Sicilia. 25 milioni dopo i roghi. Termini Imerese conta i danni e chiede prevenzione

La Giunta ha approvato il primo pacchetto economico, ma le somme devono ancora completare il passaggio all’Ars

Sintesi

Tra il 15 e il 22 luglio 2026 la Sicilia ha attraversato la seconda ondata di calore più intensa degli ultimi 25 anni, con 46,5 gradi registrati a Noto e migliaia di ettari percorsi dalle fiamme. Il 26 luglio un vasto incendio si è propagato dalle sterpaglie ai capannoni della zona industriale di Termini Imerese, impegnando per oltre 24 ore vigili del fuoco, protezione civile e mezzi aerei, mentre nello stesso giorno altre fiamme hanno minacciato alcune abitazioni di Torretta, evacuate in via precauzionale. Il 27 luglio la Procura ha aperto contro ignoti un fascicolo per incendio e sono cominciati i controlli ambientali, la stima dei danni e la verifica delle conseguenze occupazionali. Nella medesima giornata il governo regionale guidato da Renato Schifani ha approvato 25 milioni di euro, dei quali 15 milioni per gli interventi di emergenza e 10 milioni per le imprese agricole e gli allevatori. Al 28 luglio il finanziamento costituisce tuttavia una proposta da inserire nel ddl 1030 Stralcio IV e non è ancora diventato un aiuto concretamente erogabile, mentre associazioni imprenditoriali e amministratori locali hanno chiesto ristori rapidi, tutela del lavoro e un sistema di prevenzione più stabile.

Articolo

L’emergenza si è aggravata nella seconda metà di luglio 2026, quando temperature eccezionalmente elevate, vegetazione disseccata e vento hanno creato condizioni favorevoli alla rapida propagazione del fuoco. Questi elementi possono spiegare la violenza e l’estensione delle fiamme, ma non dimostrano da soli come siano avvenuti i singoli inneschi, la cui origine deve essere ricostruita attraverso accertamenti tecnici e investigativi. Il caldo ha quindi costituito un fattore di rischio e di diffusione, non una prova automatica di accidentalità o dolo.

Il SIAS (Servizio informativo agrometeorologico siciliano) ha classificato quella compresa tra il 15 e il 22 luglio come la seconda ondata di calore più intensa registrata nell’Isola negli ultimi 25 anni, appena inferiore a quella del luglio 2023. Il valore massimo è stato di 46,5 gradi a Noto (comune del Libero consorzio comunale di Siracusa, in Sicilia); 76 stazioni meteorologiche sulle 96 attive hanno superato i 40 gradi; 29 hanno stabilito il proprio primato assoluto; in alcune località il limite dei 40 gradi è stato oltrepassato per 8 giorni consecutivi. Secondo l’elaborazione diffusa da Legambiente sui dati EFFIS (European Forest Fire Information System, Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi), dal 1 gennaio al 21 luglio sono stati censiti 328 roghi e 24.451 ettari percorsi dal fuoco, dei quali 16.834 ettari bruciati soltanto tra il 15 e il 21 luglio durante 87 eventi. Queste cifre descrivono le superfici interessate e non certificano che ciascun incendio sia stato doloso, come potrebbe invece far ritenere l’espressione generica “roghi appiccati” impiegata nel comunicato ambientalista.

Il sistema di contrasto non è stato predisposto soltanto dopo la crisi. La campagna regionale antincendio del 2026 è cominciata il 15 maggio e alla fine dello stesso mese è stata sottoscritta una convenzione da quasi 3,5 milioni di euro per rafforzare la collaborazione con i Vigili del fuoco, coprire personale, carburanti, manutenzione e spostamento dei mezzi. Il quadro generale risale alla legge n. 353 del 21 novembre 2000, che ha imposto attività coordinate di previsione, prevenzione, formazione e lotta attiva con risorse terrestri e aeree. L’ampiezza dei danni ha però riaperto il confronto sull’efficacia della manutenzione preventiva, sulla pulizia delle fasce prossime a strade e insediamenti produttivi e sulla capacità di sorvegliare continuativamente il territorio, non soltanto durante i giorni di massima allerta.

Il fatto economicamente più grave si è verificato la mattina del 26 luglio a Termini Imerese (comune della Città metropolitana di Palermo), dove un incendio sviluppatosi tra le sterpaglie nei pressi dell’autostrada A19 si è esteso all’agglomerato industriale. Il vento ha impedito inizialmente all’elicottero del Corpo forestale di operare in condizioni di sicurezza. Sono quindi intervenute 17 squadre dei vigili del fuoco, affiancate da 5 formazioni del volontariato regionale e da 2 aerei anfibi antincendio Canadair. La prima comunicazione operativa ha indicato 3 capannoni raggiunti dalle fiamme, mentre le successive ricognizioni hanno ampliato il numero delle attività direttamente o indirettamente coinvolte. Il tratto autostradale è stato temporaneamente chiuso e poi riaperto dopo la riduzione del pericolo.

Il lavoro di spegnimento e bonifica è proseguito per più di 24 ore, anche a causa della presenza di depositi, officine e materiali difficili da raggiungere. Angelo Vittorio Cavallo (procuratore della Repubblica e magistrato a capo dell’ufficio giudiziario competente) ha coordinato l’apertura di un fascicolo contro ignoti per incendio, senza attribuire responsabilità né qualificare pubblicamente il fatto come doloso. L’ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ha avviato controlli su aria, acqua e terreno, necessari perché la combustione di plastica, ferramenta, prodotti industriali e altre merci può determinare conseguenze diverse da quelle provocate da un normale incendio di vegetazione.

Il danno aziendale più precisamente documentato ha riguardato la Cascino Angelo C. Srl, impresa fondata nel 1945 e attiva nella distribuzione di ferramenta, articoli per il giardinaggio e materiale termoidraulico. Nicola Cascino (amministratore della società e imprenditore) ha riferito che un capannone di 2.700 metri quadrati è stato distrutto insieme a merci e attrezzature, con una prima valutazione di circa 8 milioni di euro. L’unità produttiva non ha potuto continuare l’attività e per 25 dipendenti è stato previsto il ricorso temporaneo alla cassa integrazione. Nell’intervista rilasciata dopo il rogo, il responsabile ha ricordato che in 81 anni di attività l’azienda non aveva mai affrontato una situazione analoga e ha richiamato l’attenzione sulla manutenzione della vegetazione nelle aree vicine all’autostrada, senza formulare accuse sull’origine delle fiamme.

Nello stesso pomeriggio il fuoco ha raggiunto le alture di Torretta (comune della Città metropolitana di Palermo), avvicinandosi al centro abitato. Alcune case sono state sgomberate temporaneamente per precauzione e le operazioni hanno impegnato Vigili del fuoco, Corpo forestale, protezione civile e mezzi aerei. Non sono state segnalate vittime né abitazioni distrutte, ma vaste superfici di vegetazione sono rimaste bruciate, con la conseguente necessità di controllare la stabilità dei versanti privati della copertura vegetale. Il forte vento ha complicato il primo impiego degli elicotteri, mentre i successivi lanci aerei hanno contribuito a contenere i fronti più pericolosi.

Il 27 luglio il Governo guidato da Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) ha approvato in Giunta un primo pacchetto da 25 milioni di euro. La ripartizione prevista assegna 15 milioni alla protezione civile e 10 milioni ai ristori per le imprese agricole danneggiate dai roghi e dalle temperature estreme. Schifai ha presentato l’intervento come una risposta immediata ai territori, alle aziende e alle comunità colpite e ha definito volontari, personale regionale e vigili del fuoco il “volto migliore della Sicilia”.

Giusi Savarino (assessora regionale al Territorio e all’ambiente e deputata di Fratelli d’Italia) ha precisato che i 10 milioni destinati all’agricoltura dovrebbero sostenere le aziende e consentire agli allevatori di acquistare il foraggio reso necessario dalla distruzione dei pascoli. L’esponente della Giunta ha definito la cifra “il massimo possibile in questo momento”, sottolineandone il carattere iniziale. Alessandro Dagnino (assessore regionale all’Economia e componente tecnico dell’esecutivo) ha collegato la possibilità di reperire rapidamente le somme alla condizione dei conti regionali. Salvatore Cocina (dirigente generale della protezione civile regionale e tecnico dell’amministrazione) ha indicato tra le possibili destinazioni il ripristino di reti idriche, impianti, strade ed edifici, la messa in sicurezza dei versanti e i primi interventi per le attività maggiormente danneggiate.

La Giunta ha approvato la proposta politica e finanziaria, ma il denaro deve essere inserito mediante un emendamento nel ddl (disegno di legge) n. 1030 Stralcio IV e approvato dall’ARS (Assemblea regionale siciliana). Al 28 luglio 2026 l’atto si trova nel percorso parlamentare e la Commissione Bilancio risulta convocata proprio oggi. Mancano quindi l’approvazione definitiva, la pubblicazione della norma, l’individuazione puntuale dei beneficiari e le procedure amministrative per presentare le domande. Le risorse annunciate non possono ancora essere considerate ristori già disponibili sui conti delle aziende.

Dal mondo produttivo è arrivata la richiesta di non limitare l’intervento alla compensazione delle perdite. Luciano Basile (presidente della delegazione palermitana di Sicindustria e rappresentante delle imprese) ha sollecitato maggiori investimenti nella manutenzione del territorio e nella sicurezza delle aree industriali. La CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) ha chiesto la dichiarazione dello stato di crisi regionale, l’attivazione della procedura per la calamità nazionale e un confronto stabile tra istituzioni e organizzazioni economiche. Queste istanze non equivalgono però a un provvedimento già adottato. La dichiarazione formale di crisi o calamità non risulta, alla data della verifica, pubblicata dalle Autorità competenti per gli incendi del luglio 2026.

Sul piano giudiziario occorre distinguere l’incendio comune da quello boschivo. La qualificazione prevista dall’articolo 423-bis del Codice penale dipende dalle caratteristiche dell’area colpita, dalla concreta propagazione delle fiamme e dagli elementi raccolti dagli investigatori. Nel caso industriale il fascicolo è stato finora aperto genericamente per incendio e sarebbe quindi prematuro attribuire una diversa contestazione. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 12017 depositata il 30 marzo 2026, ha inoltre chiarito che l’attenuante riconosciuta a chi si adopera per impedire conseguenze ulteriori non richiede il completo risanamento del danno, ma comportamenti concretamente e stabilmente diretti a limitarne gli effetti. La pronuncia conferma quanto siano rilevanti, anche nella valutazione penale, l’allarme tempestivo, l’attivazione dei soccorsi e le condotte successive all’innesco.

Il pacchetto regionale rappresenta dunque il primo passaggio di una risposta ma ancora in corso. La priorità immediata riguarda la sicurezza delle persone, la tutela del reddito dei lavoratori, la continuità delle imprese e il ripristino delle infrastrutture. La fase successiva dovrà stabilire criteri, importi e tempi dei ristori, distinguere i danni agricoli da quelli industriali e ambientali e trasformare le richieste di prevenzione in manutenzione programmata, fasce tagliafuoco, sorveglianza, viabilità di accesso per i soccorritori e coordinamento permanente. Soltanto la conclusione delle indagini potrà infine chiarire l’origine dei singoli incendi e separare eventuali condotte criminali, imprudenze e cause accidentali dalle condizioni climatiche che ne hanno favorito la propagazione.

Nell’immagine di copertina un veicolo incendiato nella zona industriale di Termini Imerese, una panoramica dell’incendio e l’assessora regionale Giusi Savarino al Territorio e all’ambiente e deputata di Fratelli d’Italia.