Campo largo siciliano. Si apre una nuova fase per le primarie: prima il patto, poi il nome

A pochi giorni dal tavolo di Palermo, il coordinatore del M5S apre una fase nuova nel centrosinistra. Il PD non chiude alla deroga, AVS insiste sul programma, La Vardera resta in campo e Progetto Civico chiede regole chiare

Sintesi

La partita per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Siciliana entra nel vivo dopo mesi di mosse, frenate e autocandidature. A febbraio Ismaele La Vardera, fondatore di Controcorrente, aveva anticipato tutti dichiarandosi pronto a correre per Palazzo d’Orléans, mentre a marzo Anthony Barbagallo, segretario regionale del PD, aveva rilanciato le primarie come primo metodo indicato dallo statuto del partito per individuare il candidato governatore. Il 25 giugno Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle e vicepresidente dell’ARS, ha sciolto la riserva e si è detto disponibile a guidare il campo largo, cioè l’alleanza progressista costruita tra partiti e movimenti alternativi al centrodestra, chiedendo però di evitare una competizione interna e di partire da un patto su sanità, acqua, rifiuti, lavoro e riforme. Il giorno successivo ha precisato di non avere proposto a La Vardera la candidatura a sindaco di Palermo in cambio di un passo indietro, ma di volere affrontare insieme la scelta del candidato presidente e quella dei futuri candidati nei Comuni chiamati al voto nel 2027. Nel frattempo il PD ha aperto alla possibilità di superare le primarie solo davanti a un nome realmente condiviso. AVS ha ribadito che programma e metodo devono camminare insieme, Progetto Civico Italia, guidato da Carmelo Miceli, ha chiesto confini chiari della coalizione e si è detto pronto a presentare un proprio candidato se si voterà con le primarie.

Articolo

A pochi giorni dal tavolo convocato a Palermo per lunedì alle 18, il centrosinistra siciliano si presenta all’appuntamento con una novità politica e un nodo ancora irrisolto. La novità è la disponibilità di Nuccio Di Paola a candidarsi alla presidenza della Regione Siciliana per il campo largo. Il nodo è il metodo con cui la coalizione dovrà scegliere il nome da contrapporre al centrodestra guidato da Renato Schifani, presidente in carica dal 2022.

La sequenza dei fatti parte da febbraio 2026, quando Ismaele La Vardera ha rotto gli indugi e ha annunciato la propria candidatura a Palazzo d’Orléans. Quella mossa, inizialmente letta come una fuga in avanti, ha costretto l’intero fronte progressista a misurarsi con il tema che fino a quel momento era rimasto sospeso: decidere se affidarsi alle primarie oppure provare a costruire una sintesi politica prima del voto interno.

Il 14 marzo, durante una direzione regionale del PD a Niscemi, Anthony Barbagallo aveva indicato le primarie come primo strumento previsto dallo statuto del partito per scegliere il candidato governatore. Nello stesso intervento aveva però legato il metodo alla definizione del perimetro della coalizione, spiegando che prima occorreva chiarire le forze in campo e poi condividere con tutti gli alleati il percorso verso la candidatura unitaria.

Dopo le amministrative di maggio e giugno, la discussione si è accelerata. Controcorrente ha rivendicato le vittorie nei ballottaggi di Agrigento e Bronte come segnale della possibilità di costruire un’alternativa reale all’attuale maggioranza regionale. AVS, con i suoi dirigenti siciliani, ha sollecitato la coalizione a non perdere altro tempo, chiedendo un programma comune, una candidatura credibile e, in presenza di più disponibilità, primarie capaci di mobilitare elettori e territori.

Ieri 25 giugno la partita è cambiata. Nuccio Di Paola ha confermato la propria disponibilità a correre per la presidenza della Regione, ma ha accompagnato l’annuncio con una condizione politica precisa: prima dei nomi serve un accordo sulle riforme. Il coordinatore del M5S ha indicato come priorità la sanità, il sistema idrico, la gestione dei rifiuti, il lavoro, il contrasto alla povertà e il Welfare (sistema di politiche sociali e servizi pubblici di sostegno ai cittadini), sostenendo che il centrosinistra debba prima spiegare cosa vuole fare e solo dopo decidere chi dovrà rappresentarlo.

La sua posizione ridimensiona il peso delle primarie senza cancellarle del tutto. Per il dirigente pentastellato restano uno strumento possibile, ma non l’unico. Il ricordo del 2022 pesa ancora, perché allora il centrosinistra scelse Caterina Chinnici attraverso le primarie, ma arrivò poi al voto regionale diviso, con il M5S fuori dalla coalizione e con un risultato finale favorevole al centrodestra. Da qui l’idea che una nuova competizione interna possa produrre più fratture che partecipazione, se non preceduta da un patto politico solido.

Nelle interviste successive Di Paola ha corretto anche una lettura circolata nelle ultime ore. Non ha proposto a La Vardera di rinunciare alla corsa regionale in cambio della candidatura a sindaco di Palermo. Ha invece sostenuto che il campo largo debba ragionare insieme sia sulla Regione sia sui Comuni che voteranno nel 2027, compreso il capoluogo siciliano. In questo schema, il leader di Controcorrente viene descritto come una risorsa del fronte alternativo, non come un avversario da neutralizzare con una compensazione politica.

La risposta di Ismaele ex inviato televisivo e deputato regionale è rimasta netta. La candidatura resta in piedi, poiché viene presentata non come una scelta personale, ma come l’espressione di una domanda di rappresentanza di chi non vota più o non si riconosce nei partiti tradizionali. La sua linea è quella di restare nel confronto, senza accettare scambi o arretramenti preventivi, rivendicando il ruolo del suo movimento dopo i risultati ottenuti nelle amministrative.

Il PD, intanto, prova a tenere insieme 2 esigenze diverse. Da 1 lato deve rispettare la decisione politica già assunta a favore delle primarie. Dall’altro non può ignorare il patto nazionale e territoriale con il M5S, che in altre Regioni ha già prodotto candidature pentastellate sostenute dal fronte progressista. Per questo Barbagallo ha lasciato aperta la possibilità di sottoporre alla direzione una deroga, ma solo davanti a una figura davvero autorevole e condivisa da tutto il gruppo dirigente.

Su una linea simile, anche se con accenti diversi, si muove AVS. Fabio Giambrone ha più volte insistito sulla necessità di discutere nelle sedi ufficiali e di costruire una proposta credibile prima che il confronto sui nomi diventi ingestibile. Le primarie, in questa impostazione, non sono un feticcio, ma possono diventare utili se accompagnate da idee, contenuti e partecipazione reale.

Nel quadro si è inserito anche Progetto Civico Italia. Carmelo Miceli ha riconosciuto che Di Paola, come altri, può ambire alla guida della coalizione, ma ha chiesto di chiarire prima i confini del campo largo, poi il programma e infine il metodo di selezione della squadra di governo. Il messaggio è doppio: la nuova rete civica non vuole essere considerata una semplice aggiunta numerica e, se si arriverà alle primarie, è pronta a presentare una propria candidatura.

La discussione politica in Siiclia, dunque, resta aperta. Le primarie non sono più un passaggio scontato, ma nemmeno un’ipotesi archiviata. Molto dipenderà dal tavolo di Palermo e dalla capacità dei partiti di trasformare le autocandidature in una trattativa ordinata su programma, alleanze e regole. La scelta del candidato presidente non sarà soltanto una questione di nome, ma la prova della tenuta di una coalizione che vuole presentarsi come alternativa al governo regionale in carica.

Immagine parzialmente realizzata con Ia.