Sintesi
In Italia, alla data del 12 maggio 2026, non risultano casi accertati di hantavirus, ma le Autorità sanitarie nazionali hanno attivato una rete di monitoraggio dopo il focolaio sviluppatosi sulla nave da crociera MV Hondius e sui collegamenti aerei tra Sudafrica, Sant’Elena e Argentina. Una turista argentina è stata ricoverata a Messina per una grave polmonite sospetta con campioni inviati all’Istituto Spallanzani di Roma. Un turista britannico è stato trasferito in isolamento precauzionale all’ospedale Sacco di Milano dopo avere condiviso un volo con soggetti esposti al virus. In Calabria e Campania sono stati posti in sorveglianza sanitaria due marittimi italiani presenti sul volo KLM (Koninklijke Luchtvaart Maatschappij, compagnia aerea reale olandese) Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile, lo stesso utilizzato da una donna olandese poi deceduta. Altri 4 passeggeri italiani sono rimasti in isolamento fiduciario con controlli fino a 42 giorni. In Veneto un turista sudafricano è risultato negativo al primo esame diagnostico, pur restando sotto osservazione sanitaria. Il Ministero della Salute ha definito il rischio per la popolazione “molto basso”, confermando tuttavia l’applicazione del principio di massima cautela e il coordinamento con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma.

Articolo
Alla data del 12 maggio 2026 in Italia non sono stati registrati contagi certificati di hantavirus, virus trasmesso principalmente dai roditori e responsabile di sindromi respiratorie ed emorragiche potenzialmente gravi, ma risultano numerosi ricoveri precauzionali, controlli sanitari e periodi di isolamento fiduciario collegati al focolaio internazionale emerso sulla nave da crociera “MV Hondius” e ai successivi collegamenti aerei provenienti dall’Atlantico meridionale e dall’Argentina. Le Autorità italiane hanno avviato una sorveglianza epidemiologica straordinaria dopo la morte di una turista olandese e il monitoraggio di vari passeggeri transitati sui medesimi voli internazionali.

Il primo caso attenzionato in ordine cronologico riguarda il volo KLM “Koninklijke Luchtvaart Maatschappij”, compagnia aerea reale dei Paesi Bassi, partito da Johannesburg e diretto ad Amsterdam il 25 aprile 2026. Su quell’aereo viaggiava una cittadina olandese successivamente deceduta dopo avere contratto l’hantavirus. Tra i passeggeri presenti sullo stesso collegamento risultavano anche alcuni cittadini italiani e due marittimi residenti nel Mezzogiorno.

Tra il 9 e il 12 maggio 2026 è stato disposto l’isolamento sanitario di un marittimo di 25 anni residente a Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. In una prima fase alcune ricostruzioni giornalistiche avevano parlato di possibili sintomi sospetti e di un eventuale trasferimento presso l’Istituto Spallanzani di Roma. Successivamente la sindaca di Villa San Giovanni ha chiarito che il giovane si trovava in buone condizioni generali, senza sintomi evidenti, precisando che il monitoraggio era stato disposto esclusivamente per ragioni precauzionali. I campioni biologici sono stati comunque inviati all’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”, centro di riferimento italiano per le patologie infettive ad alto rischio. Il marittimo è rimasto in quarantena fiduciaria con controlli clinici quotidiani.
Sempre il 12 maggio 2026 è stata confermata la sorveglianza sanitaria su un altro marittimo di 24 anni residente a Torre del Greco, in Campania, anch’egli presente sul medesimo volo Johannesburg-Amsterdam. L’uomo è stato definito asintomatico dalle autorità sanitarie locali ed è stato sottoposto a isolamento domiciliare con verifiche giornaliere da parte dell’ASL “Azienda sanitaria locale” Napoli 3 Sud. Secondo le informazioni diffuse dagli operatori sanitari non è stato eseguito alcun tampone specifico poiché il soggetto era considerato un “contatto lieve”, cioè non esposto in maniera diretta e prolungata a persone sintomatiche.
Nello stesso arco temporale il Ministero della Salute ha confermato l’esistenza di altri 4 passeggeri italiani presenti sul volo KLM del 25 aprile. I nominativi non sono stati resi pubblici per ragioni di riservatezza sanitaria, ma è stato precisato che i soggetti risultavano distribuiti in differenti regioni italiane. Tutti sono rimasti asintomatici e sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva per un periodo massimo di 42 giorni, considerato compatibile con i tempi di incubazione più estesi ipotizzati per alcune varianti del virus.
Il caso che ha suscitato maggiore attenzione sanitaria riguarda una turista argentina giunta in Italia dopo essere partita da Buenos Aires il 30 aprile 2026. La donna, proveniente da una zona definita “endemica”, termine utilizzato per indicare un’area geografica nella quale una malattia permane stabilmente nel tempo, è arrivata inizialmente a Roma e successivamente si è trasferita a Messina, in Sicilia. Nei giorni successivi è stata ricoverata per una polmonite sospetta. Le Autorità sanitarie siciliane hanno richiesto accertamenti specifici per verificare un eventuale contagio da hantavirus e i campioni biologici sono stati trasferiti dai NAS “Nuclei antisofisticazioni e sanità” dei Carabinieri all’Istituto Spallanzani di Roma. Fino al 12 maggio 2026 non sono stati diffusi dati ufficiali sulle condizioni cliniche della paziente né sull’esito definitivo degli esami di laboratorio.
Sempre il 12 maggio 2026 un turista britannico è stato rintracciato a Milano e trasferito in quarantena preventiva presso l’ospedale Luigi Sacco, struttura specializzata nella gestione delle malattie infettive. L’uomo aveva viaggiato sul volo Sant’Elena-Johannesburg sul quale era presente anche la moglie della prima vittima collegata al focolaio della nave “MV Hondius”. Le autorità sanitarie lombarde hanno disposto il ricovero precauzionale e l’isolamento anche dell’accompagnatore che viaggiava con lui. Non sono state comunicate informazioni ufficiali su eventuali sintomi né sull’esito di possibili test diagnostici.
In Veneto, tra Padova e altre aree della regione, è stato inoltre monitorato un turista sudafricano esposto al possibile contagio. Il primo tampone è risultato negativo, ma le autorità sanitarie hanno deciso di mantenere ugualmente la sorveglianza clinica poiché un esame effettuato troppo precocemente potrebbe non rilevare immediatamente la presenza dell’infezione.
Secondo il Ministero della Salute il rischio per la popolazione italiana rimane “molto basso”, ma è stato comunque applicato il principio di “massima precauzione”, con il coinvolgimento delle strutture sanitarie regionali, dell’Istituto Spallanzani e degli uffici di sanità marittima e aeroportuale. Gli esperti ricordano che l’hantavirus non si trasmette normalmente con la stessa facilità di altre infezioni respiratorie diffuse tra esseri umani e che la principale modalità di contagio resta l’esposizione a secrezioni e materiali biologici contaminati da roditori infetti. Le Autorità italiane continuano comunque a mantenere alta l’attenzione epidemiologica in attesa dei risultati definitivi delle analisi ancora in corso.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









