Sintesi
Il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie è stato presentato dal Governo il 13 novembre 2025 e ha iniziato il proprio percorso parlamentare alla fine dello stesso anno. Il 3 marzo 2026 Alice Buonguerrieri ha depositato un emendamento destinato ai sanitari radiati per fatti non dolosi collegati alla pandemia. La proposta, inizialmente accantonata, è stata riformulata e approvata in Commissione il 14 luglio. La disposizione non determina una reiscrizione automatica, ma apre una finestra di 60 giorni dall’eventuale entrata in vigore della legge per presentare la domanda, purché sia ancora pendente il ricorso davanti alla CCEPS. Nei casi derivanti da condanna penale resta indispensabile la riabilitazione. La misura ha provocato la netta opposizione dei gruppi di minoranza e della FNOMCeO, secondo cui l’intervento rischia di indebolire l’autonomia disciplinare degli Ordini e di riabilitare condotte antiscientifiche. Il provvedimento deve ancora essere approvato definitivamente dal Parlamento e, allo stato attuale, non consente ad alcun professionista radiato di riprendere immediatamente l’attività.

Articolo
Il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, identificato alla Camera dei deputati come atto C. 2700, nasce da un’iniziativa governativa presentata il 13 novembre 2025. Il provvedimento interviene sull’organizzazione delle professioni, sulla formazione, sugli Ordini e sulla responsabilità degli esercenti, con l’obiettivo dichiarato di aggiornare una disciplina in parte risalente e di rafforzare il SSN (Servizio sanitario nazionale). L’esame parlamentare è iniziato nel dicembre 2025 a Roma (capitale d’Italia, nel Lazio), nella sede di Montecitorio.

Durante il seguito dei lavori, il 3 marzo 2026, Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia, ha presentato l’emendamento 7.01. Il testo originario proponeva una disciplina straordinaria per il sanitario radiato dall’Albo a causa di “fatti non dolosi connessi alla pandemia”, consentendogli di chiedere la reiscrizione quando fosse ancora pendente il ricorso davanti alla CCEPS (Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie). La richiesta avrebbe dovuto essere avanzata entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. In presenza di una radiazione conseguente a condanna penale, la domanda sarebbe stata possibile soltanto dopo la riabilitazione.

La proposta non è stata approvata immediatamente. Nel resoconto del 27 maggio risultava ancora accantonata, cioè temporaneamente sospesa per consentire ulteriori valutazioni e una possibile riscrittura. Il 14 luglio la Commissione Affari sociali ha poi dato il via libera alla versione riformulata. Secondo le informazioni diffuse dalle agenzie, il nuovo testo esclude anche il riconoscimento di risarcimenti o compensazioni economiche per il periodo trascorso fuori dall’Albo.
L’approvazione in Commissione non equivale all’entrata in vigore di una legge e non permette a un sanitario radiato di tornare subito a esercitare. Il disegno di legge deve completare l’esame alla Camera, passare al Senato e ricevere l’approvazione definitiva nello stesso testo. Solo dopo la promulgazione e la pubblicazione potrebbero decorrere i 60 giorni previsti per le eventuali istanze.
La reiscrizione dei professionisti radiati, peraltro, non rappresenta una possibilità del tutto nuova. La disciplina ordinaria, contenuta nell’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221, consente già il ritorno nell’Albo dopo almeno 5 anni dal provvedimento, purché l’interessato abbia mantenuto una condotta irreprensibile. Quando la radiazione deriva da una condanna penale è inoltre necessaria la riabilitazione. La novità dell’emendamento consiste quindi nell’aprire, per alcuni fatti collegati alla pandemia, un percorso anticipato rispetto all’attesa quinquennale, subordinandolo alla presenza di un ricorso ancora pendente.
La vicenda affonda le proprie radici nell’obbligo vaccinale contro il Covid-19 (malattia da coronavirus 2019) introdotto per gli esercenti le professioni sanitarie il 1 aprile 2021 e successivamente convertito in legge il 28 maggio. La disciplina fu modificata e rafforzata nel novembre dello stesso anno, prevedendo per gli inadempienti la sospensione dall’esercizio professionale e, per i dipendenti, dalla prestazione lavorativa e dalla retribuzione. La scadenza, inizialmente fissata al 31 dicembre 2022, venne anticipata al 1 novembre attraverso il decreto-legge del 31 ottobre 2022.
È però necessario distinguere la sospensione dalla radiazione. Il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale determinava per legge una sospensione temporanea, non l’espulsione definitiva dall’Ordine. La radiazione costituisce la sanzione disciplinare più grave e richiede un procedimento distinto, legato a comportamenti giudicati incompatibili con i doveri professionali. Il contenuto letterale dell’emendamento, che non cita espressamente il rifiuto del vaccino o specifiche terapie, utilizza la formula generale dei fatti non dolosi collegati alla pandemia.
Sulla legittimità dell’obbligo vaccinale la Corte costituzionale si è pronunciata più volte nel 2023. Con la sentenza n. 14 ha ritenuto la misura non irragionevole né sproporzionata rispetto alla necessità di limitare la circolazione del virus e salvaguardare il funzionamento del sistema sanitario. Con la decisione n. 15 ha escluso che i tamponi potessero essere considerati un’alternativa equivalente alla vaccinazione per il personale interessato. La sentenza n. 16 ha invece dichiarato inammissibili alcune questioni riguardanti la possibilità di limitare la sospensione alle sole mansioni comportanti contatti con altre persone.
Il voto del 14 luglio ha provocato una reazione comune di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa. I gruppi hanno parlato di una “vergogna senza precedenti” e di un precedente capace di alterare il giudizio su una fase nella quale migliaia di operatori affrontarono direttamente l’emergenza sanitaria. Gli esponenti pentastellati hanno aggiunto che la radiazione viene applicata soltanto in situazioni eccezionalmente gravi, comprese la diffusione di convinzioni antiscientifiche e la proposta di trattamenti potenzialmente dannosi per i pazienti.
La contestazione più dura è arrivata da Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che si è dichiarato “sconcertato, amareggiato e deluso”. A suo giudizio una corsia anticipata di reiscrizione potrebbe delegittimare il potere disciplinare degli Ordini, la cui autonomia rappresenta una garanzia per i cittadini e per la sicurezza delle cure. Ha inoltre richiamato il sacrificio dei 383 medici e odontoiatri deceduti durante la pandemia e ricordato che la radiazione viene adottata come rimedio estremo nei confronti di chi si pone fuori dalle regole deontologiche della comunità professionale.
L’impostazione favorevole alla misura può essere ricavata dai limiti inseriti nello stesso emendamento. La proposta non cancella indistintamente tutte le radiazioni, non stabilisce un ritorno d’ufficio e non riguarda i procedimenti ormai privi di un ricorso pendente. La formula “fatti non dolosi” sembra voler separare le condotte intenzionali da quelle prive della volontà di provocare un danno. Rimane tuttavia aperto il problema interpretativo dell’espressione “connessi alla pandemia”, che non individua in modo preciso le violazioni comprese e potrebbe generare contrasti sull’ambito di applicazione.
Il vero confronto non riguarda dunque la possibilità assoluta di una futura reiscrizione, già prevista dalla normativa del 1950, ma l’opportunità di creare una procedura eccezionale e più rapida per una categoria delimitata attraverso una formula ancora generica. Prima dell’approvazione definitiva sarà decisivo chiarire quali condotte rientrino nella disposizione, quale Autorità debba valutarle e come il nuovo percorso possa conciliarsi con le competenze disciplinari degli Ordini e con la tutela dei pazienti.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








