Sintesi
Il comparto turistico si consolida come leva trainante dell’occupazione nel trimestre marzo-maggio con oltre 347mila contratti previsti. A marzo si registrano circa 97mila ingressi lavorativi con un aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente. Rimane elevata la difficoltà di reperimento di personale con percentuali che superano il 50% in diversi profili e raggiungono il 60% nella ristorazione. Le imprese reagiscono puntando su formazione interna e incentivi salariali. Le prospettive fino al 2029 indicano un fabbisogno annuo tra 115mila e 140mila lavoratori, in gran parte legato al ricambio generazionale. La crescita è sostenuta anche dagli investimenti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Il trend positivo prosegue dopo il picco occupazionale del 2025 con un aumento complessivo del 19% rispetto al 2022.

Articolo
Il settore turistico italiano conferma la propria funzione di motore propulsivo del mercato del lavoro, mostrando una dinamica espansiva nel trimestre marzo-maggio 2026. Le proiezioni elaborate dal sistema informativo Excelsior, sviluppato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro (dicastero responsabile delle politiche occupazionali), indicano oltre 347mila contratti programmati di durata pari o superiore a 1 mese. Nel solo mese di marzo si stimano circa 97mila nuove attivazioni, evidenziando una crescita del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il dato emerge in occasione della presentazione ufficiale durante FareTurismo, manifestazione dedicata all’occupazione nel comparto, e conferma una tendenza già consolidata negli anni recenti. Quasi 3 assunzioni su 10 sono destinate a giovani con meno di 30 anni, segnale di un ricambio generazionale in atto, anche se non privo di criticità . La difficoltà nel reperire figure professionali adeguate rappresenta infatti uno degli elementi strutturali più rilevanti.

Il fenomeno del mismatch (disallineamento tra domanda e offerta di lavoro) si attesta mediamente tra il 43% e il 45% a livello nazionale, ma nel turismo supera il 50% per specifiche professioni come addetti alla reception, operatori di front-office e tecnici della vendita. La situazione risulta ancora più complessa nel comparto della ristorazione, dove la carenza di personale per ruoli quali cuochi, camerieri e baristi raggiunge il 60%, spesso per assenza di candidati disponibili.
Per fronteggiare questa criticità , le imprese stanno adottando strategie adattive. Il 48% dichiara di orientarsi verso l’assunzione di lavoratori con competenze affini, successivamente formati internamente, mentre il 25% utilizza leve retributive più competitive per attrarre risorse qualificate. Si tratta di un cambiamento significativo nelle politiche di reclutamento, che evidenzia una maggiore flessibilità organizzativa.
Guardando al medio periodo, le stime indicano un fabbisogno occupazionale compreso tra 115mila e 140mila unità annue entro il 2029. Tuttavia, oltre l’80% di questa domanda non deriva dalla creazione di nuovi posti di lavoro, ma dal turnover (ricambio della forza lavoro), legato principalmente ai pensionamenti. Questo dato sottolinea come la crescita del settore sia in larga parte sostenuta da esigenze sostitutive piuttosto che espansive.
Un ruolo determinante è svolto dagli investimenti legati al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che stanno accelerando i processi di digitalizzazione delle strutture ricettive e dei servizi turistici, contribuendo a ridefinire le competenze richieste e a stimolare l’innovazione organizzativa.
Il quadro attuale si inserisce in una traiettoria di sviluppo già evidente negli anni precedenti. Nel 2025 il comparto aveva registrato circa 1,2 milioni di contratti programmati, raggiungendo livelli storicamente elevati. Tra il 2022 e il 2025 le entrate complessive nel settore turistico sono cresciute di circa il 19%, passando da 986mila a 1,17 milioni di unità .
Nel complesso, il turismo si conferma un pilastro dell’economia occupazionale italiana, ma la sua sostenibilità futura dipenderà dalla capacità di ridurre il divario tra competenze richieste e disponibili, rafforzare la formazione professionale e migliorare l’attrattività delle professioni del settore.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









