Sicilia bollette più care. Corsa alle rinnovabili, tante autorizzate poche reali. L’inverno energetico europeo

La chiusura dello stretto di Hormuz e la crisi geopolitica dell'area, spingono costi di gas, luce e carburanti. La Sicilia punta su rinnovabili per ridurre bollette e dipendenza energetica

Sintesi

La nuova tensione energetica del 2026 è cominciata con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran del 28 febbraio e con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz. Il Brent ha raggiunto quote di 126,41 dollari al barile il 30 aprile, per poi ridiscendere intorno a 89 dollari il 12 agosto. Il passaggio delle navi nello Stretto, però, resta drasticamente inferiore ai livelli precedenti al conflitto.
In termini semplici, il petrolio è sceso dai massimi, ma il problema degli approvvigionamenti non è stato risolto.

Le simulazioni di Nomisma Energia indicano che a settembre il gas potrebbe arrivare a 1,37 euro al metro cubo e l’elettricità a 31,93 centesimi per kilowattora. Per una famiglia tipo nazionale, gas e luce potrebbero comportare 515 euro di maggiore spesa nel 2026 rispetto al 2025, pari al 23%. Aggiungendo i carburanti, l’aggravio teorico salirebbe a 876,8 euro. Si tratta comunque di una stima e non di un aumento identico per ogni utenza.

Per la Sicilia non risulta pubblicata da Nomisma Energia una distinta previsione annuale paragonabile a quella nazionale. Esistono invece dati reali sui carburanti: il 12 agosto la benzina in modalità self nell’Isola è risultata mediamente a 1,998 euro al litro e il gasolio a 2,097, contro rispettivamente 1,985 e 2,076 euro della media italiana sulla rete stradale. In pratica, su alcune spese, come i carburanti, l’Isola parte già da valori leggermente superiori.

Il rischio riguarda anche l’inverno europeo. All’inizio di agosto gli stoccaggi di gas dell’Unione erano pieni per meno del 58%, il livello stagionale più basso delle serie disponibili dal 2011. Nello stesso periodo la siccità ha portato il Reno a livelli eccezionalmente bassi, creando difficoltà al trasporto di carburanti, materie prime e prodotti industriali in Germania. In sostanza, non è soltanto il prezzo della materia prima a preoccupare: anche scorte, trasporti e clima possono rendere più costosa e fragile la fornitura energetica.

Sul versante opposto, nel 2026 sono stati accelerati gli interventi sulle rinnovabili. In Sicilia risultavano già autorizzati a maggio oltre 10,7 gigawatt di nuovi impianti, mentre altri 30 gigawatt erano in istruttoria. Il nuovo regime nazionale FER X mette complessivamente a disposizione 37,15 gigawatt di capacità incentivabile e nell’Isola è stato avviato anche un programma rivolto alle famiglie per finanziare fotovoltaico e accumulo. In termini semplici, la Sicilia dispone di molti progetti e di nuove opportunità economiche, ma il vero passaggio decisivo sarà trasformare le autorizzazioni in impianti realmente costruiti, collegati alla rete e capaci di produrre energia.

Articolo

La vicenda affonda le proprie radici nella crisi energetica europea iniziata nel 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina ha ridotto la disponibilità del gas proveniente dalla Russia e ha spinto l’Europa a sostituire una parte crescente delle forniture via tubo con carichi acquistati sul mercato mondiale. Nell’estate di quell’anno le quotazioni europee del gas hanno superato 300 euro per megawattora, raggiungendo livelli eccezionali. Da allora l’Unione europea ha costruito più infrastrutture per il GNL (gas naturale liquefatto) e ha aumentato il peso delle fonti rinnovabili, ma si è resa contemporaneamente più esposta alla concorrenza internazionale per i carichi trasportati via mare.

Prima ancora dell’ultima escalation internazionale, il Governo italiano ha approvato il decreto-legge 20 febbraio 2026 n. 21, successivamente convertito con modificazioni dalla legge 10 aprile 2026 n. 49, contenente misure per ridurre il costo di elettricità e gas per famiglie e imprese, sostenere la competitività industriale e intervenire sui problemi delle reti elettriche. Quel provvedimento ha mostrato come il caro-energia fosse tornato a essere un problema politico ed economico prima che la crisi mediorientale manifestasse pienamente i suoi effetti.

La svolta è arrivata il 28 febbraio 2026, con l’inizio degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz (passaggio marittimo fra Iran e Oman, all’ingresso del Golfo Persico). Prima del conflitto questa via d’acqua gestiva circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e GNL. La riduzione dei transiti ha quindi colpito non soltanto il greggio ma anche carburanti raffinati e gas destinati soprattutto all’Asia e all’Europa.

Il Brent, riferimento internazionale del greggio estratto nel Mare del Nord, ha reagito con un’impennata fino a 126,41 dollari al barile il 30 aprile, massimo dal marzo 2022. A giugno Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa provvisoria per interrompere le operazioni militari, ma l’accordo si è rapidamente deteriorato. Il 7 luglio Washington lo ha considerato concluso e pochi giorni dopo Teheran lo ha dichiarato sospeso. Alla data del 12 agosto non risultavano progressi sostanziali per ripristinarlo.

I mercati hanno tuttavia continuato a oscillare seguendo ogni segnale negoziale. Il 12 agosto il Brent si è attestato intorno a 88,88 dollari al barile, molto al di sotto del picco di aprile, ma Hormuz è rimasto quasi paralizzato. I dati di navigazione riferiti all’11 agosto hanno registrato appena 8 transiti secondo Kpler, contro circa 130-140 navi al giorno prima del conflitto. È questa divergenza fra quotazioni ridiscese e flussi ancora fortemente compromessi a spiegare perché gli operatori continuino a temere nuovi scatti dei prezzi.

Il punto più delicato riguarda il gas. L’Europa dipende ormai maggiormente dal GNL acquistato sul mercato globale e la chiusura di Hormuz ha sottratto ai normali flussi internazionali la produzione del Qatar (Stato del Golfo Persico), che prima della guerra rappresentava circa il 20% dell’offerta mondiale di GNL. Il problema ha già avuto effetti sull’Italia: il 28 luglio QatarEnergy ha comunicato a Edison l’impossibilità di consegnare 3 carichi, prolungando fino alla fine di settembre la force majeure (forza maggiore). Edison (una delle principali aziende in Italia attiva nella produzione, vendita e fornitura di energia elettrica, gas naturale e servizi per la transizione energetica per famiglie e imprese, controllata dal gruppo francese EDF) ha dichiarato di essere riuscita a procurarsi forniture alternative per rispettare i propri impegni commerciali.

Anche le scorte europee costituiscono un elemento di vulnerabilità. Il 6 agosto risultavano piene per poco meno del 58%, circa 12 punti percentuali sotto il livello dello stesso periodo del 2025 e al minimo stagionale nelle rilevazioni disponibili dal 2011. Durante la crisi del 2022 la situazione era diversa perché l’Europa disponeva ancora di maggiori flussi russi via gasdotto. Oggi esistono più terminali per importare GNL e si consuma meno gas, ma per riempire gli stoccaggi occorre contendere i carichi agli acquirenti asiatici, con il rischio di dover offrire prezzi più elevati.

Davide Tabarelli (presidente e fondatore di Nomisma Energia (una società di ricerca e consulenza indipendente fondata a Bologna nel 2006 insieme ad altri soci, tra cui la nota società di studi economici Nomisma una società di consulenza fondata nel 1981 a Bologna da un gruppo di economisti, tra cui Romano Prodi, con il sostegno di alcune banche o grandi organismi economici, i cui azionisti comprendono istituzioni finanziarie e gruppi imprenditoriali italiani ed esteri, l’azienda si occupa di analisi dei mercati dell’energia e dell’ambiente) ha posto l’attenzione soprattutto sulla scarsità fisica dell’offerta. Nella sua analisi ha stimato che prima del 28 febbraio da Hormuz transitassero circa 20 milioni di barili al giorno fra greggio e prodotti petroliferi e che finora soltanto una parte di tali volumi sia stata compensata attraverso maggiore produzione, itinerari alternativi e riduzione della domanda. Ha inoltre sottolineato che benzina, gasolio, carburante per aviazione e combustibili navali rappresentano il vero prodotto immediatamente necessario a trasporti, industria e agricoltura: disporre di greggio non basta se manca una capacità di raffinazione sufficiente.

Il caldo e la siccità hanno aggiunto un secondo elemento di pressione. Il Reno (grande fiume dell’Europa centrale e fondamentale arteria commerciale tedesca) ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, riducendo la quantità di merci caricabile sulle chiatte e ostacolando i rifornimenti di carburanti, prodotti chimici, carbone e altre materie prime. Covestro (una grande azienda multinazionale tedesca che produce polimeri e plastiche ad alte prestazioni, nata nel 2015 come costola ed ex divisione MaterialScience del gruppo chimico Bayer, è specializzata in poliuretani, policarbonati come il Makrolon, rivestimenti e adesivi avanzati) ha dichiarato la force majeure (espressione francese che significa “forza maggiore”) per alcune produzioni del sito di Dormagen e società elettriche tedesche hanno segnalato una minore produzione idroelettrica. Secondo l’industria tedesca delle costruzioni, per alcune tipologie di carico possono servire fino a 150 camion per sostituire una sola chiatta.

Anche il mercato elettrico italiano ha già mostrato la tensione. Il 5 agosto il PUN Index GME, indice nazionale elaborato dal GME (Gestore dei mercati energetici), ha registrato una media giornaliera di 207,84 euro per megawattora, con un massimo di 310 euro. Nella stessa giornata il prezzo medio della zona Sicilia è stato 208,42 euro per megawattora. L’11 agosto l’indice nazionale è rimasto nell’area dei 207 euro, confermando che la pressione non si è limitata a una singola seduta.

Su questo quadro si innestano le simulazioni di Nomisma Energia per settembre. Il punto di partenza è anche l’aggiornamento dell’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), che per luglio ha fissato la sola componente della materia prima del servizio di tutela della vulnerabilità a 0,606612 euro per metro cubo standard, pari a 56,69 euro per megawattora, con un aumento del 9,7% rispetto a giugno. Nomisma ha ipotizzato per settembre un prezzo del gas in bolletta di 1,37 euro al metro cubo contro 1,06 euro del settembre 2025. Per una famiglia tipo nazionale che utilizza 1.400 metri cubi l’anno, la differenza porterebbe a circa 429 euro di maggiore spesa nel 2026, pari al 29%.

Nomisma ha ipotizzato quanto potrebbe spendere in più una famiglia media nel 2026 rispetto al 2025, se i prezzi previsti per settembre si mantenessero su quei livelli. Per la sola elettricità, una famiglia che consuma circa 2.700 kWh l’anno spenderebbe circa 86 euro in più. Considerando insieme luce e gas, l’aumento arriverebbe a circa 515 euro. Se poi si aggiunge anche il maggior costo di benzina e gasolio, ipotizzando un consumo di 1.000 litri l’anno, si aggiungerebbero altri 362 euro circa. In pratica, secondo questa simulazione, una famiglia tipo potrebbe arrivare a spendere complessivamente circa 877 euro in più nell’arco dell’anno tra luce, gas e carburanti rispetto al 2025. Non significa però che ogni famiglia riceverà automaticamente 877 euro di rincari: la spesa reale dipende dai consumi, dal tipo di contratto di luce e gas, dal sistema di riscaldamento e da quanto si utilizza l’automobile.

Questi numeri vanno però letti come scenari e non come un rincaro uniforme già deciso per ogni consumatore. Elettricità Futura (associazione aderente a Confindustria che rappresenta il settore elettrico italiano) ha contestato proprio la generalizzazione della previsione sull’elettricità, osservando che l’effetto delle variazioni di mercato riguarda soprattutto i contratti indicizzati o a prezzo variabile, mentre le offerte a prezzo fisso restano protette fino alla modifica o al rinnovo delle rispettive condizioni economiche. Anche le stesse ricostruzioni delle stime di Nomisma precisano che l’effetto finale dipenderà dal contratto sottoscritto con il fornitore.

Per la Sicilia è quindi necessario distinguere fra il dato nazionale e la situazione effettiva dell’Isola. Non risulta una specifica simulazione di Nomisma Energia che quantifichi in 876,8 euro, o in un’altra cifra univoca, il maggiore esborso annuale della famiglia siciliana. Un parametro regionale verificabile esiste invece per i carburanti. Il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha rilevato il 12 agosto una media siciliana superiore, sulla rete stradale e in modalità self (rifornimento autonomo), di 1,998 euro al litro per la benzina e 2,097 per il gasolio. La media nazionale era rispettivamente di 1,985 e 2,076 euro. Il divario è quindi di circa 1,3 centesimi al litro sulla benzina e 2,1 centesimi sul gasolio.

Per attenuare strutturalmente il costo dell’energia, la Regione ha aperto il 14 luglio “Energia solidale”, programma destinato alle famiglie siciliane per installare impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo. La dotazione è di 12 milioni di euro e sono previsti finanziamenti a tasso zero fino a 19.920 euro, in grado di coprire il 100% delle spese ammissibili per impianti nuovi da 3 a 6 kilowatt. La durata può raggiungere 10 anni e la graduatoria privilegia soprattutto l’ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente). Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) ha presentato la misura come uno strumento per permettere soprattutto ai nuclei con redditi più bassi di ridurre la bolletta mediante l’autoproduzione.

Sempre Nomisma ha ipotizzato cosa accadrebbe a un’impresa con consumi energetici molto elevati, non a un normale piccolo negozio o a una piccola azienda. Se il gas passasse da 43 a 71 centesimi al metro cubo, un’impresa che consuma circa 2 milioni di metri cubi di gas all’anno potrebbe spendere circa 559.000 euro in più. Per l’elettricità, ipotizzando un consumo di 1 milione di kWh annui, l’aumento sarebbe di circa 12.700 euro. In pratica, sommando gas e luce, questa impresa-tipo molto energivora potrebbe sostenere nel 2026 circa 572.000 euro di costi energetici aggiuntivi rispetto al 2025, con un aumento complessivo stimato del 54%. La parte nettamente più pesante del rincaro deriverebbe quindi dal gas. È importante precisare che non significa che tutte le imprese pagheranno 572.000 euro in più: è una simulazione costruita su consumi molto elevati.

Parallelamente alla risposta emergenziale, nel corso del 2026 si è accelerato il percorso sulle rinnovabili. Il 18 maggio la Regione Siciliana ha comunicato che nell’Isola erano già stati autorizzati impianti per oltre 10,7 GW (gigawatt), mentre progetti per ulteriori 30 GW risultavano ancora nella fase istruttoria. È un dato significativo perché evidenzia che la principale questione siciliana non consiste più soltanto nel numero delle domande presentate, ma nella capacità di portare alla fase di investimento, costruzione e connessione alla rete i progetti che hanno già ottenuto il via libera.

Il 7 giugno la Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da circa 23 miliardi di euro per sostenere la produzione elettrica da fonti rinnovabili. Su questa base è stato definito il FER X, cioè il meccanismo destinato alle FER (fonti energetiche rinnovabili) considerate tecnologicamente mature, fra le quali fotovoltaico, eolico, idroelettrico e gas residuati dai processi di depurazione. La Commissione non ha stabilito che gli incentivi non costituiscano aiuti di Stato: li ha invece qualificati come un regime di aiuto compatibile con il mercato interno europeo.

Lo Stato ha riservato incentivi per favorire la costruzione di nuovi impianti rinnovabili per una potenza complessiva massima di 37,15 GW. Gli impianti più piccoli, fino a 1 MW, possono ottenere il sostegno con una procedura più semplice, fino a raggiungere complessivamente 10 GW. Quelli più grandi devono invece partecipare a vere e proprie gare organizzate dal GSE, nelle quali vengono selezionati i progetti da incentivare, per altri 27,15 GW soprattutto di eolico e fotovoltaico. In pratica, non significa che siano già stati costruiti 37,15 GW di nuovi impianti, ma che lo Stato è disposto a sostenere economicamente progetti fino a quella quantità complessiva. Chi vuole partecipare con un grande impianto deve prima ottenere una sorta di ammissione preliminare e poi concorrere alla gara entro le scadenze previste.

Gilberto Pichetto Fratin (ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ed esponente di Forza Italia) ha sostenuto parallelamente una strategia fondata sulla diversificazione: maggiore sviluppo delle rinnovabili e degli accumuli, riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e riapertura della prospettiva del nucleare di nuova generazione. Quest’ultimo, tuttavia, non costituisce una risposta immediata ai rincari del 2026. Il disegno di legge S.1924 sulla delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile è ancora all’esame del Senato e il termine per gli emendamenti è stato fissato al 10 settembre 2026.

Anche in Sicilia il quadro autorizzativo è cambiato nelle ultime settimane. L’Assemblea regionale ha approvato il 29 luglio un nuovo provvedimento sulle aree destinate agli impianti rinnovabili, divenuto legge regionale 4 agosto 2026 n. 21 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 7 agosto. Il passaggio è particolarmente importante perché definisce un contesto regionale più preciso nel quale dovranno inserirsi molti dei progetti già autorizzati o ancora sottoposti a valutazione.

Su questo terreno è intervenuta anche una recentissima decisione della Corte costituzionale. Con la sentenza n. 144, depositata il 23 luglio 2026, la Consulta ha dichiarato illegittima una disposizione della legislazione della Sardegna che sospendeva indiscriminatamente le autorizzazioni nelle aree non classificate come idonee. La Corte ha chiarito che la definizione di un’area come “non idonea” non equivale a un divieto assoluto di costruire impianti: impedisce l’utilizzo delle procedure semplificate, ma deve rimanere possibile la valutazione dei singoli progetti attraverso i procedimenti ordinari. La pronuncia riguarda direttamente la disciplina sarda, ma il principio interpretativo assume rilievo nazionale e rappresenta un parametro importante anche nella lettura delle nuove regole siciliane.

Il risultato è una Sicilia stretta fra due dinamiche opposte. Da un lato famiglie e imprese continuano a subire gli effetti di una crisi energetica nata fuori dall’Isola, determinata dal costo del gas, dalle difficoltà di Hormuz, dalla competizione mondiale per il GNL, dalla scarsità delle scorte europee e dagli eventi climatici estremi. Dall’altro l’Isola dispone di una quantità molto elevata di progetti rinnovabili già autorizzati e di nuovi meccanismi nazionali e regionali che possono favorirne l’attuazione. Il punto decisivo sarà quindi capire quanto rapidamente la nuova capacità potrà diventare produzione effettiva e quanto questa maggiore produzione riuscirà, insieme a reti, accumuli e strumenti di autoconsumo, a tradursi in un vantaggio reale per cittadini e imprese siciliane.