carmelo Vetro, indagato per gestire affari imprenditoriali e appalti pubblici con il sostegno di funzionari e dirigenti regionali. Nella vicenda è stata ascoltata anche la deputata regionale Bernadette Grasso, di Forza Italia, avvocata, che ha ammesso di avere conosciuto Vetro tramite Iacolino dichiarando però di non essere a conoscenza del suo passato giudiziario, annunciando l’autosospensione dalla vicepresidenza della Commissione regionale antimafia. Parallelamente l’inchiesta tocca altri funzionari pubblici e dirigenti regionali tra cui Giancarlo Teresi accusato di corruzione aggravata per presunti favori negli appalti pubblici mentre la Procura ricostruisce una rete di rapporti tra politica amministrazione e imprenditoria collegata a interessi mafiosi.

Articolo
L’ex direttore Generale delle Aziende sanitarie provinciali, delle Aziende Ospedaliere e delle Aziende Ospedaliere Universitarie della Regione Siciliana ed ex deputato nel 2008 al Parlamento Europeo per il PPE-PDL, direttore Generale Azienda Sanitaria Locale 6 Palermo, di Agrigento e in ultimo di Messina, laureato in giurisprudenza, Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno e corruzione aggravata ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti ai Magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. L’audizione si è svolta nelle prime ore della mattina al Palazzo di Giustizia ed è durata pochi minuti. L’indagato si è presentato accompagnato dai suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, scegliendo tuttavia di non replicare alle domande dei magistrati che coordinano l’inchiesta.

L’indagine ruota attorno ai presunti rapporti con l’imprenditore di Favara Carmelo Vetro accusato di gestire affari imprenditoriali e appalti pubblici con il sostegno di funzionari e dirigenti regionali. L’imprenditore è stato in passato ritenuto una figura di rilievo della mafia di Favara (comune della Sicilia centro-meridionale a 8 chilometri a nord-est di Agrigento) avendo scontato una condanna a 9 anni di carcere per associazione mafiosa. Nella vicenda è stata ascoltata anche la deputata regionale Bernadette Grasso che ha ammesso di avere conosciuto Vetro tramite Iacolino dichiarando però di non essere a conoscenza del suo passato e annunciando l’autosospensione dalla vicepresidenza della Commissione regionale antimafia. Parallelamente l’inchiesta tocca altri funzionari pubblici e dirigenti regionali tra cui Giancarlo Teresi accusato di corruzione aggravata per presunti favori negli appalti pubblici, mentre la Procura ricostruisce una rete di rapporti tra politica amministrazione e imprenditoria collegata a interessi mafiosi.

L’indagine della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia, struttura della Procura specializzata nel contrasto alla criminalità organizzata) ipotizza nei confronti dell’ex manager regionale i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Gli investigatori stanno ricostruendo i presunti rapporti tra Iacolino e il boss di Favara Carmelo Vetro, arrestato nei giorni scorsi nell’ambito dello stesso filone investigativo. Secondo l’ipotesi accusatoria l’ex dirigente avrebbe favorito alcune iniziative imprenditoriali riconducibili a Vetro mettendo a disposizione contatti istituzionali e relazioni all’interno della pubblica amministrazione regionale. In cambio, sempre secondo l’impianto investigativo della Procura guidata da Maurizio de Lucia, l’imprenditore avrebbe garantito sostegno alle campagne elettorali e interventi per assunzioni a favore di persone segnalate.
Le attività investigative hanno incluso perquisizioni nell’abitazione dell’ex dirigente dove gli inquirenti hanno sequestrato circa 90000 euro in contanti. Il denaro è stato posto sotto sequestro preventivo mentre proseguono gli accertamenti sulla provenienza delle somme. Gli investigatori stanno inoltre analizzando conversazioni e comunicazioni intercettate tramite trojan informatici, cioè software installati sui dispositivi elettronici per registrare comunicazioni e attività degli indagati con autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Il quadro indiziario ricostruito dagli inquirenti evidenzierebbe una rete di rapporti tra esponenti dell’amministrazione regionale e ambienti imprenditoriali legati alla criminalità organizzata. In particolare l’attenzione degli investigatori si concentra su presunti interventi amministrativi riguardanti procedure di accreditamento sanitario e rapporti con società coinvolte in servizi ambientali e appalti pubblici.
Tra i soggetti ascoltati come persone informate sui fatti figura anche la deputata regionale di Forza Italia Bernadette Grasso, vicepresidente della Commissione regionale antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana. La parlamentare ha confermato di avere avuto contatti telefonici con Carmelo Vetro dopo essere stata presentata proprio da Iacolino, spiegando tuttavia di non conoscere il passato giudiziario dell’uomo. Secondo quanto emerso dalle indagini. la parlamentare avrebbe segnalato alcuni nominativi e curriculum per possibili assunzioni all’interno di una società di vigilanza su richiesta dell’imprenditore messinese interessato alle selezioni. Gli scambi sarebbero avvenuti tramite messaggi telefonici tra Vetro e i soggetti coinvolti. La vicenda, tuttavia, non avrebbe avuto sviluppi concreti perché le assunzioni non sarebbero poi state effettuate.
Davanti ai Magistrati Grasso ha ribadito di avere agito in buona fede sostenendo di essersi fidata della presentazione fatta dall’ex eurodeputato Iacolino e di non essere stata a conoscenza dei precedenti penali di Vetro, condannato in passato per reati di associazione mafiosa. Per evitare polemiche istituzionali la parlamentare ha annunciato la decisione di autosospendersi dalla carica di vicepresidente della Commissione regionale antimafia fino al chiarimento della vicenda giudiziaria.
Parallelamente l’inchiesta della Procura di Palermo coinvolge anche altri funzionari pubblici. Tra questi figura il dirigente regionale Giancarlo Teresi, arrestato con l’accusa di corruzione aggravata dall’avere favorito interessi riconducibili a Cosa nostra in appalti pubblici. Gli investigatori hanno documentato incontri e scambi di denaro avvenuti negli uffici dell’assessorato regionale alle Infrastrutture situati in via Leonardo Da Vinci a Palermo.
In uno degli episodi contestati, risalente a un periodo estivo documentato da servizi di osservazione della Polizia e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia, organismo interforze specializzato nel contrasto alla criminalità mafiosa), sarebbe stata registrata la consegna di una tangente di 8000 euro collegata all’affidamento di un servizio di monitoraggio ambientale nell’appalto relativo alla tratta Scicli Donnalucata (in provincia di Ragusa, Sicilia sud-orientale). Le immagini raccolte dagli investigatori mostrerebbero l’arrivo di Carmelo Vetro negli uffici regionali e lo scambio di una borsa contenente documenti e denaro che secondo la ricostruzione della Procura rappresenterebbe il saldo della tangente destinata al dirigente pubblico. L’episodio rientra nella più ampia indagine su presunte irregolarità negli appalti pubblici e nei servizi ambientali.
Le intercettazioni evidenziano inoltre il tentativo di Vetro di estendere la propria rete di relazioni anche nel settore sanitario regionale sfruttando i rapporti con Iacolino, originario come lui di Favara e all’epoca dirigente generale del Dipartimento pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute con sede in piazza Ottavio Ziino a Palermo. Secondo gli inquirenti l’ex dirigente avrebbe fornito suggerimenti su procedure amministrative e favorito contatti con amministratori pubblici riguardo pratiche di accreditamento sanitario e altre procedure gestite dal dipartimento regionale. Tra i casi citati nelle carte dell’indagine figurano procedure relative all’accreditamento della società Arcobaleno srl e alla revoca dell’accreditamento della struttura Anfid Onlus. Gli atti giudiziari indicano inoltre il coinvolgimento dell’imprenditore Giovanni A. per il quale è stata avanzata richiesta di misura cautelare. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP, cioè il magistrato che valuta le richieste della procura durante la fase investigativa) dovrà esaminare la posizione dell’imprenditore dopo l’interrogatorio preventivo fissato per il 20 marzo.
Un ulteriore capitolo dell’indagine riguarda la posizione amministrativa del dirigente Giancarlo Teresi. Secondo quanto emerge dagli atti investigativi il funzionario avrebbe continuato a ricoprire incarichi di responsabilità all’interno dell’amministrazione regionale anche mentre era già imputato in un precedente processo per corruzione relativo ai lavori di dragaggio del porto di Mazara del Vallo risalenti al 2020 quando era a capo del Genio Civile di Trapani. Nonostante la pendenza del procedimento giudiziario Teresi avrebbe ottenuto proroghe contrattuali e nuovi incarichi dirigenziali fino al 2027 nell’ambito del Dipartimento regionale delle Infrastrutture. Le intercettazioni riportate negli atti d’indagine mostrerebbero conversazioni con altri dirigenti regionali tra cui Salvatore Lizzio e Duilio Alongi riguardo alla possibilità di prolungare la permanenza in servizio fino al compimento dei 70 anni. La Procura sottolinea che, pur non essendo mai stato formalmente imputato per reati di mafia, il contesto familiare e relazionale del dirigente è stato oggetto di approfondimenti investigativi. Gli inquirenti ricordano infatti che il padre Giovanni Teresi era stato condannato per associazione mafiosa con legami con il boss Stefano Bontade, storico esponente di Cosa nostra palermitana.
L’inchiesta della Magistratura palermitana resta quindi in pieno sviluppo e punta a ricostruire eventuali intrecci tra amministrazione pubblica, politica e imprenditoria. Nei prossimi mesi saranno determinanti gli esiti degli interrogatori, delle analisi sui dispositivi elettronici sequestrati e delle valutazioni del tribunale del Riesame sul sequestro dei beni e delle somme di denaro trovate nella disponibilità degli indagati.
Nota
In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









