Sintesi
L’Iran dimostra una capacità missilistica superiore alle dichiarazioni ufficiali colpendo obiettivi fino a circa 4.000 km e mettendo indirettamente nel mirino anche l’Europa. L’attacco alla base militare inglese di Diego Garcia (un atollo di 44 km², la più grande dell’arcipelago delle isole Chagos nell’Oceano Indiano a circa 1600 km a sud dell’India e appartenente alla Repubblica di Mauritius una nazione insulare situata nell’Oceano Indiano sud-occidentale, a est del Madagascar, la cui isola di origine vulcanica fa parte dell’arcipelago delle Mascarene e la capitale è Port Louis) e i raid reciproci con Stati Uniti e Israele segnano un salto di scala nel conflitto. Le dichiarazioni delle intelligence* militari e politici confermano il rischio di escalation e il coinvolgimento occidentale. Il G7 condanna Teheran e chiede lo stop immediato delle operazioni militari. Il conflitto incide pesantemente sui mercati energetici globali con aumenti record di petrolio e gas e ripercussioni su inflazione e crescita. Emergono dubbi sugli errori delle intelligence e sulle reali capacità del regime iraniano diffuse precedentemente dalle intelligence politico-militare. L’instabilità globale accelera la ridefinizione degli equilibri tra Stati Uniti, Cina e Unione europea.

Articolo
La percezione della minaccia cambia improvvisamente quando emerge che i missili iraniani possono raggiungere distanze fino a circa 4.000 km, una capacità ben superiore ai 2.000 km dichiarati ufficialmente da Teheran. L’attacco, seppur non riuscito, contro la base anglo-americana di Diego Garcia* rappresenta un passaggio strategico rilevante, perché dimostra una proiezione militare che si estende ben oltre il Medio Oriente e coinvolge indirettamente anche l’Europa.

Le sirene d’allarme risuonano non solo nell’Oceano Indiano ma in tutto il blocco occidentale. Secondo il capo di Stato Maggiore israeliano Eyal Zamir, capitali come Berlino, Parigi e Roma rientrerebbero nel raggio diretto dei vettori balistici iraniani. Un’affermazione che rafforza il timore di un conflitto non più regionale ma sistemico, con implicazioni dirette sulla sicurezza europea.

Gli eventi si inseriscono in una sequenza cronologica precisa: prima i sospetti sul programma nucleare iraniano e l’arricchimento dell’uranio (processo chimico-fisico per aumentare la concentrazione dell’isotopo fissile utile alla costruzione di armi atomiche); poi gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro siti strategici come Natanz; successivamente la risposta iraniana con missili balistici a medio raggio (IRBM, Intermediate Range Ballistic Missile, cioè missili balistici a raggio intermedio); infine il tentativo iraniano di colpire Diego Garcia che evidenzia un salto tecnologico e operativo.
L’AIEA ha confermato che non si sono registrate fuoriuscite radioattive dopo i bombardamenti su Natanz (il principale sito nucleare sotterraneo dell’Iran, situato a circa 30 km dalla cittadina omonima, centrale per il programma di arricchimento dell’uranio del Paese, un’installazione chiave, spesso oggetto di tensioni internazionali e sabotaggi, che ospita migliaia di centrifughe per la lavorazione dell’uranio), ma ha ribadito la necessità di contenere l’escalation. Tuttavia, la dinamica sul campo indica l’opposto. Il conflitto è entrato nella quarta settimana e coinvolge direttamente infrastrutture energetiche, basi militari e centri sensibili.
La risposta iraniana ha incluso attacchi verso Dimona (una città israeliana nel deserto del Negev, 36 chilometri a sud di Beersheva e 35 chilometri ad ovest del Mar Morto, nel distretto Meridionale di Israele) e altre aree israeliane, con decine di feriti. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare nella regione, mentre il presidente Donald Trump ha lasciato intendere una possibile riduzione delle operazioni, senza però interrompere l’invio di truppe.
Il nodo strategico resta lo Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il commercio globale di petrolio e gas. Le minacce iraniane e i bombardamenti statunitensi su depositi sotterranei di missili da crociera (ordigni guidati a lungo raggio) hanno indebolito ma non eliminato la capacità di interdizione di Teheran.
Sul piano politico internazionale, il G7 Esteri (riunione ministeriale del Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, USA e rappresentanti UE; che riunisce i Ministri degli Affari Esteri per coordinare la politica estera su crisi internazionali, sicurezza, democrazia e diritti umani) ha espresso una condanna unanime degli attacchi iraniani, definendoli “inaccettabili” e chiedendo la cessazione immediata delle ostilità. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, il vicepremier italiano Antonio Tajani e i rappresentanti delle principali economie occidentali, con un chiaro riferimento alla necessità di proteggere le rotte energetiche globali.
Parallelamente emergono crepe nelle valutazioni delle intelligence occidentali. Secondo indiscrezioni riportate da media israeliani, il capo del Mossad David Barnea avrebbe ipotizzato una vulnerabilità del regime iraniano rivelatasi sovrastimata. Anche la Direttrice dell’intelligence nazionale statunitense Tulsi Gabbard ha riconosciuto che il regime resta “intatto ma indebolito”, suggerendo un errore di valutazione strategica. Non di meno, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ridefinito gli obiettivi del conflitto: eliminazione della minaccia nucleare, riduzione della capacità missilistica e creazione delle condizioni per un cambiamento interno in Iran. Tuttavia, l’ipotesi di un cambio di regime appare complessa e incerta.
Sul fronte economico, l’impatto è già tangibile. Il blocco parziale delle rotte nello Stretto di Hormuz ha provocato un aumento del prezzo del petrolio Brent del 50% in due settimane e una crescita significativa dei carburanti a livello globale. Il mercato del GNL (Gas Naturale Liquefatto, gas raffreddato a stato liquido per facilitarne il trasporto) ha subito forti tensioni, mentre le catene di approvvigionamento (supply chain, sistemi logistici globali, l’insieme di attività, organizzazioni, risorse, informazioni e persone che collaborano per portare un prodotto o servizio dal fornitore di materie prime al cliente finale ) risultano compromesse.
Le conseguenze si riflettono anche sulle previsioni macroeconomiche. Gli analisti hanno rivisto al ribasso la crescita del 2026 per Eurozona e Stati Uniti e al rialzo l’inflazione. L’interruzione dei traffici incide su fertilizzanti, produzione agricola e sicurezza alimentare globale, con milioni di persone a rischio insicurezza alimentare.
In questo scenario, si rafforza la percezione di un nuovo ordine mondiale tripolare. Come evidenziato da Giulio Tremonti, il sistema globale tende a strutturarsi attorno a tre poli principali: Stati Uniti, Cina ed Europa. Tuttavia, quest’ultima appare ancora fragile, unita principalmente dalla moneta ma divisa nelle scelte strategiche. Dalle recenti parole del presidente degli Stati uniti che si fida più della Russia che dell’Europa, parrebbe che un eventuale nuovo ordine mondiale tripolare potrebbe essere composto diversamente.
Il conflitto in corso dimostra che la guerra non è più confinata a un’area geografica ma rappresenta un fattore strutturale del sistema globale. L’Europa, pur non direttamente coinvolta sul piano militare, entra per la prima volta in modo concreto nel perimetro operativo della minaccia, trasformando un rischio teorico in una variabile reale della sicurezza continentale.
* La base britannica di Diego Garcia, uno dei due pilastri strategici statunitensi nell’Indo-Pacifico insieme a Guam, sorge sull’atollo principale dell’arcipelago delle Chagos (sette atolli corallini con oltre 60 isolotti, a circa 500 km a sud delle Maldive e 1.600-2.000 km a nord-est di Mauritius), verificato a 3.535 km esatti a est della costa tanzaniana, 1.796 km a sud-sud-ovest dalla punta meridionale dell’India e 4.723 km a ovest-nord-ovest della costa occidentale australiana.
* L’intelligence militare, definita come l’insieme di attività di raccolta, analisi e diffusione di informazioni strategiche, tattiche e operative per supportare decisioni di difesa e sicurezza nazionale, si articola in livelli strategico, operativo e tattico. In Italia trova il suo fulcro nel Centro Intelligence Interforze (CII), ente tecnico-militare del II Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa con sede in via Monte Carnevale 381, 00148 Roma (Castel Malnome).

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








