Sintesi
In Sicilia si pagano 186.462 pensioni in più rispetto al numero delle persone che lavorano. Secondo la Cgia, sui dati del 2025, soltanto Puglia e Calabria presentano una differenza maggiore. Messina e Palermo hanno i divari più ampi dell’Isola, seguite da Agrigento, Trapani, Caltanissetta ed Enna. Siracusa è quasi alla pari, mentre a Ragusa e Catania i lavoratori superano le pensioni. Bisogna però distinguere gli assegni dalle persone, in quanto uno stesso pensionato può ricevere più prestazioni. Il dato non dice semplicemente che gli anziani sono più dei lavoratori.

Tra il 2025 e il 2029 lo studio prevede per la Sicilia 173.900 lavoratori da sostituire. Trovare persone preparate può diventare difficile, mentre molti giovani continuano a cercare altrove impieghi più stabili e meglio pagati. Come raccontato nei precedenti approfondimenti di Mediterranea24, le partenze lasciano anche genitori anziani con meno aiuto familiare. Servono lavoro che permetta di restare e servizi che aiutino chi rimane.

Articolo
In Sicilia il numero delle pensioni supera di 186.462 quello delle persone che lavorano. Il dato arriva dall’indagine della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, nell’area di Venezia), riferita al 2025 e diffusa con una nota datata ieri 24 ottobre 2026. Soltanto Puglia e Calabria presentano una differenza maggiore.

Il confronto aiuta a capire quanto sia debole il rapporto tra lavoro e pensioni nell’Isola, ma va letto con attenzione. Le pensioni sono gli assegni pagati, mentre gli occupati sono le persone che lavorano. Non si stanno quindi confrontando direttamente lavoratori e pensionati.

Che cosa succede nelle nove province
Il confronto provinciale mostra che in 7 province siciliane le pensioni sono più numerose dei lavoratori. Gli assegni superano gli occupati di: 76.936 a Messina; 63.638 a Palermo; 24.884 ad Agrigento; 16.257 a Trapani; 11.334 a Caltanissetta; 9.833 a Enna; 296 a Siracusa. Accade il contrario a Ragusa, dove i lavoratori sono 16.241 in più delle pensioni, e a Catania, dove sono 475 in più.
La provincia di Messina è al quarto posto nazionale e al primo in Sicilia per la differenza tra pensioni e lavoratori: gli assegni pensionistici sono 76.936 in più delle persone occupate. Segue Palermo, sesta in Italia, con 63.638 pensioni in più dei lavoratori.
La classifica non indica dove ci siano più anziani, ma quanto le pensioni superino i lavoratori. Per esempio, se in un territorio si pagano 100 pensioni e lavorano 80 persone, la differenza è 20. Se le pensioni restano 100 ma lavorano soltanto 60 persone, la differenza sale a 40. Il divario è quindi maggiore perché lavorano meno persone, anche senza un aumento complessivo degli anziani.
Conta anche il numero degli abitanti. Una provincia grande può avere più pensioni in eccesso rispetto a una piccola semplicemente perché ospita molte più persone. Questo non significa che abbia più anziani ogni 100 abitanti.
Ragusa ha il risultato più favorevole della Sicilia, mentre Catania supera di poco la parità. Siracusa è appena sotto. Questi numeri, da soli, non dicono però se il lavoro sia stabile, quanto venga pagato o se basti a convincere i giovani a rimanere.
Una persona può ricevere più pensioni
Contare le pensioni non significa contare i pensionati. Una persona può ricevere, per esempio, sia la propria pensione sia quella di reversibilità del coniuge morto. In questo caso si contano 2 assegni, ma la persona è una sola.
Come precisa la nota dello studio, il confronto comprende inoltre diversi tipi di prestazioni, incluse quelle assistenziali, di invalidità e destinate ai familiari superstiti. Non riguarda soltanto chi ha smesso di lavorare per raggiunti limiti di età.
Anche tra i lavoratori non ci sono soltanto i dipendenti con una busta paga, ma pure gli autonomi. Il confronto non significa quindi che ogni stipendio debba pagare una pensione, né permette di stabilire quanti soldi entrino ed escano dal sistema previdenziale siciliano.
Definire la Sicilia una “terra per anziani” non significa, inoltre, che gli anziani vi vivano meglio. Un territorio può avere meno giovani e, nello stesso tempo, pochi servizi per chi ha bisogno di assistenza.
Quando i giovani partono, le famiglie hanno meno aiuto
Mediterranea24 ha già approfondito il rapporto tra emigrazione e futuro della popolazione siciliana. Nel 2025, su 100 trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, quasi 24 sono partiti dalla Sicilia. Per comprendere il fenomeno bisogna dunque guardare anche a chi si sposta dentro l’Italia, non soltanto a chi va all’estero.
La partenza di un giovane può togliere al territorio un lavoratore e alla famiglia un aiuto vicino. Se figli e nipoti abitano lontano, diventa più difficile accompagnare un genitore dal medico, assisterlo dopo un ricovero o aiutarlo con la spesa e le pratiche quotidiane.
Le conseguenze delle partenze riguardano quindi sia l’economia sia la vita delle persone anziane, soprattutto quando manca qualcuno che possa intervenire in caso di necessità.
Per restare serve un lavoro che permetta di vivere
Nell’approfondimento sul lavoro povero e sulle pensioni basse in Sicilia, Mediterranea24 ha spiegato perché avere più occupati non basti a risolvere tutte le difficoltà. Un impiego di pochi mesi, con poche ore o uno stipendio insufficiente, può non permettere di pagare una casa e programmare il futuro.
Lavorare poco e in modo discontinuo significa anche versare meno contributi, con conseguenze sulla pensione futura. La qualità del lavoro di oggi incide quindi sulle condizioni economiche della vecchiaia.
Può così accadere che un’impresa non trovi personale e, nello stesso territorio, un giovane non trovi un lavoro soddisfacente. Devono incontrarsi preparazione richiesta e condizioni offerte. Contano anche i trasporti, gli orari e la possibilità di occuparsi dei figli o di un familiare anziano.
Quasi 174 mila lavoratori da sostituire in Sicilia
Per il periodo 2025-2029, la previsione riportata dalla Cgia indica in Sicilia 173.900 lavoratori da sostituire, dei quali 74.600 dipendenti privati. Il totale comprende anche dipendenti pubblici e autonomi.
Non significa che ci siano già quasi 174 mila posti disponibili. È una stima delle persone che serviranno, nell’intero quinquennio, per prendere il posto di chi uscirà dal lavoro. Le effettive possibilità di impiego dipenderanno dalle scelte delle aziende e degli Enti e dalle competenze richieste.
In Italia lo studio richiama circa 3 milioni di uscite dal lavoro tra il 2025 e il 2029. Le piccole imprese rischiano soprattutto di perdere persone esperte senza riuscire a trovare in tempo chi possa sostituirle.
La Cgia prevede inoltre che la spesa nazionale per le pensioni passi da 351,8 miliardi di euro nel 2026 a 388,6 miliardi nel 2029, con un aumento del 10,5%. È una previsione basata sulle regole attualmente in vigore.
Aiutare gli anziani significa aiutare anche chi lavora
Nel precedente articolo sulla necessità di un’assistenza adeguata per chi vive più a lungo, Mediterranea24 ha richiamato il rapporto del Censis (Centro studi investimenti sociali, istituto di ricerca socioeconomica). Vivere più anni richiede anche cure, aiuto nelle attività quotidiane e occasioni per non rimanere soli.
Quando mancano assistenza a domicilio, trasporti e servizi vicini, sono soprattutto i familiari a dover provvedere. Chi assiste un genitore o un coniuge può essere costretto a ridurre le ore di lavoro o avere maggiori difficoltà a cercare un impiego.
I precedenti approfondimenti di Mediterranea24 mostrano dunque quanto siano legati lavoro, partenze e assistenza. La testata ha raccontato anche le iniziative per contrastare lo spopolamento nelle Alte Madonie (area montana della provincia di Palermo). I risultati andranno misurati nelle possibilità concrete di trovare lavoro, restare nel proprio territorio e ricevere aiuto quando se ne ha bisogno.
Nell’immagine di copertina, un giovane con il trolley; un anziano su una panchina; e una veduta di Messina.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









