
Sintesi
Il Governo nazionale prepara nuove misure dopo 2 giorni di violenze e saccheggi a Milano. Oggi 19 ottobre è previsto un vertice sull’ordine pubblico. Il bilancio milanese di domenica sera ha superato le 200 persone accompagnate in questura, circa l’80% minorenni. Essere identificati non significa essere arrestati.

A Torino i disordini hanno raggiunto la stazione di Porta Nuova, mentre a Roma occorre distinguere le giornate. Gli scontri nella capitale risalgono al corteo studentesco del 16 ottobre. Le manifestazioni del giorno successivo si sono svolte senza criticità. Le proteste hanno avuto esiti diversi.

In Francia sono proseguiti gli scontri, anche a Parigi. Emmanuel Macron ha chiesto di punire i responsabili delle devastazioni, distinguendoli dai manifestanti pacifici. A Mulhouse una diciassettenne ha perso un occhio ed è stata aperta un’indagine. Restano da accertare le responsabilità del ferimento.

Articolo
Oggi 19 ottobre il Governo centrale affronta l’emergenza dell’ordine pubblico dopo le violenze del fine settimana. Giorgia Meloni (presidente del Consiglio) ha convocato una riunione per esaminare la gestione delle manifestazioni e valutare ulteriori interventi, soprattutto sui minorenni coinvolti nei disordini. La convocazione è stata annunciata ieri 18 ottobre: nelle fonti consultate non risultano ancora decisioni definitive del vertice.
Su un fronte distinto si apre un nuovo contrasto con l’Associazione nazionale magistrati, che rappresenta una parte della magistratura italiana. Fonti della presidenza del Consiglio hanno riferito che Meloni non intende firmare il provvedimento necessario a sbloccare gli adeguamenti degli stipendi. L’associazione valuta la possibilità di rivolgersi ai giudici.
Milano, vetrine distrutte e negozi saccheggiati
A Milano, le violenze sono cominciate sabato 17 ottobre durante una manifestazione contro le guerre e il carovita, inizialmente pacifica. Gruppi di persone con il volto coperto hanno lanciato pietre e altri oggetti contro gli agenti, saccheggiato attività commerciali e incendiato barricate. Le forze dell’ordine sono intervenute con idranti e lacrimogeni.
Ieri 18 ottobre nuovi gruppi si sono ritrovati attraverso i social e hanno colpito il centro con incursioni rapide. In via Torino sono stati danneggiati negozi e saccheggiato un supermercato. Altri assalti hanno interessato l’area di Cordusio e corso Garibaldi. Sono stati lanciati sedie, tavolini e transenne. Il Duomo ha anticipato la chiusura ai visitatori.
Il bilancio serale ha superato le 200 persone accompagnate negli uffici di polizia, circa l’80% minorenni, rispetto alle 160 indicate nel tardo pomeriggio. L’accompagnamento per identificazione serve ad accertare chi siano le persone e a svolgere verifiche: da solo non equivale a un arresto né dimostra una responsabilità penale.
Torino, gli scontri alla stazione
A Torino, il 17 ottobre una parte del corteo contro il carovita ha deviato verso Porta Nuova. Secondo la ricostruzione della polizia riportata dalla Rai, persone diverse dai promotori hanno assunto la testa della manifestazione. Gli agenti che impedivano l’accesso ai binari sono stati colpiti con pietre e oggetti. Altri scontri sono avvenuti in piazza Castello.
Il successivo bilancio ha indicato 4 arresti, uno per resistenza a pubblico ufficiale e 3 riguardanti minorenni trovati in possesso di bottiglie incendiarie. Altri 3 minorenni sono stati denunciati per petardi e un ordigno artigianale. Sono state identificate 60 persone. Le singole responsabilità dovranno essere accertate nei procedimenti.
Roma, gli scontri del 16 e i cortei pacifici del 17
A Roma, gli episodi violenti documentati risalgono al 16 ottobre, durante la mobilitazione studentesca contro le politiche del governo sulla scuola. In via Marmorata alcuni incappucciati hanno rovesciato cassonetti e lanciato bottiglie e petardi. Davanti al ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, sono esplose bombe carta e sono stati azionati e lanciati estintori verso gli agenti.
Le 3 manifestazioni del 17 ottobre si sono invece svolte senza criticità per l’ordine pubblico, secondo la Questura. Tra queste figurava il corteo della Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro). Nei controlli preventivi sono state identificate 60 persone con il volto coperto, quasi tutte minorenni. Una ragazza è stata denunciata perché aveva un estintore. Gli accertamenti hanno riguardato anche un sampietrino trovato in uno zaino e documenti apparentemente alterati.
Le proposte del Governo e il confronto politico
Matteo Salvini propone di anticipare con un decreto alcune misure del disegno di legge sulla sicurezza, ancora all’esame parlamentare. Il vicepremier e segretario della Lega sollecita anche l’estensione ai minorenni delle misure preventive. Forza Italia ha suggerito un Consiglio dei ministri a Milano. Sono proposte politiche, sulle quali deve ancora maturare una decisione del governo.
Il dossier parlamentare sul danneggiamento descrive un’aggravante per determinate condotte commesse da almeno 5 persone riunite, con reclusione da un anno e 6 mesi a 5 anni e multa fino a 15.000 euro. Il testo prevede anche l’arresto in flagranza differita, cioè successivo ai fatti quando ricorrono i presupposti di legge per identificarne gli autori. Questa previsione appartiene al disegno di legge: non va presentata come una misura già operativa.
Sul piano politico, Giuseppe Sala (sindaco di Milano) ha contestato l’adeguatezza delle Forze di polizia disponibili, mentre Matteo Piantedosi (ministro dell’Interno) ha respinto le critiche. Elly Schlein (segretaria del Partito democratico) ha condannato i responsabili delle violenze, chiedendo che i disordini non cancellino le ragioni delle proteste pacifiche. Il riferimento resta l’articolo 17 della Costituzione: il diritto di riunirsi pacificamente e senza armi è tutelato. Le riunioni in luogo pubblico possono essere vietate soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica. La repressione dei reati e la tutela della manifestazione pacifica sono quindi entrambe responsabilità delle istituzioni.
Parigi, nuovi disordini e l’avvertimento di Macron
A Parigi, ieri 18 ottobre sono ripresi gli scontri in place de la République, con lanci di oggetti contro la polizia, lacrimogeni, incendi e saccheggi. Altri disordini hanno interessato Lione. Secondo il bilancio del ministero dell’Interno francese riportato dall’Ansa, le persone fermate nel Paese sono circa 2.400 e i feriti tra poliziotti e gendarmi quasi un migliaio, 7 gravemente.
Emmanuel Macron (presidente della Repubblica francese) ha chiesto sanzioni per i responsabili delle devastazioni, distinguendoli dalle persone scese pacificamente in piazza contro il carovita. Ha inoltre prospettato provvedimenti dei prefetti, fino al divieto di alcune manifestazioni. Le sue attribuzioni politiche sulle responsabilità dei disordini restano dichiarazioni del presidente, da distinguere dagli accertamenti giudiziari.
A Mulhouse (Comune della Francia orientale), una diciassettenne ha perso definitivamente l’occhio sinistro dopo essere rimasta ferita a margine delle proteste. La Procura ha affidato un’indagine per violenze aggravate all’Igpn (Ispettorato generale della polizia nazionale). L’inchiesta dovrà chiarire dinamica e responsabilità del ferimento.
L’opinione
Chi gestisce un negozio, un laboratorio o una piccola impresa non può vivere con la paura di vedere distrutto ciò che ha costruito con anni di lavoro e sacrifici. Dietro una vetrina infranta non ci sono soltanto merci da sostituire. Ci sono famiglie da mantenere, stipendi da pagare, affitti, scadenze e debiti. Quando quell’attività è l’unica fonte di reddito, anche pochi giorni di chiusura possono mettere in difficoltà il titolare e i suoi dipendenti.
Nessuna protesta giustifica saccheggi, devastazioni o intimidazioni. Definirsi contestatori o rivoluzionari non dà il diritto di distruggere il lavoro degli altri. Chi colpisce una piccola attività danneggia anche chi ci lavora e la comunità che ne utilizza i servizi.
La responsabilità di proteggere queste persone riguarda la Politica e le Istituzioni, ciascuna per le proprie competenze. Governi nazionali, Parlamento e Amministrazioni territoriali, devono rispondere delle scelte compiute e delle eventuali omissioni, senza nascondersi dietro il colore politico. Le piccole imprese non possono essere celebrate nei discorsi e lasciate sole quando subiscono violenze, furti, estorsioni o gli effetti della corruzione. Servono prevenzione, interventi tempestivi, procedimenti efficaci e sostegni che arrivino quando occorrono, prima che un’attività sia costretta a chiudere.
Anche le decisioni della Magistratura possono essere criticate, spiegando però e in termini chiari quali scelte normative o procedurali si contestano e perché. Tuttavia attribuire ogni mancata tutela alle idee politiche dei Giudici rischia di nascondere pure altre responsabilità, quali notorie quanto dissimulate leggi confuse e sovrapposte, personale insufficiente, ritardi, errori e provvedimenti che restano sulla carta. I cittadini hanno diritto di sapere perché lo Stato non li protegge, chi ne è responsabile e chi deve intervenire.
C’è infine una distanza sempre più difficile da accettare tra il racconto pubblico del benessere e le preoccupazioni quotidiane di tante persone. Eventi, spettacoli e occasioni di festa hanno un valore, ma non possono coprire l’insicurezza, la fatica economica e la solitudine di chi cerca di tenere aperta un’attività. Anche i mezzi d’Informazione devono raccontare queste difficoltà con indipendenza, verificando le dichiarazioni del Potere politico, istituzional ed economico.
In una società civile si deve poter vivere e lavorare senza paura. Quando chi rispetta le regole si sente abbandonato, perde fiducia nelle istituzioni e può rinunciare persino a votare. Bisogna intervenire subito, ascoltare chi subisce i danni e offrire protezione e risposte concrete, prima che la sfiducia diventi esasperazione.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









