Italia. Tra alluvioni e siccità: il paradosso dell’acqua che distrugge e poi manca

Il Libro Bianco 2026 Valore Acqua evidenzia un sistema idrico sotto pressione tra cambiamento climatico, sprechi e ritardi negli investimenti. L'opinione

Sintesi

Il 2025 si conferma tra gli anni più caldi con un aumento delle temperature che incide sulla disponibilità idrica. In Italia cresce il numero di eventi estremi e si accentua lo squilibrio tra abbondanza e scarsità d’acqua. Dopo la siccità del 2022 si registra una ripresa nel 2024 ma con forti differenze territoriali. I consumi restano elevati e i costi economici risultano tra i più alti in Europa. Il sistema idrico genera una quota rilevante del PIL ma necessita di riforme strutturali. Gli investimenti pubblici e privati risultano decisivi per garantire sostenibilità e competitività futura.

Articolo

Il quadro climatico e idrico in Italia evidenzia una crescente contraddizione tra disponibilità e gestione della risorsa acqua. Con un’anomalia termica pari a +1,47 °C, il 2025 si colloca tra gli anni più caldi mai registrati, confermando una tendenza che associa l’aumento delle temperature a una riduzione della disponibilità idrica rinnovabile e a una crescita degli eventi meteorologici estremi.

L’analisi contenuta nel Libro Bianco 2026 Valore Acqua ricostruisce in ordine cronologico l’evoluzione recente della crisi idrica. Nel 2022 si è registrato il picco della siccità con costi elevati per cittadini e imprese. Nel 2024, grazie a precipitazioni abbondanti soprattutto nel Nord del Paese, si è verificato un incremento della disponibilità idrica pari al 14,3% rispetto alla media storica, mentre nel resto del territorio le condizioni di carenza sono rimaste diffuse. Nel 2025, invece, si è assistito a una forte intensificazione degli eventi estremi, con 1100 episodi di precipitazioni intense e 139 allagamenti urbani, valori nettamente superiori rispetto alla media del periodo 2000-2005.

Questo scenario descrive un sistema sempre più esposto allo stress idrico, caratterizzato da una disponibilità irregolare della risorsa, insufficiente nei momenti di maggiore necessità e eccessiva quando non richiesta. A ciò si aggiungono criticità nella raccolta, nello stoccaggio e nella distribuzione dell’acqua, aggravate da livelli di consumo molto elevati pari a circa 130 miliardi di metri cubi annui, che rendono il Paese tra i più idro-esigenti in Europa.

Le conseguenze economiche risultano particolarmente rilevanti. Il costo medio per cittadino raggiunge 227 euro, circa il doppio rispetto alla media europea di 112 euro per abitante. In termini complessivi, l’impatto economico diretto si traduce in 13,4 miliardi, mentre considerando l’intera filiera si arriva a un valore aggiunto di 11,2 miliardi nel 2024 e fino a 31 miliardi includendo effetti indiretti e indotti. Il settore idrico, inoltre, coinvolge quasi 2 milioni di imprese e rappresenta un elemento strategico per l’economia nazionale.

Come evidenziato da Valerio De Molli, amministratore delegato e managing partner di Teha Group, “l’acqua è un fattore produttivo primario per agricoltura, industria, energia e data center, contribuisce a generare complessivamente 384 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa il 20% del PIL. Una gestione emergenziale del settore, secondo l’analisi, rischia di compromettere la competitività del sistema economico.

Il documento sottolinea la necessità di una pianificazione strategica di lungo periodo, orientata a rafforzare la resilienza e la sostenibilità del comparto idrico. Tra le priorità emergono il potenziamento delle infrastrutture, l’incremento degli investimenti, l’integrazione tra risorse pubbliche e private e l’adozione di soluzioni innovative e digitali lungo tutta la filiera.

Sul fronte finanziario, lo studio evidenzia come le tariffe non saranno sufficienti a coprire il fabbisogno del settore una volta concluso il ciclo del PNRR. A partire dal 2027, il contributo del capitale privato potrebbe raggiungere il 18% degli investimenti complessivi, consentendo un incremento della spesa pro capite fino a 98 euro rispetto agli 83 previsti in assenza delle risorse del piano europeo.

Nel complesso, il sistema idrico italiano si trova di fronte a una sfida strutturale che richiede interventi coordinati e tempestivi. La combinazione tra cambiamento climatico, inefficienze gestionali e domanda crescente rende indispensabile una revisione profonda delle politiche di settore, per evitare che il paradosso “tanta acqua, poca acqua” continui a tradursi in costi economici e sociali sempre più elevati.

L’opinione

Eloquente. Un’Italia a volte sommersa dall’acqua piovana, eppure carente all’occorrenza di disponibilità idrica e soggetta a periodi di siccità. Decenni di notoria quanto dissimulata cinica indolenza e carenza di programmazione da parte dei trasversali Governi, Parlamenti e Istituzioni, hanno causato anche nel sistema delle acque costi pro-capite che sono il doppio di quelli europei. La solita, da sempre, culturale, incontrollata e impunita “storia” italiana pubblico-politica, dagli scranni più alti fino all’ultimo sgabello e in ogni settore, alcuno indenne: tirare a campare, pensare solo a remunerarsi insieme alle rispettive cerchie e raccontare, mentre si è in poltrona o strapuntino, di deontologia ed etica al popolino sovrano forzosamente del nulla. Chi verrà dopo vedrà, oppure di solito proseguirà con quello stesso metodo precedente che diceva, per farsi eleggere o incaricare, di volere combattere.