Il mare invade la spiaggia di Santa Teresa di Riva e Tonnarella. Un marrobbio ?

Il filmato del 26 luglio mostra l’acqua avanzata fino al muro del lungomare ionico nonostante il moto ondoso contenuto. Il giorno seguente un’analoga ingressione ha raggiunto gli stabilimenti balneari del trapanese

Sintesi

Il 26 luglio 2026, a Santa Teresa di Riva, il mare è avanzato improvvisamente sulla spiaggia fino alla base del lungomare, come documentato dal video. Il 27 luglio, a Tonnarella, l’acqua ha percorso alcune decine di metri, ha raggiunto diverse file di ombrelloni e ha creato disagi agli stabilimenti balneari. Tra le 14 e le 15 dello stesso giorno, a Mazara del Vallo, è stata rilevata una sensibile diminuzione della pressione atmosferica, ritenuta compatibile con il temporaneo innalzamento del livello marino. Nei giorni interessati la Sicilia è stata attraversata da correnti meridionali calde e umide, seguite da un calo della pressione e da un peggioramento atmosferico. Gli elementi disponibili rendono credibile l’ipotesi di una perturbazione del livello del mare di origine meteorologica. La domanda è se trattasi di un un unico marrobbio che abbia interessato contemporaneamente tutte le coste siciliane dallo Ionio al Canale di Sicilia, oppure di due fenomeni distinti ?

Articolo

A Santa Teresa di Riva (comune della Città metropolitana di Messina, affacciato sulla costa ionica), un video datato 26 luglio 2026 pubblicato da un anonimo su Facebook, ha documentato una notevole e repentina avanzata dell’acqua. Il mare ha occupato quasi interamente l’arenile ed è arrivato fino alla rampa e alla base del muro del lungomare, mentre al largo è apparso soltanto poco mosso. La scena è insolita perché non mostra una violenta mareggiata né una successione evidente di grandi frangenti capaci, da soli, di spiegare la permanenza dell’acqua per una superficie così estesa. Il filmato, tuttavia, consente di accertare l’allagamento della spiaggia, ma non permette di stabilirne con certezza la causa, non essendo accompagnato da misurazioni locali del livello marino, della pressione atmosferica, del vento e del periodo delle onde.

Il 27 luglio il fenomeno più chiaramente documentato ha interessato Tonnarella (località balneare di Mazara del Vallo, nel libero consorzio comunale di Trapani, sulla costa sud-occidentale dell’Isola). Il mare è penetrato per alcune decine di metri, ha superato diverse file di ombrelloni e ha raggiunto quasi tutti gli stabilimenti presenti sul tratto costiero. L’acqua ha inoltre trascinato sulla spiaggia residui di Posidonia oceanica, pianta marina mediterranea spesso impropriamente chiamata alga. Il livello si è successivamente abbassato e la situazione è rientrata senza che venissero segnalati danni rilevanti.

La Capitaneria di porto ha comunicato che, tra le 14 e le 15, è stato registrato un marcato calo della pressione atmosferica, condizione capace di contribuire a un temporaneo aumento del livello del mare. Il comandante in seconda Piccinno (ufficiale dell’autorità marittima locale) ha riferito che il Mazaro, il fiume che attraversa la città e forma il porto-canale, è stato sorvegliato fino alla sera e che non sono emersi eventi di particolare gravità. Sono state osservate soltanto condizioni di acqua alta in prossimità delle banchine più basse, senza danni, limitazioni alla navigazione o situazioni di emergenza.

Il marrobbio è il nome tradizionalmente attribuito in Sicilia, soprattutto nell’area del Canale di Sicilia e della foce del Mazaro, a rapide oscillazioni del livello marino. In campo scientifico viene classificato come meteotsunami (tsunami meteorologico), cioè un’onda lunga generata da una perturbazione atmosferica e non da un terremoto, da un’eruzione o da una frana sottomarina. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha spiegato che questi improvvisi mutamenti del mare sono legati principalmente alle variazioni della pressione dell’aria e all’azione del vento e vengono controllati mediante reti di osservazione.

Il fenomeno non nasce semplicemente perché il vento soffia con forza verso la riva. Occorre che una variazione rapida della pressione, un fronte temporalesco oppure un’onda atmosferica in movimento trasferiscano energia alla superficie marina. Quando la perturbazione atmosferica procede a una velocità simile a quella delle onde lunghe del mare può svilupparsi la risonanza di Proudman, un meccanismo che accresce progressivamente l’oscillazione. La conformazione dei fondali, delle baie, dei porti e delle foci fluviali può amplificare ulteriormente l’effetto, facendo salire e scendere l’acqua in pochi minuti. Si distingue dalla sessa che, invece, è l’oscillazione quasi stazionaria dell’acqua all’interno di un bacino chiuso o semichiuso e può essere innescata o rafforzata da un meteotsunami, ma non costituisce sempre un suo sinonimo esatto.

Le condizioni meteorologiche dei giorni interessati hanno mostrato alcuni elementi compatibili con questo quadro. Il 26 luglio la Sicilia è stata raggiunta da correnti meridionali calde e umide, con venti di Scirocco e un aumento del moto ondoso anche sullo Ionio. Il 27 luglio è iniziata una graduale diminuzione della pressione, accompagnata da maggiore instabilità e dalla successiva rotazione dei venti, mentre il Canale di Sicilia è stato previsto da mosso a molto mosso. Nelle ore successive la Protezione civile regionale ha segnalato il rischio di temporali intensi, raffiche e grandinate. Questo passaggio atmosferico può avere favorito variazioni locali del livello del mare, ma non dimostra da solo l’esistenza di un’unica depressione capace di produrre lo stesso marrobbio su ogni tratto costiero dell’Isola. Potrebbero essere stati fenomeni distinti.

Per la zona di Mazara esiste un riscontro specifico: il calo della pressione rilevato dall’autorità marittima nello stesso intervallo temporale dell’acqua alta. Per Santa Teresa, invece, non è stata reperita una comunicazione ufficiale equivalente né una registrazione mareografica riferita esattamente alla spiaggia ripresa. La Rete mareografica nazionale comprende stazioni siciliane a Messina, Milazzo, Catania, Marzamemi, Pozzallo, Lampedusa, Porto Empedocle, Sciacca e Palermo, ma una verifica scientifica dell’episodio richiederebbe il confronto sincronizzato, minuto per minuto, tra pressione, vento e livello del mare nelle località coinvolte.

Sulla costa ionica rimane quindi ragionevole considerare diverse spiegazioni, anche concorrenti. L’acqua potrebbe essere stata spinta verso terra da una temporanea sopraelevazione dovuta al vento, dalla risalita di onde lunghe poco appariscenti al largo, dalla conformazione e dalla ridotta pendenza dell’arenile oppure da un’effettiva oscillazione di origine meteorologica. Il fatto che il mare sia apparso soltanto moderatamente agitato non esclude il meteotsunami, poiché questo fenomeno può manifestarsi come un rapido innalzamento dell’intera superficie e non necessariamente come una grande onda frangente. Allo stesso tempo, le sole immagini non autorizzano a definirlo con certezza “marrobbio”.

La ricerca scientifica ha esaminato il fenomeno siciliano da diversi decenni. Una campagna di misurazioni effettuata nel 2007 lungo la costa sud-occidentale ha rilevato oscillazioni rapide della pressione e del livello marino avvenute simultaneamente. Le perturbazioni atmosferiche osservate si sono spostate prevalentemente verso est-nord-est a velocità comprese tra 19 e 24 metri al secondo, condizioni favorevoli alla formazione di onde lunghe attraverso la risonanza di Proudman. Lo studio ha evidenziato, però, che la batimetria, cioè la forma e la profondità dei fondali, può modificare profondamente la risposta di ciascuna località.

Un altro episodio particolarmente rilevante si è verificato tra il 25 e il 26 giugno 2014. In quella circostanza un sistema atmosferico anomalo ha attraversato il Mediterraneo e il Mar Nero e ha prodotto sulla Sicilia occidentale oscillazioni molto più marcate. Nel porto-canale mazarese si è formata un’onda di circa 1 metro che è risalita lungo il corso d’acqua. Gli studiosi hanno attribuito l’amplificazione alla combinazione tra la risonanza sviluppata sulla piattaforma marina occidentale e le caratteristiche dei fondali, della costa e della foce. Il precedente dimostra che un medesimo disturbo atmosferico può produrre conseguenze molto diverse persino tra località relativamente vicine.

Non è tuttavia corretto, come a volte si legge, considerare il marrobbio un evento esclusivamente primaverile o autunnale. In quelle stagioni i cambiamenti del tempo possono favorirlo, ma la letteratura ha documentato episodi anche durante l’estate, compresi quelli del giugno 2014 e le osservazioni delle campagne scientifiche svolte tra giugno e agosto. La comparsa dipende soprattutto dalla velocità e dalla direzione della perturbazione atmosferica, dalla pressione, dai venti, dalla profondità del mare e dalla capacità di porti e insenature di entrare in risonanza. L’episodio ha confermato l’utilità di sensori ad alta frequenza e di comunicazioni tempestive agli stabilimenti balneari, ai porti e alla popolazione, perché questi innalzamenti possono svilupparsi rapidamente anche in assenza di una mareggiata visibilmente violenta.

La conclusione più prudente è che a Tonnarella si è verificato un rapido episodio di acqua alta associato temporalmente a un forte calo della pressione atmosferica e, quindi, compatibile con un marrobbio o con una perturbazione marina di origine meteorologica. A Santa Teresa il comportamento del mare è stato altrettanto anomalo e meriterebbe un approfondimento, poiché manca il riscontro strumentale necessario per attribuirgli la stessa origine. Non è stato provato, infine, un unico tsunami meteorologico esteso senza soluzione di continuità dalla costa ionica fino alla Sicilia occidentale.

Nell’immagine di copertina, il mare improvvisamente avanzato sulla spiaggia di Santa Teresa di Riva fino alla base del lungomare e il giorno dopo a Tonnarella.