Sintesi
Tajani ha confermato la fiducia a Schifani e lo ha invitato a proseguire l’attività di Governo, sostenendo contemporaneamente il rinnovamento di Forza Italia affidato a Minardo. Il confronto non ha prodotto un annuncio sulla ricandidatura del presidente. La crisi politica rallenta, ma il futuro resta aperto.

Sud chiama Nord rafforza la propria presenza alla Camera con Gallo, Messina e Sbardella, nel quadro dell’intesa nazionale con Fratelli d’Italia. L’operazione alimenta le polemiche in Sicilia, dove gli accordi per le Politiche non definiscono automaticamente le alleanze regionali e comunali. I rapporti nei territori restano da chiarire.

All’Ars è stata respinta la richiesta delle Opposizioni di fermare la manovra, contestando il fondo da 50 milioni per gli interventi territoriali. Il voto permette di proseguire la discussione, ma non equivale all’approvazione definitiva dei finanziamenti. La destinazione delle risorse deve ancora essere decisa.

Articolo
Tajani sostiene Schifani, ma anche Minardo
La fiducia al Governo regionale è stata confermata, mentre la ricandidatura resta senza una decisione pubblica. È questo il risultato del confronto che ieri, 13 ottobre 2026, ha riunito alla Farnesina, sede del Ministero degli Esteri a Roma (capitale d’Italia, nel Lazio), Antonio Tajani (segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri) e Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana).

Nel resoconto della nota di Forza Italia, Tajani ha riconosciuto il lavoro del presidente, soffermandosi sul risanamento dei conti regionali, e lo ha incoraggiato a proseguire il programma. Il sostegno riguarda l’attuale attività di Governo e non contiene un annuncio sul secondo mandato.
Nello stesso tempo, Tajani ha confermato il ruolo di Nino Minardo (commissario regionale di Forza Italia), incontrato anch’egli nella giornata. Gli ha chiesto di continuare il rinnovamento del partito, costruendo liste competitive e aprendole a nuovi candidati provenienti dalla società civile.
Il confronto è arrivato dopo giorni di tensione, durante i quali Schifani aveva prospettato le dimissioni. Le comunicazioni diffuse dopo l’incontro parlano di un successivo aggiornamento, senza fissarne la data.
Falcone entra nel dibattito sul futuro
Il tema della successione resta presente dentro Forza Italia. A Taormina, durante le giornate di studio del Ppe (Partito popolare europeo), Fulvio Martusciello (capo della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo) ha valorizzato il radicamento elettorale di Marco Falcone (eurodeputato di Forza Italia ed ex assessore regionale all’Economia).
Martusciello ha indicato anche altri esponenti capaci di raccogliere consenso e ha riconosciuto a Minardo un possibile ruolo di raccordo. Le sue parole rafforzano il profilo politico di Falcone, ma non costituiscono una candidatura ufficiale. Ha inoltre invitato a distinguere le responsabilità penali personali dal giudizio complessivo sull’azione del presidente.
Le Opposizioni chiedono le dimissioni
La conferma della fiducia a Schifani non ha fermato la protesta del centrosinistra. Ieri le Opposizioni si sono riunite a Palermo davanti a Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza della Regione, chiedendo le dimissioni del presidente Schifani.
Alla manifestazione è stato portato anche un orologio a pendolo con riproduzioni di banconote, richiamo polemico all’indagine che coinvolge Gaetano Armao (ex vicepresidente della Regione ed ex consulente giuridico di Schifani). Armao ha respinto le accuse e le responsabilità contestate devono essere accertate nel procedimento.
Cateno De Luca rafforza la presenza alla Camera
Un altro cambiamento riguarda i rapporti tra Sud chiama Nord e FdI (Fratelli d’Italia). Il movimento guidato da Cateno De Luca (fondatore di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina) ha costituito una componente nel Gruppo Misto della Camera (raggruppamento parlamentare che comprende deputati non appartenenti agli altri gruppi).
Ne fanno parte Francesco Gallo (deputato eletto con Sud chiama Nord), Manlio Messina (deputato proveniente da Fratelli d’Italia) e Luca Sbardella (deputato e commissario siciliano di Fratelli d’Italia). Laura Castelli (presidente di Sud chiama Nord) ha comunicato la formalizzazione dell’operazione, che dà consistenza parlamentare all’avvicinamento nazionale tra le due formazioni.
La partecipazione di Sbardella alla componente rende però più evidente il problema politico: come conciliare la collaborazione alla Camera con le diverse posizioni di ScN (Sud chiama Nord) sul Governo Schifani e nelle Amministrazioni locali. La distinzione tra i livelli istituzionali deve tradursi in scelte comprensibili agli elettori.
Calderone e Gallo si scontrano sull’accordo
L’operazione ha aperto una polemica con Tommaso Calderone (deputato e responsabile siciliano di Futuro Nazionale con Vannacci). Calderone sostiene che l’accordo con De Luca stia provocando malcontento e allontanamenti da Fratelli d’Italia, senza però accompagnare queste affermazioni con un conteggio verificabile dei passaggi politici.
Gallo ha respinto questa lettura, richiamando rilevazioni che, a suo giudizio, mostrerebbero una crescita di Sud chiama Nord e contestando le precedenti accuse sulla raccolta delle firme elettorali.
La manovra prosegue, il fondo non è ancora approvato
Intanto all’Ars (Assemblea regionale siciliana, il Parlamento dell’Isola) la Maggioranza ha superato il primo ostacolo nell’esame delle variazioni di bilancio. Ieri è stata respinta la pregiudiziale delle Opposizioni (richiesta di fermare l’esame del disegno di legge per una questione preliminare).
Al centro dello scontro c’è il Fit (Fondo per gli investimenti territoriali), con una dotazione proposta di 50 milioni di euro. Le Opposizioni contestano il meccanismo che rinvierebbe l’individuazione degli interventi a un successivo ordine del giorno, definendo questi contributi “mancette” per il rischio di una distribuzione legata agli interessi elettorali dei deputati.
Antonio De Luca (capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars) ha proposto di eliminare l’articolo contestato e proseguire con il resto della manovra. La Maggioranza ha mantenuto la norma nel percorso d’esame, sostenendo la necessità di andare avanti anche con gli interventi destinati a famiglie e attività economiche.
L’Ars ha respinto la richiesta di fermare la manovra, ma non ha ancora approvato né il fondo né gli altri finanziamenti. La discussione può quindi andare avanti. Oggi, 14 ottobre 2026, prosegue il confronto sul testo. Resta da decidere se togliere alcune proposte dalla manovra per esaminarle separatamente.
Un ordine del giorno non sostituisce una legge
Le Opposizioni contestano anche il modo in cui si vogliono assegnare i soldi ai Comuni. La proposta prevede di indicare i progetti da finanziare in un ordine del giorno, cioè un documento con cui i deputati chiedono al Governo di seguire determinate indicazioni. Questo documento, però, non è una legge e da solo non basta ad autorizzare i pagamenti.
La distinzione nasce da un principio storico del parlamentarismo: il Governo deve spendere il denaro pubblico rispettando le leggi e le risorse autorizzate dal Parlamento. Un ordine del giorno indica ciò che i deputati chiedono al Governo di fare, ma non sostituisce la legge. Un esempio si trova nel dibattito della Camera del 5 luglio 2000, quando, discutendo delle bonifiche ambientali, venne chiarito che sollecitare il Governo era diverso dall’approvare le norme necessarie. Per finanziare un progetto, quindi, la richiesta politica deve poggiare su una legge che consenta quella spesa e sui fondi disponibili.
I precedenti di Mediterranea24
Mediterranea24 aveva già ricostruito le tensioni sul futuro di Schifani e il percorso della manovra, nel quadro degli sviluppi dell’inchiesta Armao. Il confronto romano e il primo voto all’Ars aggiornano quel quadro, lasciando ancora da definire candidature e destinazione dei finanziamenti.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









