Sicilia, Francia, Spagna tra incendi, evacuazioni, mare caldo. Cresce il rischio di nubifragi (1ª parte)

Il fuoco ha già divorato oltre 24.000 ettari nell’isola, mentre Francia e Spagna hanno affrontato evacuazioni di massa. Un mare vicino a 28 °C può fornire più calore e umidità alle perturbazioni autunnali e invernali

Sintesi

Il 29 giugno il Mediterraneo ha presentato anomalie superficiali fino a 8 °C rispetto alla media in alcuni settori, mentre giugno ha stabilito un nuovo primato mensile per la temperatura delle acque oceaniche extrapolari. Dal 15 al 21 luglio in Sicilia sono bruciati 16.834 ettari e il totale dall’inizio dell’anno è salito a 24.451 ettari, con evacuazioni, danni e centinaia di interventi di soccorso. Il 25 luglio la Protezione civile regionale ha disposto l’attenzione per gli incendi nelle province di Palermo e Trapani e la preallerta nel resto dell’Isola, mentre Francia e Spagna hanno registrato oltre 250.000 evacuazioni. Un Mediterraneo tra 27 e 28 °C può accentuare temporali, nubifragi e cicloni quando sopraggiungono configurazioni atmosferiche favorevoli,

Articolo

Tra il 18 e il 23 gennaio 2026 la tempesta Harry ha offerto una prima, concreta dimostrazione di ciò che può accadere quando una profonda circolazione depressionaria mediterranea richiama per più giorni aria molto umida e forti correnti meridionali. Il minimo barico (una zona in cui la pressione atmosferica è più bassa rispetto alle aree circostanti. Richiama aria e venti verso il centro e può favorire nuvole, piogge, temporali e maltempo), formatosi inizialmente nei pressi di Valencia (comune della Spagna orientale affacciato sul Mediterraneo), si è spostato tra Tunisia e Libia, alimentando precipitazioni persistenti sulla Sicilia, sulla Calabria e sulla Sardegna. Tra le ore 9:00 del 20 gennaio e lo stesso orario del giorno successivo, vaste aree hanno superato 100 millimetri di pioggia, con punte prossime a 200 millimetri nella parte orientale dell’isola e sul versante ionico calabrese. Le raffiche hanno oltrepassato localmente 100 chilometri orari e lungo le coste esposte sono state previste onde fino a 6 metri.

Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza il 26 gennaio per gli eventi iniziati il giorno 18, riconoscendo che l’intensità e l’estensione dei danni non potevano essere affrontate con i soli mezzi ordinari. L’ordinanza del 30 gennaio ha nominato commissari delegati i presidenti delle 3 Regioni interessate, affidando loro la predisposizione degli interventi urgenti. Harry non è quindi un nome evocato soltanto per descrivere un possibile pericolo futuro, ma il precedente recente di una perturbazione che ha prodotto allagamenti, frane, mareggiate, interruzioni e danneggiamenti alle infrastrutture.

Alla fine di giugno il quadro marino ha assunto un rilievo particolare. L’ESA (European Space Agency, Agenzia spaziale europea) ha rilevato il 29 giugno anomalie della temperatura superficiale del Mediterraneo fino a 8 °C rispetto alla media 1991-2020, soprattutto davanti alla Francia meridionale, intorno alla Corsica e alla Sardegna e lungo diversi tratti della penisola italiana. Non significa che l’intero bacino fosse più caldo di 8 °C, ma che in alcuni settori il divario dalla norma climatica ha raggiunto quel valore. La temperatura media degli oceani extrapolari è stata nello stesso mese di 20,86 °C, il livello più alto mai registrato per giugno, mentre l’Europa occidentale ha vissuto il giugno più caldo della propria serie storica.

Nel corso di luglio alcune parti del Mediterraneo hanno raggiunto o superato 27-28 °C. Un’acqua così calda favorisce una maggiore evaporazione e rende disponibili più energia e vapore acqueo. Quando sopraggiunge aria più fredda in quota, la differenza termica può accrescere l’instabilità e intensificare i moti verticali da cui si sviluppano temporali, grandinate e piogge concentrate. Non ogni perturbazione diventa però distruttiva: servono una depressione ben organizzata, adeguati contrasti termici, sufficiente umidità, persistenza della convezione e una configurazione favorevole dei venti alle diverse quote.

Anche il termine medicane, fusione delle parole inglesi Mediterranean hurricane (uragano mediterraneo), deve essere utilizzato con precisione. La più recente definizione scientifica descrive un ciclone di mesoscala sviluppato nel Mediterraneo, dotato di un nucleo caldo, di una struttura relativamente simmetrica, di bande nuvolose a spirale e talvolta di una formazione centrale simile a un occhio. Il mare caldo può sostenerne l’intensificazione, ma non basta a produrlo: contano anche un vortice atmosferico preesistente, l’aria fredda in quota e un debole vertical wind shear (variazione verticale della direzione o della velocità del vento).

Mentre il mare accumulava calore, il territorio siciliano ha affrontato l’altra faccia dell’emergenza. Secondo l’elaborazione di Legambiente fondata sui dati dell’EFFIS (European Forest Fire Information System, Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi), dal 1° gennaio al 21 luglio sono stati censiti 328 incendi e sono andati distrutti 24.451 ettari. Ben 16.834 ettari sono bruciati tra il 15 e il 21 luglio a causa di 87 eventi, mentre l’Isola ha rappresentato circa il 70% dell’intera superficie percorsa dal fuoco nel Mezzogiorno. Tra i territori più colpiti figurano Bivona (comune della provincia di Agrigento), Butera, Castronovo di Sicilia, Campofelice di Fitalia, Salemi e Sutera.

Le riprese satellitari hanno mostrato l’estensione delle superfici annerite tra il 17 e il 21 luglio nel territorio di Castronovo di Sicilia (comune della Città metropolitana di Palermo) e il fumo ancora sollevato dai fronti attivi a Bivona. Nel solo Palermitano, tra il 16 e il 22 luglio, i Vigili del fuoco hanno effettuato 540 interventi, dei quali 320 per incendi e 225 riguardanti boschi o sterpaglie. Più di 100 persone sono state allontanate dalle proprie abitazioni a Santo Stefano Quisquina (comune della provincia di Agrigento), mentre le fiamme hanno danneggiato case e attività economiche in altri centri.

Antonio Nicoletti (responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente) ha richiamato la necessità di investire nella prevenzione, considerata la difesa più efficace contro la propagazione dei roghi. Tommaso Castronovo (presidente regionale della stessa associazione ambientalista) ha chiesto un maggiore coordinamento territoriale e il rafforzamento dei controlli. Le temperature elevate e la siccità non appiccano il fuoco, che può derivare da dolo, negligenza, attività agricole, guasti o altre cause, ma asciugano la vegetazione, ne aumentano l’infiammabilità e facilitano una propagazione più rapida e violenta.

La crisi ha assunto contemporaneamente una dimensione europea. Il 25 luglio oltre 250.000 persone evacuate tra Francia e Spagna, con 167.000 sfollati nella Gironda, altri 30.000 nelle Landes e decine di migliaia di persone interessate dagli incendi nell’area di Madrid. Sono stati impiegati reparti militari e mezzi aerei provenienti da più Paesi.

La legge numero 353 del 21 novembre 2000 ha stabilito il quadro nazionale per la conservazione e la difesa del patrimonio boschivo dagli incendi. Il decreto-legge numero 120 dell’8 settembre 2021, convertito dalla legge numero 155, ha poi rafforzato coordinamento, tecnologie satellitari, capacità operative, sorveglianza e integrazione dei mezzi aerei e terrestri. Per l’estate 2026 sono state inoltre emanate nuove indicazioni sui tempi della campagna e sul contrasto agli incendi nelle aree di contatto tra vegetazione e centri abitati. Le norme, però, diventano efficaci soltanto quando i Comuni aggiornano i catasti delle aree percorse dal fuoco, ripuliscono i territori, mantengono le vie di fuga e i tagliafuoco (una striscia di terreno senza piante o con poca vegetazione, creata per fermare o rallentare il fuoco), controllano le zone vulnerabili e applicano con continuità prevenzione e controlli.

L’acqua marina surriscaldata impone infine una programmazione che non si limiti all’emergenza. Occorrono reti meteorologiche più capillari, sistemi di allerta comprensibili, manutenzione dei torrenti, riduzione del consumo di suolo, protezione delle coste, controllo degli incendi e piani di evacuazione sperimentati. Il PNACC (Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici), approvato con il decreto ministeriale numero 434 del 21 dicembre 2023, offre un quadro generale, ma la sua efficacia dipende dalla traduzione delle indicazioni nazionali in interventi finanziati e verificabili.

Il caldo, i roghi e il Mediterraneo eccezionalmente tiepido spiegano dunque perché sia necessario interrogarsi sulle cause profonde di ciò che sta accadendo. Per comprendere se ci troviamo davanti a una normale oscillazione o a un fenomeno differente occorre confrontare il clima moderno con le fasi calde e fredde che hanno accompagnato la storia delle civiltà. È da questa domanda che prende avvio la seconda parte.

L’immagine di copertina riunisce una mappa delle anomalie termiche del Mediterraneo, un vasto incendio in Sicilia del 22 luglio 2026 ha raggiunto Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento, causando lo sgombero precauzionale di oltre 100 persone e una ripresa satellitare dei roghi nell’Isola.