Sintesi
Un uomo accusato di aver ucciso la moglie a Bergamo si avvale della facoltà di non rispondere davanti ai Magistrati. Le indagini ricostruiscono un contesto segnato da gelosia, minacce e tentativi non concretizzati di denuncia. La vittima aveva una relazione e aveva manifestato timori ma senza formalizzare accuse. Gli elementi raccolti indicano violenze pregresse e una dinamica ancora in fase di accertamento con autopsia e rilievi scientifici. Il caso riapre il dibattito sulla prevenzione del femminicidio e sulla protezione delle vittime di violenza domestica.

Articolo
Il procedimento giudiziario si è aperto con il silenzio dell’indagato. Il 49enne Vincenzo Dongellini ha scelto di non rispondere alle domande del Procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e del Sostituto Antonio Mele, dopo essere stato trasferito dall’ospedale al carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Valentina Sarto, 41 anni, nella loro abitazione nel quartiere di Valtesse a Bergamo. L’uomo, assistito dall’avvocato Stefania Battistelli, sarà ascoltato nelle prossime ore dal Gip (Giudice per le indagini preliminari).

La ricostruzione dei fatti, ancora oggetto di verifica investigativa, si inserisce in una sequenza temporale che parte dalle settimane precedenti al delitto. La vittima aveva intrapreso una relazione con Moris Panza, cliente del bar in cui lavorava, circostanza nota al marito e all’origine, secondo le testimonianze, di una crescente gelosia. L’uomo riferisce che la donna era consapevole delle tensioni ma riteneva di poter gestire la situazione, pur in presenza di minacce documentate tramite messaggi vocali e scritti.

Il racconto del testimone evidenzia episodi di violenza fisica limitati ma significativi, con segni evidenti riscontrati sul corpo della donna in almeno due occasioni. Nei giorni precedenti al delitto, e in particolare il sabato antecedente, la vittima si era recata presso i Carabinieri di Almenno San Salvatore per ricevere indicazioni su come procedere. Tuttavia, non venne formalizzata alcuna denuncia immediata, rinviando ogni decisione a una fase successiva.
La dinamica dell’omicidio è al vaglio degli inquirenti. Secondo i primi rilievi della Polizia scientifica, la donna sarebbe stata colpita con 6-8 coltellate tra schiena e collo. L’autopsia, disposta nelle ore successive, dovrà chiarire con precisione l’orario del decesso, stimato tra le 10 e le 11, quindi circa 1 ora e mezza prima della chiamata con cui l’indagato avrebbe avvisato la figlia 22enne residente a Cremona, dopo aver dichiarato un tentativo di suicidio.
L’intervento delle Forze dell’ordine nell’abitazione di via Pescaria ha richiesto l’accesso forzato. All’interno, la vittima è stata trovata priva di vita nella camera da letto, in un contesto che conferma la violenza dell’aggressione. Le indagini proseguono con l’acquisizione di testimonianze e elementi digitali, tra cui i messaggi conservati dal testimone.
Sul piano umano, il dolore della famiglia emerge dalle parole della madre Lia Ventura, che in un messaggio pubblico ha espresso il proprio cordoglio e il senso di impotenza per non essere riuscita a proteggere la figlia. Parallelamente, la comunità locale ha organizzato una commemorazione davanti all’abitazione teatro del delitto, esponendo uno striscione con la scritta “La violenza sulle donne non ha mai giustificazioni”.
Il caso si inserisce nel quadro normativo italiano in materia di violenza domestica, rafforzato da interventi legislativi come il cosiddetto “Codice Rosso” (procedura accelerata per reati di violenza di genere), che impone tempi rapidi di intervento dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, la vicenda evidenzia ancora criticità nella fase preventiva, soprattutto quando le vittime non formalizzano denunce nonostante segnali evidenti di rischio.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









