Petrolio e carburanti risalgono con la guerra USA-Iran. In Sicilia con il taglio delle accise il gasolio a 2,12 €

Il Brent è tornato sopra 90 dollari. Assottigliato il beneficio fiscale applicato al diesel. L’Isola è seconda in Italia per il prezzo medio regionale. il comparto agricolo chiede sostegni

Sintesi

Il nuovo ciclo di rincari è derivato dal conflitto iniziato il 28 febbraio 2026 tra gli Stati Uniti e l’Iran. La forte riduzione dei transiti nello Stretto di Hormuz, attraversato prima della guerra da circa 1 quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas, ha limitato l’offerta disponibile e aumentato il rischio incorporato nelle quotazioni energetiche.

Dal 1° gennaio le imposte applicate a benzina e gasolio sono state riallineate, con una diminuzione di 4,05 centesimi per la benzina e un incremento equivalente per il diesel. Dopo diversi interventi temporanei adottati durante la primavera, il 27 luglio il Governo ha deciso una nuova riduzione fiscale di circa 17 centesimi al litro sul solo gasolio, valida complessivamente dal 28 luglio al 6 agosto.

Il 31 luglio il prezzo medio nazionale sulla rete stradale è salito a 2,080 euro al litro per il gasolio e a 1,995 euro per la benzina. Il 1° agosto, sulla rete autostradale, il diesel è stato rilevato a 2,171 euro e la benzina a 2,083 euro. In Sicilia il gasolio ha raggiunto 2,121 euro al litro e la benzina 2,007 euro.

Nell’ultima seduta disponibile del 31 luglio, il Brent ha chiuso a 90,12 dollari al barile e il petrolio statunitense a 84,67 dollari. Nella notte del 1° agosto una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato all’ingresso dello Stretto di Hormuz, senza vittime, mentre sono rimaste aperte le ipotesi di nuovi attacchi e di una prosecuzione dei negoziati sulla navigazione.

L’aumento del gasolio ha aggravato anche le spese delle imprese agricole. Le organizzazioni di categoria hanno chiesto di estendere ai mesi di giugno e luglio il credito d’imposta destinato al carburante agricolo e di consentirne l’utilizzo fino al 2027, ma queste modifiche sono ancora proposte da inserire durante l’esame parlamentare e non misure già approvate.

Articolo

Il riacutizzarsi della guerra tra USA e Iran ha spinto nuovamente verso l’alto le quotazioni del greggio e i prezzi dei carburanti. Una parte consistente del beneficio concesso dal Governo attraverso la riduzione delle accise sul diesel è stata così riassorbita dall’incremento del costo della materia prima e dalle tensioni accumulate lungo le principali rotte energetiche.

Il conflitto è iniziato il 28 febbraio 2026 e ha assunto rapidamente una dimensione economica mondiale per il sostanziale blocco dello Stretto di Hormuz (passaggio marittimo tra Iran e Oman che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman). Prima della guerra vi transitava circa 1 quinto delle forniture globali di petrolio e gas. Anche lo Stretto di Bab el-Mandeb (via d’acqua tra lo Yemen e il Corno d’Africa che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden) è divenuto più insicuro a causa delle minacce alle navi commerciali, riducendo la possibilità di utilizzare senza rischi una rotta alternativa.

Nella seduta del 31 luglio, l’ultima disponibile prima del fine settimana, il Brent, greggio estratto nel Mare del Nord (area marina dell’Europa settentrionale), ha concluso gli scambi a 90,12 dollari al barile, con una crescita giornaliera dell’1,2%. Il WTI (West Texas Intermediate, petrolio di riferimento statunitense) ha terminato a 84,67 dollari, aumentando dell’1,3%. Nell’intero mese di luglio il primo è avanzato del 24% e il secondo del 21%, mentre le scorte commerciali americane di greggio sono scese al livello più basso dal 2018.

La prospettiva è rimasta estremamente incerta. Nelle prime ore del 1° agosto il centro britannico incaricato di controllare la sicurezza della navigazione commerciale ha comunicato che una petroliera è stata raggiunta da un proiettile non identificato all’ingresso di Hormuz, senza causare vittime. Nelle ore precedenti Teheran aveva riferito di avere fermato o costretto a cambiare rotta altre imbarcazioni, mentre sono proseguiti i colloqui con l’Oman (sultanato situato nella penisola arabica) per regolare il traffico marittimo. Contemporaneamente sono circolate indiscrezioni su possibili nuovi attacchi statunitensi contro infrastrutture iraniane. Questi elementi rendono probabile una fase caratterizzata da oscillazioni molto ampie, con rialzi immediati in caso di altri attacchi alle navi e possibili diminuzioni soltanto davanti a un’intesa credibile sulla riapertura delle rotte.

Le accise sono imposte indirette calcolate sulla quantità di carburante immessa in consumo. Su tale importo viene applicata anche l’IVA (imposta sul valore aggiunto), per cui una diminuzione di 14 centesimi dell’accisa produce alla pompa un vantaggio complessivo di circa 17 centesimi. Il sistema delle cosiddette “accise mobili” risale alla legge finanziaria del 2008 e consente di finanziare una riduzione dell’imposta attraverso le maggiori entrate IVA ottenute quando il prezzo industriale dei carburanti aumenta. Il meccanismo non opera automaticamente nello stesso giorno del rincaro, poiché occorre prima determinare l’effettivo maggiore gettito fiscale.

Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il riallineamento tra benzina e diesel. L’accisa sulla prima è stata abbassata di 4,05 centesimi al litro, mentre quella applicata al secondo è cresciuta dello stesso valore, portando entrambe le aliquote ordinarie a 672,90 euro ogni 1.000 litri. L’obiettivo dichiarato è stato quello di ridurre il trattamento fiscale favorevole riservato storicamente al gasolio, considerato un sussidio dannoso sotto il profilo ambientale. La successiva guerra e il maggiore rincaro del diesel hanno però costretto l’esecutivo a intervenire più volte con provvedimenti provvisori.

L’ultimo intervento è stato introdotto dal decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, entrato in vigore il giorno seguente. Per il periodo dal 30 luglio al 6 agosto l’accisa sul gasolio e sull’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrotrattato) è stata ridotta da 0,67290 a 0,53290 euro al litro. Un decreto separato dei ministeri economico e ambientale ha applicato la medesima diminuzione il 28 e 29 luglio. La riduzione fiscale è risultata quindi operativa senza interruzioni dal 28 luglio al 6 agosto e ha prodotto un abbattimento teorico di 0,17008 euro al litro, comprensivo dell’IVA.

Il taglio non ha tuttavia mantenuto il gasolio sotto la soglia psicologica di 2 euro. Secondo il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ossia “prodotto in Italia”), il 30 luglio il diesel in modalità self service (rifornimento autonomo) costava mediamente 2,066 euro al litro sulla rete stradale. Il 31 luglio è salito a 2,080 euro, con un aumento di 1,4 centesimi in 24 ore. Nello stesso intervallo la benzina, esclusa dalla riduzione fiscale, è passata da 1,989 a 1,995 euro. In autostrada il gasolio è aumentato da 2,165 a 2,175 euro e la benzina da 2,076 a 2,081 euro.

Il 1° agosto la media autostradale è stata aggiornata a 2,171 euro per il diesel e a 2,083 euro per la benzina. Il dato nazionale della rete ordinaria non era stato ancora rinnovato, mentre erano già disponibili le rilevazioni territoriali elaborate sui prezzi comunicati dai distributori e in vigore alle ore 8.

In Sicilia il gasolio ha raggiunto 2,121 euro al litro e la benzina 2,007 euro. Il diesel più costoso è stato rilevato nella Provincia autonoma di Bolzano (nel Trentino-Alto Adige) a 2,133 euro, seguita dall’Isola e dalla Calabria a 2,119 euro. La graduatoria del 1° agosto ha quindi confermato la Sicilia al 2° posto nazionale, ma con valori superiori a quelli comunicati il giorno precedente.

Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha calcolato che il vantaggio reale rispetto ai prezzi del 27 luglio si è ridotto a 10,5 centesimi al litro sulla rete ordinaria e a circa 8 centesimi in autostrada. Per un pieno di 50 litri, lo scarto rispetto ai 17 centesimi annunciati equivale a una spesa aggiuntiva di circa 3,30 euro. La differenza non dimostra necessariamente una mancata applicazione fiscale da parte dei gestori, poiché il prezzo finale comprende anche la quotazione internazionale del prodotto raffinato, i costi di trasporto, i margini commerciali e le variazioni intervenute tra l’acquisto e la vendita.

Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia) ha definito il provvedimento tempestivo ma non risolutivo. Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze, esponente della Lega) ha assicurato che l’andamento sarebbe rimasto sotto osservazione. Antonio Tajani (vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia) ha annunciato una nuova valutazione nel Consiglio dei ministri del 4 agosto, quando dovrà essere deciso se adottare ulteriori interventi prima della scadenza del 6 agosto. In una precedente intervista aveva riconosciuto che i provvedimenti fiscali possono soltanto attenuare temporaneamente gli effetti economici della guerra e del blocco di Hormuz.

Le conseguenze hanno coinvolto direttamente anche le aziende agricole, già esposte ai maggiori costi del carburante, dei fertilizzanti, dell’energia e dei trasporti. Cia-Agricoltori Italiani (Confederazione italiana agricoltori) ha presentato proposte di modifica al provvedimento durante la sua conversione alla Camera dei deputati. L’organizzazione ha domandato di prorogare il credito d’imposta per il gasolio agricolo ai mesi di giugno e luglio e di consentirne l’impiego in compensazione fino al 2027, così da evitare l’incapienza, cioè l’impossibilità per alcune imprese di utilizzare interamente il beneficio in quanto non dispongono di imposte sufficienti da compensare. È stata richiesta anche l’estensione fino a luglio del sostegno destinato all’acquisto dei fertilizzanti. Si tratta, al 1° agosto, di emendamenti proposti e non ancora definitivamente approvati.

La durata effettiva del sollievo per automobilisti, autotrasportatori e imprese dipenderà ora soprattutto dall’evoluzione militare. Una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz e un accordo verificabile sui transiti potrebbero ridurre rapidamente il premio di rischio accumulato sul greggio. Nuovi attacchi alle petroliere, alle infrastrutture energetiche o alle basi militari potrebbero invece riportare il Brent verso i massimi di luglio e cancellare completamente l’effetto dello sconto fiscale. Anche un’eventuale proroga delle accise mobili avrebbe quindi natura temporanea e non potrebbe isolare a lungo i prezzi italiani da una crisi internazionale che interessa una delle principali arterie energetiche mondiali.