Sintesi
Le elezioni amministrative siciliane del 24 e 25 maggio 2026 hanno coinvolto 71 comuni, tra cui Agrigento, Enna e Messina, e hanno consegnato un quadro politico molto diverso rispetto alla vigilia. Il centrodestra, che governava molti dei principali centri chiamati alle urne, ha pagato divisioni interne, candidature contrapposte e tensioni tra Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, UDC (Unione di Centro), MPA (Movimento per l’Autonomia) e DC (Democrazia Cristiana). Il centrosinistra e il campo progressista hanno invece consolidato posizioni importanti a Marsala, Termini Imerese, Floridia, Lentini ed Enna, mentre a Messina si è confermato Federico Basile, espressione del progetto civico di Cateno De Luca. Agrigento resta il caso più delicato, con Michele Sodano avanti ma sotto la soglia utile per evitare il ballottaggio. Il voto assume così un valore politico che va oltre i municipi e anticipa la sfida per le prossime Regionali siciliane.

Articolo
Il primo turno delle amministrative in Sicilia ha aperto una fase politica nuova. Prima dell’apertura delle urne il centrodestra amministrava gran parte dei principali comuni al voto, mentre il centrosinistra partiva da una posizione più ridotta. Dopo lo scrutinio, il quadro si è rovesciato in diversi territori e ha mostrato con chiarezza quanto le fratture interne alla coalizione che sostiene il presidente Renato Schifani alla Regione Siciliana abbiano pesato sul risultato finale.

Il voto si è svolto domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026. I comuni coinvolti sono stati 71: 54 con sistema maggioritario e 17, cioè quelli sopra i 15 mila abitanti, con sistema proporzionale. Nei centri più grandi la normativa siciliana consente l’elezione al primo turno se un candidato supera il 40% dei voti validi, mentre in caso contrario si va al ballottaggio. La consultazione di secondo turno è fissata per il 7 e 8 giugno 2026.

Il dato politico più rilevante riguarda l’arretramento del centrodestra nei grandi centri. A Marsala ha vinto Andreana Maria Patti, sostenuta da un progetto civico e progressista. A Enna si è imposto Vladimiro, detto Mirello, Crisafulli, figura storica della politica siciliana, candidato senza il simbolo ufficiale del PD (Partito Democratico) e senza quello del M5S (Movimento 5 Stelle), ma comunque riconducibile all’area del centrosinistra. A Termini Imerese Maria Terranova ha ottenuto una conferma molto larga, sostenuta da PD, M5S e liste civiche. A Floridia si riconferma di Marco Carianni, mentre a Lentini eletto Enzo Pupillo.
Il centrodestra conserva alcune vittorie significative. A Carini Rossella Covello diventa la prima sindaca donna della città, sostenuta da un centrodestra quasi compatto. A Milazzo viene confermato Pippo Midili. A Ribera Carmelo Pace, capogruppo della DC all’ARS (Assemblea Regionale Siciliana), conquista la fascia tricolore. Ad Augusta l’uscente Giuseppe Di Mare ottiene un risultato molto ampio, pur correndo senza il simbolo diretto di Fratelli d’Italia.
Il caso più emblematico resta Agrigento. Michele Sodano, sostenuto dall’area progressista e da Controcorrente, movimento legato a Ismaele La Vardera, chiude davanti a Dino Alonge, candidato sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, UDC e MPA. Tuttavia il risultato si ferma poco sotto la soglia del 40%, si andrà al ballottaggio il 7 e 8 giugno. Qui il centrodestra paga la spaccatura provocata dalla candidatura di Luigi Gentile, sostenuto da Lega e DC, che ha sottratto consensi decisivi all’altra parte della coalizione.
Anche a Enna le divisioni hanno inciso. Crisafulli ha intercettato voti trasversali e ha battuto nettamente Ezio De Rosa, candidato del centrodestra. La sua vittoria ha un valore simbolico forte perché arriva in un capoluogo amministrato dall’area avversaria e perché conferma il peso personale di un dirigente politico che, pur senza simboli ufficiali, resta riconoscibile nel campo progressista.
A Messina la partita più importante è stata vinta da Federico Basile, sostenuto da Sud chiama Nord e dal sistema politico costruito da Cateno De Luca. La scelta di puntare su molte liste e su una rete capillare di candidati al consiglio comunale ha premiato il sindaco uscente, che ha superato nettamente Marcello Scurria, candidato del centrodestra, e Antonella Russo, sostenuta dal campo largo. Il dato messinese conferma la forza personale e territoriale di De Luca, anche se nella provincia il suo movimento non ottiene ovunque lo stesso risultato.
Nel catanese il quadro resta articolato. A Bronte Giuseppe Castiglione, parlamentare nazionale e genero dell’uscente Pino Firrarello, non riesce a chiudere la partita al primo turno e dovrà affrontare il ballottaggio. A Calatabiano torna il sindaco sfiduciato nei mesi precedenti. A Mascali vince Salvatore Gullotta, sostenuto da Lega, MPA e Fratelli d’Italia. A Milo prevale Aurora Catalano in una sfida tutta al femminile. A Pedara viene riconfermato Alfio Cristaudo, mentre a Randazzo, comune sciolto in passato per infiltrazioni mafiose, si impone Nino Grillo. A San Giovanni la Punta eletto sindaco Mario Brancato appoggiata da otto liste, tra cui Forza Italia, Movimento per l’Autonomia, Sud chiama Nord e diverse realtà civiche territoriali.
Nel palermitano spiccano il successo di Maria Terranova a Termini Imerese, la vittoria di Giovanni Pitarresi a Villabate e l’affermazione di Rossella Covello a Carini. A Godrano e Santa Cristina Gela, dove era presente un solo candidato, è stato superato il quorum necessario.
Nel trapanese la vittoria di Andreana Patti a Marsala assume un peso politico rilevante. La nuova sindaca ha costruito una proposta civica ampia, sostenuta da progressisti, moderati, riformisti e liberal democratici, espressione inglese che indica un orientamento liberale e democratico. Il suo programma, chiamato “I care”, cioè “mi prendo cura”, ha puntato sulla città, sui servizi e sulla ricostruzione di un rapporto diretto con i cittadini. La sconfitta del centrodestra appare ancora più pesante perché Massimo Grillo e Giulia Adamo, divisi, hanno disperso un bacino di voti che unito avrebbe potuto rendere la sfida molto più aperta.
Nel siracusano Augusta resta al centrodestra con Giuseppe Di Mare, Floridia conferma la forza del centrosinistra con Marco Carianni. Lentini mostra un confronto più serrato tra campo progressista che conferma Enzo Pupillo e il centrodestra. A Ispica, nel ragusano, si va al ballottaggio tra il civico Pierenzo Muraglie e Serafino Arena, sostenuto da M5S, AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) e dall’area di Controcorrente.
Le reazioni politiche confermano la lettura nazionale e regionale del voto. Renato Schifani ha invitato a considerare i risultati come l’effetto di dinamiche territoriali e ha annunciato un confronto con la Maggioranza dopo i ballottaggi. Carolina Varchi, esponente di Fratelli d’Italia, ha riconosciuto che le divisioni hanno penalizzato la coalizione. Nel centrodestra cresce la tensione verso la Lega, accusata in più comuni di avere costruito alleanze autonome con la DC e con pezzi del mondo cuffariano, cioè vicino all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro.
Nel centrosinistra il clima è opposto. Il PD, il M5S, Controcorrente, i socialisti, AVS e Italia Viva leggono il risultato come una prova positiva in vista delle Regionali. Nuccio Di Paola, esponente del M5S, sostiene che il campo alternativo può battere le destre. Anthony Barbagallo, segretario regionale del PD, rilancia invece il tema delle primarie, cioè consultazioni aperte per scegliere il candidato alla presidenza della Regione. Resta però il nodo della leadership, perché il M5S rivendica un ruolo centrale e Ismaele La Vardera mantiene una propria candidatura autonoma.
La normativa di riferimento resta quella regionale siciliana sull’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali, fondata sulla legge regionale n. 7 del 26 agosto 1992 e sulle successive modifiche. Il tratto distintivo del sistema siciliano è la soglia del 40% nei comuni sopra i 15 mila abitanti, che consente l’elezione immediata del sindaco senza attendere il 50% più 1 previsto in molti altri contesti. Questa regola ha avuto un peso decisivo in molte sfide, perché ha reso possibile vincere al primo turno dove il candidato ha superato quella soglia o ha rinviato tutto al ballottaggio dove il risultato si è fermato poco sotto.
Il messaggio politico finale è netto. Il centrodestra non è stato sconfitto ovunque, ma è apparso fragile quando si è presentato diviso. Il centrosinistra non ha vinto in modo uniforme, ma ha dimostrato che un’alleanza larga può essere competitiva. Le liste civiche e i candidati fuori dagli schemi tradizionali, da Basile a Messina a Crisafulli a Enna fino a Sodano ad Agrigento, confermano che in Sicilia il consenso personale, le reti territoriali e la credibilità locale contano spesso più dei simboli di partito. Per questo le amministrative del 2026 non chiudono solo una tornata comunale, ma aprono la lunga corsa verso Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione Siciliana.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









