Sintesi
Le elezioni amministrative siciliane del 2026 hanno evidenziato una profonda crisi nel centrodestra regionale, che nei Comuni maggiori passa da 10 a 6 sindaci e perde terreno a causa di fratture interne, candidature contrapposte e tensioni tra Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Mpa (Movimento per l’Autonomia) e Dc (Democrazia Cristiana). Il centrosinistra e il cosiddetto campo largo conquistano diversi centri strategici come Enna, Marsala, Termini Imerese, Lentini e Floridia, mentre ad Agrigento il ballottaggio assume il valore di una prova generale per le future Regionali. Nella Maggioranza emergono richieste di chiarimento politico, ipotesi di elezioni anticipate e forti accuse reciproche. Il presidente della Regione Renato Schifani resta formalmente il punto di riferimento della coalizione, ma aumentano le pressioni interne. Parallelamente avanzano figure come Ismaele La Vardera e Cateno De Luca, protagonisti di nuovi equilibri politici trasversali. Sul fronte progressista crescono però anche le tensioni interne al Pd (Partito Democratico), dove il segretario regionale Anthony Barbagallo viene contestato da alcune correnti dopo le scelte compiute nelle candidature locali.

Articolo
Archiviata la tornata amministrativa del 2026, la politica siciliana guarda già alle prossime elezioni regionali, ma il voto appena concluso ha lasciato profonde ferite soprattutto nel centrodestra. Il dato politico emerso dalle urne nei principali Comuni dell’Isola ha infatti certificato una perdita di compattezza della coalizione di Governo regionale guidata dal presidente Renato Schifani, evidenziando tensioni che da mesi attraversano l’Ars (Assemblea Regionale Siciliana) e che si sono riflesse nelle dinamiche territoriali.

Nelle 17 città siciliane chiamate al voto con il sistema proporzionale, il centrosinistra e il campo progressista hanno conquistato 7 Comuni superiori ai 15 mila abitanti, ovvero Enna, Termini Imerese, Marsala, Lentini, Floridia, Villabate e Misilmeri. Il centrodestra si è invece imposto in 5 realtà importanti, tra Ribera, San Giovanni La Punta, Milazzo, Carini e Augusta, mentre a Messina e Barcellona Pozzo di Gotto ha prevalso Sud chiama Nord, il movimento guidato da Cateno De Luca. Restano aperti i ballottaggi di Agrigento, Ispica e Bronte previsti per il 7 e 8 giugno 2026.

Il primo a rompere il silenzio dopo la sconfitta è stato il commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo, che ha convocato gli alleati per un confronto politico. Secondo Minardo, il risultato delle Amministrative impone “una riflessione seria” poiché “i personalismi hanno indebolito la coalizione”. Le sue parole arrivano soprattutto dopo il risultato negativo di Messina, dove Forza Italia è rimasta fuori dal Consiglio comunale fermandosi poco sopra il 3,5%.
Anche il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, ha parlato apertamente di necessità di ritrovare unità, sottolineando come “così non si possa andare avanti”. Fratelli d’Italia rivendica di avere tentato in ogni territorio una linea di lealtà verso la coalizione, accusando implicitamente Lega e altri alleati di avere favorito divisioni locali.
Particolarmente duro il confronto interno sul caso Agrigento. Qui il candidato del campo progressista Michele Sodano, sostenuto da Controcorrente e dall’area vicina a Ismaele La Vardera, ha chiuso il primo turno con il 39,10%, davanti a Dino Alongé, sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc (Unione di Centro) e autonomisti, fermo al 34,7%. La Lega e la Dc avevano invece sostenuto un altro candidato, Luigi Gentile, provocando una frattura che ha compromesso l’unità del centrodestra.
Il coordinamento Mpa-Grande Sicilia, vicino a Raffaele Lombardo, ha accusato apertamente la Lega di avere “frantumato la coalizione”, mentre il segretario regionale leghista Nino Germanà ha replicato sostenendo che il problema sia stata “la mancata sintesi politica”. Lo scontro ha assunto toni particolarmente accesi anche per le implicazioni future sugli assetti regionali.
Nella città dello Stretto, invece, Filippo Basile è stato riconfermato sindaco con il 58,42% dei voti, staccando nettamente Marcello Scurria, candidato del centrodestra, fermo al 26,9%, e Antonella Russo del centrosinistra al 12,22%. Ad Enna il campo progressista ha trionfato con Mirello Crisafulli, eletto con il 64,11%, pur senza i simboli ufficiali del Pd e del M5S (Movimento 5 Stelle), confermando il peso delle liste civiche e delle alleanze territoriali.
Complessivamente, nei 71 Comuni coinvolti nella consultazione amministrativa, sono state elette 12 donne su 45 candidati sindaco. Resta invece sotto osservazione il caso di Serradifalco, dove Leonardo Burgio è risultato vincitore come candidato unico pur essendo al terzo mandato consecutivo. Una situazione che potrebbe entrare in conflitto con l’attuale normativa siciliana sugli enti locali, disciplinata principalmente dalla legge regionale n. 7 del 1992 sull’elezione diretta dei sindaci, successivamente modificata nel corso degli anni con norme relative ai limiti di mandato, alle soglie di sbarramento e ai premi di maggioranza.
Il clima politico si è ulteriormente surriscaldato dopo le dichiarazioni del deputato regionale di Forza Italia Salvo Tomarchio, che ha ipotizzato persino elezioni anticipate. Secondo Tomarchio, “litigi e scandali stanno offuscando i risultati ottenuti dal governo regionale”, e il rischio sarebbe quello di arrivare logorati alle prossime Regionali. Un’uscita che ha avuto particolare peso poiché Tomarchio viene considerato vicino al governatore Renato Schifani.
Anche l’europarlamentare Marco Falcone ha invitato il centrodestra a “tornare con i piedi per terra”, criticando “miopie, personalismi e letture parziali” che avrebbero favorito la crescita del centrosinistra.
Nel frattempo Gianfranco Micciché ha parlato apertamente di “crisi profonda” del centrodestra siciliano, accusando la coalizione di essere incapace di costruire candidature condivise e di esprimere una leadership forte. Secondo Micciché, senza un rapido cambio di rotta il rischio concreto è compromettere già oggi le prossime elezioni regionali.
Fratelli d’Italia, pur difendendo la prosecuzione della legislatura, chiede però una verifica politica immediata. Luca Sbardella ha spiegato che anticipare il voto senza avere prima ritrovato unità e una candidatura comune “non avrebbe senso”, lasciando comunque intendere che la permanenza fino a fine legislatura non possa avvenire “a tutti i costi”. Anche Carolina Varchi, deputata nazionale di Fratelli d’Italia, ha criticato le “strane alleanze” costruite all’ultimo momento, sostenendo che gli elettori percepiscono negativamente candidature nate soltanto da accordi di segreteria.
Sul fronte opposto, il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo ha esultato per il risultato ottenuto dal campo progressista, definendo la Sicilia “anticipatrice delle tendenze nazionali”. Secondo Barbagallo, il centrodestra appare “diviso e dilaniato”, mentre il fronte progressista starebbe crescendo nei territori.
Tuttavia, anche nel Pd si è aperta una fase di tensione interna. Il deputato regionale Fabio Venezia ha chiesto esplicitamente un passo indietro di Barbagallo, contestando alcune scelte compiute nelle candidature, soprattutto a Enna e Randazzo. Alle elezioni amministrative del 24-25 maggio 2026, Antonino (Nino) Grillo è stato eletto sindaco di Randazzo al primo turno con il 44,25% dei voti, sostenuto dalla lista civica “Randazzo Riparte” e da un’area di centrodestra. Grillo torna alla guida della città dopo il lungo periodo di commissariamento del Comune per infiltrazioni mafiose. Dal Nazareno, sede nazionale del Pd, al momento prevale prudenza sul dossier Sicilia, anche se diverse correnti attendono i ballottaggi prima di aprire ufficialmente il confronto sulle Regionali.
Parallelamente cresce il peso politico di Ismaele La Vardera e di Controcorrente del quale è il leader. Il movimento è riuscito a portare propri candidati ai ballottaggi di Agrigento, Bronte e Ispica, aumentando il proprio peso negoziale nel campo progressista. Nuccio Di Paola del M5S ha parlato apertamente di una “naturale affinità” con La Vardera, lasciando intravedere possibili future convergenze.
Resta invece differenziato il posizionamento di Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, capace di sostenere schieramenti differenti a seconda dei territori. De Luca continua a definirsi “post-ideologico” e rivendica la costruzione di un progetto civico alternativo agli schieramenti tradizionali, ma le sue mosse vengono osservate con attenzione sia dal centrodestra sia dal centrosinistra.
Ad Agrigento, intanto, il clima resta particolarmente teso. Le accuse reciproche tra Mpa, Lega e Dc stanno trasformando il ballottaggio in un vero laboratorio politico regionale. Alcuni esponenti del centrodestra non escludono neppure una neutralità tattica al secondo turno pur di indebolire gli alleati interni. Una dinamica che dimostra come la battaglia per Palazzo d’Orléans sia già iniziata molto prima della campagna elettorale ufficiale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









