Sintesi
La crescita delle rinnovabili sta spostando il problema siciliano dalle sole autorizzazioni alla capacità della rete di accogliere e gestire nuova produzione. E-Distribuzione ha comunicato un programma da circa 1,8 miliardi di euro per il 2026-2028, mentre Terna ha previsto 3,5 miliardi nell’arco ben più lungo del decennio 2025-2034. Nel 2025, in molte cabine elettriche siciliane l’energia ha viaggiato anche al contrario per diverse ore, risalendo dalla rete locale verso quella principale. Significa che in alcune ore viene prodotta sul territorio più elettricità di quanta se ne consumi e quella in eccesso torna verso la rete principale. Per gestirla senza problemi servono cabine, trasformatori e linee capaci di far viaggiare l’energia in entrambe le direzioni. Se la rete non viene potenziata, possono aumentare difficoltà di gestione e limiti alla connessione di nuovi impianti. Produrre più elettricità rinnovabile non basta se le reti che devono trasportarla non crescono con la stessa velocità.

La Regione ha affiancato agli investimenti dei gestori 80,207 milioni del Fesr per le smart grid (reti elettriche “intelligenti”, capaci di controllare in tempo reale quanta energia viene prodotta, consumata e spostata, così da gestire meglio soprattutto quella proveniente da fotovoltaico ed eolico). Le domande sono scadute il 25 giugno e l’ultimo aggiornamento ufficiale individuato è costituito dalle FAQ del 30 luglio, che collegano espressamente i finanziamenti alle aree critiche, alle inversioni di flusso e alla capacità di accogliere nuova produzione rinnovabile. Al 27 agosto non risulta ancora pubblicata sul portale regionale la graduatoria. Gli 80 milioni esistono e il bando si è chiuso, ma non è ancora possibile documentare quali interventi saranno effettivamente finanziati.

Nel frattempo si è aperta la questione della presidenza della CTS. Il mandato di Gaetano Armao è scaduto il 9 agosto e, secondo il decreto citato da Repubblica, le funzioni sono state affidate temporaneamente alla vicepresidente Maria Chiara Tomasino. Il 26 agosto Renato Schifani ha chiesto di sottrarre la Commissione alla divisione politica, dopo l’allarme lanciato da Diego Bivona di Confindustria Sicilia. Nel 2025 la CTS (Commissione Tecnica Specialistica, cioè l’organismo che esamina gli aspetti ambientali di molti progetti e rilascia i pareri necessari per autorizzare opere come impianti energetici, infrastrutture e grandi interventi, valuta se un progetto può essere realizzato rispettando le regole ambientali) ha esaminato ufficialmente 1.106 pratiche e ha espresso 865 pareri positivi collegati a investimenti superiori a 7 miliardi. La continuità dell’organismo incide direttamente sui tempi di una parte rilevante degli investimenti energetici e infrastrutturali dell’Isola.

Il prossimo banco di prova riguarda l’idrogeno. Entro le 12 del 24 settembre le imprese possono concorrere ai 31,215 milioni del nuovo bando Fesr, mentre la precedente stagione PNRR ha finanziato 6 progetti siciliani per circa 67,229 milioni. Una rilevazione del Dipartimento dell’Energia aggiornata al 10 agosto, finora reperita attraverso fonti giornalistiche e non come documento autonomamente pubblicato dall’amministrazione, attribuisce a 4 progetti il completamento economico-finanziario e 9,16 MW complessivi installati. Rimane però da verificare quanti impianti siano stati collaudati, avviati e stiano producendo realmente idrogeno. Dopo autorizzazioni e finanziamenti il nuovo parametro decisivo diventa l’esercizio effettivo.
Articolo
La rete diventa il nuovo collo di bottiglia
La Sicilia è entrata nella parte più complessa della transizione energetica. Dopo anni nei quali il confronto si è concentrato soprattutto sul numero di impianti fotovoltaici ed eolici autorizzati, la questione si sta spostando sulla possibilità concreta di collegarli, far circolare l’elettricità prodotta e mantenere stabile il sistema anche quando produzione e consumi cambiano rapidamente.
È la prosecuzione naturale del passaggio dalla carta all’esercizio già approfondito da Mediterranea24: “il vero passaggio decisivo sarà trasformare le autorizzazioni in impianti realmente costruiti, collegati alla rete”. Il nuovo elemento è che adesso è possibile misurare meglio proprio la pressione esercitata sulle infrastrutture elettriche.
E-Distribuzione S.p.A. (società del gruppo Enel che gestisce gran parte della rete locale di distribuzione in media e bassa tensione dell’Isola) ha comunicato, nell’ambito di recenti confronti istituzionali, un programma di circa 1,8 miliardi di euro per la Sicilia nel triennio 2026-2028, quasi l’80% in più rispetto al precedente piano. Per le sole province di Siracusa e Ragusa sono stati indicati rispettivamente circa 179 e 182 milioni. Il dato regionale è stato riferito da E-Distribuzione durante questi incontri e ripreso da fonti giornalistiche, ma non è stato individuato, nella verifica effettuata, un autonomo documento pubblico aziendale che esponga il dettaglio completo dei 1,8 miliardi.
Non va inoltre sommato senza precisazioni al programma di Terna S.p.A. (società che gestisce la Rete di trasmissione nazionale). Il Piano di sviluppo di Terna per la Sicilia prevede infatti circa 3,5 miliardi, ma nell’arco di 10 anni, dal 2025 al 2034, per alta e altissima tensione, grandi dorsali e infrastrutture della rete nazionale. I 2 importi riguardano quindi reti differenti e soprattutto periodi temporali differenti.
Quando l’elettricità torna verso monte
Uno degli indicatori più utili per capire quanto sia cambiato il sistema è l’inversione del flusso. Per decenni la distribuzione è stata costruita prevalentemente secondo uno schema discendente: dalle grandi centrali e dalla rete nazionale l’elettricità passava alle cabine primarie, quindi alle linee locali e infine a imprese e abitazioni.
Fotovoltaico, eolico e generazione distribuita hanno modificato questo schema. Quando in una determinata zona gli impianti producono più energia di quanta ne venga consumata nello stesso momento, una parte dell’elettricità risale dalla rete locale attraverso la cabina primaria verso i livelli superiori della rete a livello nazionale.
Non si tratta di per sé di un guasto. È uno degli effetti normali di un sistema nel quale migliaia di utenti non sono più soltanto consumatori, ma possono diventare anche produttori. La frequenza e l’intensità del fenomeno richiedono però trasformatori, protezioni, sistemi di regolazione della tensione e linee progettati per flussi bidirezionali.
E-Distribuzione pubblica le informazioni previste dal TICA (Testo integrato delle connessioni attive), disciplina adottata dall’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). La pagina ufficiale sulle aree critiche distingue chiaramente 2 informazioni che non devono essere confuse. La mappa territoriale utilizza bianco, giallo, arancione e rosso per rappresentare criticità crescenti. Una diversa rappresentazione, aggiornata mensilmente, riguarda invece il grado di saturazione delle singole sezioni AT/MT (alta tensione/media tensione): soltanto il rosso indica in questo secondo caso una sezione satura.
L’elenco ufficiale delle inversioni di flusso relativo al 2025 documenta comunque un fenomeno molto diffuso. Sono comparse sezioni con inversione per almeno il 5% delle ore annue nell’Agrigentino e nel Nisseno, nell’area di Gela (Comune costiero del libero consorzio comunale di Caltanissetta), nel Calatino, nell’Ennese, a Partinico (Comune della città metropolitana di Palermo), nel Ragusano, a Vittoria (Comune del libero consorzio comunale di Ragusa), ad Augusta e Priolo, nel siracusano, oltre che in numerose aree del trapanese.
Cabine nuove, ma alcuni interventi sono in ritardo
Il Piano di sviluppo 2025 di E-Distribuzione permette di passare dall’analisi generale alle opere. Nell’appendice ufficiale del Piano compaiono numerosi interventi siciliani su cabine primarie e trasformatori. La nuova cabina primaria di San Cipirello (Comune della città metropolitana di Palermo), prevista in esercizio nel 2026 con un costo indicato di 9,753 milioni, risultava in costruzione ma “in ritardo”. La nuova cabina Oreto risultava invece in costruzione secondo programma, con entrata in esercizio prevista nel 2026 e 9,272 milioni di investimento. Anche Altavilla Milicia (Comune della città metropolitana di Palermo) e Campofranco (Comune del libero consorzio comunale di Caltanissetta) risultavano in costruzione secondo programma.
Acreide (comune del siracusano) risultava autorizzata e nella fase di progettazione esecutiva, con entrata in esercizio prevista nel 2028 e investimento di 8,369 milioni. Grammichele (Comune della città metropolitana di Catania), invece, era indicata in costruzione ma in ritardo, con previsione di esercizio nel 2026. Anche il rinnovo della cabina di Ragusa risultava interessato da una “posticipazione volontaria”.
Sono dati che raccontano una transizione meno immediata di quanto possa apparire osservando soltanto i megawatt autorizzati. Per collegare nuova produzione servono opere civili, trasformatori, cavi, autorizzazioni, sistemi di protezione, digitalizzazione e, in alcuni casi, anni di lavori.
Blackout e rinnovabili non hanno la stessa causa
L’ondata di interruzioni registrata nel luglio 2026 ha reso ancora più evidente la necessità di una rete resiliente. A Palermo l’Amministrazione ha riferito il 23 luglio che l’ondata di caldo estremo aveva sottoposto la rete a una pressione eccezionale. Il 7 agosto Roberto Lagalla (sindaco di Palermo) ha comunicato di avere ricevuto una risposta di E-Distribuzione che ricostruiva le cause tecniche e confermava un piano nazionale di resilienza contro gli effetti delle alte temperature, con nuove dorsali di media tensione e materiali più resistenti.
Le 2 questioni devono quindi rimanere separate. Da una parte ci sono caldo, domanda elevata e stress termico dei componenti. Dall’altra cresce la produzione distribuita che può mandare energia verso monte. Il punto comune è l’infrastruttura fisica che deve ormai sopportare entrambe le condizioni e funzionare in scenari molto differenti da quelli per i quali molte sue parti erano state originariamente progettate.
Gli 80 milioni per le smart grid
La Regione Siciliana è intervenuta direttamente il 12 marzo 2026 con il D.D.G. 378 del Dipartimento dell’Energia, che ha approvato l’avviso “Smart grids Sicilia”. Le smart grid (reti elettriche intelligenti) utilizzano automazione, sensori, comunicazioni digitali e sistemi di controllo per adattare più rapidamente produzione, consumi e flussi energetici.
La dotazione ufficiale dell’avviso è di 80.207.160 euro del PR FESR Sicilia 2021-2027 (Programma regionale del Fondo europeo di sviluppo regionale). Possono partecipare i TSO (gestori del sistema di trasmissione) e i DSO (gestori delle reti di distribuzione) titolari delle relative concessioni. Il termine per le domande è scaduto alle 12 del 25 giugno.
Un aggiornamento particolarmente significativo è arrivato con le FAQ pubblicate il 30 luglio. La Regione ha chiarito che possono essere finanziati anche interventi sulla rete ad alta tensione, purché servano concretamente a migliorare la distribuzione dell’energia, soprattutto nelle zone dove la rete è quasi al limite, l’elettricità torna verso monte o bisogna fare spazio a nuova energia da fonti rinnovabili.
Le stesse FAQ hanno chiarito che, per ottenere il massimo riconoscimento relativo alla cantierabilità, non basta che una singola parte di un progetto complesso sia autorizzata: l’operazione deve essere immediatamente realizzabile nella sua interezza. È un criterio che sposta l’attenzione dalla quantità di progetti presentati alla loro possibilità concreta di trasformarsi in cantieri. Alla data del 27 agosto, nelle pagine ufficiali consultate non è stata individuata la graduatoria del bando.
CTS, il vertice resta aperto
La rete non è l’unico passaggio critico. Il 9 agosto è scaduto il mandato di Gaetano Armao (professore e avvocato, presidente uscente della Commissione) alla guida della CTS, acronimo di Commissione Tecnica Specialistica (organismo della Regione Siciliana che rende i pareri nell’ambito delle procedure ambientali). Secondo il decreto riportato il 12 agosto da Repubblica, fonte giornalistica utilizzata in quanto l’atto relativo all’interim non è stato individuato tra quelli pubblicamente indicizzati nelle pagine ufficiali consultate, “nelle more” della nomina del nuovo presidente le funzioni sono state attribuite alla vicepresidente Maria Chiara Tomasino (architetto e vicepresidente della CTS).
Il tema è diventato politico. Diego Bivona (presidente di Confindustria Sicilia, federazione regionale degli industriali) ha chiesto il 24 agosto di tenere la politica fuori dalla Commissione. Ha ricordato che, a suo giudizio, nel 2022 potevano occorrere fino a 3 anni per un’autorizzazione e 15 mesi per alcune verifiche di assoggettabilità. Queste 2 durate sono dichiarazioni attribuite a Bivona e non dati che sia stato possibile confermare attraverso uno specifico rapporto amministrativo ufficiale.
Un dato ufficiale esiste invece sull’attività recente. La Regione ha certificato che nel 2025 la Commissione ha esaminato 1.106 pratiche e ha espresso 865 pareri positivi collegati a investimenti superiori a 7 miliardi di euro. Nel solo comparto delle rinnovabili sono stati esaminati progetti superiori a 4 GW (gigawatt) e 376 procedure si sono concluse positivamente per complessivi 3,7 GW.
Il 26 agosto Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana, Forza Italia) è intervenuto personalmente sulla successione alla guida della CTS, dopo la scadenza del mandato di Gaetano Armao e le preoccupazioni espresse da Confindustria Sicilia sui rischi di rallentamento delle autorizzazioni. Schifani ha sostenuto che la Commissione “va sottratta alla divisione politica”, definendola un organismo strategico, e ha annunciato un confronto con i partiti per individuare una soluzione. Nel frattempo le funzioni di presidente sono state affidate temporaneamente alla vicepresidente Maria Chiara Tomasino, in attesa della nuova nomina. Una parte dei grandi investimenti in rinnovabili, infrastrutture, rifiuti, acqua e riconversione industriale passa dalle valutazioni ambientali, e la capacità di evitare un nuovo accumulo di arretrati incide direttamente sulla trasformazione dei capitali annunciati in opere.
Idrogeno, il nuovo bando scade il 24 settembre
Il secondo test concreto arriverà il 24 settembre. Con il D.D.G. 1179 del 15 giugno il Dipartimento regionale dell’Energia ha approvato l’avviso “H2 Sicilia – Idrogeno rinnovabile, decarbonizzazione, sviluppo”, finanziato dal PR FESR Sicilia 2021-2027. La dotazione precisa è di 31.215.852,36 euro e il termine è fissato alle 12 del 24 settembre. Il programma finanzia produzione di idrogeno rinnovabile, generazione da FER collegata agli impianti, accumulo, stoccaggio e riconversione dei processi produttivi. È la fase successiva rispetto alle Hydrogen Valley (valli dell’idrogeno, poli territoriali nei quali produzione e utilizzo dell’idrogeno vengono concentrati soprattutto in aree industriali) finanziate dal PNRR, Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La prima graduatoria siciliana aveva ammesso Duferco Energia, Res Integra, Agrobiofert, Magicmotorsport e Sicil Tecno Plus. Nel 2025 si è aggiunto il progetto HFR-Hydrogen From Renewables (idrogeno da fonti rinnovabili), inizialmente intestato a Etna Hitech e successivamente trasferito a Greenwaver. Gli atti pubblici consentono di ricostruire i contributi: 7.486.500 euro a Duferco Energia; 18.717.700 a Res Integra; 10.479.375 ad Agrobiofert; 4.800.000 a Magicmotorsport; 5.745.420 a Sicil Tecno Plus; 20.000.000 a Greenwaver. Il totale raggiunge così 67.228.995 euro.
Il dato che ancora manca: quanta produzione reale
È qui che emerge la differenza più importante tra finanziamento, realizzazione e funzionamento. Una rilevazione del Dipartimento regionale dell’Energia aggiornata al 10 agosto, i cui risultati sono stati pubblicati il 25 agosto da una fonte giornalistica ma non sono stati rintracciati durante questa verifica in un autonomo file ufficiale accessibile, indica 4 progetti “conclusi” sotto il profilo economico-finanziario, per complessivi 9,16 MW : 1,16 MW per Duferco Energia; 3,6 MW per Res Integra; 2 MW per Agrobiofert; 2,4 MW per Magicmotorsport. Sicil Tecno Plus sarebbe al 17,9% di avanzamento economico-finanziario, mentre Greenwaver risulterebbe ancora senza capacità installata.
I 9,16 MW non indicano elettricità prodotta per alimentare le case, ma la potenza complessiva degli elettrolizzatori, cioè degli impianti che consumano elettricità per produrre idrogeno. Per dare comunque un ordine di grandezza: se 9,16 MW fossero invece una potenza elettrica prodotta continuamente per tutto l’anno, genererebbero circa 80 milioni di kWh, sufficienti teoricamente per i consumi annuali di circa 45.000-50.000 abitazioni italiane. ARERA indica infatti consumi medi domestici nell’ordine di circa 1.500-1.750 kWh l’anno.
Dire comunque che un impianto è “concluso” non significa necessariamente che stia già funzionando e producendo idrogeno. Per capirlo davvero bisogna sapere se è stato collaudato e avviato, quanto produce, per quante ore funziona e chi utilizza l’idrogeno prodotto.
A Priolo Gargallo (Comune del libero consorzio comunale di Siracusa), Res Integra S.r.l. (società del gruppo IREM impegnata nelle energie rinnovabili) sta sviluppando H2-SR. Ancora nella comunicazione aziendale del 18 giugno IREM parlava di un progetto che “prevede la realizzazione” dell’impianto, mentre un successivo aggiornamento della società ha documentato l’installazione dell’elettrolizzatore. Gli atti regionali certificano per H2-SR una sovvenzione massima di 18.717.700 euro.
Giammoro, l’autorizzazione non equivale all’avviamento
Anche Giammoro (area industriale di Pace del Mela, Comune della città metropolitana di Messina) mostra perché occorra distinguere attentamente le diverse fasi. Il 15 giugno 2026 la Regione ha rilasciato con il D.A. 175/Gab l’AIA, Autorizzazione integrata ambientale (provvedimento che stabilisce le condizioni ambientali per l’installazione e l’esercizio di determinate attività industriali), per l’impianto elettrolitico di Duferco Energia S.p.A. (società energetica del gruppo Duferco). Il comunicato regionale ha parlato del via libera al primo impianto di produzione di idrogeno verde nell’Isola. Giuridicamente, però, il decreto costituisce il via libera all’installazione: non prova da solo che la produzione industriale sia già iniziata.
Anche la cifra economica richiede una distinzione. Gli atti PNRR indicano per HVGM-Hydrogen Valley Giammoro Messina un progetto da 9,982 milioni di euro e un’agevolazione di 7.486.500 euro. Di conseguenza i circa 10 milioni richiamati nella comunicazione istituzionale descrivono sostanzialmente la dimensione del progetto e non l’esatto contributo pubblico concesso.
È proprio questa differenza tra progetto finanziato, opera realizzata, autorizzazione all’esercizio e produzione effettiva a rappresentare il passaggio successivo della transizione siciliana. Per le rinnovabili vale ormai lo stesso principio. Il numero dei megawatt autorizzati continua a essere importante, ma non basta più. Bisogna sapere quanti siano stati costruiti, quanti siano realmente connessi, quanta energia la rete riesca ad accogliere senza congestioni e quali interventi siano arrivati nei tempi previsti.
Per l’idrogeno servirà un controllo analogo: non soltanto milioni assegnati e megawatt di elettrolizzatori dichiarati installati, ma tonnellate prodotte, continuità di funzionamento, provenienza dell’elettricità utilizzata e soprattutto presenza di imprese disposte a comprare e consumare quell’idrogeno.
È questa la nuova fase della transizione energetica dell’Isola. Autorizzare più rapidamente rimane necessario, ma il risultato finale si misurerà sulle reti potenziate, sulle cabine entrate davvero in servizio, sugli impianti collegati, sulla capacità di superare le ondate di calore senza lunghe interruzioni e sulla trasformazione dei finanziamenti pubblici in produzione industriale effettiva.
Nell’immagine di copertina, impianto fotovoltaico, una moderna cabina elettrica; e un costruendo impianto di produzione di idrogeno.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









