Continuano le dimissioni dopo il referendum e il nuovo corso della Premier. L’abuso d’ufficio approvato in Europa

Dopo il referendum sulla giustizia si intensificano dimissioni e scontri politici, mentre indagini, processi e nuove direttive europee riaprono il confronto su legalità e abuso d’ufficio

Sintesi

La bocciatura referendaria sulla riforma della giustizia accelera una crisi politica con dimissioni a catena nel Governo e nei partiti di Maggioranza. Le vicende giudiziarie che coinvolgono esponenti istituzionali alimentano tensioni e scontri tra Maggioranza e Opposizione. Il caso Delmastro e le polemiche su Bartolozzi si intrecciano con altri episodi controversi e con il dibattito sulla responsabilità politica. A livello europeo emerge una nuova direttiva anticorruzione che punta a reintrodurre l’abuso d’ufficio, cancellato in Italia nel 2024. Il confronto tra normativa nazionale e obblighi europei apre scenari di adeguamento legislativo e possibili procedure di infrazione.

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La fase politica successiva al referendum sulla riforma della giustizia segna un passaggio critico per l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con un’ondata di dimissioni che coinvolge livelli nazionali e territoriali e che viene interpretata come una risposta a una crescente pressione politica e istituzionale. Il voto popolare contrario alla riforma approvata dal Governo e dalla Maggioranza di centrodestra rappresenta l’ultimo snodo di una crisi già in evoluzione, caratterizzata da tensioni interne e da un progressivo deterioramento del rapporto con l’opposizione.

In questo contesto si collocano le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, eventi che hanno colpito direttamente il ministero di via Arenula. La posizione di Delmastro resta al centro di accertamenti della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) e della Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine su presunti rapporti economici con la famiglia Caroccia, ritenuta vicina ad ambienti camorristici. Parallelamente, sul piano giudiziario, il sottosegretario è atteso il 22 aprile davanti alla Corte d’Appello per il procedimento relativo alla rivelazione di segreto d’ufficio collegata al caso dell’anarchico Alfredo Cospito, per il quale in primo grado è stata pronunciata una condanna a 8 mesi. La vicenda si intreccia con dichiarazioni rese in Parlamento da Giovanni Donzelli nel 2023, basate su informazioni provenienti dal DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), e con il regime del 41 bis (carcere duro per detenuti pericolosi). A questo quadro si aggiunge il caso del colpo di pistola durante una festa di Capodanno 2024 che ha coinvolto il parlamentare Emanuele Pozzolo, condannato a 1 anno e 3 mesi, episodio che ha ulteriormente aggravato il clima politico. Per quanto riguarda Giusi Bartolozzi, la sua posizione è legata all’inchiesta sul generale libico Almasri e alla gestione delle informazioni fornite ai Magistrati, con l’ipotesi di false dichiarazioni. Il Tribunale dei ministri ha definito alcune versioni “inattendibili” e “mendaci”, mentre il Parlamento ha bloccato procedimenti nei confronti di altri esponenti governativi come Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. Le polemiche sono state amplificate anche da dichiarazioni pubbliche contro la Magistratura, che hanno spinto l’Opposizione a chiedere le dimissioni.

Il clima di tensione si estende al comparto politico più ampio, con le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, maturate dopo una espressa richiesta della Premier. La stessa ha motivato la scelta parlando di “sensibilità istituzionale”, pur rivendicando l’assenza di condanne definitive. Le Opposizioni, guidate da figure come Giuseppe Conte e Elly Schlein, hanno invece interpretato l’evento come una vittoria politica e come il segnale di una crisi strutturale dell’esecutivo.

Il fenomeno delle dimissioni coinvolge anche altri livelli istituzionali. In Piemonte, Elena Chiorino ha lasciato la vicepresidenza regionale mantenendo però l’incarico di assessora, scelta che ha suscitato forti critiche politiche. Analogamente, in ambito parlamentare nazionale, si registra la decisione di Maurizio Gasparri di lasciare il ruolo di capogruppo al Senato, con possibili successioni interne tra cui quella di Stefania Craxi.

Parallelamente alla crisi politica interna, si sviluppa un confronto normativo con l’Unione europea. La nuova direttiva anticorruzione, discussa al Parlamento europeo, introduce l’obbligo per gli Stati membri di prevedere sanzioni penali per l’esercizio illecito delle funzioni pubbliche, riaprendo il tema dell’abuso d’ufficio. Il dossier vede tra i protagonisti l’europarlamentare siciliano del M5s Giuseppe Antoci, che ha sottolineato come il provvedimento rappresenti un passaggio decisivo per rafforzare la legalità. La direttiva approvata con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti, stabilisce a livello Ue le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue.

Nella lista dei reati un articolo è dedicato all’abuso d’ufficio definito “esercizio illecito di funzioni pubbliche” e su cui la direttiva chiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”. In Italia, il reato di abuso d’ufficio era disciplinato dall’articolo 323 del codice penale ed è stato abrogato con la legge n. 114 del 2024, nell’ambito della cosiddetta riforma Nordio, che ha introdotto la nuova fattispecie di “indebita destinazione di denaro o cose mobili” (articolo 314-bis c.p.). La direttiva europea impone ora un possibile riallineamento normativo entro 2 anni, con il rischio di procedura di infrazione in caso di mancato adeguamento.

Il quadro complessivo evidenzia una fase di forte instabilità politica e istituzionale, in cui vicende giudiziarie, scelte legislative e pressioni europee si intrecciano in modo complesso. Le prossime settimane, tra sviluppi processuali, decisioni parlamentari e attuazione delle direttive europee, saranno decisive per definire gli equilibri futuri del sistema politico e giuridico italiano.