Sant’Alessio Siculo. Tra spiaggia scomparsa e alterchi social-municipio, alcuni cittadini scelgono di agire

La lunga emergenza dell’erosione, e le polemiche sulla cura del paese, fanno da sfondo alla nascita di “Sant’Alessio Attiva”. I volontari lanciano un messaggio di partecipazione

Sintesi

Sant’Alessio Siculo, piccolo centro della costa ionica messinese affacciato sullo Ionio e dominato dallo storico promontorio con il castello, ha costruito gran parte della propria identità contemporanea sul mare e sulla villeggiatura. Il paese, divenuto Comune autonomo nel 1948, dagli anni Novanta convive però con una grave erosione costiera che ha progressivamente ridotto e in alcuni tratti cancellato la spiaggia. I primi allarmi istituzionali risalgono al 1996, mentre nel 2003 venne realizzata una barriera soffolta per attenuare l’azione delle mareggiate e consentire successivi ripascimenti. Negli anni sono seguiti nuovi progetti, finanziamenti e opere di protezione, fino al completamento e rafforzamento della difesa sommersa e alla realizzazione di strutture radenti lungo il litorale. Il problema dell’arenile non è stato tuttavia definitivamente risolto e ha alimentato contrasti, critiche e richieste di intervento da parte di residenti e villeggianti, mentre tecnici e associazioni ambientaliste hanno contestato l’efficacia delle opere rigide e chiesto una gestione coordinata dell’intera costa. Nel gennaio 2026 il ciclone Harry ha colpito duramente il lungomare e aggravato la perdita della spiaggia, rendendo necessari lavori urgenti per proteggere abitazioni, sottoservizi e tratti della passeggiata. Il Comune ha quindi avviato un ripascimento con 25.000 metri cubi di sedimenti prelevati dal torrente Agrò, mentre resta programmato il maxi ripascimento collegato ai lavori ferroviari con 520.000 metri cubi di materiale e 5 pennelli trasversali. In un paese dove il dibattito pubblico continua a concentrarsi sul mare, sull’arenile e sulla manutenzione urbana, alcuni cittadini hanno deciso adesso di intervenire direttamente e hanno costituito “Sant’Alessio Attiva”, iniziando dalla bonifica di piazza Giovanni Verga. I volontari hanno eliminato rifiuti, erbacce e arbusti dalle aiuole e presentato l’iniziativa non come una contestazione politica, ma come un gesto concreto di cura collettiva e l’avvio di nuove attività aperte a chiunque voglia contribuire al decoro e alla vivibilità del paese.

Articolo

Sant’Alessio Siculo è un piccolo Comune della Sicilia orientale, nella città metropolitana di Messina, inserito nella Valle d’Agrò e disteso lungo la costa ionica tra Messina e Taormina. Il suo simbolo paesaggistico è Capo Sant’Alessio, unico promontorio di questo tratto di litorale, sovrastato dall’antica fortificazione che nei secoli ha attraversato dominazioni e trasformazioni. La fascia costiera fu scarsamente popolata durante il Medioevo per il pericolo delle incursioni dal mare, mentre la crescita dell’abitato si consolidò con lo sviluppo delle vie di comunicazione e il progressivo trasferimento delle popolazioni dai centri montani verso la marina. Nel 1948 il paese ottenne l’autonomia comunale da Forza d’Agrò.

Mare, spiaggia e turismo hanno accompagnato lo sviluppo moderno del centro, ma proprio il rapporto con la costa è diventato da circa 30 anni la questione più difficile e discussa. I primi allarmi ufficiali sull’erosione risalgono al 1996 e il primo progetto di riqualificazione del litorale venne elaborato nel 1997. Le mareggiate avevano già iniziato a provocare danni alle infrastrutture e un marcato arretramento della linea di costa in un’area classificata a rischio molto elevato. Nel 2003 fu costruita una barriera soffolta, cioè una scogliera sommersa collocata sotto il livello del mare per diminuire l’energia delle onde prima del loro arrivo sulla riva. La struttura mitigò inizialmente gli effetti dei marosi e permise anche alcuni ripascimenti mediante sedimenti provenienti dal vicino corso d’acqua della Valle d’Agrò.

Il problema, tuttavia, continuò a manifestarsi. Nel 2016 venne avviato un nuovo intervento di ripascimento, mentre era atteso un appalto da 1,55 milioni di euro finanziato dal Ministero delle Infrastrutture. Con il trascorrere degli anni l’arenile si assottigliò ulteriormente e, secondo le ricostruzioni istituzionali dell’epoca, l’erosione aveva divorato circa 60 metri di spiaggia, fino a cancellarla completamente in alcuni punti. Nel 2020 venne quindi finanziato con 13 milioni di euro il completamento della barriera soffolta e il potenziamento delle difese esistenti. Il progetto comprendeva una nuova scogliera sommersa verso il Capo, il completamento della struttura in prossimità della condotta del depuratore, una barriera radente in scogli cementati per circa 250 metri e il ripristino delle protezioni già presenti.

I lavori furono avviati nel 2021 e successivamente completati, ma la vicenda non ha chiuso il confronto sull’effettiva capacità delle opere di salvaguardare contemporaneamente l’abitato e la spiaggia. È proprio su questo punto che negli ultimi anni si è accentuata la distanza tra le valutazioni dell’Aministrazione e le critiche provenienti da cittadini, villeggianti e ambientalisti. Le difese sommerse sono state considerate decisive per attenuare l’impatto delle mareggiate sul centro urbano, mentre la persistente scomparsa dell’arenile ha alimentato contestazioni sulla strategia adottata.

Il tema non riguarda soltanto Sant’Alessio. Nel 2026 l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha ricordato che quasi un quinto della costa italiana è interessato da opere rigide di difesa e che scogliere, pennelli e muraglioni possono proteggere specifici siti, ma anche interferire con il naturale trasporto dei sedimenti e limitare il ripascimento di altri tratti costieri. L’Istituto ha sottolineato la necessità di una pianificazione integrata e di interventi fondati sul monitoraggio scientifico, soprattutto in presenza di mareggiate più intense, innalzamento del livello del mare e mutamenti delle correnti.

Una posizione ancora più critica è stata espressa nel febbraio 2026 da Legambiente Sicilia dopo il passaggio del ciclone Harry. Il presidente Tommaso Castronovo ha parlato di un “paradosso tragico”, sostenendo che ingenti risorse pubbliche siano state impiegate per difendere strutture costiere senza affrontare pienamente le cause dell’erosione. Salvatore Granata, referente dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina, ha osservato che le opere rigide possono trasferire il problema verso i tratti limitrofi. Secondo l’associazione ambientalista, a Sant’Alessio sarebbero stati spesi nel tempo oltre 40 milioni di euro per interventi che non avrebbero fermato la perdita dell’arenile. Si tratta di una valutazione dell’organizzazione e non di un accertamento giudiziario o di una certificazione contabile unitaria della spesa complessiva. La proposta avanzata è quella di privilegiare sistemi flessibili e rimovibili, recuperare l’apporto naturale dei corsi d’acqua e coordinare le strategie lungo l’intera fascia costiera.

Il 19, 20 e 21 gennaio 2026 il ciclone Harry ha riportato con violenza il problema al centro dell’attenzione. Le mareggiate hanno danneggiato il lungomare, la mantellata di protezione, le reti dei sottoservizi e alcuni tratti prossimi alle abitazioni. Il 3 febbraio il sindaco ha adottato un’ordinanza contingibile e urgente per la messa in sicurezza della zona compresa tra via Salice e l’estremità settentrionale della passeggiata. Gli interventi regionali di somma urgenza sono stati successivamente inquadrati nell’OCDPC (Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile) n. 1180 del 30 gennaio 2026.

La documentazione regionale aggiornata al giugno 2026 indica un quadro economico complessivo di 770.000 euro per opere provvisionali destinate alla protezione della mantellata, delle abitazioni, dei sottoservizi e delle porzioni di lungomare danneggiate tra via Musumeci, via Sciascia e la zona Sena al confine con il torrente Agrò. Una variante ha previsto lavorazioni supplementari, con un incremento contrattuale di circa il 22,80%, senza ulteriori finanziamenti rispetto al quadro economico già approvato, grazie all’utilizzo degli imprevisti e delle economie disponibili.

Parallelamente è tornato al centro il problema della ricostruzione della spiaggia. Il progetto più consistente è collegato ai lavori della nuova linea ferroviaria Giampilieri-Fiumefreddo. Nel gennaio 2026 la Regione ha autorizzato RFI (Rete Ferroviaria Italiana), a utilizzare per il maxi ripascimento i sedimenti provenienti dagli scavi della galleria Taormina. L’autorizzazione, valida 36 mesi, prescrive un piano di monitoraggio ambientale e misure preventive contro eventuali sversamenti accidentali. Il progetto aggiornato prevede 520.000 metri cubi di materiale, rispetto ai precedenti 419.502, un avanzamento minimo della linea di riva di 15 metri e la costruzione di 5 pennelli trasversali in massi naturali.

L’avvio di questo intervento non è però avvenuto nei tempi inizialmente sperati e l’Amministrazione comunale ha scelto una soluzione temporanea per affrontare l’estate 2026. Il 6 maggio sono iniziati i lavori di ripascimento finanziati dal Comune con 181.779 euro. Il progetto prevede il prelievo di 25.000 metri cubi di sedimenti dal torrente Agrò e il loro riversamento in 3 punti della fascia centrale e settentrionale del litorale. L’operazione punta contemporaneamente a ricostruire parte dell’arenile e a ridurre l’accumulo di materiale nell’alveo del corso d’acqua.

Nello stesso periodo sono stati programmati ulteriori lavori sul lungomare: 194.000 euro per il rifacimento di circa 200 metri di marciapiede lato mare tra via Antonio Musumeci e via Domenico Costa, 29.150 euro per le aree giochi, 16.000 euro per la potatura di 180 palme e 12 pini e 15.000 euro per la sistemazione della ringhiera. Sono interventi che riportano il confronto dal grande tema dell’erosione alla manutenzione quotidiana di un paese che durante la stagione estiva vede aumentare la presenza di villeggianti e visitatori.

È in questo contesto, segnato da decenni di opere costiere, spiaggia perduta e parzialmente ricostruita, emergenze meteorologiche e frequenti discussioni sul decoro, che nasce “Sant’Alessio Attiva”. Il nuovo comitato si presenta come aperto ai cittadini intenzionati a dedicare tempo al territorio, senza appartenenze politiche e interessi personali dichiarati.

La prima iniziativa ha riguardato piazza Giovanni Verga, lungo la Statale 114. I volontari hanno ripulito le aiuole, eliminato erbacce e arbusti e raccolto numerosi sacchi di rifiuti in un’area indicata come trascurata da tempo. Un intervento limitato nelle dimensioni, ma volutamente caricato di un significato più ampio: dimostrare che la cura degli spazi comuni può partire anche direttamente dalla comunità. “Abbiamo compiuto un piccolo gesto ma con un grande significato”, spiegano i promotori, sottolineando di avere voluto restituire dignità a uno spazio appartenente a tutti. L’iniziativa, precisano, “non è una protesta contro qualcuno, ma un gesto d’amore per Sant’Alessio Siculo”. Il principio indicato è semplice: se un numero crescente di persone dedicasse anche una parte limitata del proprio tempo alla comunità, il paese potrebbe diventare più ordinato, accogliente e vivibile. Il gruppo annuncia adesso nuove attività di volontariato e invita altri cittadini a partecipare. “Non vogliamo limitarci alle parole o alle lamentele”, affermano i promotori, indicando come obiettivi la proposta, la collaborazione e l’azione concreta. Ambiente, spazi comuni e senso di appartenenza diventano così i punti centrali di un’iniziativa che nasce dal basso.

Dopo quasi 30 anni nei quali la discussione pubblica di Sant’Alessio Siculo è stata dominata soprattutto dalla spiaggia, dalle barriere, dai ripascimenti e dallo scontro sulle responsabilità, l’esperienza appena avviata introduce un elemento differente. Non risolve l’erosione e non sostituisce i compiti delle istituzioni nella manutenzione del territorio, ma mostra una comunità che, almeno in una sua parte, ha deciso di non attendere soltanto il prossimo progetto o il successivo intervento pubblico. Da piazza Giovanni Verga arriva un segnale più semplice: raccogliere i rifiuti, eliminare le erbacce e provare a ricostruire, insieme alla spiaggia, anche un rapporto più diretto tra cittadini e paese.