Sintesi
A Sant’Alessio Siculo, giovedì 27 agosto, l’incontro di Sud Chiama Nord al Bar Capriccio è partito dal territorio. L’iniziativa promossa dalle consigliere di minoranza Tina Cannavò e Maria Cristina Triolo, esponenti locali di Sud Chiama Nord. Il sindaco del paese, Domenico Aliberti, ha richiamato la necessità che gli amministratori collaborino al di là delle appartenenze politiche, mentre Giuseppe Lombardo sindaco di Rocccalumera ha insistito sulla difesa unitaria della riviera ionica e sul ruolo quotidiano dei sindaci.

Danilo Lo Giudice sindaco di Santa teresa di Riva ha collocato la tappa santalessese nel percorso di radicamento di Sud Chiama Nord in vista delle prossime regionali, invitando iscritti e simpatizzanti a non attendere passivamente le decisioni dei vertici. Il movimento, ha sostenuto, intende essere presente anche nelle prossime sfide amministrative e chiede ai cittadini di diventare parte attiva del progetto. L’obiettivo è costruire consenso partendo dai territori.

Cateno De Luca leader di Sud chiama Nord, ha dedicato soprattutto la seconda parte del suo intervento al modello di Sicilia che intende proporre: servizi urbani di qualità in tutti i 391 Comuni, maggiori funzioni agli enti locali, trasferimento ai Comuni delle aree demaniali già urbanizzate, sistemi di trasporto sovracomunali, un ruolo più incisivo dei sindaci nel controllo della sanità e maggiori risorse ordinarie per le autonomie locali. La Regione immaginata da De Luca dovrebbe decentrare poteri e responsabilità verso i Municipi.

Il leader di Sud Chiama Nord ha definito la propria impostazione “autonomista, civica e progressista”, precisando che per lui essere progressisti non equivale all’appartenenza al centrosinistra: “Progressista significa andare oltre”, ha affermato, rivendicando una visione post-ideologica e una Sicilia meno dipendente dalle decisioni delle segreterie nazionali. Sullo sfondo restano spopolamento, emigrazione giovanile e regionali del 2027. De Luca propone di trasformare l’esperienza amministrativa locale in un modello di governo regionale.
Nota della redazione – Ci scusiamo con i lettori per alcune immagini un po’ mosse: non eravamo organizzati preventivamente per seguire l’evento. Abbiamo comunque ritenuto utile documentare l’incontro con le riprese e foto realizzate sul posto.
Articolo
L’incontro sulla riviera ionica
Sud Chiama Nord (ScN, movimento politico che all’Assemblea regionale siciliana che ha visto il proprio gruppo assumere dal 12 marzo 2026 la denominazione “Sud chiama Nord per le autonomie”) ha fatto tappa nella serata di giovedì 27 agosto al Bar Capriccio di Sant’Alessio Siculo (Comune turistico-balneare ionico della Città metropolitana di Messina). L’incontro ha avuto al centro il rapporto tra amministratori e territorio e, soprattutto nella parte conclusiva, la costruzione della proposta politica in vista delle prossime elezioni regionali. Il contenuto degli interventi è stato ricostruito sulla registrazione dell’incontro.
L’evento è stato organizzato da Tina Cannavò, capogruppo consiliare di minoranza al Comune di Sant’Alessio Siculo, e dalla consigliera Maria Cristina Triolo, entrambe appartenenti al gruppo politico di Sud Chiama Nord. Nel corso della serata la Cannavò ha introdotto l’iniziativa e presentato al pubblico gli ospiti politici intervenuti, accompagnando i diversi momenti dell’incontro.
Domenico Aliberti (sindaco di Sant’Alessio Siculo dal 2022) ha aperto il confronto sottolineando come, pur appartenendo talvolta a “parrocchie” politiche differenti, i sindaci siano chiamati a muoversi insieme quando devono affrontare problemi che superano i confini di un singolo Comune. L’incarico di Aliberti è confermato dal sito istituzionale dell’amministrazione santalessese.
Giuseppe Lombardo (sindaco di Roccalumera e deputato dell’ARS, Assemblea regionale siciliana) ha ripreso lo stesso concetto sostenendo che la vera “parrocchia” di un amministratore debba essere la comunità che rappresenta. Lombardo è attualmente anche vicepresidente del gruppo parlamentare Sud chiama Nord per le autonomie.
Lo Giudice e la mobilitazione dal basso
Danilo Lo Giudice (sindaco di Santa Teresa di Riva e coordinatore regionale di Sud Chiama Nord) ha quindi spostato l’attenzione sul percorso politico. Il messaggio rivolto ai presenti è stato soprattutto organizzativo. Sant’Alessio, ha ricordato, rappresenta per il movimento un territorio nel quale negli anni è maturato un significativo consenso, ma la futura competizione non dovrà essere costruita soltanto intorno ai dirigenti. “Voi ci dovete essere prima ancora di noi”, ha detto rivolgendosi ai sostenitori, indicando nei cittadini e nei comitati locali i protagonisti del percorso. Lo Giudice ha confermato inoltre l’intenzione di Sud Chiama Nord di partecipare al prossimo confronto amministrativo anche a Sant’Alessio e ha indicato come obiettivo politico prioritario la candidatura di De Luca alla presidenza della Regione.
Dal 2022 alla nuova corsa alla Regione
È una sfida che parte da un precedente preciso. Alle regionali del 25 settembre 2022 Cateno De Luca ha ottenuto 505.386 voti, pari al 23,954%, arrivando secondo dietro Renato Schifani, eletto presidente con 887.215 voti e il 42,052%. Sono i dati pubblicati dal portale elettorale ufficiale della Regione Siciliana. Mediterranea24 ha già ricostruito nelle scorse settimane il percorso verso la nuova candidatura alla presidenza della Regione, chiarendo anche che l’espressione “sindaco di Sicilia” non identifica una carica prevista dall’ordinamento, ma è la formula politica scelta da De Luca per rappresentare un modello di governo regionale costruito sull’esperienza dei Comuni. L’incontro di Sant’Alessio ha però aggiunto elementi più concreti proprio su cosa De Luca intenda oggi per quel modello.
La Sicilia dei 391 Comuni
Cateno De Luca (sindaco di Taormina, deputato regionale e presidente del gruppo Sud chiama Nord per le autonomie all’ARS) ha sostenuto che la Regione dovrebbe essere ripensata partendo dai municipi. Il punto di partenza è un dato reale: la Sicilia conta 391 Comuni. Secondo De Luca, non dovrebbe essere determinante chi amministra il singolo Comune o quale rapporto politico riesca a stabilire con Palermo. La Regione dovrebbe costruire un sistema che consenta a tutti i Municipi di garantire standard elevati nei servizi urbani.
È qui che la formula “sindaco di Sicilia” assume, nelle parole pronunciate a Sant’Alessio, il significato più preciso: non soltanto una candidatura personale, ma un progetto nel quale una parte delle competenze e delle decisioni regionali dovrebbe avvicinarsi ai Comuni attraverso meccanismi stabili di sussidiarietà e delega.
Demanio: le aree urbanizzate ai Comuni
De Luca ha fatto un esempio guardando proprio al lungomare davanti al luogo dell’incontro. Un Comune costiero può trovarsi ad avere strade, piazze o aree ormai integrate nel tessuto urbano che continuano tuttavia a ricadere nel demanio marittimo regionale.
La proposta politica richiamata dal leader di Sud Chiama Nord è quella di trasferire gratuitamente ai Comuni le aree demaniali già effettivamente urbanizzate, così da eliminare una serie di passaggi amministrativi e consentire agli enti locali di programmare direttamente parcheggi, servizi e interventi di sviluppo.
Nel suo ragionamento Sant’Alessio è diventato quindi un caso concreto: un Comune che deve poter decidere più direttamente come utilizzare parti del proprio fronte mare, evitando che ogni intervento diventi una trattativa con un livello amministrativo superiore.
Trasporti oltre i confini comunali
Un secondo capitolo ha riguardato il trasporto pubblico locale. De Luca ha proposto una mobilità organizzata non sulla base dei confini di ogni singolo Comune, ma attraverso sistemi territoriali omogenei capaci di collegare più centri vicini.
Il tema ha una particolare rilevanza proprio sulla fascia ionica messinese, dove i centri abitati sono in larga parte contigui e gli spostamenti quotidiani per lavoro, scuola, sanità e turismo superano continuamente i confini municipali. Sul trasporto pubblico regionale Sud Chiama Nord è già intervenuto in sede parlamentare. Un’interrogazione del 2026 sottoscritta da Giuseppe Lombardo, Cateno De Luca e Matteo Sciotto ha riguardato specificamente le criticità del trasporto extraurbano siciliano e ha richiamato anche i problemi registrati nell’area ionica della Città metropolitana di Messina.
Sanità, i sindaci tornino a controllare la qualità
La proposta politicamente più significativa illustrata nella seconda parte dell’intervento ha riguardato la sanità. De Luca ha chiesto di rafforzare nuovamente il ruolo dei sindaci e dei territori nella valutazione della qualità dei servizi sanitari e dell’operato dei vertici manageriali.
Il principio espresso è stato semplice: chi dirige la sanità territoriale non dovrebbe rispondere soltanto alla struttura politica che ne ha determinato la nomina, ma essere valutato anche sulla base dei risultati percepiti e misurati nelle comunità. De Luca ha così proposto di ricostruire organismi dei sindaci dotati di un peso effettivo nella verifica dei servizi e nella valutazione della gestione sanitaria.
Più autonomia finanziaria ai municipi
Altro punto centrale è stato quello delle risorse. De Luca ha contestato un sistema nel quale, a suo giudizio, i sindaci sarebbero troppo spesso costretti a rivolgersi ai singoli deputati per ottenere finanziamenti destinati ai propri territori. La proposta è invece creare automatismi e aumentare la disponibilità ordinaria delle autonomie locali, in maniera da separare il finanziamento dei servizi comunali dalla capacità di costruire rapporti politici con il parlamentare o l’esponente regionale del momento. Il principio espresso è quello di avere “sindaci liberi”: amministratori che possano programmare e rispondere ai cittadini senza dover dipendere dalla concessione discrezionale di piccoli finanziamenti.
Il significato di “progressista”
È su questo punto che De Luca ha definito più nettamente la collocazione politica del progetto. Ha parlato di un governo “autonomista, civico e progressista”, prendendo però le distanze dal significato tradizionale attribuito alla parola progressista.
“Progressista non è essere di un’area di centrosinistra”, ha spiegato, rivendicando una concezione “post-ideologica”. E ha condensato il concetto nella frase che ha caratterizzato la parte finale dell’intervento: “Progressista significa andare oltre”.
Andare oltre, secondo la spiegazione data dal palco, significa non utilizzare come alibi i problemi ereditati dalle precedenti amministrazioni. Chi si candida a governare un Comune o la Regione, ha sostenuto De Luca, dovrebbe conoscere prima la situazione economica e amministrativa che troverà e assumersi successivamente la responsabilità di cambiarla.
È questa la parte più propriamente programmatica del discorso: l’amministratore non dovrebbe limitarsi a giustificare ciò che non riesce a realizzare, ma costruire un sistema nel quale risultati, responsabilità e controllo siano chiaramente riconoscibili.
“Autonomista nella testa”
Sul rapporto con Roma, De Luca ha usato toni particolarmente netti. Ha criticato quella che considera la dipendenza dei gruppi politici siciliani dalle segreterie nazionali e ha sintetizzato la propria posizione definendosi “indipendentista nel cuore e autonomista nella testa”.
La prospettiva indicata non è stata quella di uscire dal quadro costituzionale, ma di utilizzare pienamente l’autonomia speciale della Regione Siciliana e di costruire, secondo la sua definizione, un governo civico capace di confrontarsi direttamente con i 391 sindaci e con i corpi intermedi. De Luca ha annunciato anche 3 giornate di confronto dal 18 al 20 settembre dedicate alla “Sicilia dei sindaci”, indicando nel suo intervento il comprensorio tra Fiumedinisi, Nizza di Sicilia e Taormina come area degli appuntamenti.
Lo spopolamento come questione politica
Alla base della proposta è tornato infine il tema demografico. Nel corso della serata è stato richiamato un intervento pubblicato proprio il 27 agosto da De Luca con il titolo “La Sicilia che (non) vorrei”, nel quale il leader di Sud Chiama Nord ha indicato in oltre 96.000 i residenti tra 18 e 35 anni persi dall’Isola tra il 2019 e il 2026. Al di là di quel dato specifico, la tendenza è documentata dalle statistiche ufficiali. L’Istat ha rilevato che nel biennio 2023-2024 il 24,1% dei trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord è partito dalla Sicilia e che nel solo 2024 circa 14.000 cittadini italiani hanno lasciato la Sicilia per l’estero. La popolazione regionale censita alla fine del 2024 è scesa a 4.787.390 residenti.
Da Sant’Alessio, quindi, Sud Chiama Nord ha mandato un messaggio che va oltre l’organizzazione del movimento: De Luca ha cercato di trasformare la formula del “sindaco di Sicilia” in una proposta riconoscibile. Più autonomia finanziaria ai Comuni, maggiore controllo territoriale sulla sanità, mobilità sovracomunale, gestione locale delle aree demaniali urbanizzate e una Regione meno centralizzata. Il confronto elettorale dirà quanto queste proposte riusciranno a uscire dal perimetro del movimento. Per il momento, sulla riviera ionica, la campagna verso il 2027 è già cominciata.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









