Sintesi
Il gruppo KFC, colosso americano del pollo fritto, consolida la propria presenza in Italia con un piano di espansione al 2026 basato su investimenti rilevanti nuove aperture e aumento dell’occupazione. I risultati del 2025 mostrano una crescita significativa superiore alla media del settore con ricavi clienti e punti vendita in forte aumento. La strategia futura punta su digitalizzazione controllo diretto dei ristoranti e rafforzamento territoriale con obiettivi di lungo periodo fino al 2028. Il contesto italiano viene confermato come strategico anche alla luce delle dinamiche del mercato della ristorazione e delle politiche economiche nazionali. L’espansione territoriale riguarda in particolare le aree già consolidate come Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia. Il “Bel Paese” continua a mantenere pressoché in ogni settore un ruolo seducente nel contesto internazionale.

Articolo
L’Italia si conferma sempre più attrattiva per i capitali internazionali e in particolare per il comparto della ristorazione commerciale, dove KFC (Kentucky Fried Chicken, pollo fritto del Kentucky), ha delineato un programma di sviluppo che rafforza la propria presenza industriale e occupazionale. Secondo i dati diffusi e verificati, il piano per il 2026 prevede investimenti pari a 35 milioni di euro con l’apertura di 35 nuovi ristoranti e l’inserimento di oltre 800 lavoratori, determinando un ampliamento significativo della rete nazionale e della forza lavoro.

Dal punto di vista cronologico, il percorso di crescita trova le sue basi nei risultati del 2025, anno concluso con ricavi pari a 230,4 milioni di euro e un incremento del 29% rispetto al 2024, valore nettamente superiore alla media del settore della ristorazione veloce. Nello stesso periodo i punti vendita hanno raggiunto quota 150 con un aumento del 32% mentre i clienti serviti sono stati 30,5 milioni con una crescita del 22% e un totale di 3.750 addetti. Questi dati rappresentano il presupposto su cui si innesta il programma 2026 che mira a portare il fatturato a 281 milioni di euro con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente e una base clienti prevista in crescita fino a 36,7 milioni.

L’amministratore delegato Corrado Cagnola ha evidenziato come “il 2025 non sia stato soltanto un anno da primato ma una conferma della solidità del modello di sviluppo adottato”, sottolineando che la crescita registrata risulta doppia rispetto a quella media del comparto globale della ristorazione rapida. Tale dichiarazione si inserisce in un contesto economico in cui il mercato italiano mostra segnali di espansione nei consumi fuori casa e nella domanda di servizi veloci e digitalizzati.
La strategia industriale si articola anche nella progressiva evoluzione del modello gestionale, dove accanto al franchising (termine inglese tradotto come affiliazione commerciale), si rafforza la quota di ristoranti a gestione diretta, passata al 16% della rete complessiva nel 2025 e destinata ad aumentare ulteriormente. Questo orientamento consente maggiore controllo operativo e una più efficace sperimentazione di soluzioni innovative, in particolare nell’ambito delle piattaforme digitali proprietarie, strumenti sviluppati internamente per migliorare la conoscenza del cliente e personalizzare l’esperienza di acquisto.
Nel medio periodo, il gruppo prevede di raggiungere entro il 2028 un totale di 250 ristoranti e un volume d’affari prossimo a 390 milioni di euro, sostenuto da investimenti complessivi pari a 105 milioni. L’espansione territoriale riguarda in particolare le aree già consolidate come Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia, con l’obiettivo di una copertura nazionale completa, accompagnata dallo sviluppo di nuovi formati di servizio come il drive through (espressione inglese che indica il servizio di ritiro senza scendere dall’auto) e l’integrazione omnicanale, ovvero la connessione tra esperienza fisica e digitale.
Sul piano normativo e giurisprudenziale, l’espansione del settore si inserisce nel quadro delle politiche italiane di attrazione degli investimenti esteri e di regolazione del lavoro nel comparto della ristorazione, disciplinato da contratti collettivi nazionali e da norme in materia di occupazione e sicurezza. Negli ultimi anni, interventi legislativi hanno incentivato l’occupazione giovanile e la stabilizzazione dei contratti, favorendo indirettamente operazioni di crescita come quella in esame.
Nel dibattito pubblico italiano, economisti e osservatori del settore evidenziano come l’ingresso e il rafforzamento di grandi gruppi internazionali contribuiscano a modernizzare l’offerta ma pongano anche interrogativi sulla qualità del lavoro e sulla sostenibilità dei modelli di consumo. Le recenti analisi sottolineano che la combinazione tra innovazione tecnologica, espansione territoriale e incremento occupazionale rappresenta un elemento chiave per comprendere l’evoluzione futura del comparto.
Il caso KFC, come diversi atri gruppi economici esteri, conferma una traiettoria di sviluppo coerente e strutturata, in cui l’Italia assume un ruolo catalizzante nel contesto internazionale, con effetti rilevanti sia sul piano economico sia su quello sociale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









