Sintesi
La Commissione europea ha confermato che l’Italia registra il prezzo all’ingrosso dell’elettricità più elevato dell’Unione europea a causa della forte dipendenza dal gas nella produzione energetica. Nel 2025 il costo medio nazionale ha raggiunto 116 euro per MWh (Megawattora) contro una media europea di 85 euro. In Sicilia, però, l’aumento della produzione da fonti rinnovabili ha consentito ad aprile 2026 di coprire quasi interamente il fabbisogno energetico in diverse giornate riducendo il prezzo zonale dell’energia sotto la media nazionale. I dati di Terna evidenziano inoltre una forte crescita delle installazioni di impianti eolici e fotovoltaici nell’Isola dopo mesi di rallentamenti burocratici e ricorsi amministrativi. La Regione Siciliana ha approvato nuove norme per accelerare il Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 i target europei sulle energie rinnovabili previsti dal Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima). Esperti, istituzioni e associazioni ambientaliste continuano intanto a confrontarsi sul rapporto tra transizione energetica, costi delle bollette, sicurezza energetica e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Articolo
L’Italia continua a detenere il primato negativo del prezzo dell’elettricità più alto dell’Unione europea. A certificarlo è la Commissione europea attraverso il rapporto sullo stato di attuazione del piano “RepowerEU”, il programma comunitario nato per ridurre la dipendenza energetica europea dalla Russia dopo la crisi geopolitica internazionale e la guerra in Ucraina. Secondo il documento di Bruxelles, nel 2025 il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia ha raggiunto 116 euro per MWh (Megawattora), contro una media europea di circa 85 euro, risultando il valore più elevato dell’intera Ue (Unione europea).

Alla base del divario italiano vi sarebbe soprattutto la persistente dipendenza dal gas naturale nella produzione elettrica. Il rapporto europeo sottolinea infatti che nel 2025 oltre il 52,3% della generazione energetica nazionale è stato ancora garantito da combustibili fossili. Una situazione che rende il sistema energetico italiano particolarmente esposto alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche, come quelle legate alla crisi nello Stretto di Hormuz, area strategica per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Proprio mentre l’aumento dei costi energetici e dei combustibili fossili continua ad alimentare il dibattito politico ed economico europeo, dalla Sicilia arrivano però segnali considerati incoraggianti sul fronte delle energie rinnovabili. Secondo i dati diffusi da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale italiana, nel mese di aprile 2026 le fonti “green” hanno coperto quasi il 50% del fabbisogno energetico nazionale, raggiungendo precisamente il 49,5% della domanda complessiva di elettricità.
In Sicilia il dato assume un valore ancora più rilevante. Nell’Isola, infatti, la produzione di energia da sole e vento ha consentito in diverse giornate di coprire integralmente la domanda elettrica locale, riducendo quasi a zero il ricorso alle centrali alimentate a gas. Questo risultato ha avuto effetti diretti anche sul prezzo zonale dell’energia elettrica, che ad aprile 2026 in Sicilia e Calabria è risultato il più basso d’Italia con 114,8 euro per MWh, circa 5 euro in meno rispetto al Pun (Prezzo unico nazionale) medio. Solo il mese precedente la Sicilia aveva invece registrato valori ben più elevati, arrivando a circa 146 euro per MWh.
I dati energetici mostrano inoltre un incremento della domanda regionale. Ad aprile 2026 famiglie e imprese siciliane hanno consumato 1.503 GWh (Gigawattora) di energia elettrica contro i 1.386 GWh registrati nello stesso periodo del 2025, con un aumento dell’8,4%. Una parte limitata del fabbisogno è stata coperta dall’energia importata dalla Calabria attraverso il collegamento sottomarino Sorgente-Rizziconi, infrastruttura strategica che collega elettricamente Sicilia e continente. La restante quota è stata soddisfatta soprattutto dalla produzione locale di energia rinnovabile. Il surplus energetico prodotto nell’Isola è stato inoltre esportato verso Malta attraverso gli interconnettori esistenti.
Determinante per questi risultati è stata la ripresa delle installazioni di nuovi impianti eolici e fotovoltaici dopo mesi di rallentamenti causati da iter burocratici complessi, ricorsi amministrativi e problemi di connessione alla rete. Secondo Terna, ad aprile 2026 la Sicilia ha superato i target mensili previsti dal Pniec, raggiungendo 3.143 MW (Megawatt) di nuova capacità installata contro l’obiettivo fissato a 3.125 MW. Solo poche settimane prima Legambiente aveva denunciato un ritardo di circa 150 MW rispetto ai programmi nazionali.
A livello nazionale Terna evidenzia che ad aprile 2026 la richiesta italiana di energia elettrica ha raggiunto 23.889 GWh con una crescita dell’1,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La domanda energetica è stata soddisfatta per il 31,7% da fonti termoelettriche non rinnovabili, per il 49,5% da energie rinnovabili e per la restante parte dal saldo estero. In aumento soprattutto la produzione fotovoltaica con un incremento del 23,7%, mentre si registra una lieve diminuzione dell’eolico pari allo 0,6% e un calo più consistente dell’idroelettrico rinnovabile pari al 22,8%. La capacità rinnovabile complessivamente entrata in esercizio è cresciuta di 761 MW, valore superiore del 43,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Sul piano normativo la Regione Siciliana ha recentemente approvato all’Ars (Assemblea regionale siciliana) una nuova disciplina per accelerare il rilascio del Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) destinato agli impianti energetici. La riforma punta a ridurre i tempi autorizzativi da 6 a 9 mesi semplificando il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione e consentendo agli operatori di confrontarsi con un unico interlocutore istituzionale. L’assessore regionale al Territorio e ambiente Giusi Savarino ha spiegato che la semplificazione amministrativa si inserisce nel quadro del Testo unico nazionale sulle rinnovabili e delle direttive eurounitarie, sottolineando come l’obiettivo sia quello di favorire nuovi investimenti nel rispetto della tutela ambientale, della biodiversità e del paesaggio siciliano. Anche l’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità Francesco Colianni ha evidenziato che alla Sicilia è stato assegnato un obiettivo di circa 10,5 GW (Gigawatt) di nuova capacità rinnovabile entro il 2030 nell’ambito del sistema europeo di “burden sharing” (ripartizione degli obiettivi energetici tra gli Stati e le regioni). Secondo l’esponente del governo regionale, l’Isola dispone già di circa 3 GW installati, oltre 10,7 GW autorizzati e ulteriori 30 GW ancora in fase istruttoria.
Negli ultimi mesi il dibattito italiano sulle rinnovabili si è ulteriormente intensificato. Diverse associazioni ambientaliste, economisti dell’energia ed esperti del settore sostengono che una maggiore diffusione di impianti eolici e fotovoltaici possa ridurre nel medio periodo il costo dell’energia e la dipendenza dai combustibili fossili importati. Al contrario, alcuni operatori industriali e rappresentanti del comparto fossile ritengono necessario mantenere una quota significativa di produzione da gas per garantire continuità e stabilità alla rete elettrica nazionale.
Sul piano giuridico e regolatorio, negli ultimi anni anche il Consiglio di Stato e numerosi Tar (Tribunali amministrativi regionali) hanno emesso sentenze rilevanti sul tema delle autorizzazioni agli impianti rinnovabili, ribadendo la necessità di contemperare sviluppo energetico, tutela del paesaggio e interesse pubblico nazionale legato alla transizione ecologica. La giurisprudenza più recente tende comunque a riconoscere priorità strategica agli impianti destinati alla produzione di energia pulita, soprattutto dopo gli obiettivi fissati dall’Unione europea per la decarbonizzazione e la sicurezza energetica continentale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









