Sintesi
Il fascicolo sul Ponte sullo Stretto di Messina si inserisce in una vicenda iniziata almeno il 1° febbraio 2024, con l’esposto presentato da esponenti di Opposizione sull’iter dell’opera, seguito il 21 febbraio dall’apertura di un’indagine allora senza ipotesi di reato e senza indagati. Il 15 febbraio 2024 Stretto di Messina Spa (Società per azioni) aveva approvato l’aggiornamento del progetto definitivo del 2011, poi trasmesso alle amministrazioni competenti, mentre il 6 agosto 2025 il Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) aveva dato via libera alla delibera n. 41/2025. Il 29 ottobre 2025 la Corte dei conti ha negato il visto di legittimità e il 27 novembre ha depositato le motivazioni della ricusazione, imponendo un nuovo passaggio procedurale. L’11 marzo 2026 il Governo è intervenuto con il decreto-legge n. 32, poi convertito nella legge n. 71 dell’8 maggio 2026, per riordinare l’iter e adeguarlo ai rilievi dei giudici contabili. Il 9 giugno 2026 la Procura di Roma ha disposto perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nei confronti di Tommaso M. ex presidente aggiunto della Magistratura contabile in quiescenza da febbraio 2026, Giacomo Francesco S. avvocato ed ex componente del Cda (Consiglio di amministrazione) della società concessionaria, e Vincenzo V. imprenditore reggino residente a Roma, ipotizzando a vario titolo corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Secondo l’accusa, da verificare nelle sedi giudiziarie e nel rispetto della presunzione di innocenza, i 3 avrebbero tentato di condizionare l’esame sul progetto definitivo attraverso promesse di sostegno per incarichi pubblici dopo il pensionamento del magistrato. In chiusura restano centrali gli artt. 318, 319, 321 e 326 c.p. mentre la società guidata da Pietro Ciucci si dichiara totalmente estranea ai fatti e le Opposizioni chiedono chiarimenti al Governo.

Articolo
La nuova inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto di Messina riapre il nodo più delicato dell’opera, quello del controllo di legittimità sul progetto definitivo e sul percorso amministrativo necessario per renderlo efficace. L’indagine, oggi arrivata a 3 iscrizioni nel registro degli indagati e a perquisizioni eseguite dai Carabinieri del Ros (Raggruppamento Operativo Speciale), non riguarda al momento la società concessionaria in quanto tale, ma presunte condotte individuali che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero state dirette a influenzare l’esame dei Magistrati contabili.

Il primo antecedente recente risale al 1° febbraio 2024, quando esponenti di Opposizione depositarono un esposto a piazzale Clodio sull’attività di progettazione e realizzazione dell’infrastruttura. Il 21 febbraio dello stesso anno l’ufficio giudiziario capitolino aprì un fascicolo, allora privo di ipotesi di reato e di indagati, per approfondire i profili segnalati. In parallelo, il 15 febbraio 2024, la società concessionaria aveva approvato l’aggiornamento del progetto definitivo del 2011, passaggio che costituiva una tappa essenziale per la prosecuzione dell’iter tecnico e amministrativo.

Nel corso del 2025 il procedimento ha conosciuto altri snodi decisivi. Il 9 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato il report IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest, cioè motivi imperativi di rilevante interesse pubblico), strumento legato alle valutazioni ambientali nei casi in cui un’opera incida su siti tutelati. Il 21 maggio la Commissione tecnica VIA-VAS (Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) ha espresso parere favorevole sulla VIncA (Valutazione di Incidenza Ambientale). Il 16 luglio è stato firmato l’accordo di programma tra MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), Regioni Sicilia e Calabria, RFI (Rete Ferroviaria Italiana), Anas e società concessionaria. Il 6 agosto è arrivata la delibera n. 41/2025 del comitato interministeriale che ha approvato il progetto definitivo, il piano economico-finanziario e gli altri atti collegati.
Il 29 ottobre 2025 è però intervenuto lo stop della Corte dei conti, che non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la delibera approvativa. Il 27 novembre sono state depositate le motivazioni della decisione sfavorevole, con rilievi che hanno imposto una revisione dell’iter e un adeguamento degli atti. Il 16 dicembre è poi arrivata un’ulteriore ricusazione del visto relativa al decreto interministeriale sull’atto aggiuntivo alla convenzione di concessione, confermando la necessità di un nuovo percorso amministrativo.
Per superare quel blocco, l’11 marzo 2026 il Governo ha emanato il DL n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni, entrato in vigore il 12 marzo e convertito con modifiche nella legge n. 71 dell’8 maggio 2026. L’art. 1 del provvedimento prevede che il ministero competente svolga gli adempimenti necessari per conformarsi ai rilievi dei giudici contabili, aggiornando il piano economico-finanziario, acquisendo il parere dell’ART (Autorità di regolazione dei trasporti) sulle tariffe di pedaggio, sottoponendo al Consiglio superiore dei lavori pubblici alcuni profili tecnici e proseguendo il dialogo con la Commissione europea. La stessa norma stabilisce inoltre che la nuova delibera sia nuovamente trasmessa al controllo preventivo di legittimità.
È in questo contesto che il 9 giugno 2026 sono state eseguite perquisizioni a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli sostegno per ottenere incarichi in enti di diritto pubblico dopo il pensionamento, subordinando tale appoggio a una sua azione favorevole al buon esito dell’esame sull’opera. Sempre secondo l’accusa, i 2 avrebbero anche cercato di entrare in contatto con altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo e avrebbero diffuso a terzi notizie coperte da segreto, acquisite attraverso il giudice indagato.
Al magistrato viene contestato di avere fornito aggiornamenti sull’andamento della procedura, sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della camera di consiglio in adunanza plenaria. Gli inquirenti gli attribuiscono inoltre l’esame della decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025 e l’impegno a predisporre, nell’interesse della società concessionaria, una memoria da consegnare al commercialista, manifestando in cambio l’interesse a ricoprire la presidenza dell’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, comunemente indicata come Antitrust, cioè l’autorità che vigila sulla concorrenza) oppure un ruolo apicale in una società partecipata. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documenti che saranno analizzati per verificarne l’eventuale valore probatorio.
La società concessionaria, attraverso l’amministratore delegato Pietro Ciucci, ha respinto ogni coinvolgimento. “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”, ha dichiarato il vertice aziendale, ribadendo che l’impegno per la realizzazione dell’opera prosegue nel rispetto della trasparenza e dei rilievi indicati dai giudici contabili.
Sul piano politico, le reazioni sono state immediate. Nicola Irto, senatore e segretario del Pd Calabria, ha chiesto che il Governo riferisca subito in Parlamento, richiamando la presunzione di innocenza ma sostenendo la necessità di un chiarimento pubblico su una vicenda che coinvolge ingenti risorse pubbliche. Nicola Fratoianni, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, ha sostenuto che, se l’impianto accusatorio trovasse conferma, emergerebbero rischi già denunciati dalle opposizioni su costi, necessità dell’opera e possibili interessi illeciti. Il MIT, secondo quanto riportato da fonti internazionali, non ha rilasciato commenti nell’immediatezza.
Dal punto di vista giuridico, le ipotesi ruotano attorno alla corruzione per l’esercizio della funzione, alla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, alla posizione del corruttore e alla rivelazione o utilizzazione di segreti d’ufficio. Gli articoli di riferimento sono il 318, il 319, il 321 e il 326 c.p., fermo restando che l’indagine è nella fase preliminare e che ogni responsabilità dovrà essere provata davanti al giudice. In materia di segreto d’ufficio, la giurisprudenza più recente richiama la necessità di verificare se la notizia fosse effettivamente riservata e se il soggetto destinatario avesse o meno titolo a conoscerla, profilo che potrà diventare centrale nell’analisi dei documenti e delle comunicazioni sequestrate. Fino a eventuali sviluppi processuali, l’inchiesta resta un passaggio giudiziario aperto su una delle opere pubbliche più discusse del Paese.
Nota
Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli indagati.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









