Europa sotto pressione. Chi guadagna dalla crisi e chi le ha aperto la strada (fatti, domande e opinioni)

Dazi, guerra nel Golfo e dipendenze strategiche. Gli interessi delle grandi potenze. Le responsabilità europee e italiane. Il conto per famiglie e nuove generazioni

Sintesi

La guerra con l’Iran, le tensioni commerciali e il rincaro dell’energia mettono sotto pressione l’Europa. Le difficoltà delle forniture si trasmettono alle fabbriche, ai trasporti e alla distribuzione. In Sicilia, il fermo degli autotrasportatori mostra quanto rapidamente una crisi possa raggiungere la spesa quotidiana. Il costo arriva nelle case.

Le dipendenze energetiche e tecnologiche riducono la capacità europea di reagire. Gli ultimi interventi delle istituzioni comunitarie riguardano prezzi, raffinerie, investimenti e sicurezza degli approvvigionamenti. Le decisioni devono diventare risultati.

Anche l’Italia paga ritardi nelle infrastrutture, negli investimenti e nell’organizzazione dei servizi pubblici. Le crisi internazionali aggravano problemi che il Paese si porta dietro da anni, tra procedure lente e interventi rinviati. Le conseguenze arrivano a imprese e famiglie.

Tecnologia, rischi finanziari e invecchiamento della popolazione complicano il quadro. Lavoro discontinuo e contributi insufficienti possono compromettere le pensioni future, mentre il debito limita le possibilità di intervento pubblico. Le conseguenze possono durare decenni.

Articolo

Una guerra nel Golfo può far aumentare il costo di un viaggio, di una bolletta e persino degli alimenti al supermercato. Un dazio americano può ridurre gli ordini di un’impresa europea. Una fabbrica che perde competitività può tagliare investimenti e occupazione. È attraverso questi passaggi che le scelte delle grandi potenze entrano nella vita quotidiana.

Da qui nasce una domanda che Mediterranea24 aveva già sollevato: l’Europa è soltanto un alleato da coinvolgere oppure anche un concorrente da indebolire? È un interrogativo politico legittimo, purché si distinguano i fatti dalle interpretazioni. Le crisi attuali non dimostrano un piano concordato per impoverire il vecchio continente. Consentono però di esaminare chi ne ricava vantaggi, quali dipendenze aumentano e quali errori europei rendono quei vantaggi possibili.

Dalla guerra nel Golfo al prezzo della spesa

Il conflitto con l’Iran ha colpito uno dei passaggi decisivi dell’economia mondiale, lo Stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, attraverso il quale transitano forniture energetiche dirette verso diversi continenti. Uno studio della Banca d’Italia, pubblicato il 13 ottobre 2026 e riferito agli sviluppi fino alla metà dell’anno, descrive una gravissima interruzione dell’offerta. Per l’Europa, gli effetti sono arrivati soprattutto attraverso prezzi più alti e maggiore concorrenza per procurarsi forniture alternative.

La crisi energetica non rimane separata dalla crisi sociale. Quando il carburante rincara, trasportare merci costa di più. Se le imprese non riescono ad assorbire la spesa, aumentano i prezzi, riducono l’attività oppure si fermano. Il precedente approfondimento di Mediterranea24 sulla dipendenza energetica e sugli impianti rinnovabili autorizzati ma ancora da realizzare aveva già evidenziato questa vulnerabilità.

In Sicilia, il fermo dei tir e le difficoltà negli approvvigionamenti mostrano il meccanismo concreto. Confcommercio Sicilia (organizzazione delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi) ha stimato conseguenze economiche comprese tra 40 e 50 milioni di euro nei 5 giorni di protesta. Le conseguenze appaiono già evidenti, i prodotti che restano nelle aziende, scaffali meno forniti e famiglie costrette a cercare altrove.

Dazi e investimenti. La competizione passa anche tra alleati

Un alleato militare può essere contemporaneamente un concorrente economico. Donald Trump (presidente degli Stati Uniti, repubblicano) ha usato i dazi, cioè le imposte sulle importazioni, anche per spingere le imprese a produrre negli Stati Uniti. Per un’azienda europea, trasferire una produzione può diventare un modo per evitare quei costi. Per il territorio che perde lo stabilimento significa rischiare meno lavoro e meno competenze.

Mediterranea24 aveva già raccontato le pressioni di Trump sul commercio e sulla presenza dei soldati americani in Europa. A maggio 2026 il presidente statunitense aveva minacciato di aumentare le tasse sulle automobili importate dall’Europa, rendendole più costose sul mercato americano. A giugno, l’Unione europea ha approvato norme per ridurre o eliminare alcune tasse sui prodotti americani, come previsto dall’accordo commerciale. Ha però previsto anche la possibilità di sospendere queste agevolazioni se gli Stati Uniti non rispettano gli impegni.

Chi ci vende l’energia può condizionare anche le nostre scelte. Secondo il Consiglio dell’Unione europea, nel 2025 quasi il 58% del gas naturale liquefatto importato dall’Europa, cioè quello trasportato via nave, è arrivato dagli Stati Uniti. Le forniture americane hanno sostituito una parte del gas russo, ma hanno aumentato la nostra dipendenza dagli acquisti americani. Se un fornitore così importante aumenta i prezzi o riduce le consegne, trovare alternative può essere difficile e costoso. Comprare meno dalla Russia, quindi, non basta a renderci autonomi se diventiamo più dipendenti da un altro Paese.

Interessi che convergono senza una regia unica

Un’Europa divisa può essere conveniente a soggetti diversi, per ragioni diverse. Un esportatore di energia può ottenere maggiori ricavi. Un’impresa concorrente può conquistare ordini. Un Governo straniero può negoziare con singoli Stati europei più deboli, anziché con un interlocutore comune.

È questa la forma più concreta dell’ipotesi: non occorre immaginare un accordo segreto perché più attori approfittino delle stesse fragilità. Tuttavia impoverire l’Europa danneggerebbe anche molti partner che vi vendono beni e servizi. L’interesse può essere quindi calcolato per ottenere concessioni e dipendenza, senza arrivare alla disfacimento del mercato europeo.

Anche le aperture degli Stati Uniti alla Russia possono rispondere a interessi economici immediati. Reuters (una delle più importanti agenzie di stampa del mondo con sede principale a Londra e di proprietà della multinazionale canadese Thomson Reuters) ha riferito il 14 ottobre che la Russia ha aumentato le vendite di gasolio all’estero dopo che gli Stati Uniti hanno temporaneamente ridotto alcune restrizioni che le ostacolavano.

Più gasolio disponibile può aiutare i Paesi che devono acquistarlo, rendendo meno difficile rifornire trasporti e imprese e contribuendo a frenare i prezzi, senza garantire che diminuiscano. Nello stesso tempo, la Russia può incassare di più vendendo il proprio carburante.

Il cambiamento americano non comincia con Trump

La revisione degli impegni militari statunitensi attraversa amministrazioni differenti. Il ritiro dall’Afghanistan è un precedente preciso: l’accordo con i talebani è stato firmato nel febbraio 2020 durante la prima presidenza Trump, mentre il ritiro si è completato nel 2021 sotto Joe Biden (allora presidente degli Stati Uniti, democratico). La Nato (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) ne documenta i passaggi.

Quel precedente non consente di parlare di un disimpegno americano uniforme da ogni area del mondo, tanto più mentre gli Stati Uniti combattono nel Golfo. Mostra però che l’Europa non può affidare indefinitamente la propria sicurezza alla convinzione che le priorità americane coincidano sempre con quelle europee.

Le responsabilità sono anche dentro l’Europa

Che cosa avrebbe dovuto fare prima l’Europa

Dare sempre la colpa alle potenze straniere permette anche alle istituzioni europee di non rispondere dei propri ritardi. Le responsabilità vanno però distinte: la Commissione europea propone le leggi comuni e ne sorveglia l’applicazione. Il Parlamento europeo le discute e le approva insieme al Consiglio dell’Unione europea (istituzione nella quale siedono i rappresentanti dei Governi nazionali). Le decisioni dipendono quindi anche dagli Stati membri, che spesso difendono interessi diversi e rallentano gli accordi.

Sull’energia bisognava ridurre prima il rischio di dipendere troppo da pochi fornitori stranieri. Non era necessario prevedere la data di una guerra per capire che un’interruzione del gas o del petrolio avrebbe colpito fabbriche e famiglie. La risposta avrebbe dovuto accelerare la produzione europea, il risparmio energetico, i collegamenti elettrici tra Paesi e gli impianti che conservano l’energia per utilizzarla quando serve. Anche gli acquisti comuni potevano rafforzare il potere contrattuale europeo. Gli interventi sono stati avviati, ma le dipendenze rimaste mostrano che non sono bastati. Nelle conclusioni del 15 e 16 ottobre 2026, gli stessi leader europei hanno nuovamente chiesto di intervenire su prezzi, reti, accumuli e sicurezza delle forniture.

Sulle tecnologie, occorreva evitare che la mancanza di componenti acquistati all’estero potesse fermare intere produzioni europee. I semiconduttori, piccoli componenti elettronici indispensabili per automobili, computer e apparecchi sanitari, sono un esempio concreto. La pandemia aveva già mostrato questa debolezza. L’Europa ha approvato un regolamento per rafforzarne la produzione, entrato in vigore nel settembre 2023. Tuttavia, nel 2025 la Corte dei conti europea (organismo che controlla l’impiego delle risorse dell’Unione) ha giudicato molto improbabile raggiungere gli obiettivi con gli strumenti previsti. Servivano obiettivi realistici, finanziamenti adeguati e controlli sui risultati, oltre agli annunci.

Sull’industria e sulla ricerca, bisognava aiutare le imprese europee a innovare e crescere senza disperdere gli sforzi in programmi nazionali poco coordinati. Il rapporto presentato nel settembre 2024 da Mario Draghi (economista, già presidente della Banca centrale europea e del Consiglio italiano) aveva indicato energia costosa, crescita lenta della produttività e necessità di maggiori investimenti. La risposta avrebbe dovuto tradurre quelle indicazioni in progetti comuni, procedure più semplici e tempi verificabili, chiarendo quali risorse mettere a disposizione e chi dovesse intervenire.

La critica, dunque, riguarda la distanza tra i problemi riconosciuti e le soluzioni realizzate. Alla Commissione spetta rispondere dell’adeguatezza delle proposte e della loro attuazione, al Parlamento delle scelte approvate e del controllo politico, ai governi nazionali degli accordi sostenuti o bloccati e degli interventi di propria competenza. I cittadini devono poter capire dove si è fermata una decisione, chi l’ha rallentata e quali conseguenze ha prodotto il ritardo.

Che cosa avrebbe dovuto fare prima l’Italia

La guerra e i dazi aggravano difficoltà che l’Italia non ha risolto per tempo. Non era necessario conoscere in anticipo la prossima crisi per capire che energia acquistata all’estero, trasporti inefficienti, servizi sanitari insufficienti e lavoro precario avrebbero reso il Paese più vulnerabile. Le responsabilità attraversano Governi di diverso orientamento, Parlamento e Amministrazioni territoriali, ma ciascuno deve rispondere delle decisioni che gli competono.

Sull’energia, il Governo nazionale avrebbe dovuto assicurare una programmazione più stabile, per ridurre consumi e dipendenze dall’estero, diversificare i fornitori e rafforzare produzione, reti e impianti di accumulo. Il Parlamento avrebbe dovuto approvare regole chiare e finanziamenti coerenti con questi obiettivi. Regioni e Comuni, per le rispettive competenze, avrebbero dovuto programmare l’uso del territorio e decidere sulle autorizzazioni entro tempi certi, tutelando ambiente e paesaggio. Lasciare una pratica ferma per anni non protegge il territorio e non produce energia.

Su strade, ferrovie, porti e trasporto pubblico, bisognava intervenire prima che guasti e carenze diventassero emergenze. Allo Stato spettano programmazione e risorse per le infrastrutture nazionali. Le Regioni organizzano importanti servizi ferroviari e automobilistici locali. Comuni, Province e altri Enti gestiscono le reti e le opere di propria competenza. Servivano manutenzioni regolari, collegamenti coordinati e controlli sui lavori, perché un finanziamento annunciato non equivale a un ponte sicuro o a un treno funzionante.

Sulla sanità, il problema dell’invecchiamento della popolazione era prevedibile. Il Governo nazionale e il Parlamento devono garantire il quadro delle risorse e delle regole. Le Regioni devono organizzare i servizi sanitari, programmare il personale e controllare che i cittadini ricevano le prestazioni. I Comuni intervengono nei servizi sociali, anche insieme alle strutture sanitarie. Occorreva preparare più assistenza sul territorio e a domicilio, per evitare che persone anziane e famiglie fossero lasciate sole fino al ricovero o costrette a pagare cure private.

Su lavoro e giovani, bisognava collegare meglio scuola, formazione, ricerca e investimenti produttivi. Governo e Parlamento devono rispondere delle politiche nazionali adottate. Le Regioni hanno responsabilità nella formazione professionale e nei servizi per trovare lavoro. I Comuni possono intervenire, secondo competenze e risorse, su abitazioni e servizi locali. Gli aiuti alle imprese dovrebbero essere valutati anche per il lavoro stabile, le competenze e gli investimenti che producono, non soltanto per le somme distribuite.

Infine, chi amministra denaro pubblico deve spiegare che cosa ottiene. Per ogni intervento importante dovrebbero essere facilmente conoscibili costo, scadenza, avanzamento e responsabile. Parlamento, consigli regionali e comunali devono controllare le scelte degli esecutivi. Gli organismi di vigilanza devono verificare regolarità e risultati nei limiti dei propri poteri. Chiedere nuovi sacrifici senza rendere conto dei ritardi precedenti significa far pagare ai cittadini anche il costo delle decisioni mancate.

L’autonomia richiede fabbriche, ricerca ed energia

Europa e Italia non hanno smesso di produrre energia, raffinare petrolio o sviluppare tecnologie. La questione è se capacità produttiva, infrastrutture e investimenti siano sufficienti a ridurre le dipendenze nei settori decisivi.

Il Consiglio europeo (riunione dei capi di Stato o di governo dell’Unione), nelle conclusioni del 15 e 16 ottobre, ha chiesto interventi sulle raffinerie, sui prezzi energetici e sugli acquisti comuni volontari. Ha anche ribadito il ruolo di rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza nel ridurre l’esposizione ai mercati dei combustibili fossili. Ma sono indicazioni che devono tradursi in opere e produzione effettiva.

Il problema tecnologico riguarda soprattutto i semiconduttori, componenti essenziali per computer, automobili e sistemi industriali. L’autonomia richiede ricerca, formazione e capacità di costruire e usare le tecnologie.

La Borsa può salire mentre le famiglie stanno peggio

Se la Borsa sale, non significa che tutti diventino più ricchi. Il prezzo delle azioni, cioè delle quote di un’azienda, può aumentare perché gli investitori si aspettano maggiori guadagni per quell’impresa, anche grazie alle vendite all’estero o al taglio dei costi. Nello stesso momento, una famiglia può perdere potere d’acquisto perché stipendio e pensione non crescono quanto affitti, alimenti e bollette. Il successo finanziario di alcune aziende non coincide automaticamente con il benessere della popolazione.

Si può guadagnare anche quando un’azione perde valore. Un esempio semplificato: un operatore prende in prestito un’azione e la vende a 100 euro. Se il prezzo scende a 80, la ricompra e la restituisce, trattenendo la differenza, prima dei costi. Se invece il prezzo sale, perde denaro. Queste operazioni esistevano prima dell’intelligenza artificiale e non garantiscono profitti.

I computer reagiscono prima delle persone

Oggi molti acquisti e vendite vengono eseguiti automaticamente dai computer. Alcuni programmi possono reagire alle variazioni dei prezzi in frazioni di secondo. L’intelligenza artificiale può anche esaminare rapidamente notizie e documenti per aiutare a decidere che cosa comprare o vendere.

La velocità può amplificare gli errori e le cadute dei prezzi. Se molti programmi interpretano una notizia nello stesso modo e vendono contemporaneamente, possono aggravare il ribasso. Il Financial Stability Board (organismo internazionale che coordina il lavoro sulla stabilità finanziaria) segnala anche i rischi di dipendere da pochi fornitori tecnologici, sicché un guasto o un attacco informatico può coinvolgere più operatori insieme.

Un altro rischio riguarda le aspettative troppo alte sui guadagni dell’intelligenza artificiale. Se le imprese investono enormi somme ma i ricavi deludono, gli investitori possono vendere le loro azioni. Reuters (agenzia di stampa internazionale con sede principale a Londra) ha riportato gli avvertimenti sui possibili effetti di una caduta dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Le conseguenze possono raggiungere risparmi, investimenti e consumi.

Anche le notizie false possono essere prodotte in serie

Con l’intelligenza artificiale è diventato più facile e meno costoso fabbricare testi, immagini e voci credibili ma falsi. Si può far sembrare che una persona abbia pronunciato parole mai dette. Programmi che gestiscono account automatici possono poi rilanciare quei contenuti, creando l’impressione che siano confermati da molte persone. Produrli costa meno di prima, ma raggiungere e convincere un vasto pubblico non è automatico.

Il pericolo è prendere decisioni sulla base di fatti inventati. Reuters ha descritto i rischi elettorali di video falsi, notizie fabbricate e messaggi ingannevoli sui seggi. Ha inoltre ricordato il caso delle telefonate con una falsa voce di Joe Biden che invitava a non votare alle primarie del 2024. Non significa che ogni protesta sia organizzata dall’esterno. Significa che paure e problemi reali possono essere sfruttati per indirizzare la rabbia verso un bersaglio scelto da altri..

I capitali criminali cercano spazio nell’economia legale

Narcotraffico, tratta di persone e altri traffici producono denaro che le organizzazioni criminali cercano di riciclare. Il riciclaggio serve a nascondere l’origine illecita dei fondi e a introdurli in attività apparentemente regolari. Europol (agenzia dell’Unione europea per la cooperazione di polizia) considera queste infiltrazioni una componente centrale della minaccia criminale.

Il rischio è anche economico: chi dispone di capitali illeciti può alterare la concorrenza e comprare influenza. Occorrono controlli sui proprietari effettivi delle società e sui movimenti sospetti. Non ci sono invece elementi per attribuire indistintamente alle mafie l’andamento delle Borse o tutte le crisi contemporanee.

Debito e pensioni. Il futuro non può pagare ogni rinvio

Il debito pubblico è denaro che lo Stato prende in prestito e sul quale paga interessi. Può servire a costruire ospedali, migliorare scuole e trasporti o finanziare la ricerca, lasciando benefici anche negli anni successivi. Se invece serve a coprire sprechi o a rinviare problemi senza risolverli, rimangono i soldi da restituire e gli interessi da pagare. Più risorse vengono assorbite dagli interessi, meno ne restano disponibili per i servizi, a meno di aumentare le entrate, tagliare altre spese o fare altro debito.

La pensione futura si costruisce durante gli anni di lavoro. I contributi sono le somme versate per finanziare la previdenza e maturare il diritto alla pensione. Chi guadagna poco o rimane a lungo senza occupazione rischia di accumularne meno e, quindi, di ricevere un assegno più basso. Alcuni periodi senza lavoro sono coperti da contributi riconosciuti dalla legge, ma non tutti. Il rischio per molti giovani è lavorare per decenni e arrivare comunque alla vecchiaia con una pensione che non basta per vivere dignitosamente.

Nel frattempo, è giusto verificare i trattamenti più favorevoli concessi dalle vecchie leggi. Una pensione alta, oppure 2 pensioni, possono derivare da molti anni di lavoro e da contributi versati in gestioni diverse. Il problema nasce quando le norme hanno garantito condizioni particolarmente vantaggiose rispetto ai versamenti effettuati, facendo ricadere parte del costo sulla collettività. Essere previsto dalla legge non rende automaticamente equo un trattamento. Lo stesso controllo deve riguardare compensi, indennità e aumenti automatici di chi ricopre incarichi pubblici. I cittadini devono sapere perché vengono riconosciuti, quanto costano e chi li paga.

La rabbia va fermata nelle violenze e ascoltata nelle cause

Devastare negozi e aggredire persone non è una risposta al disagio sociale. Chi subisce quei danni spesso affronta già le stesse difficoltà economiche di chi protesta. Ma condannare i reati non esonera le Istituzioni dal comprendere perché si allarghino sfiducia e frustrazione.

Nel racconto di Mediterranea24 sui saccheggi di Milano e sul richiamo di Mattarella ad analizzare le nuove violenze, sicurezza e comprensione delle cause sono questioni da affrontare insieme. La repressione dei reati protegge nell’immediato. Lavoro, casa, istruzione e servizi credibili riducono le condizioni nelle quali il disagio può crescere.

I precedenti di Mediterranea24 sulle pressioni internazionali, sull’energia e sulle tensioni sociali pongono dunque una questione comune: quanta capacità conservano le Istituzioni di proteggere i cittadini e preparare il futuro ?

Chi chiede sacrifici renda conto di risultati, privilegi ed errori

Non è dimostrabile che questa sia la situazione peggiore degli ultimi decenni. È però pericoloso l’intreccio tra guerre, dipendenze produttive, fragilità finanziarie e sfiducia democratica. Il punto di non ritorno non è un destino già scritto. Può diventare il risultato di problemi rinviati troppo a lungo. E chi chiede sacrifici ai cittadini deve cominciare a rispondere dei propri risultati, dei propri privilegi e dei propri errori.

La crisi non aspetta il voto americano. Anche i Comuni si preparino

Le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, che rinnovano la Camera dei rappresentanti e una parte del Senato, potranno indicare quanto sostegno conserva Trump e quali ostacoli incontreranno le sue scelte.

L’Europa e l’Italia, però, non possono aspettare quel risultato per affrontare i propri problemi. Il rischio che energia cara, difficoltà delle imprese e perdita di potere d’acquisto aggravino la crisi economica e alimentino tensioni sociali è concreto, anche se non inevitabile.

Reuters ha riportato i recenti avvertimenti sui rischi legati alle guerre e ai rincari energetici.

Anche i Comuni devono prepararsi, valutando come proteggere i servizi essenziali e sostenere le famiglie più esposte. Amministrare significa prevedere le difficoltà e preparare risposte, prima che l’emergenza arrivi alla porta.

Nell’immagine di copertina, Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo; in alto a destra, navi petroliere; sotto, Vladimir Putin e Donald Trump.