Sintesi
Fitch ha confermato l’11 settembre il giudizio BBB+ sull’Italia, con prospettive stabili. Prevede che l’economia cresca in media dello 0,8% annuo dal 2026 al 2028, ma indica nel debito pubblico il principale limite alla valutazione. I conti tengono, mentre la crescita resta modesta.

Il Governo ha chiesto all’Unione europea margini di bilancio stimati in circa 36 miliardi di euro fino al 2028: circa 14 per la sicurezza energetica e 22 per la difesa. La richiesta dovrà essere valutata dalle istituzioni europee. Oggi quei margini non sono una spesa già autorizzata.

Nei primi 8 mesi del 2026, la commissione tecnica ambientale competente per numerosi progetti energetici ha espresso 308 pareri, oltre il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. I progetti esaminati rappresentano circa 19,5 gigawatt e oltre 36 miliardi di euro di investimenti previsti. Un parere, però, non significa che l’impianto sia già costruito o produca elettricità.

Articolo
Il giudizio di Fitch

L’11 settembre 2026 Fitch Ratings (agenzia che valuta la capacità di Stati e altri debitori di rispettare i propri impegni finanziari) ha confermato il rating BBB+ dell’Italia e le prospettive stabili. Si tratta di una conferma del giudizio esistente, non di una promozione a un livello superiore. Il rating (valutazione del rischio di credito) resta sostenuto, secondo l’agenzia, dalle dimensioni e dalla diversificazione dell’economia italiana, dalla ricchezza del Paese e dai benefici istituzionali e finanziari dell’appartenenza all’Unione europea e all’eurozona. A limitarlo sono soprattutto il debito pubblico e le deboli prospettive di crescita nel medio periodo.
Fitch stima per il 2026 un disavanzo pari al 2,9% del PIL (prodotto interno lordo, il valore dei beni e servizi prodotti nel Paese). Il miglioramento sarebbe favorito da una gestione prudente della spesa, dalle entrate e dalla tenuta del mercato del lavoro. L’agenzia prevede inoltre una crescita economica media dello 0,8% annuo nel triennio 2026-2028: nel 2026 la sosterrebbero gli investimenti pubblici, i consumi privati e le esportazioni; dal 2027 potrebbe rallentare con l’inflazione e il progressivo esaurimento del sostegno europeo legato al piano di ripresa. La stabilità politica è considerata un elemento favorevole alla valutazione del Paese, ma non equivale, da sola, a una crescita più elevata.
Il nodo più pesante rimane il rapporto tra debito pubblico e PIL, che Fitch prevede raggiunga il 138,2% nel 2026 prima di diminuire gradualmente dal 2027. L’agenzia segnala anche il costo degli interessi: se i rendimenti elevati dei titoli di Stato durassero, la spesa per servirli aumenterebbe nel tempo, rendendo più difficile ridurre il debito. Prevede infine che l’Italia possa uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nel 2027: è una previsione, subordinata alla verifica dei conti e alle decisioni delle istituzioni europee.
La richiesta a Bruxelles
La richiesta italiana di maggiore flessibilità ha seguito un percorso distinto dal giudizio di Fitch. Il 5 agosto Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze) ha illustrato alla Camera l’avvio della procedura per la clausola nazionale di salvaguardia. La Camera ha approvato una risoluzione della Maggioranza. La richiesta è stata poi trasmessa alla Commissione europea, secondo le notizie che ne hanno riferito l’invio; non è stato individuato, nella documentazione pubblica consultata, il testo integrale della lettera, che permetterebbe di verificarne direttamente ogni voce.
La clausola consente a uno Stato, in presenza delle condizioni previste dalle regole europee, di deviare temporaneamente dal percorso di spesa concordato, entro limiti stabiliti e senza abbandonare l’obiettivo di mantenere sostenibile il debito. La domanda italiana riguarda, nelle cifre illustrate pubblicamente, circa 14 miliardi per la sicurezza energetica, corrispondenti a un margine cumulato dello 0,6% del PIL fino al 2028, e 21-22 miliardi per la difesa, pari a circa lo 0,9%. La somma, spesso arrotondata a 36 miliardi, rappresenta un possibile spazio nei vincoli di bilancio: non è un trasferimento di denaro da Bruxelles né uno stanziamento automaticamente disponibile.
La possibilità di includere interventi per la resilienza energetica deriva dall’ampliamento della flessibilità europea discusso nel 2026. La Commissione ha indicato per tali misure un limite annuo dello 0,3% del PIL e uno cumulato dello 0,6% nel periodo 2026-2028, all’interno del tetto complessivo, non in aggiunta a esso. Occorrerà conoscere i progetti e le relative spese per capire quali interventi italiani possano effettivamente rientrare nella misura.
I passaggi ancora necessari
La procedura europea prevede una richiesta dello Stato, la valutazione della Commissione europea e, sulla base della sua raccomandazione, una decisione del Consiglio dell’Unione europea. La riunione dei ministri economici del 9 ottobre 2026 è in calendario, ma la sua pagina ufficiale non pubblica ancora un ordine del giorno che garantisca una decisione sulla domanda italiana in quella data. Il 9 ottobre è quindi una possibile tappa, non una scadenza già confermata per il via libera. Nell’elenco ufficiale delle clausole attivate pubblicato dal Consiglio compare la Grecia, mentre l’Italia non figura ancora.
Questa distinzione conta anche nella lettura del rapporto Fitch: l’agenzia tratta la flessibilità come parte dello scenario di finanza pubblica e ritiene che le spese effettive possano risultare inferiori agli importi indicati. Lo stesso rapporto segnala che eventuali maggiori esborsi potrebbero indurre il Governo a rivedere al rialzo gli obiettivi di disavanzo per il 2027 e il 2028. La conferma del rating, dunque, non elimina il problema di come finanziare nel tempo nuovi impegni senza aggravare un debito già elevato.
Rinnovabili: pareri, decreti e impianti
Un altro dato diffuso l’11 settembre riguarda le procedure ambientali. Secondo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, tra gennaio e agosto 2026 la Commissione tecnica PNRR-PNIEC (organismo che esamina anche progetti collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e al Piano nazionale integrato per l’energia e il clima) ha espresso 308 pareri di VIA (valutazione di impatto ambientale), oltre il 40% in più rispetto ai primi 8 mesi del 2025. I progetti considerati hanno una potenza complessiva di circa 19,5 gigawatt e un valore dichiarato superiore a 36 miliardi di euro. Nello stesso periodo il Ministero riferisce di avere emanato 193 decreti di VIA relativi a progetti rinnovabili per quasi 10 gigawatt e circa 10 miliardi di investimenti. Sono fasi diverse dell’iter: i 308 pareri non vanno presentati come 308 impianti definitivamente autorizzati.
I 36 miliardi di investimenti associati ai progetti esaminati non sono neppure i circa 36 miliardi di flessibilità chiesti all’UE. L’uguaglianza delle cifre è casuale: la prima descrive il valore di iniziative presentate per la valutazione ambientale, la seconda un margine richiesto nelle regole di bilancio. Per misurare il risultato energetico servirà seguire i progetti oltre il parere: decreti e altre autorizzazioni necessarie, cantieri, collegamento alla rete e produzione effettiva.
Su questo punto Mediterranea24 ha già richiamato il passaggio dalle autorizzazioni alla produzione reale, concentrandosi sulle capacità delle reti siciliane. La testata aveva inoltre distinto il numero di impianti autorizzati da quelli effettivamente realizzati. Qui il nuovo dato da seguire è quanti dei progetti compresi nei pareri ministeriali completeranno davvero quel percorso, e con quali tempi.
Tra gli approfondimenti pubblicati quest’anno, Mediterranea24 ha esaminato il peso del debito e della crescita debole e, più di recente, la qualità della spesa pubblica anche in relazione alla Sicilia. Sono questioni che il giudizio di Fitch rende nuovamente attuali.
Nell’immagine di copertina, la sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze a Roma; nelle immagini laterali, la sede della Commissione europea a Bruxelles e un impianto fotovoltaico nel territorio di Noto.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









