Sintesi
Il 5 giugno 2026 Standard & Poor’s (agenzia internazionale di valutazione del merito creditizio) ha confermato per la Regione Siciliana il rating (valutazione dell’affidabilità finanziaria) BBB+ con outlook (prospettiva) stabile, mentre il 12 giugno Fitch (agenzia internazionale di valutazione del merito creditizio) ha mantenuto il giudizio ufficiale a BBB e ha migliorato la prospettiva da stabile a positiva. Il dato è stato rivendicato dal Governo regionale guidato da Renato Schifani come segnale di risanamento dei conti, anche per la riduzione del debito, la maggiore sostenibilità finanziaria e la cancellazione di 1,8 miliardi di euro dal FAL (Fondo anticipazioni di liquidità). Nel centrodestra, il risultato ha spinto Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega a rilanciare la linea del secondo mandato, ma le fratture sono riemerse con l’attacco di Raffaele Lombardo, leader del MPA (Movimento per l’autonomia), contro l’area di Luca Sammartino dopo le comunali di Agrigento e Bronte. Il riferimento è alle vittorie di Michele Sodano e Giuseppe Gullotta, sostenuti da Controcorrente, movimento di Ismaele La Vardera, considerate dal fronte autonomista il frutto di una coalizione disunita. La polemica si è allargata anche al caso Serradifalco, dove Leonardo Burgio è stato rieletto per il terzo mandato consecutivo, nonostante il nodo ancora controverso della disciplina siciliana sui limiti alla ricandidabilità dei sindaci. Nel centrosinistra, dopo la direzione regionale di Termini Imerese, Energia Popolare e Left Wing (ala sinistra) hanno chiesto un passo indietro ad Anthony Barbagallo, atuale segretario regionale, indicandolo di non riuscire più a unificare il Partito democratico, mentre Giuseppe Pappalardo ha respinto le critiche parlando di ricostruzioni false e strumentali. Il quadro politico mostra quindi una Maggioranza che usa i giudizi delle agenzie per rivendicare stabilità, ma non riesce a chiudere i conflitti tra alleati, e un’Opposizione che, anziché capitalizzare le difficoltà del governo, continua a dividersi sulla propria guida.

Articolo
La politica siciliana attraversa una fase di apparente ricomposizione e di persistente conflitto. Da una parte, i giudizi positivi delle agenzie internazionali sui conti regionali offrono al Governo regionale un argomento forte per rivendicare continuità, affidabilità e capacità di programmazione. Dall’altra, le tensioni interne restano vive sia nella Maggioranza sia nell’Opposizione, con polemiche che toccano amministrative, alleanze, guida politica e regole elettorali.

Il primo passaggio è arrivato il 5 giugno 2026, quando Standard & Poor’s ha confermato il rating BBB+ con prospettiva stabile. Pochi giorni dopo, il 12 giugno, Fitch ha confermato il rating ufficiale BBB e ha portato l’outlook da stabile a positivo. Questo significa che l’agenzia ha riconosciuto un miglioramento delle condizioni finanziarie e ha lasciato aperta la possibilità di un futuro avanzamento nei prossimi 12-24 mesi.

Il presidente Renato Schifani ha letto questi giudizi come una conferma della strategia economica del suo esecutivo. Il messaggio appare che la Sicilia, dopo anni di difficoltà contabile, può e vuole presentarsi come un’amministrazione più credibile sui mercati, più ordinata nella gestione dei bilanci e più capace di attrarre investimenti. Nella stessa direzione si è mosso Alessandro Dagnino, assessore regionale all’Economia, richiamando la riduzione dell’indebitamento, la maggiore sostenibilità del debito e la cancellazione di 1,8 miliardi di euro dal FAL, cioè il Fondo anticipazioni di liquidità.
Il dato finanziario è diventato subito anche un elemento politico. I vertici regionali di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno usato il giudizio delle agenzie per rafforzare la linea della continuità e sostenere l’ipotesi di un secondo mandato di Schifani. In questa narrazione, il miglioramento della reputazione finanziaria della Regione non sarebbe un episodio isolato, ma il risultato di una gestione più disciplinata della spesa corrente, del debito e della programmazione.
Proprio mentre il centrodestra prova a mostrarsi compatto, però, sono riemerse divisioni mai davvero superate. Durante l’assemblea provinciale del MPA a Enna, Raffaele Lombardo ha attaccato frontalmente l’area leghista di Luca Sammartino, assessore regionale all’Agricoltura, collegando le sconfitte alle amministrative di Agrigento e Bronte alle scelte compiute dagli alleati. Secondo questa lettura, la mancata unità della coalizione avrebbe favorito il successo dei candidati sostenuti da Controcorrente.
Nel mirino del leader autonomista sono finite soprattutto le dinamiche locali. Nella città dei Templi, Michele Sodano ha vinto dopo il ballottaggio contro il candidato del centrodestra, mentre nel centro etneo Giuseppe Gullotta ha superato Giuseppe Castiglione. Per Lombardo, una coalizione unita avrebbe potuto chiudere la partita già al primo turno, evitando di consegnare due risultati simbolici a un movimento esterno agli equilibri tradizionali della maggioranza regionale. La polemica si è poi estesa al caso Serradifalco, dove Leonardo Burgio, segretario provinciale della Lega a Caltanissetta, è stato rieletto sindaco per il terzo mandato consecutivo. Il punto politico diventa anche giuridico, perché in Sicilia resta aperta la questione dell’allineamento tra la disciplina regionale e quella nazionale sul numero massimo dei mandati nei comuni sotto i 15.000 abitanti. È una vicenda che può produrre ricorsi, contestazioni e ulteriori frizioni tra forze alleate. Sul piano normativo, la vicenda del terzo mandato rimane uno dei punti più sensibili. La disciplina nazionale, modificata dal decreto-legge 7 del 2024 e dalla legge 38 del 2024, ha eliminato il limite nei comuni sotto i 5.000 abitanti e ha previsto 3 mandati consecutivi nei comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti. La Sicilia, per la propria autonomia speciale, conserva però una disciplina regionale che non è stata ancora pienamente riallineata, anche dopo il dibattito all’ARS e il DDL (disegno di legge) 1089. La sentenza 16 del 2026 della Corte costituzionale, pur riguardando la Valle d’Aosta, ha riacceso il confronto anche nell’Isola, perché ha richiamato il principio secondo cui le regioni speciali non possono comprimere in modo irragionevole il diritto di elettorato passivo rispetto al quadro nazionale. Non è una decisione direttamente pronunciata sulla legge siciliana, ma offre argomenti a chi sostiene che la normativa locale debba essere aggiornata. Proprio per questo, casi come Serradifalco potrebbero diventare terreno di contenzioso amministrativo o costituzionale.
Non meno duro è stato il richiamo del MPA sul bando SRD01 (intervento per investimenti produttivi agricoli previsto dalla programmazione europea dello sviluppo rurale), gestito dall’assessorato all’Agricoltura. Gli autonomisti contestano un’impostazione ritenuta penalizzante per le aziende più piccole e avvertono che, se non arriveranno correzioni, il tema potrebbe pesare anche nei rapporti di Giunta. Il messaggio finale è stato politico: l’alleanza va rifondata su basi più chiare, senza considerare la vittoria elettorale come unico collante.
Questa tensione pesa anche in prospettiva regionale. Il richiamo al 2012, quando una parte del centrodestra si mosse separatamente e la presidenza finì al centrosinistra, non appare casuale. È un avvertimento agli alleati, ma anche una rivendicazione di autonomia negoziale. In sostanza, il fronte che sostiene il Governo regionale può apparire compatto sul piano istituzionale, ma resta attraversato da concorrenze territoriali, rivalità personali e calcoli in vista delle prossime scadenze.
Nel campo opposto, il PD non riesce a trasformare le difficoltà della Maggioranza in una vera posizione di forza. Dopo la direzione regionale di Termini Imerese, Energia Popolare e Left Wing hanno diffuso una nota molto dura contro Anthony Barbagallo, attuale segretario regionale, indicandolo di avere perso lucidità politica e di non essere più in grado di costruire l’unità interna. La critica parte dai risultati delle amministrative e sostiene che le percentuali ottenute in diversi comuni sopra i 15.000 abitanti non giustifichino alcuna lettura trionfalistica.
La replica è arrivata dal segretario provinciale del PD di Catania, Giuseppe Pappalardo, che ha respinto le accuse definendole fondate su dati infondati, ricostruzioni strumentali e falsità. Il caso Randazzo resta uno dei punti più delicati dello scontro interno, anche perché si intreccia con il tema dei candidati definiti “impresentabili” dalla Commissione parlamentare antimafia (organo bicamerale che svolge attività di indirizzo e controllo sui fenomeni mafiosi) e con l’ombra dello scioglimento comunale per infiltrazioni mafiose.
Il risultato è un centrosinistra diviso tra chi chiede discontinuità e chi difende la legittimità degli organismi di partito. Invece di presentarsi come alternativa compatta al governo regionale, il fronte progressista appare ancora impegnato a regolare i propri rapporti interni. La questione non riguarda soltanto le persone, ma la linea politica: alleanze, radicamento territoriale, rapporto con il Movimento 5 Stelle e capacità di selezionare classi dirigenti credibili nei territori più esposti.
Il quadro complessivo restituisce una Sicilia politicamente instabile nonostante il miglioramento della valutazione finanziaria. I conti pubblici offrono al Governo regionale un argomento di forza, ma non bastano a cancellare le lacerazioni tra alleati. Allo stesso modo, le difficoltà del centrodestra non si traducono automaticamente in un vantaggio per il centrosinistra, perché anche l’Opposizione appare divisa e segnata da conflitti di leadership. La vera partita, dunque, non è soltanto nei numeri del rating, ma nella capacità dei partiti di trasformare quei numeri, le elezioni locali e le regole istituzionali in una proposta politica stabile e credibile. E le elezioni regionali in Sicilia dovrebbero essere il prossimo anno.
immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









