Manovra in salita, Giorgetti vede “nuvoloni”. Taglio Irpef incerto e aiuti ancora da definire

Via libera allo scostamento. Coperture da trovare e confronto europeo aperto. Il Fondo monetario migliora le previsioni italiane, ma avverte sui rischi

Sintesi

Il Parlamento ha approvato lo scostamento di bilancio, ma la manovra per il 2027 resta da completare. Giorgetti ha richiamato i rischi economici davanti a una Camera inizialmente semideserta. La maggioranza ha poi raccolto i voti necessari, senza ottenere l’intesa auspicata con le opposizioni. Il sì parlamentare non rende ancora disponibili gli aiuti.

L’estensione del taglio dell’Irpef fino a 60.000 euro perde terreno, mentre restano allo studio interventi per le famiglie fragili, agevolazioni sul lavoro e incentivi alle imprese. Il governo attende la conclusione del percorso europeo sulla flessibilità. Per conoscere beneficiari e importi servirà il testo della legge.

Il caro energia arriva al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, mentre la Commissione ha approvato il piano italiano per accedere ai prestiti destinati alla difesa. Il Fondo monetario prevede una crescita italiana dello 0,8% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, accompagnata da rischi energetici e finanziari. L’economia tiene, ma famiglie e imprese restano esposte.

Confindustria propone un nuovo programma di investimenti sostenuto anche dal risparmio privato, per compensare il progressivo esaurimento della spinta del Pnrr. È una proposta ancora da tradurre in strumenti concreti. Restano da chiarire condizioni, garanzie e rischi per i risparmiatori.

Articolo

La prudenza di Giorgetti e le risposte ancora attese

La manovra per il 2027 ha superato un passaggio parlamentare importante, ma restano aperti i nodi delle coperture, degli aiuti e dei tempi. Oggi 14 ottobre 2026, il quadro disponibile comprende il via libera delle Camere allo scostamento e l’approvazione governativa del Documento programmatico di bilancio. Non comprende ancora una legge con agevolazioni definitive e somme assegnate ai singoli interventi.

Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze, Lega) ha parlato di “nuvoloni all’orizzonte”, richiamando la necessità di mantenere prudenza nei conti pubblici. È un avvertimento che rende difficile descrivere la situazione economica come priva di problemi: il governo deve sostenere il potere d’acquisto senza perdere il controllo del debito, mentre il caro energia pesa sui consumi e sulla produzione.

L’aula quasi vuota, poi i voti della Maggioranza

Ieri 13 ottobre, alle 9.10, Giorgetti ha iniziato il suo intervento alla Camera davanti a pochissimi deputati. Secondo la cronache, erano presenti sei parlamentari della Maggioranza e circa il doppio delle Opposizioni. Il ministro ha manifestato il proprio disappunto per le assenze. Al momento delle votazioni, però, la Maggioranza ha raccolto i numeri necessari.

Lo scostamento è passato con 219 voti favorevoli e 110 contrari alla Camera, mentre al Senato ha ottenuto 109 sì, 61 no e 2 astensioni. La risoluzione sul Dpfp (Documento programmatico di finanza pubblica) ha raccolto a Montecitorio 216 voti favorevoli e 116 contrari. Le assenze iniziali hanno quindi alimentato la polemica politica, senza impedire l’approvazione dei documenti.

Il confronto tra Governo e Opposizioni resta aperto. Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Più Europa hanno presentato una piattaforma comune su sanità, lavoro, casa e altre priorità. Azione ha espresso contrarietà al documento programmatico e si è astenuta sullo scostamento. Italia Viva e Futuro nazionale si sono opposti a entrambi. L’accordo trasversale richiesto da Giorgetti non si è realizzato.

Più deficit non significa denaro già distribuito

Lo scostamento di bilancio permette di modificare gli obiettivi precedentemente fissati per i conti pubblici. Il deficit (la differenza annuale tra spese ed entrate dello Stato) può così aumentare entro i limiti autorizzati.

Nel quadro economico discusso si parla di circa 28,8 miliardi di euro complessivi da utilizzare nel biennio 2027-2028, cioè nell’arco di 2 anni, per spese legate soprattutto a energia e difesa.

Per il solo 2027, invece, le ricostruzioni sulla manovra parlano di circa 14,4 miliardi di maggiore flessibilità di bilancio, cioè di uno spazio aggiuntivo che il Governo potrebbe utilizzare rispetto ai normali vincoli di spesa.

Questi numeri non vanno sommati tra loro, in quanto si riferiscono a periodi diversi: 28,8 miliardi riguardano complessivamente il 2027 e il 2028, mentre 14,4 miliardi riguardano soltanto il 2027. Sommando i 2 dati si finirebbe quindi per contare 2 volte una parte delle stesse risorse.

Per capire quanto pesano queste cifre sui conti pubblici si usa il Pil, cioè il Prodotto interno lordo, che rappresenta il valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti nel Paese in un anno. Quando si parla di “scostamento” espresso in percentuale del Pil, si sta quindi indicando quanto quella maggiore spesa incide rispetto alla dimensione complessiva dell’economia italiana.

Il percorso europeo deve ancora essere completato.

L’Italia non può ancora considerare definitivamente disponibile quello spazio di spesa. Prima deve completarsi il passaggio previsto dalle regole europee.

La Nec, cioè la clausola di salvaguardia nazionale, permette a un Paese, in presenza delle condizioni previste dall’Unione europea, di spendere temporaneamente più di quanto stabilito nel percorso di bilancio concordato, senza che quella deviazione venga considerata automaticamente una violazione delle regole.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che la composizione definitiva della manovra sarà decisa solo dopo la conclusione di questa procedura europea, in quanto prima bisogna sapere con certezza quale margine aggiuntivo sarà effettivamente riconosciuto all’Italia.

Nelle cronache viene indicato come passaggio importante l’Eurogruppo del 9 novembre, cioè la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi che adottano l’euro.

L’Eurogruppo è la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi che adottano l’euro. Serve soprattutto a discutere, confrontare le posizioni e cercare un orientamento comune sui temi economici e finanziari.

Il Consiglio dell’Unione europea, invece, è l’organo che può adottare formalmente le decisioni. Non è composto sempre dalle stesse persone: partecipano di volta in volta i ministri competenti per l’argomento in discussione.

Per esempio, se si parla di bilancio, finanza pubblica o regole economiche, partecipano normalmente i ministri dell’Economia e delle Finanze; se si parla di Agricoltura, partecipano i ministri dell’Agricoltura; se si parla di Ambiente, quelli dell’Ambiente.

Quindi: l’Eurogruppo discute e prepara il terreno politico; il Consiglio dell’Unione europea è l’organo che, nella formazione competente, adotta formalmente la decisione.

Pertanto e in sintesi, il 9 novembre può essere una tappa importante, ma non è necessariamente il giorno della decisione definitiva. Solo dopo il passaggio formale del Consiglio UE il Governo potrà sapere con precisione quale spazio di spesa utilizzare e come strutturare la manovra.

La legge di bilancio può arrivare più tardi

Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il Dpb, cioè il Documento programmatico di bilancio. È un documento con cui il Governo presenta alle istituzioni europee le linee generali dei conti pubblici e della politica di bilancio che intende seguire.

Il Dpb deve essere inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre.

Questo, però, non significa che la manovra sia già approvata. Il Dpb indica il quadro generale, mentre il vero disegno di legge di bilancio conterrà le singole misure concrete, per esempio nuove spese, tagli, agevolazioni, imposte o stanziamenti specifici.

Nella convocazione iniziale del Consiglio dei ministri compariva anche l’illustrazione delle linee della manovra, ma questa voce è stata poi tolta. Palazzo Chigi ha spiegato che si è trattato di un errore materiale, cioè di un inserimento fatto per sbaglio nella convocazione.

C’è poi un possibile effetto sui tempi. Se il Governo vuole attendere il completamento del passaggio europeo prima di definire bene la manovra, la presentazione del disegno di legge potrebbe slittare oltre il 20 ottobre.

Secondo le fonti richiamate, il termine del 20 ottobre non sarebbe perentorio, cioè non sarebbe una scadenza tale da rendere automaticamente illegittimo il provvedimento se superata.

Il problema pratico sarebbe soprattutto un altro: più tardi il Governo presenta la legge di bilancio, meno tempo avranno Camera e Senato per esaminarla, modificarla e discuterla prima dell’approvazione definitiva.

Irpef, sanità e giovani, il programma resta in discussione

Tra le ipotesi più esposte alle difficoltà finanziarie c’è l’estensione fino a 60.000 euro della fascia di reddito soggetta all’aliquota Irpef del 33%. L’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) riguarda, tra gli altri, lavoratori e pensionati. La proposta interesserebbe circa 3,3 milioni di contribuenti, ma le cronache la descrivono come congelata. Antonio Tajani (vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia) continua a sostenerla.

Si valuta invece un intervento per le famiglie fragili, anche anticipando il beneficio delle detrazioni sulle spese sanitarie.

Restano sul tavolo la detassazione degli aumenti contrattuali e il rafforzamento dell’iperammortamento (un’agevolazione fiscale per determinati investimenti delle imprese). Non è ancora definito l’eventuale incremento delle risorse sanitarie. Orazio Schillaci (ministro della Salute) ha richiamato l’importanza di spendere bene i fondi.

Le richieste degli alleati comprendono inoltre l’ampliamento della flat tax (regime fiscale ad aliquota unica) per le partite Iva (Imposta sul valore aggiunto), pensioni anticipate, riduzione del canone Rai (Radiotelevisione italiana), agevolazioni per i giovani e sostegni agli affitti. Fratelli d’Italia chiede di rendere stabile la detassazione dei fringe benefit (beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro oltre allo stipendio). Forza Italia propone anche un’estensione dell’esenzione dal bollo sulla prima auto. Sono proposte politiche.

La ricerca delle coperture riguarda banche, assicurazioni, società energetiche, giochi, tabacchi e possibili risparmi. Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio e leader della Lega) si aspetta un contributo di 5 miliardi dalle banche, mentre Tajani esclude una tassazione degli extraprofitti. L’ipotesi di lavoro indicata dalle cronache è una manovra da poco più di 22 miliardi, ottenuta aggiungendo circa 8 miliardi di coperture ai 14,4 miliardi di flessibilità.

Energia e difesa, due partite differenti

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre affronterà i prezzi dell’energia e le difficoltà della competitività europea. Giorgia Meloni (presidente del Consiglio, Fratelli d’Italia) porterà la richiesta italiana di interventi e maggiore flessibilità. L’agenda ufficiale prevede un confronto su misure mirate e temporanee, senza anticipare l’esito del negoziato.

Resta controversa anche la richiesta di intervenire sull’Ets (Sistema europeo di scambio delle quote di emissione), attraverso il quale determinate attività devono acquistare quote per le emissioni prodotte. La Germania difende il meccanismo, pur mostrando aperture sulla sua applicazione, e si oppone a nuove deroghe ai vincoli di bilancio. La richiesta italiana incontra quindi resistenze.

Sul fronte della difesa, la Commissione europea ha approvato il piano italiano Safe (Azione per la sicurezza dell’Europa), relativo a prestiti per circa 8 miliardi. Restano l’approvazione del Consiglio e la firma dell’accordo prima dell’erogazione iniziale. Sono finanziamenti da restituire e destinati alla difesa, quindi non equivalgono a risorse liberamente utilizzabili per bollette, pensioni o sanità.

Il Fondo monetario migliora le stime, ma segnala i rischi

Il Fmi (Fondo monetario internazionale) ha alzato la previsione di crescita italiana per il 2026 dallo 0,5% allo 0,8%, portando quella del 2027 allo 0,6%. Il quadro aggiornato delle previsioni conferma un miglioramento rispetto alle valutazioni estive, ma descrive ancora un’espansione contenuta.

La previsione d’inflazione italiana resta al 3,3% nel 2026, contro il 3,1% dell’area euro. Per le famiglie significa che l’aumento medio dei prezzi continua a erodere il valore di stipendi e pensioni. La maggiore crescita prevista non garantisce, da sola, un miglioramento immediato dei bilanci domestici.

Silvana Tenreyro (capo economista del Fondo monetario internazionale) ha avvertito che la capacità dell’economia di assorbire gli shock è sotto pressione. Nuove interruzioni energetiche, debito elevato e possibili correzioni delle valutazioni tecnologiche potrebbero indebolire la tenuta osservata finora. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno sostenuto l’attività, ma non eliminano questi rischi.

Dopo il Pnrr, la proposta di Confindustria

Maurizio Tarquini (direttore generale di Confindustria, organizzazione delle imprese industriali) propone un “Pnrr 2.0”, per proseguire gli investimenti quando si attenuerà il sostegno del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). L’idea è attirare una parte del risparmio privato verso progetti pubblici.

Secondo le cifre indicate da Tarquini, mobilitare l’1% di 1.500 miliardi depositati sui conti e il 2,5% di 400 miliardi dei fondi previdenziali significherebbe raccogliere 25 miliardi.

Gli effetti già visibili nei territori

Mediterranea24 ha già documentato le conseguenze del caro energia nell’approfondimento sul gasolio e le proteste in Sicilia. Il nuovo passaggio parlamentare aggiorna quel quadro, ma l’autorizzazione alla maggiore spesa deve ancora trasformarsi in interventi concreti.