Sicilia. L’inchiesta “Corte dei miracoli”: assunzioni, consulenze, appalti e presunti fini sessisti

L’inchiesta sul Cefpas ricostruisce un presunto sistema di favoritismi, incarichi e affidamenti pilotati: dopo perquisizioni, richieste cautelari e dimissioni, la decisione passa ora al Gip

L’indagine sul Cefpas (Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario), Ente pubblico della Regione Siciliana con sede a Caltanissetta, sarebbe partita nel giugno 2023 e ha preso forma attorno a un presunto sistema di favoritismi, incarichi e affidamenti pilotati. Tra il 3 e il 13 febbraio 2026 erano già finiti sotto osservazione 75 incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, mentre il 27 marzo la Procura di Caltanissetta ha depositato la richiesta di misure cautelari. Il 4 giugno sono stati notificati gli inviti a comparire e sono state eseguite perquisizioni, con 12 indagati complessivi e 8 persone per le quali i Magistrati hanno chiesto provvedimenti restrittivi. Nello stesso giorno la Regione Siciliana ha nominato Gianluigi Amico commissario straordinario dell’Ente, in attesa della ricostituzione degli organi amministrativi. Il 9 giugno Giuseppe Capodieci, direttore generale dell’Asp (Azienda sanitaria provinciale) di Agrigento, ha annunciato le dimissioni, mentre Riccardo Gallo Afflitto, deputato regionale di Forza Italia all’Ars, si è autosospeso dagli incarichi di partito. L’11 giugno, davanti al Giudice per le indagini preliminari, Santi Bologna, alcuni interrogatori preventivi sono stati rinviati al 16 giugno per consentire alle difese di esaminare gli atti, mentre l’ex manager dell’Asp è comparso per chiarire la propria posizione. Sullo sfondo restano le ipotesi di corruzione e falso ideologico, il principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva, le regole di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione e il dibattito politico aperto da opposizioni, esponenti regionali e commentatori.

Sintesi

L’inchiesta “Corte dei miracoli”, coordinata dalla Procura di Caltanissetta e condotta dalla Squadra Mobile con il supporto dello Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Stato, mette al centro la gestione del Cefpas, struttura regionale dedicata alla formazione e all’aggiornamento del personale sanitario. Secondo l’ipotesi accusatoria, ancora tutta da dimostrare in sede processuale, il centro sarebbe stato trasformato in un punto di snodo per incarichi, assunzioni, consulenze e appalti riconducibili a interessi politici, personali ed elettorali.

Il primo passaggio temporale rilevante risale al giugno 2023, quando sarebbero state avviate le indagini. Nel corso degli accertamenti gli investigatori hanno ricostruito una serie di rapporti tra il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, il direttore pro tempore Roberto Sanfilippo e il funzionario Gioacchino Pontillo. Secondo la Procura, l’ex vertice dell’ente avrebbe piegato le proprie funzioni alle indicazioni del parlamentare, mentre il funzionario avrebbe svolto un ruolo di collegamento interno, verificando l’attuazione delle richieste.

Un ulteriore capitolo riguarda il periodo compreso tra il 3 e il 13 febbraio 2026, quando al centro delle polemiche sono finiti 75 incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, cioè contratti di lavoro parasubordinato, assegnati in pochi giorni. Il caso era stato sollevato anche sul piano politico dal deputato regionale Nello Dipasquale del Partito Democratico, con una denuncia alla Procura e un’interrogazione all’Ars. Nel dibattito erano intervenuti anche Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, e altri esponenti dell’Opposizione, parlando di un presunto sistema di parenti, collaboratori e persone vicine alla politica collocate nell’ente.

Il 27 marzo 2026 la Procura ha depositato al Gip la richiesta di applicazione delle misure cautelari. Il 4 giugno sono stati notificati gli inviti a comparire e sono state effettuate perquisizioni nella sede del Cefpas e in altri uffici collegati all’indagine. Gli indagati complessivi risultano 12, mentre le richieste cautelari riguardano 8 persone. I Magistrati hanno chiesto il carcere per il deputato, l’ex direttore e il funzionario dell’ente. Per l’ex direttore generale dell’Asp di Agrigento, per Vincenzo Raitano, Pietro Tirone, Salvatore Enrico Giambelluca e Maria Luisa Zoda sono stati chiesti invece gli arresti domiciliari.

Tra gli episodi contestati c’è l’accordo quadro tra Cefpas e Asp di Agrigento, che secondo l’accusa sarebbe servito a consentire alla moglie del parlamentare, Simona Sinagra, di lavorare nella città agrigentina dopo incarichi e un contratto a tempo determinato ottenuti nell’Ente di Caltanissetta. In questa ricostruzione, l’ex manager dell’Asp avrebbe sottoscritto l’intesa in cambio del sostegno politico alla nomina e al mantenimento del proprio incarico. La difesa, come previsto dalla fase cautelare, potrà contestare questa impostazione davanti al Giudice.

Un altro filone riguarda l’affidamento per la realizzazione di una biblioteca digitale, attribuito a Domenico Reina, fratello del cardinale Baldassare Reina, che non risulta coinvolto nell’inchiesta. Secondo l’accusa, la scelta sarebbe stata ritenuta dagli investigatori priva di adeguato fondamento tecnico e orientata a ottenere vantaggi indiretti sul piano delle relazioni e del consenso. Nel procedimento compaiono inoltre riferimenti alla Sice Srl, rappresentata da Pietro Tirone, aggiudicataria di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio edilizio dell’ente per il periodo 2023-2027.

Le carte dell’inchiesta riportano anche un capitolo particolarmente delicato, più culturale e politico che strettamente penale, legato a conversazioni su donne, presunti “casting” e favori. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Livio Facciponte, fotografo e non indagato, avrebbe avuto il ruolo di intermediario nel presentare ragazze e donne al deputato. In alcune conversazioni si parla di un “partito tutto donne”, ma il significato attribuito dagli inquirenti non sarebbe stato legato alle quote rosa o alla rappresentanza femminile, bensì a un reclutamento per servizi di accompagnamento. In un episodio, una giovane donna avrebbe dovuto ottenere una consulenza da 10.000 euro, ma l’incarico sarebbe stato collegato a una pretesa sessuale, poi non accettata. In altri passaggi si farebbe riferimento a un viaggio a Roma di 2 giorni e all’obbligo di “coricarsi” con il parlamentare.

Il linguaggio emerso da queste intercettazioni è stato descritto come volgare, sessista e rivelatore di un clima di potere fondato sulla disponibilità dei corpi femminili come merce di scambio. Frasi come “Pure graziosa mi serve” o l’allusione a una “squadra di calcio” femminile trasformano il tema delle opportunità in una rappresentazione degradante della donna. Anche se non ogni parola ha necessariamente rilievo penale, il contenuto appare significativo sul piano pubblico, perché mostra un presunto intreccio tra favori, ambizioni personali, candidature, incarichi e rapporti di dipendenza. Il 4 giugno, mentre l’indagine diventava pubblica, la Regione Siciliana ha nominato Gianluigi Amico commissario straordinario del Cefpas. Il dirigente regionale, già segretario della Giunta, resterà in carica fino alla ricostituzione degli organi di amministrazione. La scelta è stata presentata come un passaggio per garantire continuità gestionale in una fase segnata da forte pressione giudiziaria e istituzionale.

Il 9 giugno è arrivato un altro snodo: Giuseppe Capodieci ha comunicato ai dirigenti dell’Asp di Agrigento la decisione di lasciare la guida dell’azienda. Nello stesso arco temporale, Forza Italia ha reso nota l’autosospensione di Riccardo Gallo Afflitto dagli incarichi di partito ad Agrigento. Il commissario regionale Nino Minardo ha definito la scelta responsabile e ha ribadito il rispetto per il lavoro della magistratura, sostenendo che il parlamentare potrà difendersi con maggiore serenità.

L’11 giugno si è aperta la fase degli interrogatori preventivi davanti al Gip Santi Bologna. Le difese di gran parte degli indagati hanno chiesto più tempo per esaminare la documentazione e il Giudice ha disposto il rinvio al 16 giugno per diversi destinatari delle richieste cautelari, tra cui il deputato, l’ex direttore del Cefpas, il funzionario dell’ente, il medico in quiescenza e il rappresentante legale della Sice. L’ex manager dell’Asp di Agrigento è invece comparso davanti al giudice, Vincenzo Raitano avrebbe reso dichiarazioni spontanee e Maria Luisa Zoda si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere.

La vicenda si inserisce nel nuovo quadro dell’interrogatorio preventivo introdotto dalla legge 114/2024, nota come riforma Nordio. La regola, prevista dall’articolo 291 del c.p.p., consente all’indagato di essere ascoltato prima che il Giudice decida sulla misura cautelare, salvo alcune eccezioni. In sostanza, il provvedimento non viene applicato automaticamente sulla base della sola richiesta dei Pm, ma dopo un confronto anticipato con la difesa, che può leggere gli atti e fornire una propria ricostruzione.

Sul piano penale, le contestazioni richiamano soprattutto la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, prevista dall’articolo 319 del c.p. e il falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici, previsto dall’articolo 479. La prima ipotesi riguarda il pubblico ufficiale che riceve o accetta la promessa di denaro o altra utilità per omettere, ritardare o compiere atti contrari ai doveri dell’ufficio. La seconda riguarda l’attestazione falsa di fatti in un atto pubblico formato nell’esercizio delle proprie funzioni.

Resta centrale anche l’articolo 97 della Costituzione, che impone buon andamento, imparzialità e accesso agli impieghi pubblici mediante concorso, salvo i casi previsti dalla legge. A questo si aggiunge la legge 190/2012, nota come legge anticorruzione o legge Severino, che ha rafforzato il sistema di prevenzione e repressione dell’illegalità nella Pubblica amministrazione. Nel caso specifico, il punto politico e amministrativo non riguarda solo l’eventuale responsabilità penale dei singoli, ma la credibilità delle procedure pubbliche, la trasparenza degli incarichi e la separazione tra gestione degli enti e interessi di partito.

Le reazioni politiche si sono concentrate proprio su questo aspetto. Il Pd agrigentino ha parlato di necessità di netta discontinuità, trasparenza e controlli rigorosi, sostenendo che nei concorsi e negli incarichi finanziati con risorse pubbliche ogni cittadino debba avere gli stessi diritti e che non possa essere favorito il parente di un deputato. La Vardera aveva già definito il Cefpas uno “stipendificio”, cioè un luogo dove, secondo la sua denuncia politica, sarebbero stati collocati parenti e persone vicine a esponenti pubblici.

A oggi, però, la vicenda resta nella fase delle indagini e delle richieste cautelari. Nessuna delle persone coinvolte può essere considerata colpevole prima di una sentenza definitiva, come stabilisce l’articolo 27 della Costituzione. Il Gip dovrà valutare gli elementi raccolti dalla Procura, ascoltare le difese e decidere se accogliere o respingere le richieste di arresto. Sullo sfondo rimane un interrogativo più ampio: se le accuse saranno confermate, il caso Cefpas non racconterà soltanto una presunta corruzione amministrativa, ma un modello di potere nel quale incarichi, favori, corpi femminili e consenso politico sarebbero stati trattati come strumenti della stessa rete di scambio.

Immagine realizzata con IA.

Nota

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli indagati.