Sintesi
La nuova ricostruzione storica dell’Istat mostra quanto sia cambiata la geografia del turismo italiano tra il 1962 e il 2025. Le presenze confrontabili sono passate da 161 a 481,1 milioni e il Mezzogiorno ha aumentato la propria quota dall’11,7% al 21,1%, mentre si è ridotta la concentrazione nelle tradizionali regioni turistiche del Centro-Nord. Il Sud pesa oggi quasi il doppio rispetto agli anni del boom economico, anche se il Centro-Nord conserva la leadership.

La Sicilia ha seguito questo riequilibrio con una dinamica ancora più interessante sul versante internazionale. L’elaborazione delle tavole statistiche Istat indica che la quota dell’Isola sul totale nazionale è salita dal 2,7% del 1962 al 4,4% del 2025 e che, all’interno delle presenze siciliane, gli stranieri sono passati da circa il 22,6% a quasi il 56%. La Sicilia non ha raddoppiato il proprio peso nazionale, ma lo ha aumentato di circa il 59% e ha trasformato profondamente la provenienza dei visitatori.

La redistribuzione non ha cancellato le grandi destinazioni storiche. La Liguria ha subito la contrazione più evidente, mentre Lazio, Veneto e Lombardia hanno guadagnato decine di milioni di pernottamenti e Roma ha rafforzato ulteriormente il proprio primato. Sono cambiate le proporzioni tra i territori, ma città d’arte e regioni del Centro-Nord continuano a raccogliere una parte enorme dei flussi.

La crescita è stata alimentata soprattutto dall’estero e dalla rivoluzione digitale delle prenotazioni. Nel 2025 gli stranieri hanno rappresentato il 55,3% delle presenze nazionali, mentre tra il 2018 e il 2024 le notti prenotate attraverso Airbnb, Booking.com, Expedia Group e TripAdvisor sono aumentate del 92%, da circa 66 a quasi 127 milioni, con clienti stranieri per circa 3 notti su 4. Voli a basso costo e piattaforme digitali hanno reso l’Italia e anche la Sicilia molto più accessibili al mercato mondiale.
I dati più recenti confermano la spinta internazionale dell’Isola. La Regione Siciliana ha indicato per il 2025 oltre 23 milioni di presenze e più della metà provenienti dall’estero, mentre Palermo ha superato 2,1 milioni di presenze nelle rilevazioni ordinarie, con il 63,8% di stranieri. Città d’arte, località costiere e patrimonio culturale stanno facendo della componente estera uno dei principali motori del turismo siciliano.
Sintesi
La geografia del turismo italiano è divenuta molto diversa da quella degli anni del boom economico e, dentro questo cambiamento, la Sicilia ha conquistato uno spazio maggiore di quanto emerga da una semplice lettura del dato complessivo sul Mezzogiorno. È quanto consente di ricostruire l’Istat con lo studio “Dal Grand tour al turismo di massa”, pubblicato il 17 luglio 2026 e accompagnato dalle serie storiche che arrivano fino al 2025. Nel linguaggio statistico, le “presenze” indicano le notti effettivamente trascorse dagli ospiti nelle strutture ricettive e non il numero delle singole persone arrivate.
Il punto di partenza è il 1962, primo anno per il quale l’Istat dispone di dati regionali confrontabili. Allora furono registrate poco più di 161 milioni di presenze e il turismo italiano era fortemente concentrato: Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Lazio raccoglievano insieme circa 3 pernottamenti su 4. Tutto il Mezzogiorno raggiungeva soltanto l’11,7%. Nel 2025, utilizzando il campo di osservazione omogeneo necessario per il confronto storico, le presenze sono arrivate a 481,1 milioni e il peso meridionale è salito al 21,1%. Non si è quindi verificato uno spostamento del baricentro turistico verso Sud, ma un riequilibrio rilevante: la quota meridionale è cresciuta di circa 9,4 punti percentuali.
La Sicilia offre uno dei dati più significativi. Dalle tavole che accompagnano la ricerca Istat risulta che nel 1962 l’Isola rappresentava il 2,74% delle presenze nazionali: il 2,12% era costituito da clientela italiana e appena lo 0,62% da quella straniera. Nel 2025 la quota complessiva è salita al 4,36%, composta per l’1,92% da presenze italiane e per il 2,44% da quelle estere. Il peso della Sicilia sul turismo nazionale è aumentato di circa il 59% rispetto al 1962 e, soprattutto, si è invertito il rapporto tra italiani e stranieri.
Nel 1962 soltanto il 22,6% circa delle presenze siciliane proveniva infatti dall’estero. Nel 2025 questa componente è arrivata a circa il 56%. La trasformazione è quindi più profonda della semplice crescita numerica: l’Isola, che all’inizio degli anni Sessanta dipendeva per quasi 4 pernottamenti su 5 dal mercato nazionale, oggi registra una maggioranza di presenze straniere nella serie utilizzata dall’Istat per il confronto territoriale. Il dato del 2024 aveva già mostrato questo passaggio, con l’Istat che aveva rilevato come in Sicilia e Sardegna la domanda estera fosse ormai arrivata a rappresentare circa la metà delle presenze.
Anche il confronto con le altre regioni meridionali aiuta a capire dove si colloca l’Isola. Nel 2025, sul totale nazionale omogeneo, la Campania ha pesato per circa il 4,49%; la Sicilia per il 4,36%; la Puglia per il 4,24%; la Sardegna per il 4,06%. La crescita meridionale non è stata dunque il risultato di una sola destinazione, ma di un allargamento del mercato verso coste, Isole, città d’arte e territori che 60 anni prima occupavano una posizione molto più marginale. L’espansione siciliana si è inserita soprattutto nella crescita del turismo internazionale, mentre in Puglia e Sardegna è aumentato con particolare forza anche il peso complessivo sul mercato nazionale.
Il cambiamento ha avuto un’altra faccia nel Centro-Nord. La Liguria è passata da quasi il 12,9% delle presenze italiane del 1962 a circa il 3% del 2025 ed è stata l’unica grande destinazione storica a registrare anche una diminuzione assoluta, pari a circa 6,4 milioni di pernottamenti. L’Emilia-Romagna ha visto diminuire fortemente il proprio peso percentuale, ma non i volumi complessivi, cresciuti in un mercato diventato quasi 3 volte più grande. Lazio, Veneto e Lombardia hanno invece beneficiato in maniera imponente dell’espansione: rispetto al 1962 il Lazio ha guadagnato circa 45 milioni di presenze; il Veneto 44,3 milioni; la Lombardia circa 33,1 milioni.
A determinare gran parte di questo aumento è stato l’arrivo di viaggiatori dall’estero. Nel 1962 gli stranieri costituivano il 30,7% delle presenze italiane ed erano maggioritari soltanto in Trentino-Alto Adige e Lazio. Nel 2025 la quota nazionale è salita al 55,3% e gli stranieri sono diventati maggioranza in 11 regioni. È cambiata anche la provenienza: all’inizio degli anni Sessanta quasi l’85% delle presenze estere arrivava da appena 7 Paesi e la Germania ne generava da sola quasi 4 su 10. Nel 2025 il 42% è provenuto da altri Paesi rispetto a quel nucleo tradizionale e circa 1 presenza straniera su 4 è stata extraeuropea.
La crescita delle città d’arte ha accentuato questa internazionalizzazione. Tra il 2015 e il 2025 Roma, Milano, Venezia e Firenze sono rimaste ai primi 4 posti nazionali e hanno aumentato insieme il proprio peso fino al 17,2% delle presenze italiane. L’incremento è stato attribuito interamente a Roma, arrivata da sola al 9,4% del totale nazionale. Napoli è invece salita dal 15º al 12º posto. In queste 5 grandi destinazioni il mercato internazionale è ormai dominante: oltre 3 presenze su 4 sono straniere nelle prime 4 città e poco più del 60% a Napoli.
In Sicilia il caso più recente e documentato tra le grandi città d’arte è Palermo. Secondo l’Osservatorio turistico regionale, nei dati diffusi dal Comune, nel 2025 sono stati registrati oltre 916.000 arrivi e circa 2,1 milioni di presenze, rispettivamente il 6,4% e il 7,3% in più rispetto al 2024. Rispetto al 2019 le presenze sono aumentate del 31,2%. La componente straniera è arrivata al 63,8%, contro il 60,4% del 2024 e il 54,7% del 2019. Gli incrementi assoluti più consistenti sono arrivati da Stati Uniti, Polonia e Spagna.
Se alle rilevazioni ordinarie palermitane vengono aggiunti gli altri alloggi privati in affitto, la dimensione del fenomeno cambia ancora: nel 2025 si raggiungono 1.202.884 arrivi e 3.113.741 presenze. Roberto Lagalla (sindaco di Palermo) ha collegato questi risultati alla crescente capacità della città di attrarre visitatori internazionali e alla promozione culturale e degli eventi identitari. Il dato mostra soprattutto quanto le nuove forme di ospitalità incidano ormai sulla lettura statistica delle città turistiche.
La stessa trasformazione ha investito l’intero mercato nazionale con le piattaforme digitali. Tra il 2018 e il 2024 le notti prenotate in Italia attraverso Airbnb, Booking.com, Expedia Group e TripAdvisor sono passate da circa 66 a quasi 127 milioni, con un aumento del 92%. Circa 3 su 4 sono state prenotate da clientela straniera. L’Italia si è collocata al 3º posto nell’Unione europea, dopo Francia e Spagna, per pernottamenti intermediati da queste piattaforme e la domanda internazionale è cresciuta del 93,8%, più della media europea.
A rendere il confronto del 2025 ancora più ampio è intervenuta anche la BDSR (Banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati a locazione breve o per finalità turistiche). Il sistema è stato istituito in origine nel 2019 e successivamente rafforzato dall’articolo 13-ter del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, che ha introdotto il CIN (Codice identificativo nazionale). Dal 1º gennaio 2025 il codice è diventato obbligatorio per strutture ricettive e immobili destinati a locazioni brevi o turistiche. L’allargamento delle informazioni disponibili attraverso la banca dati ha consentito all’Istat di includere per la prima volta anche le presenze degli alloggi privati gestiti in forma non imprenditoriale. Il Ministero del Turismo collega il sistema alla trasparenza del mercato, al coordinamento dei dati e al contrasto dell’ospitalità irregolare.
È proprio per questa ragione che il totale esteso del 2025 supera 535 milioni di presenze, mentre il dato utilizzabile per il confronto storico omogeneo è pari a 481,1 milioni. I 2 valori non sono in contrasto: misurano perimetri differenti. La distinzione è particolarmente importante per la Sicilia, dove le fonti regionali, grazie a una copertura più ampia delle locazioni, hanno comunicato per il 2025 oltre 23 milioni di presenze, più della metà straniere. Uno studio di Prometeia (società italiana con sede principale a Bologna, specializzata in consulenza aziendale, sviluppo di software finanziari e ricerca economica) presentato nel marzo 2026 aveva stimato oltre 22,5 milioni di pernottamenti, con quelli italiani sotto 10 milioni, in diminuzione del 6,3%, e quelli esteri vicini a 13 milioni, in aumento del 5,5%. Lo stesso studio ha stimato che la filiera turistica rappresenti il 4,2% dell’economia dell’Isola.
Il processo non sembra essersi interrotto con la fine del 2025. In attesa dei dati definitivi dell’estate 2026, l’ultimo quadro trimestrale nazionale disponibile mostra che nei primi 3 mesi dell’anno l’Italia ha raggiunto 71,6 milioni di presenze, il 7,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La clientela straniera è cresciuta del 12,3%, contro il 2,2% di quella italiana. È ancora presto per trasferire automaticamente questo andamento sulla stagione estiva o sulla Sicilia, ma il dato conferma che la componente internazionale continua a essere il segmento più dinamico del mercato turistico.
Il lungo confronto dal 1962 al 2025 racconta quindi 2 cambiamenti collegati. Il primo è geografico: il Mezzogiorno è passato da poco più di una presenza su 10 a oltre 1 su 5. Il secondo riguarda la provenienza dei visitatori: il turismo italiano, un tempo prevalentemente domestico ed europeo di corto raggio, è diventato maggioritariamente internazionale. In questo quadro la Sicilia non ha semplicemente raccolto più pernottamenti. Ha aumentato il proprio peso nel Paese, ha visto gli stranieri passare da meno di un quarto a oltre la metà delle presenze e ha trovato nelle città d’arte, nelle località costiere e nella nuova ricettività diffusa i principali canali attraverso cui entrare nel turismo globale.
Nell’immagine di copertina, la costa di Taormina, la cattedrale di Palermo e Palazzo Ducezio a Noto (SR).

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









