Sintesi
Cateno De Luca trasforma il voto amministrativo siciliano del 24 e 25 maggio 2026 in una nuova offensiva politica contro il presidente della Regione Renato Schifani. Alla conferenza stampa all’ARS (Assemblea regionale siciliana) del 28 maggio, il leader di Sud chiama Nord ha sostenuto che il suo movimento sia ormai decisivo negli equilibri dell’Isola, richiamando la riconferma di Federico Basile a sindaco di Messina, la vittoria a Barcellona Pozzo di Gotto e il risultato complessivo ottenuto nei comuni al voto. Il dato di Messina è ufficiale: Basile è stato proclamato sindaco il 28 maggio con 64.512 voti, pari al 58,40%, mentre a Giardini Naxos il candidato sostenuto da Sud chiama Nord, Salvo Puccio, è stato superato da Agatino Salvatore Bosco, che ha ottenuto il 51,69% contro il 46,26% dello sfidante. Nella conferenza stampa di stamani a Messina Cateno ha trattato questa sconfitta definendola strana e annunciando la sua venuta a Giardini il 1° giugno. De Luca chiede che la Sicilia torni alle urne prima della scadenza naturale, attacca Schifani definendolo politicamente logorato e apre al confronto con le coalizioni, ma solo a condizione che siano gli altri ad avvicinarsi al programma di Sud chiama Nord. Il quadro giuridico rende possibile il voto anticipato solo attraverso passaggi precisi: dimissioni del presidente, mozione di sfiducia, impedimento, decadenza o dimissioni contemporanee della maggioranza assoluta dei deputati regionali, secondo Statuto siciliano e legge regionale 26 del 2020.

Articolo
La nuova offensiva di Cateno De Luca contro Renato Schifani nasce all’indomani delle elezioni amministrative siciliane del 24 e 25 maggio 2026. Il leader di Sud chiama Nord, intervenendo il 28 maggio in conferenza stampa all’ARS (Assemblea regionale siciliana), ha letto il voto locale come un segnale politico regionale e non soltanto comunale. La sua tesi è netta: Sud chiama Nord non sarebbe più una forza di testimonianza, ma un soggetto capace di decidere le partite più importanti, perché radicato nei territori e in grado di allearsi, di volta in volta, con schieramenti civici, progressisti o moderati. De Luca ha rivendicato circa il 20% del consenso nei 71 comuni chiamati alle urne, con riferimento a una popolazione coinvolta di circa 900.000 abitanti, e ha indicato il voto anticipato come obiettivo politico per “staccare la spina” al Governo Schifani.

La cronologia degli atti parte dal quadro istituzionale regionale. Le elezioni regionali siciliane del 25 settembre 2022 hanno portato Renato Schifani alla presidenza della Regione, mentre Cateno De Luca, arrivato secondo nella competizione per Palazzo d’Orléans, è entrato all’ARS come candidato presidente non eletto con il miglior risultato. La legislatura regionale dura 5 anni, ma lo Statuto della Regione Siciliana prevede la conclusione anticipata dell’Assemblea in caso di dimissioni contemporanee della metà più 1 dei deputati, con nuove elezioni entro 90 giorni. La legge regionale 26 del 28 ottobre 2020 disciplina poi in modo più dettagliato il funzionamento della forma di Governo, la nomina e la revoca degli assessori, le dimissioni del presidente, la mozione di sfiducia e l’autoscioglimento dell’Assemblea. In termini semplici, la Sicilia non torna al voto perché lo chiede un leader politico, ma solo se si verifica uno degli eventi previsti dalle norme: dimissioni del presidente, approvazione della sfiducia, morte, impedimento permanente, decadenza o dimissioni contestuali della maggioranza assoluta dei deputati regionali.

Nel frattempo, la tensione politica siciliana si è anche aggravata anche per la vicenda della Giunta regionale. Il 10 novembre 2025 Schifani ha revocato le deleghe ai 2 assessori della DC (Democrazia Cristiana), Nuccia Albano e Andrea Messina, dopo gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Palermo che aveva coinvolto l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro e altri esponenti dell’area democristiana. De Luca e altre Opposizioni hanno poi usato anche questo passaggio per contestare la tenuta politica dell’esecutivo. La legge regionale 26 del 2020, all’articolo 6, stabilisce che, quando un assessorato resta vacante, il presidente della Regione deve nominare il nuovo assessore entro 30 giorni, al fine di garantire il buon andamento dell’amministrazione.
Il 27 maggio 2026 è arrivata la replica pubblica di Schifani. Alla TGR (Testata giornalistica regionale) della RAI (Radiotelevisione italiana), il presidente della Regione ha escluso l’ipotesi di dimissioni e ha dichiarato di non vedere alcun motivo per votare prima, aggiungendo di andare avanti “come un treno”. Nella stessa occasione, Schifani ha rivendicato l’azione del Governo regionale, ha parlato di tensioni interne alla Maggioranza e ha collegato il proprio lavoro anche alla parifica parziale del rendiconto 2022 da parte della Corte dei conti, passaggio che dovrebbe liberare circa 260 milioni di euro da destinare a una variazione di bilancio.
Cateno De Luca ha trasformato quella frase in un attacco politico. Secondo il leader di Sud chiama Nord, il paragone ferroviario sarebbe involontariamente perfetto, perché in Sicilia i treni sono spesso sinonimo di lentezza, collegamenti difficili e ritardi. Da qui la battuta contro Schifani e l’accusa più ampia a un Governo regionale giudicato fermo, appesantito dalle divisioni del centrodestra e incapace di dare risposte rapide su sanità, infrastrutture, comuni, servizi e territori. In una dichiarazione ripresa da diverse testate, De Luca ha affermato di voler lavorare perché si torni al voto entro ottobre, trasformando la richiesta di dimissioni in una vera campagna politica regionale.
Il 28 maggio, nella conferenza stampa all’ARS, De Luca ha provato a dare alla propria linea una forma più strutturata. Ha sostenuto che Sud chiama Nord non debba scegliere semplicemente se andare con il centrodestra o con il centrosinistra, perché dovrebbero essere le coalizioni a convergere sulle sue proposte. Il suo messaggio è stato costruito su 3 punti: voto regionale prima possibile, preferibilmente separato dalle elezioni politiche nazionali previste nel 2027; confronto con tutte le coalizioni, ma solo sulla base di condizioni programmatiche già definite; costruzione di una Sicilia meno centralizzata, nella quale i comuni diventino, nelle sue parole, “sentinelle del buon governo”.
La vittoria più rilevante per De Luca resta Messina. Il 28 maggio 2026 Federico Basile è stato ufficialmente proclamato sindaco dopo le verifiche dell’Ufficio centrale elettorale a Palazzo Zanca. Il Comune di Messina ha indicato 64.512 voti, pari al 58,40%, per Basile; Marcello Scurria si è fermato a 29.742 voti, pari al 26,92%; Antonella Russo ha ottenuto 13.495 voti, pari al 12,22%; Gaetano Sciacca 1.893 voti, pari all’1,71%; Lillo Valvieri 822 voti, pari allo 0,75%. Il dato conferma il peso di Sud chiama Nord nella città dello Stretto e consente a De Luca di presentare Messina come modello amministrativo da contrapporre alla Regione.
Il voto, però, non è stato uniforme ovunque. A Giardini Naxos, comune limitrofo a Taormina il cui sindaco è Cateno, il candidato sostenuto da Sud chiama Nord, Salvo Puccio, non ha vinto. I risultati definitivi riportano l’elezione di Agatino Salvatore Bosco con 2.745 voti, pari al 51,69%, mentre Puccio ha ottenuto 2.457 voti, pari al 46,26%. Seguono Alfio Elia Mandri con 66 voti, pari all’1,24%, e Rosalba Cannizzaro con 43 voti, pari allo 0,81%. L’affluenza è stata del 56,04%, in calo rispetto al 59,52% della precedente consultazione. Il sito del Comune aveva già pubblicato i programmi delle 4 liste in campo: “Puccio sindaco di Giardini Naxos – Sud chiama Nord”, “Giardini Naxos – Bosco sindaco”, “Una marcia in più per Giardini Naxos – Cannizzaro” e “Sulla strada giusta – Giardini Naxos – Elia Mandri”.
Proprio su Giardini Naxos De Luca, nella conferenza Stampa di stamani a Messina, ha annunciato un ritorno politico, lunedì 1 giugno, spiegando di voler ringraziare gli elettori e chiarire il senso di quella che ha definito una campagna elettorale strana. Ha espresso dispiacere per la sconfitta di Salvo Puccio e ha chiesto un applauso per lui, per i candidati e per le candidate delle liste. Il passaggio conferma che, per il leader di Sud chiama Nord, il risultato negativo nella cittadina ionica non viene archiviato come semplice sconfitta locale, ma come un episodio da rileggere pubblicamente dentro la più ampia partita politica della Sicilia orientale. Se il suo ritorno sarà pubblico diverà interessante ascoltare questa definizione.
Nel quadro complessivo, la conferenza stampa di De Luca contiene anche una disponibilità tattica. Il leader di Sud chiama Nord si dice pronto a parlare con tutti, a porre condizioni programmatiche e persino a fare un passo indietro se emergesse un candidato presidente con competenze e consenso superiori ai suoi. Tuttavia respinge l’idea di candidature calate dall’alto e ridimensiona l’ipotesi di un ruolo subordinato rispetto ad alcuni interlocutori, compreso Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente. La RAI ha sintetizzato la sua posizione parlando di autocandidatura alla presidenza della Regione, di apertura agli alleati e di una rivendicazione politica: Sud chiama Nord, secondo De Luca, varrebbe oggi circa il 20% su scala regionale.
Sul piano politico, il punto vero è capire se i risultati amministrativi bastino a trasformare Sud chiama Nord in ago della bilancia regionale. A Messina la risposta sembra favorevole a De Luca, perché la riconferma di Basile al primo turno rafforza l’immagine di un blocco amministrativo solido. A Giardini Naxos, invece, il voto dimostra che il marchio deluchiano non è automaticamente vincente in ogni territorio e che le dinamiche locali restano decisive. A livello regionale, poi, il passaggio dalle comunali alle regionali è più complesso: servono alleanze, candidati credibili, equilibrio fra liste, programmi e capacità di reggere una campagna che non riguarda soltanto i comuni, ma sanità, bilancio, infrastrutture, rifiuti, trasporti, enti locali e rapporti con Roma.
Cateno De Luca ha certamente alzato il livello dello scontro con Schifani, ma il voto anticipato non dipende solo dalla sua pressione politica. Le norme consentono di interrompere la legislatura, ma solo attraverso procedure precise e numeri parlamentari reali. Per questo la sfida lanciata dal leader di Sud chiama Nord ha 2 piani distinti: quello comunicativo, nel quale De Luca prova a presentarsi come alternativa dinamica a un governo regionale descritto come lento e logorato; quello istituzionale, nel quale servono dimissioni, sfiducia o autoscioglimento dell’ARS per riportare davvero la Sicilia alle urne prima della scadenza naturale. Al momento, Schifani dice di voler restare al suo posto.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









