Sintesi
Le elezioni amministrative siciliane del 24 e 25 maggio 2026 hanno consegnato un quadro politico in cui la presenza femminile alla guida dei Comuni resta minoritaria, ma assume un valore simbolico rilevante. Secondo gli ultimi dati, sono 14 le sindache elette su 45 candidate. Tra le nuove prime cittadine spiccano Andreana Patti a Marsala, quarta città siciliana per peso demografico, Melangela Scolaro a Barcellona Pozzo di Gotto con l’area di Cateno De Luca, Ida Cuffaro a Raffadali, nipote dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, e Anna Canzoneri a Campofelice di Fitalia, vedova del sindaco Pietro Aldegheri, morto in carica. Il dato conferma che le donne avanzano nei Comuni siciliani, ma anche che molte candidature restano legate a reti civiche, continuità amministrative, famiglie politiche o coalizioni già strutturate. Una candidatura femminile non rappresenta sempre cambiamento fsl pstrircsto, così come una maschile non indica necessariamente anacronistica continuità politica. Il voto del 2026 in Sicilia mostra una crescente richiesta di rinnovamento politico, competenze amministrative e maggiore equilibrio tra uomini e donne nelle istituzioni locali.

Articolo
Le amministrative siciliane del 24 e 25 maggio 2026 hanno riaperto il confronto sulla rappresentanza femminile nei Comuni dell’Isola. Le candidate sindache erano 45 e le elette, secondo il primo conteggio, inizialmente indicato in 13. Il dato però potrebbe essere di 14 poiché risulta adesso anche eletta Giovanna Casà a Sambuca di Sicilia, portando il totale a 14. La circostanza non cambia il significato politico del voto: le donne restano una minoranza nella guida degli enti locali, ma in diversi centri hanno conquistato ruoli decisivi.

A Marsala, in provincia di Trapani, Andreana Patti è diventata sindaca con il sostegno del campo largo, formato da Partito Democratico (PD), Movimento 5 Stelle (M5S), Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e componenti moderate. La sua elezione pesa perché riguarda una delle città più importanti della Sicilia occidentale e segna una svolta dopo una competizione molto combattuta. Avvocata e figura civica, Patti ha costruito la campagna elettorale sui temi della cura della città, delle contrade, dei servizi, della partecipazione e dell’inclusione.

A Termini Imerese è stata riconfermata Maria Terranova, esponente del centrosinistra, già alla guida del Comune. Giovane amministratrice, con esperienza maturata nell’Amministrazione locale. Terranova ha ottenuto una vittoria netta e ha consolidato la propria posizione politica in una città complessa, segnata negli anni da crisi industriali, difficoltà occupazionali e necessità di rilancio economico.
A Raffadali, nell’agrigentino, è stata eletta Ida Cuffaro, 27 anni, esponente della Democrazia Cristiana (DC), nipote dell’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore “Totò” Cuffaro. La sua vittoria ha attirato attenzione regionale e nazionale perché unisce il dato generazionale alla continuità di una famiglia politica molto radicata nel territorio. Il suo successo conferma il peso delle reti locali e dei riferimenti politici storici nei piccoli e medi Comuni siciliani.
A Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, Rosa Maria Izzo è diventata sindaca con la lista “Uniti continuiamo per Vallelunga”. La sua affermazione viene letta come scelta di continuità amministrativa e, al tempo stesso, come passaggio storico per il Comune, che elegge una donna alla guida dell’Ente. Nelle cronache locali viene indicata con il titolo di dottoressa, mentre non risultano pubblici e uniformemente verificabili ulteriori dati personali completi su età, professione e famiglia.
Nel catanese, Maria Aurora Catalano è stata eletta sindaca di Milo. La sua vittoria arriva in un piccolo centro dell’Etna e rientra tra i risultati che mostrano come la rappresentanza femminile trovi spazio soprattutto nei Comuni dove il rapporto diretto con la comunità e la conoscenza del territorio restano determinanti.
Nell’ennese sono state elette Carmelina Cutrona a Valguarnera Caropepe e Anna Maria Gemmellaro a Nicosia. Entrambe rappresentano due passaggi amministrativi rilevanti in territori interni, dove il tema della guida femminile si intreccia con le sfide dello spopolamento, dei servizi, della tenuta sociale e della capacità di amministrare comunità spesso lontane dai grandi centri decisionali regionali.
Nel messinese il dato femminile è particolarmente significativo. A Barcellona Pozzo di Gotto, Melangela Scolaro, avvocata e candidata sostenuta da Sud chiama Nord, ha vinto al primo turno con un risultato maturato sul filo dei voti. La sua elezione è stata rivendicata da Cateno De Luca come un successo politico dirompente contro gli schieramenti tradizionali. Tuttavia, la nuova sindaca dovrà amministrare senza una maggioranza pienamente favorevole in Consiglio comunale, elemento che renderà delicata la gestione amministrativa.
Sempre nel messinese, Giusi Cicciari è stata eletta a Merì e Maria Spidaleri a Saponara. Anche in questi casi si descrivono vittorie maturate dentro percorsi civici e territoriali, più che dentro grandi appartenenze nazionali. Il loro compito sarà quello di trasformare il consenso personale in stabilità amministrativa, servizi e capacità di risposta alle esigenze quotidiane delle comunità.
Nel palermitano sono state elette Maria Crocetta Di Pasquale ad Aliminusa, Anna Canzoneri a Campofelice di Fitalia e Rossella Covello a Carini. Di Pasquale ha vinto con una lista civica e rappresenta una continuità amministrativa locale. Canzoneri ha raccolto l’eredità del marito Pietro Aldegheri, sindaco scomparso nel gennaio 2026, e la sua elezione ha assunto anche il valore di un omaggio collettivo alla precedente amministrazione. Covello, insegnante ed ex consigliera comunale, è diventata la prima donna alla guida di Carini, sostenuta dal centrodestra, e il suo risultato ha un peso politico particolare in una città popolosa dell’area metropolitana di Palermo.
Il quadro complessivo mostra una Sicilia in movimento ma ancora lontana da una reale parità nella guida dei Comuni. Le nuove sindache arrivano da storie diverse: alcune sono espressione di continuità, altre di coalizioni civiche, altre ancora di famiglie politiche consolidate o di esperienze professionali già radicate nel territorio. Il dato più interessante è che, già in vista delle prossime amministrative, in diversi Comuni si discute della possibilità di contrapporre agli attuali sindaci uomini figure femminili indipendenti, capaci di rompere equilibri politici considerati troppo lunghi, chiusi o patriarcali.
La questione non riguarda soltanto il genere, ma la qualità della rappresentanza. Una candidatura femminile non è automaticamente alternativa ai vecchi sistemi, così come una candidatura maschile non è necessariamente espressione di conservazione. Tuttavia, il voto del 2026 dimostra che nei territori siciliani cresce la richiesta di volti nuovi, competenze amministrative, autonomia politica e maggiore equilibrio tra uomini e donne nelle istituzioni locali. Le 14 diventano così il segnale di un cambiamento ancora parziale, ma ormai visibile.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









