Sanità siciliana. Confronto sull’intramoenia dopo l’audizione alla Corte dei Conti. I cittadini attendono dal decreto del 2014

Magistrati contabili, Regione e sindacati divisi sulle misure per ridurre le liste d’attesa negli ospedali siciliani

Sintesi

L’audizione svolta nel maggio 2026 davanti alla Corte dei Conti della Sicilia ha riacceso il confronto sulla gestione delle liste d’attesa nella sanità regionale e sull’attività libero-professionale intramuraria dei medici, detta intramoenia. I Magistrati contabili hanno contestato i dati trasmessi dalla Regione Siciliana sul recupero delle prestazioni arretrate e hanno ipotizzato anche misure restrittive temporanee sull’attività privata svolta negli ospedali pubblici. La Regione ha replicato richiamando il decreto assessoriale del 7 marzo 2014 firmato dall’allora assessore Lucia Borsellino e dal dirigente Salvatore Sammartano, aggiornato nel 2026 dall’assessore Daniela Faraoni. I sindacati medici e gli Ordini professionali hanno espresso forte contrarietà a eventuali limitazioni dell’intramoenia sostenendo che le cause reali delle liste d’attesa siano legate alla carenza di personale, alla disorganizzazione dei Cup (Centro Unico di Prenotazione) e alla mancanza di investimenti tecnologici. La Corte dei Conti continua a monitorare il sistema sanitario regionale dopo il dossier di 101 pagine pubblicato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 che evidenziava anomalie nei dati sulle liste d’attesa e carenze nei controlli sull’attività libero-professionale. Restano aperti il confronto politico, il nodo delle assunzioni e il rischio di una migrazione crescente dei medici verso il settore privato. Intanto anche e specialmente nella Sanità, i comuni cittadini continuano annosamente a patire le croniche inefficienze della Politica siciliana.

Articolo

Riparte il nuovo confronto politico e istituzionale sull’intramoenia in Sicilia dopo l’audizione tenutasi nel maggio 2026 davanti alla Corte dei Conti regionale. Nel corso dell’incontro tra Magistrati contabili, dirigenti sanitari e rappresentanti della Regione Siciliana è emersa la possibilità di adottare misure drastiche per ridurre le liste d’attesa, compresa l’ipotesi di limitare temporaneamente l’attività libero-professionale intramuraria dei medici, definita Alpi (Attività Libero Professionale Intramuraria).

Alla base della discussione vi è il decreto assessoriale del 7 marzo 2014 firmato dall’allora assessora regionale alla Salute Lucia Borsellino e dal dirigente generale Salvatore Sammartano. Quel provvedimento fissava criteri rigorosi per garantire il bilanciamento tra attività istituzionale pubblica e prestazioni private svolte dai medici all’interno degli ospedali pubblici. Il decreto prevedeva controlli periodici, sistemi informatici dedicati e verifiche sui volumi delle prestazioni. Secondo la Corte dei Conti, tuttavia, molte di quelle regole sarebbero rimaste per anni soltanto formalmente operative senza un’applicazione concreta ed efficace.

Il Decreto Assessoriale n. 337 del 7 marzo 2014, aveva ad oggetto le “Linee guida regionali per l’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria (ALPI)” e approvava le nuove linee guida regionali sull’ALPI, disciplinando l’attività di libero-professionale intramoenia dei dirigenti medici, veterinari e sanitari del SSR e definendo le modalità organizzative, le prenotazioni e le liste d’attesa, le tariffe e la ripartizione dei compensi, i controlli aziendali, le incompatibilità, l’utilizzo degli spazi interni ed esterni e il monitoraggio regionale. L’art. 1 del decreto disponeva: “Sono approvate le ‘Linee guida regionali per l’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria’, allegate al presente decreto e costituenti parte integrante dello stesso.” Il decreto è pubblicato integralmente negli archivi ufficiali della Regione Siciliana (ma il link non si apre).

Nella relazione istruttoria predisposta dalla Magistratura contabile tra dicembre 2025 e gennaio 2026, documento composto da circa 101 pagine, vengono contestate alla Regione Siciliana gravi lacune nei controlli sull’attività libero-professionale e nei sistemi di gestione delle liste d’attesa. I Giudici parlano di assenza di limiti e verifiche sull’autorizzazione delle attività intramoenia nonostante il mancato rispetto dei tempi massimi di attesa previsti dalla normativa nazionale. Nel dossier vengono inoltre evidenziate criticità nei Cup regionali, carenze nell’informatizzazione e dati ritenuti non attendibili sui recuperi delle prestazioni arretrate tra il 2020 e il 2024.

Durante l’audizione del maggio 2026 il Ruas (Responsabile Unico Regionale dell’Assistenza Sanitaria) Giacomo Scalzo ha difeso l’operato della Regione ricordando che il sistema normativo esiste da oltre un decennio e che le disposizioni del 2014 sono state recentemente aggiornate nel 2026 dall’ex assessore Daniela Faraoni. Scalzo ha inoltre annunciato la creazione di una piattaforma informatica regionale capace di monitorare in tempo reale il rapporto tra attività istituzionale e prestazioni intramoenia con meccanismi automatici di riequilibrio in caso di anomalie. Secondo quanto riferito durante l’audizione, il Ministero della Salute avrebbe rilevato miglioramenti nelle realtà dove le norme della legge 107 del 2024 sono state applicate correttamente.

L’ipotesi di sospendere o comprimere temporaneamente l’attività intramoenia ha però provocato la dura reazione dei sindacati medici. Il presidente regionale di Cimo-Fesmed Sicilia (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri e Federazione Sindacale Medici Dirigenti) Giuseppe Bonsignore ha definito la proposta una misura “punitiva” e inefficace. Secondo il sindacato il vero problema sarebbe rappresentato dalla cronica insufficienza di personale sanitario, dai sistemi di prenotazione inefficienti, dalle carenze organizzative e dalla mancata programmazione regionale. Bonsignore ha avvertito che ulteriori restrizioni rischierebbero di accelerare il trasferimento dei professionisti dal sistema sanitario pubblico verso il settore privato.

Sulla stessa linea si è espresso anche l’Ordine dei medici di Catania. Il presidente Alfio Saggio ha richiamato il principio dell’equilibrio tra libertà professionale e tutela del servizio sanitario pubblico sostenendo che la valutazione dell’attività dei dirigenti medici debba comprendere non soltanto le visite ambulatoriali ma anche chirurgia, ricoveri e servizi di guardia medica.

Nel frattempo il Partito Democratico continua ad attaccare la gestione sanitaria del Governo regionale guidato da Renato Schifani. Antonella Russo, componente della segreteria regionale del Pd Sicilia con delega alla sanità, ha dichiarato che i rilievi della Corte dei Conti riguardano almeno 10 criticità strutturali e non soltanto l’intramoenia. Secondo Russo le risorse stanziate per il recupero delle liste d’attesa tra il 2020 e il 2024 sarebbero state nettamente inferiori rispetto alle somme realmente spese dalle aziende sanitarie.

La Magistratura contabile continua intanto a monitorare la situazione sanitaria siciliana anche sotto il profilo economico. La Corte dei Conti ha infatti collegato il problema delle liste d’attesa all’aumento della mobilità sanitaria passiva, cioè il numero crescente di cittadini siciliani costretti a curarsi fuori regione. Secondo i dati richiamati nel referto, nel 2022 la mobilità sanitaria passiva ha generato costi superiori ai 165 milioni di euro per i ricoveri e circa 46 milioni per le prestazioni specialistiche ambulatoriali.

Resta quindi aperto il confronto tra Regione, Magistratura contabile, sindacati e Ordini professionali in una fase particolarmente delicata per la sanità siciliana. Sullo sfondo vi sono anche le future scadenze elettorali regionali e nazionali previste nel 2027, mentre la Corte dei Conti continua a chiedere un deciso cambio di passo nella gestione delle liste d’attesa e nell’organizzazione dell’intero sistema sanitario regionale.