Sanità pubblica, più fondi ma meno rispetto al Pil. Restano attese e rinunce alle cure. Sicilia, migliorano alcuni indicatori

9° Rapporto GIMBE, spese sanitarie ancora pesanti per le famiglie, mancano infermieri e medici in alcuni servizi. Pre-intesa sugli stipendi dei dirigenti e nuove assunzioni territoriali annunciate

Sintesi

Il finanziamento della sanità aumenta, ma perde peso rispetto alla ricchezza nazionale. Il 9° Rapporto GIMBE quantifica in 18,8 miliardi di euro le risorse aggiuntive che il servizio pubblico avrebbe ricevuto nel 2023-2026 mantenendo la quota sul Pil del 2022. Nel 2024, intanto, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami. Aumentare gli stanziamenti non basta a rendere le cure accessibili.

La Sicilia migliora rispetto al 2023, ma resta terzultima nella classifica complessiva elaborata da GIMBE. Nei dati del 2024 ottiene 49 punti nella prevenzione, sotto la soglia minima di 60, mentre supera la sufficienza nell’assistenza territoriale e ospedaliera. Nel 2025 l’aspettativa di vita è di 82,6 anni, contro 83,7 della media italiana. Il recupero lascia ancora importanti distanze da colmare.

La pre-intesa nazionale per circa 137 mila dirigenti sanitari prevede un aumento medio a regime di 560 euro lordi mensili, insieme a nuove tutele sul lavoro. In Sicilia è stato inoltre annunciato un programma da circa 2.700 assunzioni per rafforzare la rete territoriale. Per i cittadini, il risultato dipenderà dal personale effettivamente presente nei servizi.

I progressi nelle strutture non cancellano le difficoltà degli ospedali. A Gela, il 3 ottobre, almeno 4 mila persone hanno manifestato per il potenziamento del Vittorio Emanuele. I numeri provinciali sulle Case della Comunità riportati nel comunicato regionale risalgono invece ad aprile. Per valutare la situazione attuale servono dati aggiornati su organici, orari e prestazioni.

Articolo

Il diritto alla salute si misura nell’accesso alle cure

Il finanziamento cresce, ma ottenere una visita, un esame o una risposta tempestiva rimane difficile per molti cittadini. È il nodo del 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, presentato Ieri, 7 ottobre 2026, dalla Fondazione GIMBE (organizzazione indipendente di ricerca e analisi delle politiche sanitarie). Il documento esamina il SSN (Servizio sanitario nazionale), mettendo in relazione risorse, personale e accessibilità delle prestazioni.

Più miliardi, una quota minore della ricchezza nazionale

Il Fondo sanitario nazionale, cioè il denaro destinato alla sanità pubblica, è passato da 125,4 miliardi di euro nel 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. I soldi sono aumentati, ma è diminuita la parte della ricchezza italiana destinata al Fondo: dal 6,27% al 6,14% del Pil (Prodotto interno lordo, la ricchezza prodotta dal Paese). Per capirlo, ogni 100 euro prodotti dall’Italia, al Fondo andavano 6,27 euro nel 2022, e 6,14 euro nel 2026.

Se nel periodo 2023-2026 fosse stata mantenuta la quota del 2022, la sanità avrebbe ricevuto complessivamente 18,8 miliardi di euro in più. GIMBE li chiama “tagli invisibili”: il Fondo è cresciuto, ma meno di quanto sarebbe cresciuto mantenendo la stessa quota della ricchezza nazionale.

Per il periodo 2027-2029, GIMBE segnala un altro problema: la spesa sanitaria prevista supera complessivamente di 32,3 miliardi di euro il finanziamento previsto per il Fondo. È una differenza calcolata sommando i 3 anni. Occorrerà quindi chiarire con quali altre risorse coprire quella spesa. Nino Cartabellotta (presidente della Fondazione GIMBE) avverte che, senza risorse aggiuntive, la pressione potrebbe trasferirsi sui bilanci regionali e quindi sui servizi o sulle imposte. Si tratta di una previsione, il cui esito dipenderà dalle prossime decisioni finanziarie.

Il conto delle famiglie e le prestazioni rinviate

Nel 2025, su 190,1 miliardi di spesa sanitaria complessiva, 42,4 miliardi sono stati pagati direttamente dalle famiglie. Questa componente è diminuita dell’1% rispetto al 2024, mentre la spesa intermediata da fondi, assicurazioni e altri soggetti è cresciuta del 10,1%. Il dato sulle rinunce riguarda invece il 2024: 5,8 milioni di persone hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una visita o un esame. Le difficoltà economiche e le attese possono colpire contemporaneamente lo stesso paziente.

Sul piano politico, Elly Schlein (segretaria del Pd, Partito democratico) ha definito queste difficoltà una “tassa Meloni”. Licia Ronzulli (senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato) ha contestato invece l’impostazione del rapporto, richiamando la crescita nominale del finanziamento. Sono valutazioni politiche distinte dai dati e dal metodo di calcolo utilizzato da GIMBE.

Sicilia, recupero parziale e prevenzione insufficiente

La valutazione delle cure essenziali riguarda il 2024, anche se è stata diffusa e discussa nel 2026. La Sicilia ha ottenuto 196 punti su 300, con un miglioramento di 23 punti rispetto al 2023, collocandosi al 19° posto tra 21 Regioni e Province autonome. I risultati sono differenti nelle 3 aree: prevenzione 49; assistenza distrettuale, cioè territoriale, 73; assistenza ospedaliera 74.

Per risultare adempiente ai LEA (Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni che il servizio pubblico deve garantire) occorrono almeno 60 punti in ciascuna area. La Sicilia rimane quindi inadempiente per la prevenzione. Il punteggio segnala una debolezza nei servizi che aiutano a evitare le malattie o a scoprirle prima, mentre il superamento della soglia nelle altre aree non dimostra, da solo, che ogni cittadino riceva assistenza tempestiva.

Aspettativa di vita e squilibrio degli organici

Nel 2025 l’aspettativa di vita alla nascita in Sicilia è stata di 82,6 anni, contro 83,7 della media nazionale, collocando l’Isola al penultimo posto tra le Regioni. Questo indicatore risente anche delle condizioni sociali, economiche e degli stili di vita: non può essere attribuito interamente all’organizzazione sanitaria.

Negli organici, i dati del 2024 mostrano soprattutto una dotazione infermieristica inferiore alla media italiana: 3,86 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti, contro 4,75. I medici dipendenti sono invece 1,92 ogni 1.000 abitanti, contro 1,84. Le medie regionali non descrivono però la distribuzione tra reparti, specialità e territori, dove possono permanere carenze anche gravi.

La mobilità sanitaria indica gli spostamenti dei cittadini che vanno a curarsi in un’altra Regione. Quando un siciliano riceve cure a carico del servizio pubblico fuori dall’Isola, la Sicilia deve rimborsare la Regione che lo ha assistito. Quando invece un paziente di un’altra Regione viene curato in Sicilia, avviene il contrario.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche sui dati GIMBE del 2023, la Sicilia ha dovuto pagare 321,5 milioni di euro per i propri residenti curati altrove e ha ricevuto 74,8 milioni di euro per i pazienti arrivati da altre Regioni. La differenza è di 246,7 milioni di euro in meno per la sanità siciliana. Sono soldi regolati tra le Regioni, non ticket pagati direttamente dai cittadini.

Il contratto dei dirigenti sanitari

Ieri, 7 ottobre, all’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) è stata sottoscritta da tutte le organizzazioni sindacali la pre-intesa del contratto 2025-2027 dell’Area Sanità. Secondo la comunicazione dell’Agenzia, riguarda circa 137 mila dirigenti, di cui 120 mila medici e 17 mila dirigenti sanitari non medici.

L’incremento medio a regime è di 560 euro lordi mensili per 13 mensilità, composto da 393 euro del rinnovo e 167 euro di risorse aggiuntive previste dalla legge. Sono inoltre annunciate una revisione degli incarichi, maggiori tutele contro le aggressioni, permessi per gravi patologie e regole sull’intelligenza artificiale. L’accordo deve completare i controlli prima della firma definitiva: l’applicazione è attesa all’inizio del 2027.

Le assunzioni siciliane devono ancora diventare personale in servizio

Nel confronto dell’1 ottobre con i sindacati, Marcello Caruso (assessore regionale della Salute) ha illustrato un programma da 140 milioni di euro per circa 2.700 assunzioni a tempo indeterminato, destinato al potenziamento della rete territoriale e alla dotazione delle 146 Case della Comunità previste. Come riferisce Insanitas, dopo il riparto delle risorse dovranno intervenire le ASP (Aziende sanitarie provinciali) con le procedure di reclutamento. L’annuncio non coincide ancora con l’ingresso dei professionisti nei servizi.

Province, strutture territoriali e proteste ospedaliere

Il comunicato regionale sulle 57 strutture operative è stato pubblicato il 15 aprile 2026 e riporta dati del 7 aprile. Indicava 13 Case e 1 Ospedale di Comunità nel Palermitano; 15 Case e 1 Ospedale nel Catanese; 12 Case e 1 Ospedale nel Messinese; 5 Case nel Nisseno; 4 nel Siracusano; 2 a Enna; 2 a Ragusa; 1 a Trapani. Per Agrigento segnalava lavori conclusi in 4 Case e 1 Ospedale di Comunità, ancora da attivare. Questa distribuzione descrive aprile, non ottobre. Regione Siciliana

Le Case della Comunità riuniscono servizi sanitari di prossimità, mentre gli Ospedali di Comunità offrono assistenza intermedia per pazienti che non richiedono un ricovero ospedaliero ordinario. Gli investimenti del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) vanno quindi valutati anche attraverso personale disponibile, orari e prestazioni effettivamente erogate. La conclusione di un edificio e la piena operatività del servizio sono passaggi distinti.

A Gela (Comune costiero della provincia di Caltanissetta), il 3 ottobre almeno 4 mila persone hanno manifestato per potenziare l’ospedale Vittorio Emanuele. L’amministrazione comunale ha denunciato una situazione di emergenza continua, con il Pronto soccorso rimasto con un solo medico di notte. Il corteo ha riunito cittadini, associazioni e amministratori di più province, portando al centro del confronto regionale la richiesta di assistenza ospedaliera adeguata. Ansa.it

Precedenti Mediterranea24

Mediterranea24 ha già approfondito la distanza tra obiettivi PNRR certificati, attese e accessibilità delle cure, con attenzione anche alle criticità del messinese. Il precedente aiuta a leggere gli annunci attuali attraverso i risultati per i pazienti: disponibilità del medico, tempi degli esami e possibilità concreta di raggiungere i servizi.

Nell’immagine di copertina, il Ministero della Salute, l’ospedale San Vincenzo di contrada Sirina a Taormina e il Pronto soccorso del Policlinico Gaspare Rodolico di Catania.