Sintesi
Nel 1997 era stato elaborato il primo progetto per la riqualificazione del litorale di Sant’Alessio Siculo, già interessato da un grave arretramento della spiaggia e successivamente classificato a rischio molto elevato. Dal 2006 sono state costruite nuove opere di difesa lungo diversi tratti della costa ionica messinese, mentre strade, lungomari, infrastrutture e seconde case, continuavano progressivamente a occupare arenili e spazi necessari alla naturale evoluzione della riva. Nel dicembre 2019 violente mareggiate hanno provocato ulteriori danni e richiesto lavori urgenti. Nell’ottobre 2021 il ciclone Apollo ha investito la Sicilia orientale con piogge, alluvioni e mareggiate, danneggiando anche il lungomare di Furci Siculo e allagamenti a Giardini Naxos che fu ancora colpito da una violenta mareggiata il 27 novembre 2022, soprattutto nell’area alle spalle del molo di Schisò. Il 17 e il 18 gennaio 2025 il mare ha distrutto circa 140 metri del lungomare di Santa Teresa di Riva, aprendo una voragine e compromettendo strade e accessi alla spiaggia. Tra il 19 e il 21 gennaio 2026 il ciclone Harry ha trovato una costa ionica siciliana, da Messina a Catania, già erosa, irrigidita e densamente edificata, provocando nuovi crolli, danni alle abitazioni, alle attività economiche, alla viabilità e alla ferrovia. Non esiste una periodicità scientificamente dimostrata che faccia ritornare simili cicloni a scadenze temporali, poiché fenomeni differenti ma ugualmente distruttivi si sono succeduti a distanza di pochi anni. Le barriere soffolte, le scogliere e i pennelli possono proteggere singoli tratti, ma spesso richiedono manutenzione e ripascimenti artificiali e possono trattenere i sedimenti, aggravando l’erosione nelle spiagge vicine. Harry non ha quindi creato da solo la fragilità del litorale, ma ha accelerato un processo alimentato nel tempo da mareggiate, consumo di suolo, deficit sedimentario, opere rigide e costruzioni troppo vicine alla battigia.

Articolo
La 1ª parte di questo percorso ha raccontato gli incendi che durante l’estate hanno colpito e tutt’ora, la Sicilia, l’Italia e numerosi Paesi europei. Con il passaggio all’autunno e all’inverno cambia la forma del pericolo, ma non scompare la vulnerabilità del territorio. Il Mediterraneo, dopo avere accumulato calore durante i mesi estivi, può fornire energia e umidità alle perturbazioni che incontrano aria più fredda e configurazioni atmosferiche favorevoli. Non è possibile annunciare con mesi di anticipo dove nascerà un ciclone o quale costa colpirà, ma è possibile osservare che alcuni litorali affrontano questi fenomeni in condizioni molto più fragili rispetto al passato.

Il ciclone Harry ha raggiunto la Sicilia, la Calabria e la Sardegna tra il 19 e il 21 gennaio 2026. È stato un ciclone extratropicale mediterraneo, cioè un profondo sistema di bassa pressione capace di richiamare correnti umide, generare piogge intense, raffiche e mareggiate eccezionali. Le autorità hanno disposto l’allerta rossa e le misure preventive hanno contribuito a evitare vittime nell’Isola, pur in presenza di gravissimi danni materiali. Il 22 gennaio la Regione ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza, stanziando i primi 70 milioni di euro, mentre il Governo nazionale ha successivamente riconosciuto lo stato di emergenza.

Harry è stato descritto in alcune ricostruzioni come un fenomeno che si riprodurrebbe ogni 40 o 50 anni. Questa affermazione appaiono approssimative. La climatologia non individua un orologio naturale che faccia tornare un ciclone mediterraneo della stessa intensità e sulla medesima costa a intervalli regolari. Esistono periodi statistici di ritorno utilizzati nella progettazione, ma indicano una probabilità media calcolata su lunghe serie di dati e non una scadenza: un evento definito “cinquantennale” può ripetersi anche 2 volte in pochi anni oppure non presentarsi per molti decenni.
La storia recente della costa ionica siciliana dimostra invece che mareggiate, depressioni profonde e cicloni si sono presentati con intervalli molto inferiori. Non si è trattato sempre dello stesso fenomeno meteorologico, ma le conseguenze sul litorale si sono sommate: ogni evento ha sottratto sabbia e ghiaia, danneggiato opere, richiesto nuovi interventi e lasciato la costa meno capace di assorbire l’urto successivo.
Il problema ha radici precedenti. Il primo progetto organico per il litorale di Sant’Alessio Siculo (comune della Città metropolitana di Messina) risale al 1997. Già allora erano noti l’arretramento della spiaggia, i danni prodotti dalle mareggiate e la necessità di intervenire. Negli anni successivi alcuni tratti hanno perso fino a circa 60 metri di arenile e in determinate zone la spiaggia è scomparsa, lasciando abitazioni e strada litoranea direttamente esposte alle onde. La classificazione R4 indica un rischio molto elevato, con possibili conseguenze gravi per persone, edifici e infrastrutture.
Nel frattempo la fascia compresa tra Giardini Naxos e Scaletta Zanclea, entrambi comuni della Città metropolitana di Messina, ha subito una trasformazione profonda. Le fotografie aeree del 1954 mostravano spiagge più ampie, aree libere e torrenti capaci di alimentare il litorale con ghiaia e sabbia. Lo spostamento degli insediamenti verso la costa, lo sviluppo turistico, la costruzione di seconde case e la trasformazione dei lungomari in assi viari continui hanno progressivamente occupato lo spazio naturale della spiaggia.
Il dossier pubblicato nel 2026 dall’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina e da Legambiente Sicilia ha sostenuto che negli ultimi 40 anni il cemento, legale e abusivo, abbia interessato quasi il 30% del suolo compreso entro 300 metri dalla linea di costa. Lo stesso rapporto ha indicato il 77% del litorale regionale come esposto a fenomeni erosivi e ha descritto la nascita di una “città lineare” costruita parallelamente alla riva, con strade, muri, piazze e abitazioni collocati dove un tempo il sistema costiero poteva arretrare o avanzare naturalmente. Questi dati e valutazioni appartengono al dossier ambientalista, ma trovano riscontro nella successione degli interventi urgenti e dei danni documentati dalle amministrazioni pubbliche.
La spiaggia non è una superficie immobile. Durante le mareggiate perde temporaneamente sedimenti, che possono essere depositati al largo e successivamente riportati verso terra dalle onde meno energiche. I torrenti contribuiscono a questo equilibrio trasportando nuovi materiali dalle montagne. Quando gli alvei vengono imbrigliati, i sedimenti estratti, le foci modificate e la costa occupata da muri o strade, il naturale ripascimento diminuisce. Se il mare incontra una parete rigida anziché una spiaggia profonda, una parte dell’energia viene riflessa verso il fondale e può accentuarne l’abbassamento, come d’altronde avviene da anni sotto gli occhi di chi può e vuole vedere, facilitando l’arrivo di onde ancora più alte vicino alla riva.
Dal 2006, nella zona di Santa Margherita (frazione costiera del comune di Messina), è stata realizzata una barriera soffolta, cioè una scogliera sommersa collocata parallelamente alla costa. Secondo l’analisi contenuta nel dossier, la spiaggia protetta ha guadagnato sedimenti, mentre il tratto immediatamente successivo di Galati Marina ha iniziato a perderli. Nuove opere sono quindi divenute necessarie più a nord, verso Mili Moleti. È il cosiddetto effetto sottoflutto: un’opera trattiene parte della sabbia trasportata dalle correnti e riduce quella disponibile per le spiagge vicine.
Questo non significa che barriere, pennelli e scogliere debbano essere esclusi in ogni circostanza. Possono ridurre l’energia delle onde o stabilizzare un settore particolarmente esposto, ma devono essere inseriti in una progettazione che consideri l’intera unità fisiografica costiera e non il solo confine amministrativo del comune. Il mare non riconosce i limiti feudali municipali: una struttura realizzata a sud può modificare il trasporto dei sedimenti e produrre conseguenze molti chilometri più a nord.
Nel dicembre 2019 nuove mareggiate hanno danneggiato diversi tratti della costa siciliana e reso necessari lavori urgenti. La Regione ha ricordato quell’evento nel finanziare successivi interventi contro l’erosione, confermando che le criticità erano già evidenti molti anni prima di Harry.
Tra il 24 ottobre e l’inizio di novembre 2021 è arrivato Apollo, ciclone mediterraneo formatosi nel Mar Ionio. Il sistema ha prodotto venti superiori a 100 chilometri orari, piogge eccezionali e mareggiate, colpendo soprattutto le province di Catania, Siracusa, Ragusa e Messina. Nel Catanese l’acqua ha trasformato strade urbane in torrenti e le alluvioni hanno provocato 3 vittime. A Furci Siculo (comune della Città metropolitana di Messina) il mare ha distrutto una parte del marciapiede sul lato nord del lungomare, trascinando alberi, transenne e segnaletica. Apollo ha quindi anticipato Harry di poco più di 4 anni, non di mezzo secolo.
Il ciclone ha colpito anche Giardini Naxos che poche settimane dopo, il 17 novembre è stato bersaglio di nuove precipitazioni intense hanno provocato allagamenti, crolli di muri e il cedimento di una strada. E un anno dopo, il 27 novembre 2022, un’altra violenta mareggiata ha colpito direttamente il suo litorale: la Polizia locale ha chiuso via Calcide Eubea, dietro il molo di Schisò, mentre le onde hanno invaso la carreggiata, rovesciato vasi e minacciato locali e strutture costiere. Questi eventi non hanno raggiunto la devastazione di Harry, ma confermano che il porticciolo e la costa erano già stati ripetutamente sottoposti a forti sollecitazioni.
Il 17 e il 18 gennaio 2025 una nuova violenta mareggiata ha colpito la riviera ionica messinese. A Santa Teresa di Riva (comune della Città metropolitana di Messina) sono crollati circa 140 metri di strada litoranea, 2 piazzette e alcune rampe di accesso alla spiaggia. La Regione ha disposto un intervento urgente da 500.000 euro e ha accelerato un progetto più ampio da circa 7 milioni, poi indicato in circa 8 milioni, comprendente pennelli e ripascimento. Il tratto danneggiato è stato rimesso in sicurezza, ma l’episodio ha dimostrato ancora una volta che la strada costruita a ridosso della riva rimaneva esposta.
Il ripascimento consiste nell’aggiunta artificiale di sabbia o ghiaia per ricostruire una spiaggia assottigliata. Può restituire spazio all’arenile e proteggere temporaneamente il retroterra, ma non è definitivo se continuano il deficit sedimentario e le cause dell’erosione. Il materiale aggiunto viene progressivamente redistribuito dal moto ondoso e deve essere reintegrato dopo alcuni anni o, nei casi più esposti, persino dopo ogni stagione particolarmente violenta.
I pennelli sono invece strutture costruite perpendicolarmente alla costa allo scopo di intercettare i sedimenti trasportati dalle correnti. Possono ampliare la spiaggia da un lato, ma ridurre l’alimentazione di quella posta dall’altro. Le barriere soffolte vengono sistemate sotto il livello del mare per attenuare le onde senza interrompere completamente la vista e la circolazione dell’acqua. Anche queste opere possono danneggiarsi, richiedere manutenzione e modificare il fondale.
A Sant’Alessio Siculo gli interventi di protezione hanno comportato negli anni investimenti considerevoli. Il dossier ambientalista ha stimato circa 40 milioni di euro complessivi e ha contestato la sovrapposizione di muro stradale, barriera radente, nuovi massi e scogliera sommersa. La Regione ha invece sostenuto che le opere fossero indispensabili per difendere un abitato ormai esposto e un litorale che aveva perso circa 60 metri di spiaggia. Le 2 posizioni mostrano il nodo irrisolto: proteggere nell’immediato case e strade esistenti senza continuare ad aggravare nel lungo periodo l’erosione o trasferirla sui comuni confinanti.
Poi a gennaio 2026 è arrivato Harry che ha colpito proprio questo sistema già indebolito. Le onde hanno danneggiato lungomari, strade, lidi, abitazioni, sottoservizi e la linea ferroviaria Messina-Catania. Santa Teresa di Riva ha registrato nuove voragini. Furci Siculo ha subito l’invasione di acqua e detriti e un ulteriore arretramento dell’arenile. Sant’Alessio Siculo ha riportato danni alle strutture di protezione e alle reti. Taormina mare, Giardini Naxos, Letojanni, Roccalumera e altri centri della costa orientale hanno affrontato allagamenti, crolli e interruzioni. La prima stima regionale ha quantificato in 740 milioni di euro i danni in Sicilia. Il dato è stato successivamente aggiornato nel quadro delle ricognizioni e degli stanziamenti nazionali e regionali. È quindi più corretto considerarlo una valutazione iniziale e non il costo definitivo dell’intero evento.
Nello Musumeci (ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, appartenente a Fratelli d’Italia) ha dichiarato che occorre ricostruire considerando la possibilità che un ciclone torni. L’affermazione contiene un principio corretto: non si può ripristinare ogni struttura esattamente com’era, utilizzando parametri ricavati soltanto dal clima del passato. Una strada, una ferrovia, un depuratore o un’abitazione ricostruiti oggi devono essere progettati per affrontare le condizioni previste durante i prossimi decenni.
Enzo Pranzini (geologo e già docente di dinamica e difesa dei litorali all’Università di Firenze) ha sostenuto nel dossier che la ricostruzione delle stesse opere negli stessi punti rischia di preparare nuovi danni. Paolo Madonia (geologo e ricercatore italiano) ha richiamato invece il passaggio da eventi ritenuti straordinari a fenomeni destinati a diventare più frequenti nel Mediterraneo che si riscalda. Si tratta di valutazioni autorevoli, ma la trasformazione delle coste richiede scelte da adattare alle caratteristiche di ciascun tratto e alle esigenze delle comunità.
La legge regionale numero 78 del 12 giugno 1976 ha previsto una fascia di inedificabilità assoluta entro 150 metri dalla battigia, ma ha introdotto eccezioni, in particolare per alcune aree già urbanizzate. Molti insediamenti costieri sono inoltre precedenti alla disciplina oppure sono cresciuti attraverso strumenti urbanistici, sanatorie e occupazioni irregolari. Il dossier ha chiesto di eliminare le deroghe e impedire nuove costruzioni nelle aree classificate a rischio molto elevato. La questione non può però essere risolta soltanto con demolizioni generalizzate: occorrono censimenti, valutazioni tecniche, tutela delle persone, indennizzi e programmi graduali di arretramento dove la difesa permanente risulti insostenibile.
Il nodo principale è che la costa ionica non può essere gestita come una successione di cantieri indipendenti. I sedimenti provenienti dai torrenti, la direzione delle correnti, le mareggiate e le opere costruite in un comune condizionano quelli vicini. Serve quindi un piano unitario da Messina a Siracusa, basato sul bilancio sedimentario, sul monitoraggio dei fondali, sulla previsione delle onde e sull’analisi degli scenari climatici.
Dove le abitazioni e le infrastrutture essenziali non possono essere spostate nel breve periodo, saranno necessarie difese progettate con maggiore solidità e sottoposte a manutenzione programmata. Dove esiste ancora spazio, dune, spiagge, foci e zone umide devono essere recuperate come protezioni naturali. Nei tratti in cui i costi di difesa aumenteranno senza garantire sicurezza duratura, bisognerà valutare l’arretramento controllato di strade, parcheggi, strutture stagionali e, nei casi più gravi, edifici.
Harry non è stato quindi un fulmine caduto sopra una costa integra. È arrivato dopo decenni di urbanizzazione, arretramento degli arenili, riduzione dell’apporto dei torrenti e interventi concepiti spesso per proteggere il singolo tratto senza considerarne gli effetti complessivi. Apollo, le mareggiate del 2019 e il crollo del gennaio 2025 avevano già mostrato che il litorale stava perdendo la propria capacità di assorbire l’energia del mare.
La lezione non consiste nel rinunciare a ogni opera, ma nel superare la ricostruzione automatica e l’emergenza permanente. Continuare a riparare lungomari costruiti sulla spiaggia, aggiungere massi dopo ogni mareggiata e ripascere senza correggere le cause significa rinviare il problema e moltiplicarne il costo. La vera difesa passa attraverso meno consumo di suolo, recupero dei sedimenti, adattamento climatico, manutenzione, controllo dell’abusivismo e una pianificazione che restituisca al mare e alla spiaggia almeno una parte dello spazio sottratto nel corso degli ultimi decenni, in quanto un nuovo Harry, e forse altri ancora, potrebbero verificarsi in un futuro non lontano.
Nell’immagine di copertina sono raffiguranti riassuntivamente alcuni dei disastri costieri causati da Harry.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









