Sintesi
Il Superbonus 110%, introdotto dal Governo Conte II con il decreto legge 34 del 19 maggio 2020 e convertito nella legge 77 del 17 luglio 2020, ha generato un costo complessivo stimato in circa 174 miliardi di euro, quasi 4 volte superiore alle previsioni iniziali. Nei primi 3 mesi del 2026 il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef, Ministero dell’Economia e delle Finanze) e l’Agenzia delle Entrate hanno bloccato 4,1 miliardi di euro di crediti fiscali ritenuti irregolari, pari al 33% dei crediti maturati sulle spese 2025. Le verifiche hanno evidenziato frodi, fatture per lavori mai eseguiti, cessioni di credito sospette e utilizzi illeciti dei bonus edilizi. Il provvedimento, approvato dalla Maggioranza composta da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali durante il Governo Conte II, nacque per rilanciare l’economia dopo la pandemia da Covid-19 e sostenere l’efficientamento energetico e antisismico degli edifici, ma mostrò fin dall’inizio criticità legate all’assenza di controlli preventivi efficaci, alla cedibilità illimitata dei crediti fiscali e all’enorme impatto sui conti pubblici. Le recenti analisi della Corte dei Conti, del Mef e della Commissione europea confermano che il peso del Superbonus continua a incidere sul rapporto deficit/Pil, contribuendo al mantenimento della procedura europea per disavanzo eccessivo a carico dell’Italia.

Articolo
Il Superbonus rappresenta uno dei provvedimenti economici più costosi e controversi della storia repubblicana italiana. La misura venne introdotta dal Governo Conte II, sostenuto dalla coalizione composta da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali, attraverso il decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, denominato “Decreto Rilancio”, poi convertito nella legge n. 77 del 17 luglio 2020. Il testo fu approvato definitivamente dal Senato con 159 voti favorevoli e 121 contrari, dopo il precedente via libera della Camera dei Deputati.

La norma nacque durante l’emergenza pandemica da Covid-19 con l’obiettivo di rilanciare il settore edilizio, ridurre i consumi energetici degli edifici e incentivare gli interventi antisismici. La legge prevedeva una detrazione fiscale del 110% delle spese sostenute per lavori di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico. Il meccanismo consentiva ai beneficiari di recuperare più di quanto speso attraverso detrazioni fiscali, sconto in fattura oppure cessione del credito a banche e intermediari finanziari. Il sistema, almeno inizialmente, permetteva anche di effettuare lavori senza anticipare denaro.

Fin dall’avvio della misura emersero però rilevanti criticità. Il principale punto debole fu l’assenza di efficaci controlli preventivi sui crediti fiscali ceduti. La possibilità di trasferire i crediti più volte sul mercato rese estremamente difficile verificare la reale esecuzione dei lavori e la legittimità delle detrazioni. Questo sistema favorì la nascita di numerose frodi fiscali, società improvvisate e imprese “apri e chiudi”, create esclusivamente per sfruttare l’incentivo e spesso sparite dopo avere incassato i crediti. Molti cantieri rimasero incompleti e numerosi condomìni si trovarono con lavori interrotti, contenziosi aperti e detrazioni contestate dall’Agenzia delle Entrate.
Secondo i dati aggiornati al 2026, il costo complessivo del Superbonus ha raggiunto circa 174 miliardi di euro, una cifra quasi quadrupla rispetto alle prime stime governative che prevedevano una spesa vicina ai 40 miliardi. Le ultime analisi del Mef mostrano inoltre che soltanto nel 2025 sono emersi ulteriori crediti per circa 12,5 miliardi di euro, molto oltre le previsioni formulate nell’autunno precedente.
L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno intensificato in modo straordinario i controlli. Nei primi 3 mesi del 2026 sono stati bloccati 4,1 miliardi di euro di crediti ritenuti irregolari, pari al 33% dei crediti maturati sulle spese del 2025. I controlli preventivi hanno fermato 1,8 miliardi di euro, mentre le attività di analisi del rischio hanno individuato ulteriori 2,3 miliardi di crediti considerati potenzialmente fraudolenti. Di questi, circa 680 milioni sono già stati sequestrati dall’autorità giudiziaria.
Le anomalie più frequenti riguardano fatture emesse per lavori mai eseguiti, cantieri conclusi solo formalmente, asseverazioni tecniche irregolari e utilizzo improprio dei cosiddetti Sal (Stati avanzamento lavori). In molti casi sono stati contabilizzati materiali semplicemente consegnati nei cantieri ma mai installati. L’Amministrazione finanziaria sta inoltre verificando la reale conclusione degli interventi necessari per ottenere il miglioramento di almeno 2 classi energetiche, requisito essenziale previsto dalla normativa originaria.
Secondo i dati Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), aggiornati al 2026, circa il 2,7% dei lavori nei condomìni non risulta completato. La quota equivale a circa 2,3 miliardi di euro di interventi rimasti incompiuti e coinvolgerebbe almeno 4mila condomìni italiani. In molti casi i proprietari rischiano oggi di perdere le detrazioni fiscali e di dover restituire somme già compensate, oltre a sanzioni e interessi.
Dal 2021 il Governo intervenne più volte per contrastare le frodi. Uno dei provvedimenti più importanti fu il decreto antifrodi, introdotto durante il Governo Draghi, che impose controlli più severi sulle cessioni dei crediti fiscali. Successivamente il Governo Meloni cercò di limitare ulteriormente il sistema con il decreto legge n. 11 del 16 febbraio 2023, che bloccò gran parte delle nuove cessioni dei crediti e degli sconti in fattura. Tuttavia le numerose deroghe approvate negli anni successivi permisero ancora la maturazione di ingenti crediti fiscali.
Sul piano politico il Superbonus continua a dividere Maggioranza e Opposizione. Il centrodestra attribuisce al provvedimento la responsabilità dell’esplosione del debito e del peggioramento del deficit pubblico italiano. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno più volte sostenuto che la misura abbia alterato i conti pubblici in modo strutturale. Dall’altra parte il Movimento 5 Stelle continua a difendere il provvedimento, sottolineando la crescita economica prodotta nel settore edilizio, l’aumento dell’occupazione e il miglioramento energetico di centinaia di migliaia di edifici.
La Commissione europea e numerosi osservatori economici hanno evidenziato che il peso dei bonus edilizi continua a incidere sul rapporto deficit/Pil italiano. Secondo le ultime stime, il Superbonus contribuirà ancora nei prossimi anni all’aumento del debito pubblico, con effetti finanziari rilevanti almeno fino al 2027.
Anche la giurisprudenza più recente conferma il crescente contenzioso legato ai bonus edilizi. Diverse Procure italiane hanno avviato indagini su associazioni per delinquere, truffe aggravate ai danni dello Stato, false asseverazioni tecniche e indebite compensazioni fiscali. Solo negli ultimi giorni la Guardia di Finanza ha disposto sequestri milionari collegati a presunte frodi sui lavori condominiali finanziati dal Superbonus.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









