Sintesi
La Regione Siciliana interviene nuovamente sulla legge relativa alle strutture turistico-ricettive dopo le polemiche nate attorno alla Legge regionale n. 6 del 25 febbraio 2025 e al Decreto assessoriale n. 2104 del 25 giugno 2025. Il Tar della Siiclia, con la sentenza n. 1268 del 2026, ha annullato alcune disposizioni considerate eccessivamente restrittive per il comparto extralberghiero. Tra i requisiti contestati figuravano l’obbligo di materassi ignifughi, televisori da 32 pollici e la presenza del 50% del personale con conoscenza della lingua inglese. L’Ars ha quindi approvato modifiche alla normativa regionale per semplificare le procedure e ridurre gli obblighi a carico delle imprese turistiche. Viene eliminato l’obbligo di Scia (Segnalazione certificata di inizio attività ) per le locazioni turistiche non imprenditoriali. Gli affittacamere potranno operare anche in più unità immobiliari dello stesso stabile. Per il turismo rurale sarà possibile sostituire la ristorazione completa con formule di degustazione dei prodotti tipici locali. Slitta inoltre al 31 dicembre 2027 il termine per la riclassificazione alberghiera e viene introdotta una sanatoria fino al 31 dicembre 2026 per le pratiche ancora pendenti. L’assessore regionale al Turismo Elvira Amata sostiene che le modifiche nascono dal confronto continuo con gli operatori economici. Il M5S invece, accusa il governo Schifani di avere scritto norme inizialmente distanti dalla realtà urbanistica ed economica siciliana. La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sugli affitti brevi, sulla regolamentazione delle piattaforme turistiche online e sul difficile equilibrio tra sviluppo turistico, concorrenza e tutela dei centri storici.

Articolo
La Regione Siciliana modifica ancora la disciplina sulle strutture turistico-ricettive nel tentativo di superare le contestazioni amministrative, le proteste delle associazioni di categoria e le difficoltà operative emerse dopo l’entrata in vigore della Legge regionale n. 6 del 25 febbraio 2025 dedicata alla regolamentazione del settore turistico e dell’ospitalità . Il nuovo intervento legislativo approvato dall’Ars (Assemblea regionale siciliana) rappresenta l’ennesimo correttivo a una normativa che, sin dalla sua approvazione, aveva suscitato forti critiche da parte di proprietari di case vacanze, gestori di Bed and Breakfast (Bed and Breakfast, struttura ricettiva a conduzione prevalentemente familiare), affittacamere e operatori dell’accoglienza diffusa nei centri storici siciliani.

L’origine della vicenda risale al 25 febbraio 2025, quando la Regione Siciliana approvò la nuova disciplina organica del comparto turistico-ricettivo con l’obiettivo dichiarato di uniformare le regole, migliorare la qualità dell’offerta e rafforzare i controlli amministrativi. Successivamente, il 25 giugno 2025, l’assessorato regionale del Turismo emanò il Decreto assessoriale n. 2104 contenente i requisiti minimi obbligatori applicabili alle strutture alberghiere ed extralberghiere. Quel provvedimento impose una lunga serie di prescrizioni tecniche e strutturali considerate da numerosi operatori eccessivamente onerose e sproporzionate rispetto alle dimensioni delle attività familiari e delle piccole strutture presenti soprattutto nei borghi storici e nei piccoli comuni turistici dell’isola.

Tra le disposizioni finite al centro delle contestazioni vi erano l’obbligo di dotare le camere di materassi ignifughi, la presenza obbligatoria di televisori da 32 pollici, specifici standard dimensionali per gli ambienti e perfino la previsione secondo cui almeno il 50% del personale avrebbe dovuto conoscere la lingua inglese. Diverse associazioni di categoria denunciarono il rischio di una paralisi del comparto extralberghiero, sostenendo che la normativa avrebbe favorito soltanto le grandi strutture alberghiere penalizzando le attività a gestione familiare e l’ospitalità diffusa. Secondo le organizzazioni del settore, molte prescrizioni risultavano scollegate dalla realtà urbanistica siciliana, caratterizzata da edifici storici spesso impossibili da adeguare senza costosi interventi edilizi.
Il contenzioso amministrativo arrivò quindi davanti al Tar (Tribunale amministrativo regionale) della Sicilia che, con la sentenza n. 1268 del 4 maggio 2026, ha annullato dodici disposizioni del Decreto assessoriale n. 2104 del 2025 giudicandole illegittime o eccessivamente invasive. La decisione dei Giudici amministrativi ha rappresentato una significativa battuta d’arresto per il governo regionale guidato dal presidente Renato Schifani e per l’assessorato regionale al Turismo diretto da Elvira Amata. Secondo diverse interpretazioni giuridiche, il Tar avrebbe ritenuto sproporzionati alcuni requisiti imposti alle strutture extralberghiere, evidenziando il principio di ragionevolezza amministrativa e la necessità di non ostacolare irragionevolmente l’attività economica privata.
Dopo la pronuncia del Tar, il Governo regionale è intervenuto rapidamente con nuovi emendamenti alla Legge regionale n. 6 del 2025 per correggere le disposizioni maggiormente contestate e alleggerire il carico burocratico sulle imprese turistiche. Tra le novità principali figura l’eliminazione dell’obbligo di presentazione della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività ) per le locazioni turistiche non imprenditoriali. Rimane invece l’obbligo per le attività esercitate in forma imprenditoriale, ossia per chi gestisce più di 4 unità immobiliari, soglia oltre la quale la normativa regionale considera l’attività di natura professionale e non più occasionale o privata.
La riforma modifica anche la disciplina degli affittacamere consentendo l’esercizio dell’attività in più unità immobiliari collocate all’interno dello stesso edificio. Si tratta di una scelta che punta a favorire modelli di ospitalità diffusa molto presenti nei centri storici della Sicilia e nelle località turistiche caratterizzate da immobili di piccole dimensioni. Secondo gli operatori del settore, la modifica consentirà maggiore flessibilità gestionale e potrebbe favorire nuovi investimenti soprattutto nei territori a forte vocazione turistica come Palermo, Catania, Taormina, Siracusa e Cefalù.
Importanti cambiamenti riguardano anche il turismo rurale. La normativa aggiornata prevede infatti la possibilità di sostituire la ristorazione completa con semplici formule di degustazione dei prodotti tipici locali. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è valorizzare le eccellenze agroalimentari siciliane con modelli più snelli e meno costosi da gestire, capaci di attrarre soprattutto il turismo internazionale interessato all’enogastronomia e alle esperienze territoriali.
Il legislatore regionale ha inoltre previsto la proroga al 31 dicembre 2027 per la riclassificazione delle strutture alberghiere e una finestra di regolarizzazione fino al 31 dicembre 2026 per le posizioni amministrative ancora pendenti. Tale scelta punta a evitare un sovraccarico burocratico sugli uffici comunali e regionali e a consentire alle imprese di adeguarsi gradualmente ai nuovi requisiti senza il rischio immediato di sospensioni o sanzioni amministrative.
L’assessore regionale al Turismo Elvira Amata ha dichiarato che le modifiche sono il risultato di una continua interlocuzione con gli operatori del settore e rappresentano un tentativo di trasformare in norme concrete le esigenze delle imprese che investono nel turismo siciliano. Secondo Amata, il nuovo intervento legislativo avrebbe lo scopo di creare regole più chiare, snelle e sostenibili per un comparto strategico dell’economia regionale.
Di segno opposto la posizione del M5S. I deputati regionali Antonio De Luca e Stefania Campo hanno definito le modifiche una nuova retromarcia del governo Schifani sostenendo che le norme originarie fossero scollegate dalla concreta realtà economica, urbanistica e sociale della Sicilia. Secondo i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, il Governo regionale avrebbe inizialmente ignorato le caratteristiche dell’ospitalità diffusa siciliana e il ruolo svolto dalle piccole attività familiari nel sistema turistico isolano.
Nel quadro generale resta comunque aperto il confronto nazionale sugli affitti brevi e sulla regolamentazione delle piattaforme online. Negli ultimi anni il legislatore nazionale ha introdotto il Cin (Codice identificativo nazionale) obbligatorio per le strutture ricettive e le locazioni turistiche, oltre a nuovi obblighi assicurativi, statistici e fiscali. Parallelamente numerose città italiane discutono misure restrittive sugli affitti brevi per limitare l’aumento dei canoni abitativi e lo spopolamento dei centri storici. La Sicilia, tuttavia, continua a puntare su un modello turistico fortemente basato sull’ospitalità diffusa, sulle case vacanze e sulle microstrutture ricettive, considerate fondamentali per sostenere il turismo nei piccoli comuni e nelle aree periferiche dell’Isola.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









