Sintesi
La Corte d’appello assolve Miriam Barreca, all’epoca dei fatti 17enne, per la strage di Altavilla Milicia riconoscendo la non imputabilità per incapacità di autodeterminarsi. Il caso nasce nel febbraio 2024 con l’uccisione della madre e dei fratelli in un contesto di fanatismo religioso e violenze. Il processo di primo grado aveva condannato la giovane mentre l’appello ribalta la decisione sulla base delle perizie. Il procedimento principale contro gli adulti prosegue davanti alla Corte d’Assise. Il quadro resta complesso tra responsabilità penali, valutazioni psichiatriche e dinamiche familiari estreme.

Articolo
La vicenda giudiziaria legata alla strage di Altavilla Milicia*, comune in provincia di palermo, segna una svolta con la decisione della Corte d’appello che ha assolto Miriam Barreca, oggi ventenne, riconoscendone la non imputabilità per i fatti avvenuti nel febbraio 2024. La sentenza ribalta il giudizio del Tribunale per i minorenni, che nel marzo 2025 aveva condannato la giovane a 12 anni e 8 mesi, applicando ora gli articoli 98 e 530 del codice penale, relativi alla minore età e all’assoluzione per insufficienza di responsabilità.

L’analisi dei Giudici si fonda sulla valutazione della capacità della ragazza al momento dei fatti 17enne, ritenuta solo parziale e non sufficiente a configurare una piena responsabilità penale. Secondo la ricostruzione accolta in appello, Miriam si trovava in una condizione di forte condizionamento psicologico, inserita in un contesto familiare segnato da violenze, isolamento e pressioni continue esercitate dal padre Giovanni Barreca e dai cosiddetti “fratelli di Dio”, Sabrina Fina e Massimo Carandente.

La dinamica dei fatti, ricostruita nel corso delle indagini della Procura di Termini Imerese, descrive un’escalation di violenza maturata in un clima di fanatismo religioso e convinzioni deliranti legate alla presenza di entità demoniache. Le vittime, la madre Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emanuel, furono sottoposte a torture prolungate prima di essere uccise. Gli atti processuali includono intercettazioni, messaggi e testimonianze che delineano un quadro di violenza sistematica e condivisa. Qui di seguito una breve sintesi: il 3 febbraio 2024 emergono i primi segnali di escalation con messaggi estremi e incitazioni alla violenza; tra il 6 e il 7 febbraio si registrano tentativi di richiesta di aiuto; tra l’8 e l’11 febbraio 2024 si consuma la strage all’interno della villetta familiare di Altavilla Milicia; 11 febbraio 2024 la confessione telefonica ai Carabinieri; tra il 12 e il 16 febbraio 2024 gli arresti degli indagati; 18 febbraio 2024 gli accertamenti autoptici; gennaio 2025 la chiusura delle indagini; 27 gennaio 2025 il rinvio a giudizio; 6 marzo 2025 la condanna in primo grado della minore; 2025-2026 lo sviluppo del processo principale davanti alla Corte d’Assise.
Le perizie psichiatriche hanno avuto un ruolo determinante nel procedimento. Il neuropsichiatra Ugo Sabatello aveva già evidenziato una parziale incapacità di intendere e di volere della giovane, mentre ulteriori valutazioni difensive hanno approfondito il contesto ambientale e familiare. In parallelo, le analisi sulla figura del padre hanno evidenziato elementi di “delirio mistico”, tema oggetto di valutazioni contrastanti anche nel dibattimento principale.
La decisione della Corte d’appello prevede per Miriam non la libertà immediata ma l’inserimento in una struttura protetta, con un percorso educativo e terapeutico sottoposto a verifiche periodiche, fino a un eventuale reinserimento sociale. Tale misura riflette l’impostazione del diritto minorile, orientata alla rieducazione e alla tutela della persona.
Nel frattempo prosegue il processo principale davanti alla Corte d’Assise di Palermo, dove sono imputati Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente. Le udienze del 2026 hanno visto dichiarazioni contrastanti tra gli imputati, con reciproche accuse e ricostruzioni divergenti dei fatti. In particolare, Carandente ha ammesso la presenza durante le violenze ma ha negato un coinvolgimento diretto negli omicidi, mentre Fina ha respinto le accuse attribuendo responsabilità agli altri.
Il quadro normativo di riferimento resta quello degli articoli 575 e 61 del codice penale, relativi all’omicidio e alle aggravanti, insieme agli articoli 88 e 89 sul vizio totale o parziale di mente. La giurisprudenza consolidata attribuisce un ruolo centrale alle perizie tecniche nella valutazione dell’imputabilità, senza registrare interventi legislativi specifici sul fenomeno del plagio o delle derive settarie.
Il caso continua a suscitare un ampio dibattito pubblico e giuridico, anche alla luce delle dichiarazioni di esperti e familiari delle vittime, che hanno evidenziato il contesto di isolamento e le dinamiche di controllo psicologico all’interno del nucleo familiare. La vicenda resta aperta in attesa delle motivazioni della sentenza d’appello e degli sviluppi del processo nei confronti degli adulti, che saranno determinanti per una ricostruzione definitiva delle responsabilità.
* La vicenda dell’eccidio di Altavilla Milicia, comune in provincia di Palermo, ha origine in un contesto familiare segnato da tensioni religiose radicali e da un progressivo isolamento del nucleo Barreca-Salamone. Giovanni Barreca, muratore di 54 anni, insieme alla moglie Antonella Salamone (41 anni) e ai tre figli – Miriam (all’epoca 17enne), Kevin (16 anni) e Emmanuel (5 anni) – frequenta una comunità evangelica dove conosce la coppia Sabrina Fina e Massimo Carandente, fanatici religiosi convinti dell’esistenza di possessioni demoniache. Tra il 3 e il 7 febbraio 2024 si intensificano i “riti di liberazione”: il 3 febbraio Sabrina Fina invia via WhatsApp al compagno il messaggio lapidario “A morte!”, mentre nella notte tra il 6 e il 7 Antonella tenta invano di chiamare il 112. Tra l’8 e l’11 febbraio 2024, nella villetta di via della Regione, si consumano atroci torture protratte per giorni: i familiari vengono seviziati con bastoni, cinghie e oggetti, convinti di essere posseduti dal demonio; Kevin tenta di difendersi mordendo Sabrina al polpaccio, Emmanuel muore terrorizzato, Antonella viene uccisa, il suo corpo bruciato e sepolto sotto pochi centimetri di terra in giardino. L’11 febbraio Barreca chiama i Carabinieri confessando “Venite, ho ucciso la mia famiglia”; gli accertamenti immediati (autopsie del 18 febbraio) confermano le torture e i resti carbonizzati, mentre emergono chat, audio choc e testimonianze che ricostruiscono il piano omicida condiviso.
Le indagini della Procura di Termini Imerese portano all’arresto immediato, tra il 12 e il 16 febbraio 2024, di Giovanni Barreca, Sabrina Fina, Massimo Carandente e, successivamente, della figlia Miriam per concorso in omicidio pluriaggravato e torture. Gli atti giudiziari includono il fermo, la chiusura indagini (gennaio 2025), il rinvio a giudizio del GUP (27 gennaio 2025) e la perizia psichiatrica sul principale imputato. Il 6 marzo 2025 il Tribunale per i minorenni condanna Miriam Barreca (capace di intendere e volere secondo la perizia) a 12 anni e 8 mesi in primo grado per omicidio e sevizie; la Corte d’Assise di Palermo. Lo stesso giorno, rigetta l’istanza di infermità mentale per Barreca e dichiara gli adulti (Barreca, Fina e Carandente) rinviati a giudizio. Nel luglio 2025 il processo deposita nuovi atti: chat “A morte!”, audio delle torture e testimonianze; a settembre Sabrina Fina querela Miriam per calunnie. Le perizie contrastanti sulla capacità di intendere e volere di Barreca (una di parte della difesa, una super partes del tribunale) alimentano il dibattimento, senza che emergano nuove leggi specifiche sul caso, ma confermando l’applicazione degli artt. 575, 61 (aggravanti per crudeltà e motivi abietti) e 88-89 c.p. sul vizio di mente, in linea con la giurisprudenza consolidata sulla valutazione peritale della imputabilità.
Il processo in Corte d’Assise a Palermo prosegue nel 2025-2026 con udienze accese e testimonianze “tutti contro tutti”: L’11-12 febbraio 2026 Sabrina Fina ammette di aver assistito ma nega la responsabilità diretta, accusando Barreca e il compagno Carandente, mentre Barreca appare assente o delirante. La criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa di Barreca, in interviste e perizie (marzo 2024 e gennaio 2026) descrive un “lucido delirio” e un condizionamento totale dell’uomo da parte della coppia religiosa, ribadendo l’infermità mentale; analoghe valutazioni arrivano dal consulente psichiatra Alberto Caputo. Miriam, all’epoca del fatto minore, affronta l’appello alla sentenza minorile, venendo assolta per riconosciuta incapacità di autodeterminarsi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








