Sicilia senza operai e tecnici. Edilizia e servizi cercano migliaia di figure introvabili. La Regione avvia un piano da €100 mln

Dai cantieri al turismo, cresce il divario tra domanda e offerta. La Regione avvia un piano da 100 milioni per la formazione, mentre associazioni e imprese denunciano una crisi ormai strutturale

Sintesi

In Sicilia si registra una crescente carenza di lavoratori qualificati in diversi settori, in particolare nell’edilizia e nei servizi. I dati evidenziano migliaia di posizioni scoperte e difficoltà diffuse nel reperire personale con competenze adeguate. Le cause principali sono la mancanza di candidati e il disallineamento tra formazione e richieste delle imprese. La Regione ha avviato un piano da 100 milioni di euro per corsi di qualificazione professionale mirati. L’iniziativa nasce da un accordo tra istituzioni e associazioni datoriali per favorire l’inserimento lavorativo. Tuttavia, il problema appare strutturale e riguarda anche aspettative giovanili e trasformazioni del mercato del lavoro. Il rischio è il rallentamento della crescita economica e il blocco di interi comparti produttivi.

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Il mercato del lavoro in Sicilia evidenzia una criticità crescente legata alla difficoltà delle imprese nel reperire manodopera qualificata. Il fenomeno, che interessa in modo trasversale più comparti produttivi, emerge con particolare evidenza nel settore delle costruzioni, dove la domanda di figure tecniche e operative supera ampiamente l’offerta disponibile.

Secondo l’indagine condotta da Ance Sicilia, sono 1.781 i lavoratori richiesti dalle imprese edili, distribuiti in 44 profili professionali. Tra le figure più difficili da trovare figurano operai polivalenti, addetti al movimento terra, carpentieri specializzati e installatori di impianti, inclusi quelli legati alle energie rinnovabili. La carenza coinvolge anche tecnici amministrativi e operativi, evidenziando una debolezza sistemica nella disponibilità di competenze.

Il quadro si inserisce in una sequenza di interventi istituzionali avviati nel mese di marzo 2026. Il 12 marzo è stato siglato un protocollo d’intesa tra Confindustria Sicilia, Ance e la Regione Siciliana, con l’obiettivo di allineare la formazione professionale alle esigenze reali del sistema produttivo. A seguire, è stato pubblicato un bando regionale finanziato con 100 milioni di euro a valere sul Programma Operativo Complementare 2014-2020 (strumento finanziario pubblico destinato a sostenere sviluppo e occupazione), destinato alla creazione di percorsi formativi mirati.

Il piano prevede che il 50% delle risorse sia indirizzato verso le aree con maggiore fabbisogno occupazionale e che i corsi vengano attivati entro il 3 giugno, rivolgendosi a disoccupati, inoccupati e inattivi. Una quota significativa, pari a circa il 25%, è destinata al comparto edilizia e impiantistica, con ulteriori risorse allocate in ambiti collegati come servizi commerciali, tecnologie informatiche (ICT, Information and Communication Technology, cioè tecnologie dell’informazione e comunicazione) e manifattura.

Il presidente di Ance Sicilia, Salvo Russo, sottolinea come per la prima volta il sistema formativo venga progettato sulla base dei posti di lavoro realmente disponibili, segnando un cambio di paradigma rispetto al passato. Anche il presidente della Regione, Renato Schifani, evidenzia l’importanza di favorire l’incontro tra domanda e offerta, mentre l’assessore alla Formazione, Mimmo Turano, rimarca l’opportunità di creare percorsi con sbocchi occupazionali concreti.

Nonostante queste iniziative, il divario resta ampio. I dati del sistema Excelsior elaborati da Unioncamere indicano che su oltre 102.650 ingressi previsti nel mercato del lavoro entro maggio, il 42,4% risulta di difficile reperimento, con una carenza stimata superiore a 44.000 unità.

Le difficoltà non riguardano solo l’edilizia ma si estendono a commercio, turismo, ristorazione, agricoltura e servizi alla persona. Mancano tecnici sanitari, operatori estetici, addetti alla zootecnia, cuochi, camerieri, informatici e personale di vendita, delineando una crisi diffusa dell’offerta di lavoro.

Secondo il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, le imprese sono pronte a investire e crescere ma si scontrano con una carenza strutturale di capitale umano. Il problema non è solo quantitativo ma qualitativo, legato alla mancanza di competenze adeguate e alla distanza tra le aspettative dei giovani e le esigenze del sistema produttivo.

A questa dinamica si aggiunge la necessità di ripensare il rapporto tra formazione, orientamento e lavoro. In tale contesto si inserisce la nascita di ConfFormazione Sicilia, iniziativa volta a rafforzare il collegamento tra mondo educativo e imprese. Il rischio, se non si interviene con strategie strutturate e coordinate, è quello di bloccare la crescita economica regionale. La carenza di lavoratori qualificati potrebbe infatti rallentare investimenti, innovazione e sviluppo, trasformando una difficoltà contingente in una criticità permanente per l’economia siciliana.