Sicilia, 70 autobus AST fermi e 80 mezzi a noleggio: il caso Euro 3 passa all’Antimafia regionale

Un’omissione nella trasmissione degli elenchi avrebbe escluso i pullman dalle deroghe nazionali, mentre la partecipata regionale sostiene costi elevati per rivolgersi ai privati. La notizia, ripresa da un articolo odierno di Repubblica

Fondata nel 1947 e trasformata in società per azioni nel 2006, AST è la partecipata regionale che gestisce il trasporto pubblico interurbano in Sicilia. Più di recente, nel giugno 2025, la Giunta regionale siciliana ha approvato l’iter per renderla definitivamente una società in house interamente controllata dalla Regione Dal 1° gennaio 2024 il divieto nazionale ha fermato gli autobus Euro 3 non inseriti negli elenchi di deroga comunicati dalle Regioni, e secondo la ricostruzione giornalistica 70 mezzi sarebbero rimasti nei garage mentre venivano noleggiati 80 pullman privati con conducente, con una spesa indicata in circa 23.000 euro al giorno. Nell’agosto 2024 si dimisero Giovanni Giammarva e Mario Parlavecchio, mentre nel settembre successivo fu nominato Alessandro Virgara, che avrebbe disposto un approfondimento interno sulla vicenda. Tra il 2024 e il 2025 la Regione avviò e aggiudicò la gara novennale del trasporto extraurbano, riservando alla società circa 11,85 milioni di chilometri. Nel settembre 2025 Luigi Genovese subentrò alla presidenza e, secondo quanto riferito, richiese una nuova verifica, mentre un’interrogazione parlamentare presentata a novembre sarebbe rimasta senza risposta. Nel febbraio 2026 fu bandito l’acquisto di 80 autobus usati Euro VI per 8 milioni di euro, ma risultano aggiudicati soltanto i primi 49 mezzi perché il lotto comprendente gli altri 31 è andato deserto. Nel luglio 2026, dopo il confronto nella commissione Mobilità, Giuseppe Lombardo e Alessandro Aricò hanno chiesto l’esame della vicenda da parte della Commissione regionale Antimafia, chiamata a distinguere eventuali responsabilità amministrative dalle ipotesi politiche e dai collegamenti non ancora dimostrati.

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L’AST (Azienda siciliana trasporti) nacque con la legge regionale n. 7 del 1947 per assicurare il trasporto di persone e merci e nel 2006 fu trasformata in una società per azioni interamente controllata dalla Regione. Il suo rilancio è stato successivamente collegato alla gestione “in house” (affidamento diretto a una società controllata dalla Regione Siciliana), al mantenimento di circa 12 milioni di chilometri di linee extraurbane, al rinnovo della flotta, alla riorganizzazione del personale e al riequilibrio dell’esposizione debitoria.

Il caso raccontato oggi da Repubblica riguarda 70 autobus diesel Euro 3 che, secondo la ricostruzione, sarebbero inutilizzati da circa 2 anni perché non inseriti nella documentazione necessaria per ottenere l’esenzione dal divieto di circolazione. Per assicurare le corse, l’azienda starebbe impiegando circa 80 pullman noleggiati da operatori privati insieme ai conducenti, affrontando un esborso indicato in 23.000 euro ogni giorno. La disciplina nazionale deriva dall’articolo 4, comma 3-bis, del decreto-legge n. 121 del 2021, che ha vietato dal 1° gennaio 2024 la circolazione dei veicoli M2 e M3, cioè autobus destinati al trasporto collettivo, alimentati a benzina o gasolio e appartenenti alla categoria ambientale Euro 3. Le Regioni e le Province autonome dovevano comunicare al MIT (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) entro il 15 novembre 2023 l’elenco dei mezzi ritenuti indispensabili per garantire continuità e regolarità al TPL (Trasporto pubblico locale). Il decreto dipartimentale n. 241 del 29 dicembre 2023 autorizzò quindi la circolazione degli autobus segnalati dalle amministrazioni territoriali.

La richiesta formale non competeva pertanto direttamente ai dirigenti della società, bensì alla Regione, che avrebbe dovuto inoltrare gli elenchi al ministero. Resta da accertare se la partecipata non abbia comunicato tempestivamente all’assessorato i dati identificativi dei 70 pullman, se la documentazione sia rimasta bloccata in qualche ufficio oppure se vi siano state ulteriori possibilità di integrazione non utilizzate. Quest’ultimo punto appare particolarmente rilevante perché il successivo decreto n. 4 del 31 gennaio 2024 riconobbe espressamente come non perentorio il termine per la trasmissione e accolse richieste regionali dirette ad aggiungere veicoli Euro 3 inizialmente omessi e a correggere errori materiali.

All’inizio del 2024 la guida aziendale era affidata a Giovanni Giammarva (commercialista e allora presidente del CdA, Consiglio di amministrazione) e Mario Parlavecchio (allora direttore generale). I 2 vertici lasciarono gli incarichi il 29 agosto dello stesso anno, dichiarando di avere concluso gratuitamente il lavoro svolto dalla primavera del 2023. La notizia odierna riferisce che già dopo la scadenza per le deroghe la società avrebbe avvertito l’assessorato dell’impossibilità di assicurare una parte dei collegamenti e della necessità di ricorrere ai noleggi privati.

Il 10 settembre 2024 fu designato Alessandro Virgara (commercialista palermitano e amministratore giudiziario, nominato presidente temporaneo), con l’incarico di accompagnare la trasformazione societaria e l’attuazione del piano di risanamento. Secondo la ricostruzione giornalistica, il nuovo responsabile avrebbe immediatamente richiesto una verifica sui pullman inutilizzati e trasmesso gli esiti all’amministrazione regionale, senza che siano però pubblicamente disponibili la relazione, i protocolli di invio e le eventuali risposte ricevute.

Nel frattempo la Regione avviò la gara europea per il servizio extraurbano su gomma. L’importo ufficiale posto a base della procedura era di poco superiore a 883 milioni di euro, IVA compresa, per 9 anni. I 4 lotti furono aggiudicati nel febbraio 2025 per 663 milioni più IVA, con un risparmio dichiarato di 154 milioni. Agli operatori privati furono assegnati oltre 53 milioni di chilometri, mentre all’Ast rimasero 11,85 milioni di chilometri gestiti direttamente, per un totale prossimo a 65 milioni.

La quota riservata alla società equivale a circa il 18,3% delle percorrenze complessive, quindi è vicina a un quinto. Nei documenti di programmazione economica regionale si legge inoltre che il bando originario è stato incrementato di oltre 9 milioni di chilometri.

L’11 settembre 2025 arrivò Luigi Genovese (ex deputato regionale messinese, indicato dalla stampa come espressione dell’area autonomista e nominato presidente dalla Regione), subentrando al dimissionario predecessore con il compito di proseguire il rilancio e il rinnovamento della flotta. Anche il nuovo vertice, sempre secondo quanto riportato, avrebbe chiesto chiarimenti più approfonditi sulla mancata inclusione degli autobus negli elenchi ministeriali, predisponendo un dossier destinato al Consiglio di amministrazione e all’assessorato.

Giuseppe Lombardo (deputato regionale e vicepresidente del gruppo Sud chiama Nord per le autonomie) sostiene di avere depositato nel novembre 2025 un’interrogazione rimasta priva di riscontro. Il parlamentare attribuisce alla vicenda un costo di circa 500.000 euro mensili e un disallineamento di 10 milioni rispetto al piano di risanamento, chiedendo di verificare se l’omissione sia stata casuale oppure abbia favorito interessi privati. Si tratta di affermazioni politiche che richiedono riscontri attraverso i contratti di noleggio, le fatture, le percorrenze effettivamente svolte, i verbali aziendali e le comunicazioni intercorse con gli uffici regionali.

Il confronto si è svolto nella IV commissione dell’Assemblea regionale siciliana, presieduta da Giuseppe Carta (deputato del gruppo Popolari e Autonomisti e sindaco di Melilli, comune del Libero consorzio di Siracusa, in Sicilia). Dopo una seduta particolarmente accesa, il dossier è stato indirizzato alla Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione.

La richiesta di approfondimento è stata condivisa da Alessandro Aricò (assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità, appartenente a Fratelli d’Italia), il quale ha rivendicato la trasparenza e il rigore della procedura sul trasporto extraurbano, affermando di volere chiarire le contestazioni verbalizzate. L’incartamento dovrebbe essere esaminato dall’organismo presieduto da Antonello Cracolici (deputato del Partito Democratico), competente a svolgere audizioni, acquisire documenti e valutare eventuali anomalie politico-amministrative, senza sostituirsi alle autorità giudiziarie.

L’aspetto più delicato riguarda alcuni colloqui intercettati nell’indagine che ha coinvolto Totò Cuffaro (ex presidente della Regione Siciliana), richiamati dal deputato come possibile elemento da approfondire. Nel dicembre 2025 l’ex preasidente della Regione era stato posto ai domiciliari nell’inchiesta palermitana sugli appalti e sulle nomine nella sanità. Le indagini furono concluse nel marzo 2026 e il 15 maggio il giudice accolse la richiesta di patteggiamento a 3 anni, da eseguire attraverso i servizi sociali. Nessun atto giudiziario pubblico finora reperito dimostra tuttavia che la mancata inclusione dei mezzi nelle deroghe sia stata intenzionale, penalmente rilevante o collegata alle vicende sanitarie.

Sul fronte del rinnovo della flotta, il 13 febbraio 2026 è stata pubblicata una procedura da 8 milioni di euro per comprare 80 autobus extraurbani usati, alimentati a gasolio ma appartenenti alla più recente classe Euro VI. I primi 3 lotti, comprendenti rispettivamente 35, 10 e 4 mezzi, risultano aggiudicati definitivamente. Il quarto, relativo ad altri 31 autobus, è invece indicato come deserto, per cui al momento risultano contrattualizzabili 49 vetture e non tutte le 80 inizialmente programmate.

Per ricostruire con certezza l’accaduto la Commssione Reginale Antimafia dovrà acquisire l’elenco completo dei 70 numeri di telaio, le comunicazioni inviate prima e dopo il 15 novembre 2023, i successivi tentativi di integrazione, le relazioni predisposte dalle diverse presidenze, i contratti stipulati con i noleggiatori, i criteri di scelta degli operatori, i costi divisi per mezzo e giornata, le fatture liquidate e le ragioni per cui non sarebbe stata utilizzata la possibilità ministeriale di correggere gli elenchi. Soltanto questa documentazione potrà chiarire se si sia trattato di un errore amministrativo, di una carenza organizzativa o di una condotta differente, evitando che sospetti e deduzioni siano presentati come fatti già accertati.