La cardiochirurgia pediatrica di Taormina si aggancia a Catania. Ma la preoccupazione è per l’intero ospedale e Pronto soccorso

Dal 30 giugno 2026 terminerà la convenzione tra il Bambino Gesù di Roma e il CCPM di Taormina. La Regione Siciliana punta al trasferimento organizzativo verso il Policlinico di Catania, tra polemiche politiche, richieste di deroghe ministeriali e forti preoccupazioni di medici e famiglie

Il Centro di cardiochirurgia pediatrica mediterraneo (CCPM) dell’ospedale San Vincenzo di Taormina perderà dal 30 giugno 2026 la gestione pediatrico Bambino Gesù di Roma, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico specializzato nell’assistenza pediatrica. La decisione è collegata alla nuova rete ospedaliera voluta dal Governo regionale Schifani, che prevede il collegamento della struttura al Policlinico di Catania, classificato DEA di secondo livello (Dipartimento di emergenza e accettazione di secondo livello, cioè presidio sanitario ad alta complessità). La Regione ha richiesto una deroga al decreto ministeriale 70 del 2015 per mantenere operative due cardiochirurgie pediatriche in Sicilia, una a Palermo e una a Taormina. Il Bambino Gesù ha motivato l’uscita con il venir meno delle condizioni operative e con la frammentazione delle responsabilità gestionali. Famiglie, opposizioni politiche e personale sanitario temono ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e sulla continuità delle cure. Durante un incontro politico a Giardini Naxos, il dottor Giuseppe Biondo della Neonatologia di Taormina ha lanciato un allarme anche sulle difficoltà del pronto soccorso del San Vincenzo, sottolineando carenza di personale, pressione sanitaria crescente e ruolo strategico dell’ospedale per l’intero comprensorio tra Messina e Catania.

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La cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale San Vincenzo, presidio ubicato nella zona costiera la cui struttura ricade amministrativamente e fisicamente nel territorio comunale di Taormina in Contrada Sirina, si prepara a una trasformazione che rischia di modificare profondamente gli equilibri sanitari della Sicilia orientale. Il Bambino Gesù di Roma, ospedale pediatrico di riferimento nazionale e internazionale, ha comunicato ufficialmente che non rinnoverà la convenzione con l’Asp di Messina (Azienda sanitaria provinciale) in scadenza il 30 giugno 2026, chiudendo così una collaborazione iniziata 16 anni fa all’interno del CCPM di Taormina, struttura collocata a Contrada Sirina nel territorio comunale taorminese.

La decisione è stata formalizzata con una lettera inviata il 22 aprile 2026 all’assessorato regionale alla Salute e all’Asp di Messina. Nel documento il Bambino Gesù afferma che “la collaborazione con l’Asp di Messina dovrà intendersi cessata al 30 giugno 2026, non sussistendo più i presupposti operativi per proseguire proficuamente”. La scelta arriva prima ancora della conclusione definitiva del percorso regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana avviato dal presidente Renato Schifani.

Alla base della vicenda vi è la revisione della rete sanitaria regionale collegata al decreto ministeriale 70 del 2015, noto come decreto Balduzzi, che stabilisce standard, parametri e bacini minimi per le strutture ospedaliere italiane. La normativa tende a concentrare le attività ad alta specializzazione in pochi centri ad elevata complessità. Per questa ragione la Sicilia ha chiesto al ministero della Salute una deroga speciale per mantenere attive due cardiochirurgie pediatriche nell’Isola, quella del Civico di Palermo e quella di Taormina.

La Giunta regionale, il 16 maggio 2024, aveva già formalizzato la richiesta di deroga ministeriale sostenendo che il territorio siciliano presenta peculiarità geografiche e infrastrutturali che renderebbero necessario il mantenimento di due poli specialistici pediatrici. Successivamente, tra gennaio e febbraio 2026, il Governo regionale ha approvato la nuova rete ospedaliera che collega amministrativamente il CCPM di Taormina al Policlinico Rodolico-San Marco di Catania, struttura classificata DEA di secondo livello, cioè presidio sanitario con competenze avanzate di emergenza, cardiochirurgia, rianimazione e discipline specialistiche ad alta complessità.

Secondo quanto emerso negli atti regionali, il ministero della Salute avrebbe chiesto che la cardiochirurgia pediatrica taorminese venisse agganciata a una grande struttura pubblica dotata di cardiochirurgia per adulti. Da qui la scelta del Policlinico di Catania. Parallelamente, però, il reparto di Taormina dovrebbe dipendere sul piano strategico e sanitario anche dal Civico di Palermo, dove dal 2023 è stata riattivata l’altra cardiochirurgia pediatrica dell’Isola. In questo assetto Palermo viene considerata “hub” (centro principale di riferimento), mentre Taormina verrebbe classificata “spoke” (struttura periferica collegata a un polo centrale).

Proprio questa doppia subordinazione amministrativa e sanitaria sarebbe stata una delle ragioni principali del disimpegno del Bambino Gesù. Il policlinico romano avrebbe giudicato eccessivamente frammentato il nuovo modello organizzativo. A ciò si sarebbero aggiunte le dichiarazioni dell’ex assessora regionale Daniela Faraoni, che nei mesi scorsi aveva più volte annunciato la volontà della Regione di interrompere progressivamente le convenzioni con soggetti privati nel settore sanitario.

Dal 1 luglio 2026 il centro di Taormina dovrebbe quindi proseguire le attività utilizzando personale regionale e medici formati attraverso un periodo di affiancamento proprio con il Bambino Gesù. Tuttavia l’uscita dell’ospedale romano comporterà la perdita di figure considerate decisive: il direttore del centro e primario di cardiochirurgia Sasha Agati, specialisti cardio-anestesisti, cardiologi pediatrici, coordinatori infermieristici e consulenze multispecialistiche per i casi clinici più delicati.

Intanto il presidente del Bambino Gesù, Tiziano Onesti, ha chiesto alla Regione il saldo delle pendenze economiche maturate negli anni della convenzione. Nella comunicazione inviata a Palazzo d’Orleans viene specificato che saranno trasmesse le rendicontazioni economiche relative alle attività svolte fino alla cessazione definitiva della collaborazione. Gli arretrati non sono stati ancora quantificati ufficialmente, ma negli ultimi anni il costo pubblico della convenzione aveva già alimentato forti polemiche politiche.

Durissima nel frattempo la reazione delle famiglie dei piccoli pazienti cardiopatici. Il comitato dei familiari ha contestato apertamente il progetto regionale, sostenendo che il problema non riguardi soltanto la permanenza formale di un reparto, ma soprattutto la garanzia di professionalità altamente specializzate, collegamenti diretti con uno dei più importanti ospedali pediatrici europei e percorsi preferenziali per i casi più complessi. I familiari chiedono che venga assicurata senza interruzioni la presenza delle competenze del Bambino Gesù necessarie a salvare la vita dei bambini siciliani.

In questo clima di forte tensione sanitaria e politica si inseriscono anche le dichiarazioni del dottor Giuseppe Biondo, responsabile della UOS di Neonatologia dell’ospedale San Vincenzo di Taormina. Durante la presentazione del 7 maggio 2026 in piazza San Pancrazio a Giardini Naxos della lista Bosco per le amministrative del 24 e 25 maggio, il medico ha descritto il San Vincenzo come un presidio essenziale per un territorio che si estende da Messina a Catania.

Biondo ha affermato che l’ospedale di Taormina, pur essendo “maltrattato, bistrattato e trascurato”, continua a rappresentare un punto di riferimento della sanità siciliana. Il medico ha espresso amarezza per l’uscita del Bambino Gesù, riconoscendo il ruolo centrale dell’ospedale romano nella pediatria italiana, ma ha anche sottolineato che il San Vincenzo non può essere identificato soltanto con la cardiochirurgia pediatrica. Secondo il responsabile della Neonatologia, il presidio taorminese è composto da decine di reparti e unità operative che garantiscono quotidianamente assistenza a un vastissimo comprensorio territoriale.

Particolarmente duro il passaggio dedicato al pronto soccorso. Biondo ha spiegato che il reparto di emergenza vive una situazione estremamente critica a causa della carenza di personale e dell’enorme aumento stagionale della popolazione presente nell’area jonica. Secondo il medico, da novembre ad aprile il bacino di riferimento dell’ospedale si aggira intorno a 50 mila persone, mentre da aprile a ottobre le presenze arrivano fino a 250 mila unità, con un incremento enorme delle prestazioni sanitarie richieste.

Il dirigente sanitario ha precisato che solo tra il 5% e il 10% delle persone che si presentano al pronto soccorso vengono ricoverate nelle unità operative, mentre il restante 90-95% riceve assistenza immediata e torna a casa. Una situazione che, secondo Biondo, dimostra da un lato l’efficacia del servizio di emergenza e dall’altro evidenzia la pressione continua subita dal personale sanitario, costretto a operare con sacrifici definiti “enormi” e con organici ridotti al minimo.

La vicenda della cardiochirurgia pediatrica di Taormina resta quindi aperta e coinvolge aspetti sanitari, politici, amministrativi ed economici. In attesa della decisione definitiva dei ministeri sulla deroga richiesta dalla Regione Siciliana, rimangono forti incertezze sul futuro del CCPM, sull’organizzazione della rete pediatrica regionale e sulla capacità del sistema pubblico di mantenere gli standard assistenziali garantiti negli ultimi 16 anni dal Bambino Gesù di Roma.