Sintesi
I primi segnali della nuova fase sono comparsi alla fine di giugno, ma la sequenza esplosiva ed effusiva oggi in corso ha preso forma tra il 5 e il 6 agosto 2026. Nei giorni successivi si sono aperte bocche a quote differenti e le colate si sono distribuite sul versante orientale. In termini semplici, il vulcano non ha prodotto un solo flusso, ma diversi rami alimentati in momenti successivi.

Alle 10:00 del 13 agosto, il quadro ufficiale più recente era ancora quello diffuso la sera precedente. Restavano attive le bocche a 2.750, 2.090 e 1.900 metri, mentre le colate originate a 2.360 metri apparivano in raffreddamento. Il fronte più avanzato era stato rilevato a 1.365 metri, nella Valle del Bove, e la cenere della Voragine continuava a dirigersi verso Sud. In parole povere, l’eruzione proseguiva e il vento manteneva elevato il rischio per il traffico aereo.

Fontanarossa risultava fermo per arrivi e partenze fino alle 02:00 del 14 agosto, secondo l’ultimo avviso pubblicato dal gestore Sac. Comiso era tornato pienamente operativo dopo un blocco temporaneo, ma non aveva capacità sufficiente per assorbire tutto il traffico catanese. Dall’8 all’11 agosto erano saltati circa 700 voli e la platea dei viaggiatori coinvolti era stata stimata in oltre 100.000 persone. In pratica, una parte dei collegamenti è stata cancellata e un’altra è stata spostata, lasciando migliaia di passeggeri senza un’alternativa immediata.

La Regione ha potenziato treni e autobus tra città e scali, ha impiegato volontari della Protezione civile e ha distribuito acqua e informazioni negli aeroporti. Il blocco ha investito l’intera filiera turistica e ha generato una prima valutazione economica compresa tra 12,8 e 24 milioni di euro. In sostanza, l’emergenza non ha riguardato soltanto gli aerei, ma anche accoglienza, trasporti terrestri, imprese e immagine dell’Isola.
Gli studiosi hanno escluso la possibilità di stabilire in anticipo la fine dell’attività. Il comportamento osservato rientra in una lunga fase eruttiva dell’Etna, ma il risveglio della Voragine potrebbe modificare per anni gli equilibri dell’area sommitale. La crisi ha quindi riaperto il confronto su un piano permanente per la Sicilia orientale, sull’impiego coordinato degli scali alternativi e sull’assistenza ai passeggeri. Detto semplicemente, il vulcano non si può comandare, mentre organizzazione e soccorsi possono essere preparati prima.
Articolo
Alle 10:00 (ora legale italiana) del 13 agosto 2026 l’Etna ha continuato a dominare la scena della Sicilia orientale. La sua voce, affidata alla cenere e alle colate, sembra ripetere che il protagonista resta il vulcano e che tutti gli altri devono adattarsi. In quota lo spettacolo è stato grandioso e inquietante. A valle, invece, la fragilità dei collegamenti ha trasformato la meraviglia naturale in un banco di prova per istituzioni, compagnie e gestori. Il dato essenziale è che, a quell’ora, non risultava pubblicato un nuovo bollettino del mattino: l’ultimo quadro dell’INGV-OE (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia–Osservatorio etneo) era l’aggiornamento n. 15 delle 15:57 UTC (Tempo coordinato universale) del 12 agosto, cioè delle 17:57 italiane. L’archivio ufficiale dell’Osservatorio etneo documenta questa scansione.
La storia immediata dell’eruzione è cominciata con emissioni discontinue di cenere dalla Voragine il 5 agosto. Nelle prime ore del 6 agosto è comparsa l’attività stromboliana, divenuta più intensa in serata e culminata in una fontana di lava tra la notte e l’alba del 7. Nella stessa giornata si sono aperte prima una bocca intorno a 3.200 metri e poi quella di quota 2.750 metri. L’8 agosto una nuova frattura a 2.360 metri, nei pressi di Monte Rittmann (rilievo della Valle del Bove, la grande depressione sul fianco orientale dell’Etna), ha prodotto 2 modesti flussi piroclastici, rimasti nel settore interessato, e un campo lavico. Il 10 agosto si è aggiunta la bocca a 1.900 metri e l’11 quella a 2.090 metri. Un’emissione impulsiva dalla Bocca Nuova ha inoltre interagito con i prodotti della Voragine, generando altri piccoli flussi piroclastici confinati nell’area sommitale. La cronologia e le quote sono ricostruite nel bollettino multidisciplinare dell’11 agosto.
L’ultimo controllo disponibile ha confermato l’attività effusiva delle bocche a 2.750, 2.090 e 1.900 metri. Le colate alimentate dalla sorgente di quota 2.360 metri apparivano invece in raffreddamento. Alle 13:00 italiane del 12 agosto, i fronti attivi più avanzati, collegati alla bocca più bassa, si trovavano a 1.365 metri presso Rocca Capra (rilievo della Valle del Bove). La Voragine manteneva un’attività esplosiva variabile e disperdeva cenere verso Sud. Il tremore vulcanico restava elevato e mostrava una graduale crescita, con la sorgente concentrata sotto il cratere intorno a 3.000 metri sul livello del mare. L’attività infrasonica tendeva invece a diminuire e le reti di deformazione del suolo non segnalavano cambiamenti rilevanti. Il quadro, dunque, era dinamico ma non indicava da solo un’imminente minaccia ai centri abitati. L’assenza di tale indicazione non annulla il pericolo, che su un vulcano attivo non è mai pari a zero. Sono questi i dati del comunicato n. 15 del 12 agosto.
Per l’aviazione restava valido l’ultimo VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation, avviso dell’osservatorio vulcanologico per l’aviazione), emesso l’11 agosto con codice rosso. Quel colore segnala una forte attività esplosiva con cenere pericolosa per il volo e non costituisce, da solo, un ordine di evacuazione per la popolazione. Le particelle possono fondere nei motori, danneggiare turbine e apparati, opacizzare i vetri della cabina e ridurre la visibilità. Sulle piste possono diminuire l’aderenza e imporre bonifica e nuove ispezioni. Non esiste quindi un “antidoto” capace di neutralizzare una nube in quota. Esistono monitoraggio, previsioni di dispersione, chiusure selettive dello spazio aereo, deviazioni, pulizia e procedure operative. Sono misure essenziali, ma dipendono dalla posizione della cenere e dai venti, come spiegano le indicazioni dell’ICAO (International Civil Aviation Organization, Organizzazione internazionale dell’aviazione civile) e dell’EASA (European Union Aviation Safety Agency, Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea).
Stefano Branca (direttore del dipartimento Vulcani dell’INGV) ha distinto ciò che il monitoraggio può anticipare da ciò che resta fuori portata. Gli strumenti permettono di riconoscere l’avvio e seguire crescita, stabilità o diminuzione del fenomeno, ma non consentono di fissarne la conclusione. Secondo lo studioso, i segnali della riattivazione sono comparsi a fine giugno, l’Etna ha mostrato dinamiche analoghe negli ultimi 25 anni e nel 2021 si sono verificati 60 episodi. Nell’estate 2024 una fase molto intensa è durata 2 giorni. Questa volta la cenere sarebbe stata quantitativamente minore, ma i venti verso Sud l’hanno resa molto più penalizzante per lo scalo. L’intervista integrale a Branca chiarisce che prevedere la durata rimane impossibile.
Marco Viccaro (professore di Geochimica e vulcanologia) insegna all’Università di Catania ed è presidente dell’AIV (Associazione italiana di vulcanologia). Ha osservato il fenomeno su una scala diversa. Negli ultimi decenni il cratere di Sud-Est ha dominato l’attività sommitale, mentre il risveglio della Voragine può riorganizzare l’assetto strutturale del vulcano e condizionarne il comportamento per anni. I 6 parossismi della Voragine nell’estate 2024, la successiva riattivazione del cratere di Nord-Est e le effusioni legate al sistema centrale compongono, nella sua lettura, un passaggio più complesso. Non c’è una contraddizione con Branca: il primo giudizio riguarda la frequenza operativa di eruzioni simili, il secondo le possibili conseguenze di lungo periodo nel sistema sommitale. È questa la sostanza della recente analisi di Viccaro.
La cenere ha colpito il punto più vulnerabile del sistema: l’aeroporto internazionale “Vincenzo Bellini” di Fontanarossa (zona meridionale della città), 5° scalo italiano per passeggeri e principale porta aerea dell’Isola. Alle 10:00 del 13 agosto, l’ultimo avviso della SAC (Società aeroporto Catania, gestore degli scali catanese e comisano), pubblicato alle 21:30 della sera precedente, manteneva chiuso il settore di spazio aereo B3 e sospendeva arrivi e partenze fino alle 02:00 del 14 agosto. L’indicazione per i viaggiatori era di verificare il volo con la compagnia prima di raggiungere l’aerostazione. L’aggiornamento ufficiale della SAC ha superato il precedente termine delle 16:00 del 13 agosto. Comiso (comune del libero consorzio comunale di Ragusa) era intanto tornato pienamente operativo dopo lo stop per contaminazione da cenere, come confermato dall’ultimo quadro disponibile e dal tabellone delle partenze.
I numeri restituiscono la dimensione della paralisi. Dall’8 all’11 agosto sono risultati circa 700 voli saltati fra partenze non effettuate, arrivi mancati e cancellazioni. Cirium (società di analisi dell’aviazione) ha contato almeno 388 partenze cancellate e 212 arrivi non completati nello stesso intervallo. Nella giornata del 12 agosto il tabellone SAC riportava altre 52 cancellazioni in partenza. Una ricostruzione aggiornata ha indicato oltre 400 voli riprogrammati su scali alternativi: più di 100 a Comiso; circa 50 a Palermo nella sola giornata del 12; 22 a Trapani; alcuni a Lamezia Terme (comune della provincia di Catanzaro, in Calabria). L’ANSA (Agenzia nazionale stampa associata) ha raccolto i dati cumulativi, mentre la soglia di oltre 100.000 viaggiatori coinvolti resta una stima prudenziale di Altroconsumo, non un conteggio nominativo.
Anche i messinesi hanno pagato il prezzo dell’incertezza. Per alcune rotte hanno potuto scegliere l’aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria, noto come Aeroporto dello Stretto. Per altri collegamenti sono rimasti legati a Catania, affidandosi metaforicamente più a Efesto, il dio greco del fuoco e della metallurgia, che a un orario stabile. Il problema, tuttavia, non è soltanto geografico. Comiso dispone di 6 piazzole per aeromobili e non può accogliere in massa il traffico di Fontanarossa. Palermo e Trapani sono lontani dalla Sicilia orientale e ogni deviazione richiede autobus, treni, informazioni e assistenza sincronizzati con gli arrivi. La Regione ha perciò attivato corse straordinarie su gomma, collegamenti ferroviari aggiuntivi e gratuità su alcuni treni ordinari per chi mostrava il titolo di viaggio aereo. Il primo piano regionale ha previsto oltre 100 corse di autobus e 5 treni speciali, poi ulteriormente potenziati.
Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) ha ricordato che l’amministrazione regionale non dirige il traffico aereo, ma ha mobilitato trasporti e Protezione civile. Negli scali sono stati impiegati circa 30 volontari per turno, con punti per distribuire acqua e fornire notizie sui collegamenti. La competenza sui voli e l’obbligo di assistere i passeggeri, ha aggiunto, rimangono alle compagnie. Salvo Politino (presidente di Assoesercenti) ha stimato fra 12,8 e 24 milioni di euro il possibile calo della spesa turistica in 4 giorni, utilizzando un traffico medio di 40.500 passeggeri al giorno, una quota turistica del 20-30% e una spesa individuale di 400-500 euro. L’associazione ha proposto un “Piano Etna–Continuità turistica” e una cabina permanente con Regione, gestori, vettori, Protezione civile, ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) ed ENAV (Ente nazionale di assistenza al volo). Il quadro aggiornato dei servizi regionali e la stima con il metodo di calcolo mostrano misure effettive e uno scenario economico ancora non definitivo.
Nello Musumeci (ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, esponente di Fratelli d’Italia) ha riportato al centro una sua proposta del 1999, formulata quando presiedeva l’allora Provincia regionale di Catania. Ha sintetizzato il ragionamento con la frase: “Fuori posto non è il vulcano, ma l’aeroporto”. Nel Piano territoriale provinciale, ha ricordato, era stata ipotizzata la delocalizzazione nella Piana tra Catania ed Enna (comune capoluogo dell’omonimo libero consorzio comunale, in Sicilia), al servizio di 7 province su 9. L’idea non ha ottenuto sostegno. Oggi il ministro sostiene che, se la tecnologia non può impedire alla cenere di interferire con il volo, il trasferimento merita uno studio nel disegno aeroportuale dei prossimi 20-30 anni e in coordinamento con Comiso.
La proposta ha spostato la polemica dalla gestione SAC alle responsabilità della politica. Davide Faraone (deputato di Italia Viva) ha contestato il ricorso al “l’avevo detto”, osservando che, dopo quasi 30 anni di incarichi pubblici, l’urgenza resta predisporre protocolli, informazioni tempestive, collegamenti alternativi e assistenza stabile. Stefania Campo (deputata regionale del Movimento 5 Stelle) ha replicato a Nino Minardo (deputato e commissario regionale di Forza Italia in Sicilia), sostenendo che la ricorrenza della cenere impedisce di trattare ogni crisi come una calamità imprevedibile. Anthony Barbagallo (deputato e segretario regionale del Partito democratico) ha richiamato le immagini di persone costrette a dormire sui nastri dei bagagli, famiglie sui gradini e turisti all’esterno. Al di là dei toni, le critiche convergono su un punto: la prevedibilità del fenomeno non permette di prevederne la durata, ma consente di predisporre prima un sistema alternativo. Le posizioni sono documentate negli interventi di Faraone, Campo e Barbagallo.
Per i passeggeri, la cenere è una circostanza eccezionale, ma non cancella ogni tutela. In base al regolamento europeo n. 261 del 2004, ancora applicabile il 13 agosto 2026, chi subisce una cancellazione può scegliere tra rimborso, volo alternativo appena possibile oppure partenza successiva concordata. Restano dovuti pasti e bevande proporzionati all’attesa, albergo e trasferimenti quando serve pernottare, oltre alle comunicazioni. La compensazione forfettaria può non spettare se il vettore dimostra l’eccezionalità e l’inevitabilità dell’evento. L’obbligo di assistenza, invece, sopravvive: lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea il 31 gennaio 2013 nella causa fra Denise McDonagh (passeggera irlandese) e Ryanair (compagnia aerea irlandese), nata dalla nube dell’Eyjafjallajökull (vulcano dell’Islanda, Stato insulare dell’Europa settentrionale). La sentenza C-12/11 consente anche di chiedere il rimborso delle spese necessarie e ragionevoli se il vettore non presta assistenza. L’ENAC riepiloga i diritti in caso di cancellazione e indica di reclamare prima alla compagnia, conservando ricevute e documenti.
Il quadro normativo cambierà, ma non durante questa emergenza. Il Parlamento europeo ha approvato il testo riformato il 7 luglio 2026 e il Consiglio dell’Unione europea gli ha dato il via libera definitivo il 13 luglio. La nuova disciplina entrerà in vigore 12 mesi e 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Fino ad allora continuano a valere le regole attuali. La riforma renderà più chiare le circostanze eccezionali, le procedure di richiesta, le informazioni, il reinstradamento e l’assistenza, come precisa il comunicato del Consiglio. È una risposta utile sul piano dei diritti, ma non risolve il nodo materiale della Sicilia orientale: un vulcano imprevedibile nella durata, un grande aeroporto esposto alla cenere e alternative che funzionano soltanto se diventano una rete prima della prossima chiusura.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









