
Sintesi
Un dossier della Cgil Sicilia denuncia un sistema diffuso di irregolarità nella gestione della spesa pubblica e delle partecipate regionali. Le criticità riguardano trasporti, sanità e enti pubblici con accuse di affidamenti diretti, assunzioni poco trasparenti e sprechi. Il sindacato punta il dito contro la politica regionale accusata di inerzia o connivenza mentre richiama diverse inchieste giudiziarie recenti. Emergono casi specifici come Ast, Sas e Istituto Zooprofilattico con presunte anomalie amministrative e gestionali. Parallelamente il leader di Controcorrente apre un fronte politico sul Parco della Valle dei Templi con un’interrogazione sui fondi e sulla gestione economica delle mostre.

Articolo
Il quadro delineato dalla CGIL Sicilia descrive una realtà complessa e controversa, in cui la gestione della spesa pubblica e delle società partecipate appare segnata da criticità strutturali e diffuse. Il segretario generale Alfio Mannino parla apertamente di un “sistema deviato”, annunciando la presentazione di un dossier organico che raccoglie elementi emersi da inchieste recenti e segnalazioni sindacali stratificate nel tempo.

La vicenda dell’Azienda Siciliana Trasporti rappresenta, secondo il sindacato, uno dei casi più emblematici. Mannino evidenzia una situazione definita “paradossale”, con 156 lavoratori precari ai quali non è stato possibile rinnovare il contratto, mentre contemporaneamente l’azienda avrebbe affidato servizi a soggetti esterni con costi giornalieri compresi tra 250 e 290 euro. A ciò si aggiunge il ricorso a trattative private per l’affidamento di spesa pubblica, senza procedure di gara, elemento che solleva interrogativi sul rispetto dei principi di trasparenza e concorrenza.
Il dossier si estende a ulteriori ambiti, tra cui l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, indicato come esempio significativo di criticità amministrative. Dopo una fase di commissariamento e un percorso iniziale orientato alla legalità, secondo la ricostruzione sindacale si sarebbe verificato un ritorno a pratiche precedenti, con bandi di assunzione considerati poco trasparenti e, in alcuni casi, costruiti su misura. In questo contesto, Mannino sottolinea come soggetti precedentemente coinvolti sarebbero tornati a ricoprire ruoli apicali, mentre chi aveva segnalato anomalie avrebbe subito conseguenze negative.
Situazioni analoghe vengono segnalate anche al CEFPAS e nella SAS Servizi Ausiliari Sicilia, dove il sindacato denuncia l’assenza di provvedimenti rispetto a sistemi di assunzioni ritenuti irregolari. Il filo conduttore individuato riguarda un utilizzo distorto della spesa pubblica, finalizzato secondo la Cgil alla costruzione di consenso politico, con un impatto diretto su lavoratori e cittadini.
Le accuse si inseriscono in un contesto più ampio che richiama anche interventi della Magistratura e rilievi istituzionali. Mannino cita diverse inchieste giudiziarie, tra cui il caso legato a Mario La Rocca Iacolino e le vicende che coinvolgerebbero il funzionario Salvatore Teresi, evidenziando come spesso sia necessario l’intervento dell’Autorità giudiziaria per far emergere dinamiche opache. In parallelo, vengono segnalate pratiche di affidamento a cooperative no profit (senza scopo di lucro) che impiegano volontari in condizioni assimilabili a lavoro subordinato con compensi ridotti.
Il segretario della Cgil attribuisce responsabilità politiche dirette al Governo regionale guidato da Renato Schifani, parlando di inerzia o possibile connivenza rispetto a un sistema che definisce “criminogeno”, caratterizzato da intrecci tra interessi economici, apparati amministrativi e, in alcuni casi, infiltrazioni di natura mafiosa. Secondo questa lettura, il mancato intervento strutturale avrebbe favorito la perpetuazione di pratiche opache nel tempo.
Parallelamente, sul piano politico-istituzionale, emerge il caso del Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, al centro di un’interrogazione presentata all’Assemblea Regionale Siciliana dal deputato e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera. L’attenzione si concentra sulla gestione economica della mostra “I tesori d’Italia”, progetto da circa 1,2 milioni di euro promosso da soggetti privati e finanziato attraverso un incremento di 3 euro del biglietto di ingresso.
Secondo quanto evidenziato, solo 1,25 euro del sovrapprezzo sarebbe destinato al Parco, mentre la restante quota andrebbe ai partner privati, tra cui Mediática (società di comunicazione) e il Consorzio Progetto Museo: “Invitiamo la Regione a fare piena chiarezza su procedure, affidamenti e gestione delle risorse, garantendo la massima trasparenza, affinché il Parco torni ad essere fino in fondo una leva di sviluppo reale per la città e un patrimonio che produce valore per la comunità”.
La Vardera denuncia un meccanismo che trasferirebbe il rischio economico sui visitatori, garantendo vantaggi prevalenti ai soggetti privati coinvolti. La vicenda solleva interrogativi sulle proroghe relative ai servizi affidati a CoopCulture e sull’estensione dell’incarico del direttore fino al 2027, nonostante la prevista conclusione del mandato nel 2025.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









