Aeroporto di Catania tra cenere e responsabilità. Il ministro: delocalizzazione osteggiata e ignorata

Nel culmine dell’estate la cenere ha fermato Fontanarossa, moltiplicando deviazioni, attese e costi: i dati confermano una crisi eccezionale. L'opinione

Sintesi

Dal 6 agosto 2026 l’attività dell’Etna ha determinato ripetute limitazioni al traffico aereo. L’ultimo aggiornamento disponibile al 14 agosto ha confermato colate attive dalle bocche poste a 2.750 e 1.900 metri, cenere diretta verso sud e tremore elevato. Arrivi e partenze sono stati sospesi fino alle 2 del 15 agosto. Aggiornamento INGV e situazione aeroportuale.

Tra il 6 e il 12 agosto sono stati programmati 1.974 voli, dei quali il 36% è stato cancellato, mentre circa 630 collegamenti sono stati deviati. Secondo una valutazione di Altroconsumo sono stati coinvolti oltre 100.000 passeggeri. Gli scali di Comiso, Palermo e Trapani hanno assorbito una parte del traffico.

Nei giorni più difficili sono stati documentati passeggeri distesi sul pavimento, sui gradini e accanto ai nastri dei bagagli. Sono state denunciate informazioni tardive, difficoltà nel ricevere pasti, pernottamenti e trasferimenti. La Regione ha attivato più di 100 corse di autobus, 5 treni straordinari e collegamenti ferroviari gratuiti per alcuni viaggiatori dirottati. Intervento regionale. In pratica, sono state adottate contromisure concrete, ma non sono risultate sufficienti a evitare disagi prolungati.

Un confronto sui prezzi degli autonoleggi ha mostrato per Comiso una differenza fino al 287% tra il 13 e il 27 agosto. Altre fonti giornalistiche hanno evidenziato aumenti generalizzati per arancini, acqua e panini. La crisi ha ricevuto ampia copertura internazionale e le imprese turistiche hanno segnalato cancellazioni e danni reputazionali, non ancora quantificati in modo definitivo.

Articolo

L’emergenza è iniziata il 6 agosto 2026, quando la ripresa dell’attività dell’Etna e la dispersione della cenere verso sud hanno imposto progressive restrizioni nello spazio aereo di Catania. Dopo una successione di chiusure, riaperture parziali e nuovi rinvii, la sospensione di arrivi e partenze dall’aeroporto di Fontanarossa, nell’area meridionale del capoluogo etneo, è stata prolungata fino alle 2 del 15 agosto.

Il più recente comunicato dell’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), pubblicato il 13 agosto alle 19:37, ha registrato attività effusiva dalle bocche collocate a 2.750 e 1.900 metri, mentre quella a 2.090 metri è risultata cessata. Il fronte più avanzato ha raggiunto quota 1.340 metri, superando di poco Rocca Capra nella Valle del Bove (ampia depressione sul versante orientale del vulcano). Dalle 16:55 è aumentata l’attività esplosiva della Voragine, con cenere diretta nel quadrante meridionale. Il tremore e i segnali infrasonici sono rimasti su valori alti o molto alti, senza deformazioni significative del suolo.

Il Dipartimento regionale della Protezione civile ha attivato il livello F1 Etnas, categoria che indica un’alta probabilità di fontane di lava, e ha vietato l’accesso alla zona sommitale. Stefano Branca (direttore del Dipartimento Vulcani dell’istituto scientifico) ha considerato il fenomeno coerente con il comportamento dell’Etna degli ultimi 25 anni, pur riconoscendo che non era possibile prevederne la durata. Marco Viccaro (professore ordinario dell’Università di Catania e presidente dell’Associazione italiana di vulcanologia) ha invece ravvisato una fase più energetica, alimentata anche da magma profondo e ricco di gas. Le due valutazioni hanno proposto interpretazioni differenti dell’evoluzione, senza mettere in discussione i dati strumentali disponibili.

La SAC (Società aeroporto Catania), concessionaria degli scali etneo e ibleo, ha comunicato che tra il 6 e il 12 agosto erano previsti 1.974 voli. Il 36% è stato annullato, percentuale equivalente per semplice calcolo a circa 711 collegamenti, mentre approssimativamente 630 sono stati deviati. La società ha definito l’episodio il più pesante degli ultimi 20 anni per l’impatto sull’infrastruttura. Ha inoltre indicato un traffico ordinario di almeno 40.000 persone al giorno nel periodo, precisando però che non esisteva ancora un conteggio ufficiale complessivo dei passeggeri colpiti.

Comiso (comune del libero consorzio comunale di Ragusa, nella Sicilia sud-orientale) ha gestito più di 140 voli supplementari entro il 13 agosto. Palermo ne aveva accolti circa 190, mentre Trapani e Lamezia Terme (comune della provincia di Catanzaro, in Calabria) hanno assorbito altri movimenti. Il Governo regionale ha dichiarato di avere predisposto più di 100 corse straordinarie di autobus; 5 collegamenti ferroviari aggiuntivi; la gratuità dei treni ordinari fra il capoluogo regionale e quello etneo per i passeggeri muniti di biglietto aereo. Lo scalo ragusano dispone tuttavia di appena 6 piazzole e non può sostituire da solo Fontanarossa.

Le immagini del 13 agosto hanno documentato famiglie e viaggiatori sistemati sui pavimenti, sui gradini e vicino ai nastri dei bagagli. Alcune persone hanno trascorso più notti nel terminal, sebbene siano state distribuite brandine, viveri e migliaia di bottiglie d’acqua. Nelle ore successive la folla si è ridotta e sono rimasti circa 300 passeggeri in attesa dei trasferimenti.

Massimiliano Dona (avvocato e presidente dell’UNC, Unione nazionale consumatori) ha riferito segnalazioni relative a buoni pasto non ricevuti, alberghi non procurati e collegamenti terrestri lasciati a carico delle famiglie. Nico Torrisi (amministratore delegato della società aeroportuale) ha attribuito alle compagnie aeree una parte rilevante delle carenze informative e assistenziali, sostenendo che il gestore Sac ha cercato di supplire alle mancanze. Le due ricostruzioni non sono necessariamente incompatibili: l’assistenza contrattuale spetta principalmente al vettore, mentre il coordinamento degli operatori e dei servizi presenti nell’aerostazione coinvolge anche il concessionario.

Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha simulato un noleggio dalle 13 alle 17 del 13 agosto, con ritiro a Fontanarossa e riconsegna in altri aeroporti. Le tariffe minime rilevate sono state: Palermo da 141 euro; Trapani da 181 euro; Comiso da 337 euro. Per la medesima ricerca riferita al 27 agosto sono risultate: Palermo da 91 euro; Trapani da 107 euro; Comiso da 87 euro. Il divario maggiore, calcolato sulla tratta iblea, è stato del 287%. L’associazione ha annunciato un esposto all’AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato).

È stata inoltre riferita la richiesta di 700 euro per un trasferimento privato tra i 2 maggiori capoluoghi siciliani. Si è trattato di un singolo preventivo, da confrontare con tariffe ordinarie indicate fra 450 e 650 euro per servizi analoghi a lunga percorrenza. Non è stata trovata una documentazione altrettanto solida su aumenti sistematici del prezzo di acqua o panini. Le testimonianze verificabili hanno riguardato soprattutto la mancata consegna dei buoni pasto, mentre Protezione civile e volontari hanno distribuito gratuitamente acqua ai viaggiatori.

La diffusione delle fotografie dei terminal affollati sui media europei e internazionali ha prodotto una ricaduta reputazionale evidente. La cenere ha raggiunto anche Malta, dove l’11 agosto sono stati cancellati 19 voli. Strutture ricettive di Taormina e Siracusa hanno segnalato disdette, ma al 14 agosto non è stato pubblicato un bilancio consolidato.

Assoesercenti ha stimato fra 12,8 e 24 milioni di euro il volume di spesa turistica potenzialmente esposto. La stessa organizzazione ha chiarito che non si trattava di un danno effettivamente accertato. La CNA Turismo (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, settore turismo) ha sollecitato una gestione realmente integrata dei 2 aeroporti orientali e collegamenti terrestri programmati prima dell’emergenza. Il danno d’immagine, pertanto, può essere descritto come un rischio economico concreto e una percezione negativa già diffusa.

L’esposizione alla cenere non è stata ignorata dalla pianificazione aeronautica. L’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) ha introdotto nel 2011 una procedura dedicata, aggiornata con la circolare GEN-04C del 15 aprile 2020, per coordinare Catania, Comiso e Reggio Calabria. L’ENAV (Ente nazionale per l’assistenza al volo) ha il compito di gestire lo spazio aereo e applicare le chiusure dei settori esposti. L’emergenza non ha quindi mostrato l’assenza assoluta di un piano, ma la difficoltà di sostenere una crisi lunga durante il massimo traffico stagionale, soprattutto quando i trasferimenti stradali e ferroviari non riescono a seguire rapidamente le deviazioni degli aeromobili.

La proprietà pubblica del gestore Sac risulta così ripartita: Camera di commercio del Sud-Est Sicilia 60,64%; Città metropolitana di Catania 12,13%; IRSAP (Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive) 12,13%; Libero consorzio comunale di Siracusa 12,13%; Comune di Catania 2,02%; Comune di Ragusa 0,96%. È in corso una gara per cedere almeno il 51% del capitale e, alla fine di luglio, 10 concorrenti sono stati ammessi alla seconda fase.

Gli azionisti pubblici possono essere chiamati politicamente a spiegare nomine, vigilanza e ritardi, ma non rispondono in solido soltanto perché possiedono quote della SAC: delle obbligazioni risponde anzitutto la società e la gestione compete agli amministratori. La solidarietà, che consente al danneggiato di chiedere l’intero risarcimento anche a un solo responsabile, può configurarsi esclusivamente provando che uno o più Enti soci abbiano adottato direttive illecite, ostacolato consapevolmente investimenti necessari o violato precisi obblighi, contribuendo al medesimo danno. Per i disagi dei passeggeri rispondono quindi prima le compagnie aeree e, per proprie carenze, il gestore; Comune, sindaco o assessori possono essere coinvolti solo per condotte specifiche e documentate, ferma l’eventuale responsabilità contabile davanti alla Corte dei conti per dolo o colpa grave.

Nello Musumeci (ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, esponente di Fratelli d’Italia ed ex presidente della Regione) ha ricordato che nel 1999, quando guidava la Provincia etnea, aveva fatto inserire nel Piano territoriale una proposta di delocalizzazione nella Piana fra Catania ed Enna. Ha sostenuto che l’idea non aveva ottenuto appoggi e che, una volta riproposta, aveva incontrato l’ostilità del gestore e l’indifferenza degli Enti locali. Il vertice aziendale ha replicato che la delocalizzazione era già stata respinta dagli organismi competenti e che la priorità dovrebbe essere il collegamento stabile fra tutti gli scali dell’Isola.

Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e segretario della Lega) ha sostenuto che alcune decisioni del passato dovranno essere riesaminate nel Piano nazionale degli aeroporti. Adolfo Urso (ministro delle Imprese e del Made in Italy, esponente di Fratelli d’Italia) ha chiesto di accelerare la privatizzazione e ha richiamato la golden power (poteri speciali dello Stato) per assicurare gli investimenti futuri.

Sul piano delle competenze, la catena è articolata. L’istituto scientifico osserva il vulcano e comunica i dati. La Protezione civile stabilisce le fasi operative sul territorio. Il controllore del traffico aereo governa i settori di volo. L’autorità nazionale vigila sulla sicurezza e sulla concessione. Il gestore amministra l’infrastruttura, coordina gli operatori e assicura i servizi aeroportuali. Le compagnie comunicano cancellazioni, rimborsano o riproteggono i viaggiatori e forniscono l’assistenza. La Regione e gli Enti locali organizzano o sostengono la mobilità terrestre.

L’articolo 705 del Codice della navigazione impone al gestore di organizzare l’attività aeroportuale, coordinare gli operatori e garantire servizi adeguati sotto la vigilanza nazionale. Una responsabilità civile della società potrebbe emergere per una specifica carenza organizzativa propria, ma richiederebbe la prova della violazione, del danno e del rapporto causale. Gli azionisti pubblici non rispondono direttamente dei debiti della società per il solo possesso delle quote. Le imprese turistiche, a loro volta, dovrebbero dimostrare perdite concrete e causalmente riconducibili a una condotta illecita, non soltanto alla forza naturale dell’eruzione.

Per i passeggeri è rimasto applicabile il Regolamento europeo 261/2004. La cenere può costituire una circostanza eccezionale ed escludere l’indennizzo forfettario da 250 a 600 euro, se il vettore prova il legame diretto con la cancellazione e l’adozione di tutte le misure ragionevoli. Non elimina però il diritto alla scelta tra rimborso e percorso alternativo, né l’obbligo di fornire pasti, bevande, albergo, trasferimento e comunicazioni in rapporto alla durata dell’attesa.

La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza McDonagh del 31 gennaio 2013, pronunciata dopo la nube del vulcano islandese Eyjafjallajökull, ha già stabilito che una chiusura eccezionale dello spazio aereo non cancella l’obbligo di assistenza. Il passeggero che ha sostenuto spese ragionevoli perché abbandonato dal vettore può chiederne il rimborso, conservando ricevute e comunicazioni. Il 13 luglio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una riforma che rafforza informazione, assistenza e percorsi alternativi. La nuova disciplina entrerà però in vigore 12 mesi e 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e non regola quindi questa emergenza.

Nell’immagine di copertina, la colata lavica dell’Etna nella mattinata del 13 agosto 2026, nella stessa giornata, un viaggiatore davanti a Fontanarossa con il vulcano sullo sfondo e passeggeri sistemati nel terminal durante la sospensione dei voli.

L’opinione

L’intervista rilasciata ieri a RaiNews24 dal ministro Nello Musumeci, della quale si è riferito sopra, riapre annose quanto amare considerazioni. L’esponente del Governo ha ricordato che nel 1999, quando guidava la Provincia etnea, aveva inserito nel Piano territoriale una proposta per trasferire l’aeroporto nella Piana fra Catania ed Enna. Ha aggiunto che il progetto non aveva trovato sostegno e che, riproposto successivamente, aveva incontrato l’ostilità del gestore e l’indifferenza degli Enti locali.

Prima ancora che da giornalista, scrivo queste considerazioni da cittadino. Le parole del ministro non dimostrano, da sole, l’esistenza di condizionamenti illeciti, ma descrivono una Sicilia nella quale decisioni essenziali sembrano troppo spesso piegate a interessi particolari e rendite di posizione, anziché orientate al bene dei cittadini e dell’Isola.

D’altronde, in precedenti articoli ci siamo anche occupati della collocazione delle Case e degli Ospedali di comunità, oltre che di presidi sanitari destinati a servire territori molto vasti, talvolta estesi oltre i confini provinciali. Numerose strutture sono state progettate senza un’adeguata valutazione dei collegamenti, dell’accessibilità e dei tempi necessari per raggiungerle. E ancor più rispetto a qualsiasi altrta struttura, come anche un aeroporto, nella sanità, pochi minuti possono separare un soccorso efficace da una sofferenza più grave e, nei casi estremi, la vita dalla morte.

Ieri sera 13 agosto 2026, durante un tragitto verso Taormina, ho visto ambulanze con le sirene spiegate tentare di farsi strada nel budello della Strada statale 114 per raggiungere l’ospedale San Vincenzo ubicato in contrada Sirina, mentre lunghe file di automobili bloccavano gli accessi nel pieno dell’esodo ferragostano. La stessa criticità, di cui ci siamo anche occupati, si ripropone per l’Ospedale di comunità di Taormina, situato in un’area ancora più difficile da raggiungere, con una disponibilità insufficiente di posti auto e parcheggi alternativi dai costi molto elevati.

È la ripetizione di una storia antica: una degenerazione politico-istituzionale che riguarda l’Italia, ma che in Sicilia ha assunto caratteristiche particolarmente soffocanti. Una decennale cultura del potere autoreferenziale ha continuato a produrre disagi, inefficienze e disuguaglianze, mentre l’interesse generale è stato frequentemente subordinato alla conservazione degli equilibri esistenti. Qualunque schieramento abbia vinto le elezioni, di centrodestra o di centrosinistra, i cambiamenti sostanziali sono rimasti difficili da riconoscere. La priorità sembra essere divenuta troppo spesso la continuità del potere, la tutela delle remunerazioni e l’allargamento delle cerchie di fedelissimi, compiacenti e cortigiani.

Il nostro presidente della Repubblica richiama costantemente i valori della Costituzione. Tuttavia, quando quei principi restano confinati nelle celebrazioni ufficiali e scompaiono dalle scelte della politica e delle istituzioni, con conseguenze negative sulla vita quotidiana delle persone, la Carta rischia di ridursi a una blasonata pergamena: autorevole da citare, ma sempre meno applicata. Resta allora la domanda con cui concludo molte delle mie riflessioni: Come si esce da questa, di tutta evidenza quanto notoria e altrettanto edulcorata se non anche dissimulata, annosa degenerazione politico-istituzionale, divenuta particolarmente soffocante in Sicilia ?