Sintesi
Il conflitto in Medio Oriente e l’operazione militare denominata “Epic Fury” (“Furia Epica) stanno causando un forte impatto sull’industria globale dei viaggi e delle vacanze. Secondo il World Travel & Tourism Council, le perdite giornaliere per il settore turistico superano i 600 milioni di dollari a causa di cancellazioni, spazi aerei chiusi e riduzione dell’operatività dei principali aeroporti hub del Golfo. Gli scali internazionali di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrein rappresentano una quota significativa dei flussi mondiali e la loro parziale paralisi genera effetti a catena su hotel, ristorazione e servizi collegati ai viaggi. In Italia l’Osservatorio Fiavet Confcommercio registra un’ondata di disdette che ha già prodotto perdite per oltre 222 milioni di euro nelle agenzie di viaggio e cresce la richiesta di interventi governativi come sospensioni fiscali e sostegni economici. L’instabilità geopolitica influisce anche sulle rotte verso Asia e Oceania e aumenta il timore di nuovi rincari dei biglietti aerei a causa dell’aumento del prezzo del petrolio.

Articolo
La nuova fase di instabilità militare nel Medio Oriente rischia di trasformarsi in una delle crisi più rilevanti per l’industria turistica internazionale dopo la pandemia di COVID-19. Le prime valutazioni economiche diffuse dal World Travel & Tourism Council (WTTC, Consiglio mondiale dei viaggi e del turismo) indicano che il comparto sta perdendo ogni giorno oltre 600 milioni di dollari tra voli cancellati, prenotazioni annullate e rallentamento dell’operatività negli aeroporti del Golfo Persico. La crisi è collegata anche all’operazione militare denominata “Epic Fury”, che ha determinato chiusure temporanee di spazi aerei e restrizioni nella gestione dei principali nodi aeroportuali della regione.

Il peso strategico di questi scali è determinante per l’intero sistema del trasporto internazionale. Gli aeroporti di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrain rappresentano circa il 5% degli arrivi turistici mondiali e il 14% dei passeggeri in transito nel traffico aereo globale, con un flusso medio di circa 526000 viaggiatori al giorno. Quando questi snodi rallentano o interrompono le attività, l’effetto si propaga rapidamente su tutto il sistema del turismo internazionale, coinvolgendo strutture alberghiere, ristorazione, compagnie di crociera, autonoleggi e servizi collegati all’accoglienza.

Secondo Gloria Guevara, presidente e amministratore delegato del World Travel & Tourism Council, la storia recente dimostra tuttavia che il turismo può recuperare rapidamente quando i governi e l’industria collaborano per ristabilire la fiducia dei viaggiatori. “Le analisi delle crisi precedenti indicano che gli episodi legati alla sicurezza possono avere tempi di recupero relativamente brevi, talvolta anche entro 2 mesi, soprattutto se le autorità pubbliche garantiscono assistenza ai turisti con programmi di rimpatrio o sostegno alberghiero”, ha spiegato la dirigente. Prima dello scoppio delle tensioni militari, le stime dell’organizzazione indicavano per il 2026 una spesa dei visitatori internazionali nella regione pari a circa 207 miliardi di dollari.
Le conseguenze della crisi si riflettono anche sull’economia turistica italiana. L’Osservatorio della Fiavet Confcommercio (Federazione italiana associazioni imprese di viaggi e turismo, parte della Confederazione generale italiana delle imprese, delle attività professionali e del lavoro autonomo) segnala una forte crescita di cancellazioni e rinvii delle partenze. Il settore delle agenzie di viaggio ha già registrato una perdita di fatturato superiore a 222 milioni di euro. In media ogni agenzia ha subito mancati ricavi vicini a 39000 euro mentre le strutture più grandi hanno raggiunto perdite di circa 71000 euro o anche superiori.
La situazione ha spinto le associazioni di categoria a chiedere un intervento urgente delle istituzioni. Luana De Angelis, vicepresidente vicario della Fiavet Confcommercio, ha sottolineato che molte imprese stanno sollecitando misure straordinarie prima che la crisi si aggravi ulteriormente. Secondo la dirigente, qualora il conflitto dovesse prolungarsi, potrebbe diventare necessario introdurre ristori economici e sospendere temporaneamente alcuni obblighi fiscali con moratorie sulle scadenze tributarie e contributive per le agenzie più esposte.
Dal punto di vista operativo le destinazioni che mostrano le criticità più elevate sono gli Emirati Arabi Uniti, con circa il 92% delle prenotazioni interessate da problemi o modifiche. Il dato non riguarda soltanto il turismo diretto verso questi Paesi ma l’intero sistema dei collegamenti aerei intercontinentali. Subito dopo si colloca il Qatar, confermando che l’emergenza è legata soprattutto alla struttura del traffico aereo globale piuttosto che alla sicurezza locale delle singole mete.
Il blocco o il rallentamento dei corridoi aerei nel Golfo produce un effetto a catena sulle rotte verso molte destinazioni del lungo raggio. Tra queste figurano diversi Paesi asiatici e dell’area dell’Oceano Indiano come Cina, Thailandia, Maldive, India e Australia, mete che normalmente vengono raggiunte transitando proprio attraverso gli hub del Medio Oriente. Le statistiche delle agenzie indicano che circa 4 viaggiatori su 10 cancellano completamente il viaggio mentre il 45% preferisce rinviarlo in attesa di una situazione geopolitica più stabile. Solo il 17% dei clienti accetta di modificare l’itinerario scegliendo destinazioni alternative.
La crisi coinvolge indirettamente anche altre rotte considerate più sicure, come quelle verso gli Stati Uniti. Molti turisti temono infatti un possibile irrigidimento delle procedure di ingresso negli Stati Uniti e circa il 40% dei potenziali viaggiatori non annulla la prenotazione ma rimanda la decisione finale.
Guardando ai prossimi mesi emerge inoltre la preoccupazione per l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici sul costo dei trasporti. L’instabilità geopolitica tende a spingere verso l’alto le quotazioni del petrolio e questo fenomeno potrebbe tradursi in un aumento dei biglietti aerei nella stagione estiva. Secondo le rilevazioni del settore, quasi 2 agenti di viaggio su 3 ritengono probabile la necessità di adeguare le tariffe per compensare l’incremento dei costi operativi delle compagnie aeree.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









