Da Giardini Naxos, Catania, Riace, Bari a L’Aquila: 10 cronache tra condanne, aggressioni e indagini

La sentenza sul traffico illecito di rifiuti apre una rassegna che attraversa Messina, Catania, Calabria, Bari e L’Aquila. Al centro vi sono decisioni giudiziarie, violenze, morti ancora da chiarire, accertamenti sanitari e richieste di maggiore sicurezza

Sintesi

L’inchiesta Eco-beach, nata dai controlli ambientali compiuti tra il 2016 e il 2018 e sfociata nel blitz del 2020, si è conclusa in 1° grado con 14 condanne, 5 assoluzioni e 1 prescrizione. La vicenda Xenia ha determinato la condanna definitiva di Mimmo Lucano per un falso e la successiva controversia sulla decadenza da sindaco, ora sospesa in attesa della Cassazione. Dopo la morte di Giulia Scimone del 28 giugno, il Riesame ha riqualificato l’accusa a carico del motociclista in omicidio stradale e gli ha concesso i domiciliari. Tra il 22 e il 24 luglio sono proseguiti gli accertamenti sulla morte del piccolo Alessio Pio e la sorveglianza dei bambini che avevano frequentato la medesima struttura di Tropea. Il 23 luglio una studentessa è stata aggredita nel parco Rossani di Bari, un giovane è morto a Cosenza durante una perquisizione e un’allieva finanziera siciliana è deceduta dopo una caduta nella scuola di Coppito. Nella notte successiva un carabiniere è stato accoltellato a Scordia durante un intervento e un presunto ladro è rimasto gravemente ferito in una colluttazione con il proprietario di una casa a Ramacca. A Messina un passeggero ha aggredito un autista dell’Atm e un poliziotto, provocando nuove richieste sindacali per la sicurezza del trasporto pubblico.

Articolo

L’operazione “Eco-beach” (“spiaggia ecologica”) ha avuto origine dalle verifiche svolte sul ciclo dei rifiuti tra Giardini Naxos e Taormina (comuni della Città metropolitana di Messina). I primi accertamenti sono stati avviati nel 2016, mentre nel 2018 i Carabinieri hanno scoperto che un tratto del torrente San Giovanni, in contrada Cantaro, era stato ristretto e trasformato in una strada percorribile dai mezzi pesanti diretti verso un impianto di trattamento. Il sito è stato sequestrato dopo il rinvenimento di materiali ritenuti pericolosi e di opere realizzate in un’area sottoposta anche a vincolo idrogeologico. Il 16 dicembre 2020 l’indagine coordinata dalla Procura di Messina ha portato a 16 misure cautelari, delle quali 11 restrittive, e al sequestro di impianti collegati alla gestione dei rifiuti nella Sicilia orientale. Il procedimento ha coinvolto 21 persone e 2 società ed è stato sostenuto dal NOE (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) sotto il coordinamento della DDA (Direzione distrettuale antimafia). Il Tribunale ha pronunciato una sentenza di 1° grado con 14 condanne. Il dispositivo ha stabilito: Venerino Savio (imprenditore e principale imputato), 9 anni; Gaetano Monastra (imputato), 4 anni; Stefano Codevilla (imputato), 4 anni; Giuseppe Monaco (imputato), 3 anni e 6 mesi; Eugenio Faraone (funzionario della Città metropolitana all’epoca dei fatti), 3 anni e 6 mesi; Giovanni Longo (imputato), 3 anni e 6 mesi; Romolo Barbini (imputato), 3 anni, con assoluzione per una parte delle contestazioni secondo il testo di partenza; Concetta Sarlo (funzionaria dell’Ente metropolitano all’epoca dei fatti), 3 anni; Vincenzo Intilisano (imputato), 2 anni e 3 mesi; Rosario Russo (imputato), 2 anni e 6 mesi; Patrizia Savio (imputata), 2 anni con sospensione condizionale; Davide Giunta (imputato), 2 anni; Giuseppe Savio (imputato), 1 anno e 6 mesi; Rosario Catanzaro (imputato), 1 anno e 6 mesi con pena sospesa. Sono stati assolti Simone Savio, Basilio Gugliotta e Alessio Tartaglia, tutti imputati nel processo, Pancrazio Lo Turco (già sindaco di Giardini Naxos) e Armando Cappadonia (dirigente della Città metropolitana all’epoca contestata). Per Giovanni Lo Turco è intervenuta la prescrizione, mentre nei confronti di Matteo Taliò non si è proceduto a causa del decesso.

Le sostitute procuratrici Giorgia Spiri e Antonella Fradà (magistrate della Procura messinese) avevano sollecitato 17 condanne e alcune assoluzioni. Le difese sono state rappresentate dagli avvocati Bonni Candido, Paolina Pirri, Enrico Ricevuto, Nunzio Garufi, Antonino Garrozzo, Antonio Bellia, Antonino Centorrino, Massimo Lo Giudice, Massimo Marchese, Antonio Scarcella, Beniamino D’Augusta, Giuseppe Valentino, Fabio Placido, Giuseppe Anile, Giuseppe Salerno, Michele Pansera, Walter Militi, Salvatore Silvestro, Angelica Lampò, Alfio Ardizzone, Alessio Piscopo e Maria Puliatti. Le contestazioni originarie comprendevano, a vario titolo, associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata, discariche abusive, invasione di terreni, deviazione di acque, falsità, corruzione e ipotesi di abuso d’ufficio. La decisione non è definitiva e potrà essere impugnata. Sul piano generale, l’articolo 452-quaterdecies del Codice penale punisce l’organizzazione continuativa di più operazioni dirette alla gestione abusiva di ingenti quantità di rifiuti. La Cassazione ha precisato nel 2025 che questo delitto può concorrere con l’associazione per delinquere e nel 2026 che la competenza territoriale si individua nel luogo in cui la reiterazione delle condotte raggiunge la soglia penalmente rilevante.

La vicenda giudiziaria di Domenico “Mimmo” Lucano (sindaco di Riace ed eurodeputato di AVS, Alleanza Verdi e Sinistra) è iniziata con l’inchiesta “Xenia” (“ospitalità”, in greco) sulla gestione dei progetti destinati all’accoglienza dei migranti nel comune calabrese. Dopo la condanna a 13 anni e 2 mesi pronunciata in 1° grado nel 2021, la Corte d’Appello lo ha assolto nel 2023 dalla quasi totalità delle accuse, lasciando in piedi una pena di 18 mesi, sospesa, per un episodio di falso relativo a 1 delle 57 delibere contestate. La Cassazione ha reso definitiva questa parte della pronuncia il 12 febbraio 2025, insieme alle assoluzioni per gli altri reati.

Il Tribunale civile di Locri (comune della Città metropolitana di Reggio Calabria) ha successivamente dichiarato la decadenza dalla carica, decisione confermata il 27 aprile 2026 dalla Corte d’Appello. La controversia deriva dall’applicazione del decreto legislativo n. 235 del 2012, conosciuto come “legge Severino”, che disciplina l’incandidabilità e la perdita di determinate cariche elettive in conseguenza di condanne definitive per specifici reati. Con l’ordinanza deliberata il 23 luglio, il collegio presieduto da Patrizia Morabito (magistrata della sezione civile) ha però sospeso l’esecuzione della decadenza, ravvisando il rischio di un “danno grave e irreparabile” provocato dall’immediata impossibilità di esercitare il mandato affidato dagli elettori nel 2024. Il primo cittadino può pertanto tornare temporaneamente alla guida di Riace (comune della Città metropolitana di Reggio Calabria), in attesa della decisione conclusiva della Suprema Corte. Dopo il provvedimento ha affermato che il pregiudizio non avrebbe riguardato soltanto la sua persona, ma la comunità che gli aveva rinnovato la fiducia.

A Messina il Tribunale del Riesame ha disposto il ritorno agli arresti domiciliari di Alessandro Mondo (19enne indagato per la morte della studentessa) e ha ricondotto l’accusa dall’omicidio volontario all’omicidio stradale. Giulia Scimone (16enne messinese) è stata travolta la sera del 28 giugno in via Circuito, a Torre Faro (villaggio della zona nord di Messina), dalla motocicletta condotta dal giovane ed è deceduta dopo il trasporto in ospedale. Inizialmente erano stati applicati i domiciliari per omicidio stradale. Il GIP Nunzio De Salvo, su richiesta della sostituta procuratrice Maria Di Mulo, aveva poi disposto il carcere e qualificato provvisoriamente il fatto come volontario sulla base del cosiddetto dolo eventuale, ritenendo che la condotta di guida e l’impennata avessero comportato l’accettazione del rischio di provocare conseguenze mortali. Il Riesame ha accolto il ricorso degli avvocati Giovanni Cavallaro e Pilar Maria Dolores Castiglia (difensori dell’indagato), ripristinando la contestazione prevista dall’articolo 589-bis del Codice penale, che riguarda la morte causata per colpa con violazione delle regole della circolazione. Si tratta di una valutazione cautelare e provvisoria, mentre le indagini e gli accertamenti tecnici proseguono. La fiaccolata promossa dalla Pro Loco Capo Peloro è stata programmata per il 28 luglio, con partenza alle 21 da piazza Lanternino.

In Calabria resta aperta l’indagine epidemiologica sulla morte di Alessio Pio, il bambino di 18 mesi originario di Zungri (comune della provincia di Vibo Valentia), deceduto mercoledì 22 luglio nell’ospedale di Catanzaro. Il piccolo aveva accusato disturbi gastrointestinali ed era stato trasferito dopo un rapido aggravamento delle condizioni. La struttura educativa di Tropea (comune della provincia di Vibo Valentia) da lui frequentata è stata sottoposta a sequestro e l’ASP ha avviato la sorveglianza di 38 bambini entrati nell’edificio nel mese precedente. Le famiglie sono state contattate per verificare la comparsa di sintomi e, al momento dell’ultimo aggiornamento, tutti i piccoli sottoposti al controllo risultavano in buone condizioni. Un bambino trasferito a Catanzaro stava bene pur restando in osservazione, un altro era ricoverato a Lamezia Terme (comune della provincia catanzarese) e un terzo era stato esaminato a Vibo Valentia senza un quadro ritenuto preoccupante.

I tecnici hanno eseguito nuovi campionamenti per individuare eventuali residui batterici. Tra le ipotesi sottoposte a verifica figura il Clostridium difficile, batterio intestinale che in determinate condizioni può provocare disturbi gastrointestinali, ma non è stato ancora dimostrato alcun collegamento causale con il decesso. Gli esiti saranno valutati dall’Istituto zooprofilattico e l’autopsia dovrà chiarire l’origine della morte. Serafino Fiamingo (sindaco di Zungri) ha annunciato il lutto cittadino nel giorno delle esequie, esprimendo la vicinanza dell’amministrazione ai genitori e ai familiari.

A Bari una studentessa universitaria di 26 anni, indicata con il nome di Giuditta, ha denunciato di essere stata circondata, gettata a terra e colpita ripetutamente nel tardo pomeriggio del 23 luglio nel parco Rossani. Secondo il suo racconto, l’aggressione sarebbe stata compiuta da 2 adulti e da circa 10 minorenni tra 8 e 14 anni mentre numerosi presenti sarebbero rimasti a guardare senza intervenire. La giovane, iscritta a Filosofia, ha riportato fratture al volto, la rottura del naso e una prognosi di 40 giorni. La dinamica e il numero delle persone coinvolte costituiscono, allo stato, la versione fornita dalla vittima e devono essere verificati dagli investigatori. I presunti responsabili sarebbero stati individuati dalla Polizia locale.

Vito Leccese (sindaco di Bari, eletto alla guida di una coalizione di centrosinistra) ha incontrato la studentessa e ha comunicato la disponibilità del Comune a costituirsi parte civile in un eventuale processo. Ha inoltre riferito che tra le persone sospettate vi sarebbe una dipendente addetta alla pulizia e alla custodia dell’impianto per conto della società esterna alla quale il servizio era stato affidato. La posizione di ogni soggetto dovrà essere valutata individualmente e rimane valida la presunzione di non colpevolezza fino a una sentenza definitiva.

A Cosenza (in Calabria) Mohamed Amin Bessioud (25enne italiano di origine tunisina) è morto il 23 luglio dopo essere precipitato dal balcone al 3° piano dell’abitazione in cui si trovava sottoposto agli arresti domiciliari. I Carabinieri erano entrati nell’appartamento per controllare il rispetto della misura e svolgere una perquisizione relativa alla ricerca di sostanze stupefacenti. Secondo la prima ricostruzione investigativa, il giovane si sarebbe sottratto al controllo e sarebbe caduto nel vuoto. La madre Nabila (residente in Italia da circa 30 anni) ha sostenuto che il figlio soffrisse di depressione, fosse impaurito dalle ripetute verifiche e avesse subito pressioni da parte di un militare. Le sue dichiarazioni rappresentano una versione da riscontrare e non un fatto già accertato.

La Procura ha aperto un fascicolo, affidato al sostituto Marco Mattia (magistrato titolare degli accertamenti), e ha disposto l’autopsia per ricostruire la dinamica, le modalità della perquisizione e ogni passaggio precedente alla morte. Il giorno seguente la madre, sopraffatta dal dolore, ha manifestato l’intenzione di lasciarsi cadere dal balcone, ma è stata raggiunta dai familiari e dai soccorritori e accompagnata all’ospedale dell’Annunziata. Il legale Alessandro Osvaldo Rocca (difensore della famiglia) ha chiesto chiarezza e una riflessione sui protocolli da applicare negli interventi che coinvolgono persone in condizioni di fragilità. Il sindaco Franz Caruso (primo cittadino di Cosenza, esponente socialista eletto dal centrosinistra) ha invitato la comunità alla prudenza, al rispetto e all’umanità mentre le indagini sono ancora in corso.

A Coppito (frazione dell’Aquila, capoluogo dell’Abruzzo) una 22enne siciliana, allieva al 1° anno della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza, è morta il 24 luglio nell’ospedale San Salvatore dopo essere precipitata il pomeriggio precedente dalla finestra della propria camera al 3° piano. La giovane, residente ad Alcamo (comune del Libero consorzio comunale di Trapani), aveva ricevuto da pochi giorni le tradizionali “fiamme”, simbolo del conseguimento dello status di allieva finanziera marescialla. La Procura ha avviato un’inchiesta e la Polizia sta ascoltando amici e commilitoni per ricostruire le ore antecedenti alla caduta. L’ipotesi di un gesto volontario è soltanto una delle possibilità esaminate e non può ancora essere considerata una conclusione.

Il SINAFI (Sindacato nazionale finanzieri) ha espresso cordoglio alla famiglia, ai colleghi e alla comunità del Corpo, richiamando la necessità di anteporre il rispetto della persona e del dolore a qualsiasi valutazione. Anche i messaggi diffusi sulle reti sociali hanno posto l’attenzione sulla fragilità che può interessare chiunque, compreso chi opera all’interno di strutture militari, ma ogni interpretazione sulle condizioni della ragazza dovrà essere fondata esclusivamente sugli elementi raccolti dagli investigatori.

A Scordia (comune della Città metropolitana di Catania) un carabiniere di 25 anni è stato accoltellato a un fianco durante un intervento compiuto intorno alle 22:30 del 23 luglio in un’abitazione della contrada Fico. Un uomo di 30 anni aveva richiesto aiuto perché il fratello, 2 anni più giovane, appariva fortemente agitato e manifestava intenzioni autolesionistiche. Mentre i 2 militari cercavano di calmarlo, il 28enne li avrebbe raggiunti improvvisamente e avrebbe colpito uno di loro all’addome con un coltello. L’arrivo di una seconda pattuglia ha consentito di immobilizzarlo e di mettere in sicurezza l’abitazione.

Il ferito è stato operato nell’ospedale di Militello in Val di Catania (comune della Città metropolitana catanese) e non è in pericolo di vita. L’indagato è stato arrestato su disposizione della Procura di Caltagirone e condotto in carcere con accuse, a vario titolo, di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento aggravati e porto illecito di oggetti atti a offendere. Salvatore Luongo (comandante generale dell’Arma dei Carabinieri) ha telefonato al militare per sincerarsi delle condizioni. Ubaldo Del Monaco (comandante della Legione Sicilia) e Salvatore Altavilla (comandante provinciale di Catania) gli hanno fatto visita in ospedale. Le imputazioni dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.

Nella notte tra il 23 e il 24 luglio, a Ramacca (comune della Città metropolitana di Catania), un uomo di 50 anni ha sorpreso nella propria abitazione un presunto ladro incappucciato. Durante la violenta colluttazione il proprietario ha utilizzato un coltello da cucina, ferendo gravemente l’intruso, un 37enne originario dell’Europa orientale e con precedenti di polizia. Quest’ultimo è fuggito, ma è stato rintracciato poco distante dai Carabinieri di Palagonia (comune della medesima area metropolitana), soccorso e trasportato nell’ospedale di Caltagirone, dove è stato ricoverato in prognosi riservata e piantonato. È stato arrestato per furto in abitazione e lesioni personali aggravate, mentre il padrone di casa ha riportato ferite superficiali.

Allo stato il 50enne non risulta accusato di un reato. L’articolo 52 del Codice penale esclude la punibilità quando la reazione sia necessaria per difendere un diritto proprio o altrui da un’offesa ingiusta e attuale, purché sussista la proporzione richiesta dalla legge. La valutazione dipende dalla dinamica concreta, dalle modalità dell’intrusione e dal pericolo percepito nel momento della reazione. I rilievi sono stati eseguiti dalla Sezione investigazioni scientifiche e gli accertamenti proseguono sotto la direzione della Procura.

A Messina, nella mattinata del 24 luglio, un passeggero di 40 anni ha aggredito il conducente di un autobus della linea 18 dell’ATM (Azienda trasporti di Messina). Secondo la prima ricostruzione, avrebbe preteso che l’autista accelerasse e attraversasse con il semaforo rosso un incrocio per arrivare prima a destinazione. Dopo il rifiuto lo avrebbe colpito con uno schiaffo, prima di scendere anche grazie all’intervento di un cittadino. Poco dopo ha raggiunto il capolinea nei pressi della stazione centrale e ha tentato nuovamente di avvicinarsi al lavoratore, nonostante fossero già presenti pattuglie della Polizia di Stato e della Polizia municipale. Nel tentativo di bloccarlo, un agente è stato raggiunto da un pugno al volto. L’uomo è stato fermato e condotto negli uffici di Polizia.

FILT CGIL (Federazione italiana lavoratori trasporti della Confederazione generale italiana del lavoro), UILTrasporti (Unione italiana del lavoro trasporti), FAISA CISAL (Federazione autonoma italiana sindacale autoferrotranvieri della Confederazione italiana sindacati autonomi lavoratori) e ORSA (Organizzazione sindacati autonomi e di base) hanno condannato l’accaduto e chiesto al prefetto la convocazione urgente di un tavolo sulla sicurezza del trasporto pubblico, con la partecipazione dell’azienda, delle Forze dell’ordine e delle rappresentanze dei lavoratori. Anche la CISL e la FIT CISL hanno sollecitato l’installazione delle cabine protettive su tutti i mezzi. Federico Basile (sindaco di Messina, esponente del movimento civico Sud chiama Nord) ha manifestato solidarietà all’autista e al poliziotto, sottolineando che il rispetto delle regole e la tutela di chi svolge un servizio pubblico non possono essere messi in discussione dalla violenza.

Nell’immagine di copertina: il parco Rossani a Bari; Carabinieri Catania; e Mimmo Lucano sindaco di Riace.

Nota

Per tutte le vicende sopra ancora sottoposte a indagini o a giudizio, le ricostruzioni dell’accusa dovranno essere dimostrate nel contraddittorio tra le parti e la responsabilità degli indagati o degli imputati potrà considerarsi accertata soltanto dopo una sentenza definitiva, in ossequio al principio costituzionale di non colpevolezza.